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Archivio Notizie Febbraio
2010
Solidarietà
da Modena a Muyeye
Si sono mobilitati, hanno organizzato concerti, spettacoli e cene,
hanno cantato e venduto gadget, ora sono partiti alla volta
dell’Africa, diretti in Kenya, per verificare il risultato del loro
impegno. Sono gli utenti dei servizi di salute mentale di Modena, i
loro familiari e i cittadini che accanto a loro si sono attivati per
contribuire al progetto nazionale diretto a uno dei quartieri più
poveri di Malindi, denominato “Fare assieme la nostra scuola a Muyeye”,
sostenuto a Modena da Social Point, dall’assessorato alla Cooperazione
internazionale del Comune e da diverse associazioni locali di
volontariato.
Il primo obiettivo del progetto era raccogliere i fondi necessari alla
realizzazione di una scuola di formazione pubblica, aperta anche ai
ragazzi con difficoltà psicosociali.
Oggi un gruppo di quattordici modenesi arriva a Muyeye per verificare
lo stato dei lavori nel cantiere dell’edificio, la cui ultimazione è
prevista per la fine di marzo, e per avviare un percorso di conoscenza
e scambi con la popolazione del villaggio. Sono sette utenti dei
servizi, tre operatori e un tirocinante, un familiare e due cittadini:
Angelo, Patrizia, Gilberto, Carlo, Luca, Alessandro, Mauro, Valentina,
Clotilde, Michela, Emanuele, Massimiliano, Bruno e Manuela. Il più
giovane ha ventidue anni, il più anziano sessantasette. Il gruppo
tornerà a Modena il sei marzo.(28/02/2010)
African Emotions a Mambrui
Si intitola “African Emotions” la mostra di fotografie dedicate al
Kenya della free-lance ravennate Simona, meglio conosciuta come Simo
Skizzo. Trentasettenne, imprenditrice, pianista e fotografa per
passione, Simo trascorre alcuni mesi all’anno a Mambrui, dove sogna di
trasferirsi tra qualche anno. Vulcanica, piena di idee ed energia,
positiva e trascinatrice, Simo dice di sé: “Mi sento un africana
dentro, mi sono innamorata di questo Continente quando, da bambina,
guardai un documentario in Tv e già allora mi ero ripromessa di
viverci, un giorno”. Parallelamente ha coltivato la passione per la
fotografia e quando i due amori si sono incontrati, ha iniziato a
scattare fotografie di safari. Dopo mostre nella sua città, ha deciso
di presentare la “summa” delle sue esperienze in quasi tutti i parchi
del Kenya ma anche in altri scenari, al Karibuni di Mambrui. Grandi
protagonisti gli animali e una precisazione dell’autrice: “I miei
scatti non sono modificati al computer, sono convinta che la
fotografia debba trasmettere a chi la guarda le stesse sensazioni che
ha il fotografo che le scatta”. La mostra, inaugurata ieri, sarà
visibile fino a domenica 28 febbraio.(27/02/2010)
VISTI DAL LARGO di Fedele Turci L'Odoardo
"Lei è diversa da tutte le altre"
Una delle espressioni più ricorrenti che si sentono a Malindi, quando
ci si imbatte in un uomo (magari di una certa età) che si è fidanzato
con una ragazza locale, è “…lei è diversa da tutte le altre”. Non è
necessario essere pratici della costa keniota, basta essere “uomini di
mondo”, per dirla alla Totò, avere fatto il militare a Cuneo come
Flavio, per immaginarsi la scena e fare finta di niente.
Un baby-pensionato dai capelli brizzolati, l’aria beata e i neuroni un
po’ abbrustoliti dal sole, mano nella mano con un’avvenente e sinuosa
ventenne di Nairobi.
“Lei è diversa da tutte le altre”.
Intanto quest’espressione evidenzia già un atteggiamento “difensivo”,
una mezza ammissione che si conosce e si diffida dell’universo
femminile keniota. Ma solo keniota o delle donne in generale?
Allora, invece di deridere il baby-pensionato, proviamo a capire.
“Tutte le altre chi, mi scusi…”
“Beh, dài…ci siamo capiti. Voglio dire, lei non è l’avventura di una
sera, la ragazza conosciuta al beach-party…”
“Ah no?”
“No, assolutamente! Intanto Jasmine l’ho incontrata in banca”
“Ma davvero?”
“Già. Stava inviando soldi a sua sorella perché mantiene agli studi la
nipote”
“Se posso essere indiscreto, come si guadagna da vivere la ragazza,
permettendosi di mantenere la nipote agli studi?”
“E’ questo il problema! Quando è arrivata a Malindi ha trovato lavoro
presso l’azienda di uno svizzero come contabile, ma poi lo svizzero
(quel maiale) ci provava e lei è stata costretta a licenziarsi”.
“Che disdetta!”
“Ma per fortuna, sulla sua strada ha incontrato me! E io ho incontrato
lei…adesso viviamo insieme e magari tra un po’ ci sposeremo…”
Ragioniamoci. A parte la storiella dello svizzero, siamo in presenza
di un incontro singolare, che non è da denigrare così, per partito
preso.
Il baby-pensionato e Jasmine sono due anime in cerca di qualcosa, due
persone che possono darsi e ricevere ciò di cui hanno bisogno, che poi
è anche quello che le fa stare bene con se stesse, in mancanza di
altri sogni e di altre possibilità. Per intenderci: Jasmine è nata
povera, in Africa, con un padre che (se non l’ha fatto) avrebbe voluto
abusare di lei fin dall’età di nove anni. Ha atteso la maggiore età
per scappare più lontano possibile dalla sua realtà. Seicento
chilometri, sul mare. Unica arma a sua disposizione: la bellezza.
Abbiamo visto donne in Italia fare carriera e poi ripulirsi anche
l’immagine, partendo da situazioni molto meno drammatiche. Le
starlette della televisione sono solo la punta dell’iceberg, per ogni
velina da calciatore c’è una ragazza che si fidanza con un dirigente
Rai o Mediaset di quarant’anni più vecchio? Perché lo fa? Per amore? O
perché “lei è diversa da tutte le altre?”. Assolutamente normale,
quindi, che la nostra Jasmine, nel Terzo Mondo, per guadagnare soldi,
si conceda ogni tanto a qualche ricco mzungu. Ed è quasi da lodare il
fatto che non si sia abbandonata alla lascivia delle notti brave
malindine, dell’alcool e del guadagno facile. Lei cerca una relazione
stabile, che le permetta una vita tranquilla e agiata. Almeno fino a
quando il baby-pensionato avrà fondi a sufficienza per accontentarla…
E lui? Anche lui evidentemente ha bisogno di una donna come Jasmine.
Forse perché arriva da un matrimonio fallimentare in Italia? O perché,
nonostante abbia il chiodo fisso, in fondo al suo cuore è un
sentimentale? O anche perché per la prima volta nella sua vita si
trova davanti all’incomparabile bellezza di una venere nera e per
giunta parlante che gli sussurra dolci parole d’amore?
“Se non ci arrivi, non puoi sapere cosa si prova. Io finalmente, a
cinquantotto anni, sono innamorato. Mi sento di nuovo un ragazzino!”
Il viagra fa il resto.
Lei non è diversa da tutte le altre, è semplicemente più saggia e più
realista. Avrà pure i suoi momenti di tristezza, forse il suo amante
compaesano, ma sa anche che è l’unico modo per avere una casa con i
sanitari e la televisione, un’automobile e un po’ di speranza in più
per il futuro.
Perché alla fine è questo mondo a non essere mai diverso da tutti gli
altri.(26/02/2010)
Lo Tsavo pullula di animali
La stagione turistica a Malindi e Watamu è ancora alta, con la
presenza di moltissimi turisti negli hotel e nei resort, di
conseguenza i safari nel parco nazionale dello Tsavo attraggono ancora
migliaia di persone. Tutti entusiasti al loro ritorno dalle escursioni
in savana. Infatti febbraio è un periodo ideale per ammirare la vita
degli animali selvaggi nel loro habitat naturale. La temperatura si
alza ma ancora non è così inclemente da far scappare branchi e
famiglie dei "big five", gli animali più ambiti da fotografi e
vacanzieri a caccia di visioni indimenticabili. Anzi, in questo
periodo è più facile trovare felini ed elefanti a ridosso del corso
del fiume Galana, lungo il quale si snoda la pista principale seguita
da pulmini e fuoristrada che attraversano lo Tsavo Est. Lungo il fiume
si vedono animali in abbeveraggio, e spesso sotto l'ombra delle palme
"piangenti" vicino alla riva del fiume, i leoni si rilassano e
attendono il ritorno delle consorti dalla caccia. Meno facile, almeno
di giorno, vedere gli ippopotami, che più fa caldo e più restano
immersi nel fiume, che comunque in questi giorni è ovunque abbastanza
basso. Si vedono coccodrilli e tante zebre, mandrie di bufali e
branchi di elefanti. Se a questo aggiungete i colori della Savana, i
giochi di nuvole all'orizzonte e la pace che regna in un luogo che
sembra appartenere a un altro pianeta, il sogno è a portata di mano.
Il Kenya è sempre un gran bell'incantesimo.(25/02/2010)
Il boom dei beach party, mai come quest'anno!
Mai come quest'anno c'è stata la definitiva consacrazione delle feste
sulla spiaggia a Malindi, i cosiddetti beach party settimanali che
convogliano residenti e turisti, centinaia di persone per tre sere
alla settimana nei locali che aprono le loro porte alla sera al popolo
della notte e, con l'immarcescibile Dj Dulla, regalano serate
ballerecce a tutto divertimento. Si parte il mercoledì con il Lost
Lounge Bar (proprio ieri sera, con la novità delle canoe privè, tanta
gente e gran divertimento), serata a base di musica house che a un
certo punto vira piacevolmente sugli anni Settanta e Ottanta. Da due
settimane il Lost ha abbandonato gli appuntamenti "Full Moon" e "Black
moon" e si dedica alla serata del mercoledì, che si è rivelata subito
un successo. Pienone consolidato, con gran prevalenza di giovani, il
giovedì al White Elephant a bordo piscina, con lo scenario di palme
piegate verso l'oceano. Anche stasera, come sempre, musica commerciale
e house, balli scatenati e, ovviamente, tuffi nella splendida piscina.
Il lunedì è lo storico appuntamento più africano con l'elegante serata
della Rosada, la preferita dai locali, ma non esente da grupponi dei
villaggi turistici. Musica house e dance con chiusura un po' più
presto rispetto agli altri ma affollatissimo "parterre" in riva al
mare, che più in riva non si può. Tre appuntamenti che quest'anno
hanno oscurato le discoteche al chiuso e gli altri locali che non
possono offrire il panorama d'atmosfera delle stellate e della luna
che si riflette in mare.(24/02/2010)
Mostra di Mari Verriello al Karen Blixen
Il Karen Blixen Bar & Restaurant di Malindi inaugura i suoi martedì
artistici con la mostra di opere dell’artista pugliese Mari Verriello.
Domani pomeriggio alle 18 il vernissage della personale a tema della
giovane pittrice, dal titolo “La mia Africa in savana”, tecnica mista
su tela. Mari Verriello nonostante la giovane età, ha già esposto un
po’ in tutto il mondo, dal Messico a Berlino, ricevendo importanti
premi a Ferrara, a Copertino (Lecce) e presentando le sue opere in
gallerie d’arte di Milano, Lecce, Bari, Modena e Genova, dove ha vinto
il Concorso Internazionale “Ritratti e autoritratti d’autore”. Scrive
Mari nella presentazione della sua mostra: “L’arte del dipingere ha in
se la bellezza di poter esternare, trasmettere e fissare su tela le
percezioni di esperienze emotive vissute dall’inconscio. L’esperienza
di un safari è quella di un meraviglioso viaggio seduta sul tetto di
un’animale di ferro, protagonista di una pellicola di un film
preistorico; occhi fissi a contemplare colori e odori all’infinito
senza mai annoiare, con le braccia lasciate in alto a danzare
selvaggiamente col vento”. L’artista ha saputo trasmettere agli
animali un senso preistorico e allo stesso tempo vitale, sono opere
che trasudano contatto, passione, teatralità di uno spettacolo che si
ripete da sempre. “Nei colori della terra dello Tsavo – prosegue
l’autrice - ho ritrovato tracce della mia umanità…e la bellezza
pittoresca del paesaggio con le incredule gradazioni dalle tonalità
pastello, s’imprime eterna nell’anima del mondo e anche nella mia. Qui
la decisione di dipingere Mama Africa, generosa e spirituale, non
addomesticata ma selvaggia scegliendo di utilizzare polveri di
pigmento puro mescolate all’acqua, stucco e olio in modo da creare
delicate atmosfere color terra e fango”. Per ammirare le opere e
incontrare l’artista, l’appuntamento è per questo pomeriggio al Karen
Blixen, con possibilità di prenotare la cena “artistica” chiamando lo
0717/775888(23/02/2010)
Interrante e Guendalina a Malindi
Sembrava che la loro love story, sbandierata dalle principali riviste
scandalistiche e dai rotocalchi televisivi, fosse destinata a finire,
complice qualche rivelazione di troppo di "terzi incomodi", e invece
galeotta fu Malindi. Daniele Interrante, tronista di "Buona Domenica"
e oggetto del desiderio di innumerevoli teen-ager (e non solo)
italiane e Guendalina Canessa, una delle protagoniste del Grande
Fratello 7, non solo sono rimasti insieme, ma si stanno concedendo una
vacanza da love story al Coral Key di Malindi. Cene a lume di candela,
passeggiate in spiaggia mano nella mano, rossi tramonti da ammirare
insieme. Gli ingredienti per mettere a tacere le malelingue del gossip
ci sono tutti! Malindi, una volta di più, si conferma luogo magico e
benefico per le coppie che devono ricomporre i puzzle della loro
relazione. Sotto a chi tocca allora!(22/02/2010)
Quanti animali nello Tsavo!
La stagione turistica a Malindi e Watamu è ancora alta, con la
presenza di moltissimi turisti negli hotel e nei resort, di
conseguenza i safari nel parco nazionale dello Tsavo attraggono ancora
migliaia di persone. Tutti entusiasti al loro ritorno dalle escursioni
in savana. Infatti febbraio è un periodo ideale per ammirare la vita
degli animali selvaggi nel loro habitat naturale. La temperatura si
alza ma ancora non è così inclemente da far scappare branchi e
famiglie dei "big five", gli animali più ambiti da fotografi e
vacanzieri a caccia di visioni indimenticabili. Anzi, in questo
periodo è più facile trovare felini ed elefanti a ridosso del corso
del fiume Galana, lungo il quale si snoda la pista principale seguita
da pulmini e fuoristrada che attraversano lo Tsavo Est. Lungo il fiume
si vedono animali in abbeveraggio, e spesso sotto l'ombra delle palme
"piangenti" vicino alla riva del fiume, i leoni si rilassano e
attendono il ritorno delle consorti dalla caccia. Meno facile, almeno
di giorno, vedere gli ippopotami, che più fa caldo e più restano
immersi nel fiume, che comunque in questi giorni è ovunque abbastanza
basso. Si vedono coccodrilli e tante zebre, mandrie di bufali e
branchi di elefanti. Se a questo aggiungete i colori della Savana, i
giochi di nuvole all'orizzonte e la pace che regna in un luogo che
sembra appartenere a un altro pianeta, il sogno è a portata di mano.
Il Kenya è sempre un gran bell'incantesimo.(21/02/2010)
Il Kenya alla BIT
Anche quest'anno il Kenya sarà presente alla BIT, la fiera
internazionale del Turismo di Milano, che si conclude oggi nel polo
fieristico meneghino di Rho. Lo stand, che illustrerà le meraviglie
del Paese, avrà anche una sezione virtuale, e sarà inaugurato dal
viceministro del Turismo keniota, Cecile Mbarire. Il vice ministro
kenyota sarà presente per la prima volta in Bit anche per incontrare
gli operatori durante il Forum Kenya e per presentare alla stampa
italiana i dati incoraggianti del turismo in Kenya 2009, le nuove
strategie di sviluppo del turismo e le nuove attività di marketing per
il 2010. La presenza di Mbarire vuole testimoniare l’importanza che
ricopre l’Italia, terzo mercato mondiale per il Kenya dopo Regno Unito
e Stati Uniti. Presenti in Bit anche Patrick Gakure, deputy permanent
secretary ministry for tourism Kenya e Jacinta Nzioka, regional
marketing manager del Kenya Tourist Board e responsabile del mercato
italiano. Il Kenya sarà presente in fiera al padiglione 2 (The World)
– stand N 09 dove sarà presentata la nuova brochure MagicalKenya in
italiano. Per il trade sarà distribuito il nuovo manuale “About Kenya
2010”, una guida per operatori e agenti di viaggio. Gli agenti di
viaggio potranno ritirare i cd Magico Kenya Virtual Workshop, il corso
in otto puntate in italiano, per approfondire la conoscenza della
destinazione.(20/02/2010)
I classici kenioti dell'Hotel Pop
Hanno anche un genere tutto loro, che si chiama "Hotel Pop", ovvero
canzonette da albergo, ritornelli orecchiabili che si imprimono nella
memoria come la colonna sonora di una vacanza indimenticabile. Nei
giorni del Festival di Sanremo, votato più che mai a melodie che non
hanno più potere evocativo, nemmeno nella banalità (tanto da far
venire nostalgia di "Papaveri e papere" o "Finche la barca va") viene
spontaneo un parallelo con le "Hotel songs" keniote. La più nota per i
turisti è senza dubbio "Jambo Bwana", che però viene imparata dai
mzungu e proposta dai beach boys nella versione semplificata della
Safari Sound Band, mentre l'originale, del 1982, è quella più
avventurosa dei Them Mushroom, storico gruppo con intenzioni Afro-Beat
e con parecchie sostanze in corpo. Il testo originale, ad esempio,
diceva "cantiamo, balliamo, il swahili è il linguaggio dell'Africa, lo
usa Michael Jackson, lo usa Lionel Ritchie..." per concludere con una
sibillina "la zuppa di funghi è molto buona". Probabilmente si
trattava di funghi allucinogeni. Ben altra vita e considerazione ha la
splendida ballata "Malaika", scritta dal keniota Fadhili William nel
1960 e suonata per la prima volta nel 1963 con i Jambo Boys, proprio
mentre un tanzaniano di Dar Es Salaam ne rivendicava la paternità.
Qualche anno dopo la ascoltò Miriam Makeba che la incise insieme a
Henry Belafonte e ne fece un successo mondiale. Molta meno gloria per
"Karibuni Kenya", forse la prima vera canzone di "Hotel Pop" scritta
nel Paese. Autore il keniota-indiano di Mombasa Nabil Sansool, che la
incise con il suo gruppo "Nabil and the Savannahs" nel 1979 per la
gloriosa etichetta Polydor. Altre canzonette celebrano modi di dire e
di vivere in Kenya, da "Pole pole" a "Lala Salama", mentre oggi i
giovani kenioti preferiscono il rap e l'hip-hop newyorkese e scrivono
di conseguenza. A quando un Festival di Hotel Pop sulla costa
keniota?(19/02/2010)
Kabwere, il carnevale di Malindi?
In questi giorni in tutto il mondo si festeggia il Carnevale, storica
ultima settimana di "bagordi" prima della Quaresima che precede la
Pasqua. Ma il Carnevale, a seconda dei luoghi dove viene celebrato, è
anche festa pagana, rievocazione (è il caso di Rio e di Nassau, di New
Orleans e anche della Brianza, dove ancora si bruciano simbolicamente
le streghe). Malindi potrebbe avere il suo Carnevale, rievocando le
storiche feste del capotribù giriama Kabwere, vissuto a cavallo tra il
secolo scorso e quello precedente, nella zona interna di Malindi,
l'odierna Kakuyuni, che poi è la vera antica culla dei malindini. Si
narra che Kabwere avesse quaranta mogli e più di duecento figli e che
il suo villaggio fosse il più ricco della costa. Egli organizzava
feste incredibili con balli tradizionali e banchetti luculliani,
sempre tenendo conto della povertà del luogo e dell'umiltà della
gente. A Malindi in agosto si tiene una sfilata in onore dell'eroina
locale Mekatilili Wa Menza, con sfilata in costume tradizionale.
Sarebbe bello che a febbraio si potesse celebrare un carnevale in
onore di Kabwere, con carri tradizionali e danze tipiche.
Malindikenya.net lancia la proposta.(18/02/2010)
Karibuni Onlus tra visite mediche e incontri
Cinquanta tra soci e simpatizzanti contemporaneamente in Kenya, altri
che arriveranno più avanti a scaglioni, un piccolo esercito di medici
specialisti che stanno visitando centinaia di bambini delle scuole di
Mida e Gede, e con buona lena si stanno prestando anche per gli
adulti, le mamme e gli anziani dei villaggi nei pressi degli edifici
scolastici. Questo è il modo dell'associazione italiana Karibuni Onlus
di festeggiare i cinque anni dall'inizio dei suoi progetti. Il
presidente Gianfranco Ranieri e i soci fondatori Carlo Peverelli ed
Enzo Pomentale, sono arrivati qualche giorno fa a Watamu e si sono
messi subito al lavoro. Il giorno dopo l'arrivo erano già
all'inaugurazione della Nursery di Malanga, villaggio dimenticato da
tutti ma non dalla solidarietà italiana, dove la siccità ha cercato di
fare più danno che altrove. Poi a Langobaya, pochi chilometri prima
dello Tsavo, e infine ieri a Mida sono iniziate le visite mediche non
solo ai bambini, come già detto. Oggi è la volta di visitare le
strutture di Gis e di Marafa (con il reparto neonatale in grado di
salvare 150 vite umane all'anno) e nel frattempo si seguono i lavori
dell'ospedale di Gede, che diventerà il secondo polo sanitario del
distretto di Malindi, e di altri dispensari, aule scolastiche,
laboratori (a buon punto quello di chimica e biologia donato alla
Secondary School di Langobaya). Per finire un occhio all'avanzamento
dei lavori della scuola calcio che verrà messa in piedi in
collaborazione con il Genoa Cfc. La solidarietà intelligente e a tutto
campo di Karibuni ha poche parole, perchè ama soprattutto fare. E fare
del bene.(17/02/2010)
Malindi sulla bocca di tutti
Il segreto di un successo. Due anni fa sembravano essersi tutti
dimenticati del Kenya, della sua costa e di Malindi, questo fenomeno
turistico italiano in Africa, con il suo satellite Watamu. Oggi, dopo
due stagioni di turismo ritrovato, di battage pubblicitario da parte
del Governo keniota, di iniziative dell'Associazione Turistica di
Malindi e Watamu MWTWG e di vip (eh, sì...anche loro contano,
eccome!), la nostra metà torna ad essere di grande attualità su
quotidiani e riviste (negli ultimi mesi, ne hanno parlato almeno sei
tra mensili e settimanali, senza contare quelli scandalistici), in
servizi speciali o di approfondimento della televisione, in programmi
radiofonici (con interviste e approfondimenti) o addirittura in libri
usciti in Italia. Ultimo in ordine di tempo, il best seller "Che la
festa cominci" di Niccolò Ammaniti. Malindi citata in tantissimi blog,
presa ad esempio per parlare di italiani all'estero e, non ultima,
cercata proprio sul nostro portale da decine di connazionali. Ormai si
viaggia al ritmo di cinquanta mail alla settimana di lettori di
malindikenya.net che ci scrivono per chiedere informazione sul logo,
sulla gente, sulle leggi e la possibilità di fare business, o
semplicemente per cambiare vita. La risposta è quasi sempre la stessa:
iniziate a venire giù in vacanza. Vedrete!(16/02/2010)
Gemellaggio Malindi-Cupello nel nome del calcio
Tutto è nato quando Luigi Giuliani, grande appassionato di sport e di
solidarietà, e amante dell'Africa, ha incontrato Riccardo Botta e sua
moglie Cristina, i due ideatori e titolari dell'Accademia di calcio
per giovani Malindi United. L'idea del gemellaggio con la "sua"
Cupello, cittadina in provincia di Chieti famosa per i suoi carciofi,
è venuto spontaneo. Al ritorno in Abruzzo, Giuliani ha organizzato
raccolte di fondi, di divise da gioco e allenamento e quant'altro. Poi
ha fatto stampare sciarpe, adesivi e gagliardetti: ed eccolo tornare
pronto per il gemellaggio ufficiale, avvenuto ieri, tra la Virtus
Cupello e il Malindi United. E' una delle tante iniziative che,
contando sul linguaggio universale di solidarietà e unificazione che
il calcio sa esprimere, possono essere attuate per aiutare i coniugi
Botta e la loro splendida iniziativa. L'accademia paga la retta
scolastica ai suoi giocatori e si occupa di loro praticamente a tempo
pieno, ben vengano dunque adozioni a distanza e iniziative simili, ma
anche semplici sponsorizzazioni o pubblicità all'interno dello stadio.
Intanto la Malindi United si gode questo primo appoggio non solo
morale al progetto di calcio ed educazione a Malindi, che è stato
suggellato ieri con la partita amichevole allo stadio Alaskan vinta
per 2-0 contro la Juventus Ngomeni, davanti a una splendida cornice di
pubblico che inizia ad affezionarsi ai ragazzi.(16/02/2010)
Aiutiamo malindikenya.net
Se Malindikenya.net costasse 2 euro al mese, li spendereste per
leggerlo? Con mille lettori al giorno un discorso del genere non è
fantascienza, perchè malindikenya.net per continuare a mantenersi e ad
essere contemporaneamente agenzia d'informazione, ufficio stampa e
portale, fa i salti mortali. Basterebbe che tutte le attività italiane
a Malindi si associassero e che quelle già associate rinnovassero a
breve la loro quota, ma sarebbe anche importante che le piccole
attività, anche italiane, i cui titolari leggono quotidianamente il
portale, decidessero di acquistare uno spazio pubblicitario sul
portale, anche nelle pagine interne (che costano meno). E' un invito a
sostenere un'iniziativa che da un anno e mezzo è diventata un punto di
riferimento costante per almeno dieci mila persone, che periodicamente
visitano il portale. Mille ogni giorno feriale, più di sei mila alla
settimana. Se ci siete anche voi, dateci una mano, iscrivendovi come
sostenitori, inserzionisti. Per maggiori informazioni, info@malindikenya.net(15/02/2010)
S.Valentino a Malindi e Watamu
Una serata speciale, che sulla costa keniota può amplificare ancor di
più la passione che si vive in due. Già, perchè se è vero che San
Valentino è una festa convenzionale, è impossibile, per gli
innamorati, ignorare un giorno come questo. E qui viene in aiuto lo
scenario meraviglioso dell'Africa all'equatore, di cui Malindi e
Watamu sono esemplificazioni perfette, con in più l'oceano indiano a
lambirle. Atmosfera romantica e indimenticabile nei ristoranti in riva
al mare, Kilili Baharini (cena "in rosso" nei gazebo a lume di
candela, con servizio dedicato e menu prevalentemente di pesce), e
White Elephant, coccolati dal rumore delle onde. Candele e stellata
sopra di sè anche a bordo piscina alla Malindina, con il menu classico
dello storico ristorante e musica scelta sempre accuratamente. Per chi
ama invece le note dal vivo e un menu studiato appositamente per i
cuori in festa, il Casino propone la musica romantica della Sea Wave
Band e le scelte culinarie dello chef Michele Amadei, mentre Lorenzo
Il Magnifico si affida al piano bar con canzoni a tema, italiane e
straniere. Cena a lume di candela con menu afrodisiaco e una "love
compilation" musicale, infine, anche al Karen Blixen Cafè. A Watamu
invece il San Valentino si festeggia a ora di pranzo, nella splendida
baia di Paparemo Beach, sorseggiando un cocktail fruttato e pranzando
nel gazebo a due passi dal mare.(14/02/2010)
Malindi e Watamu: tornano gli stranieri
Buone notizie, la costa Nord torna ad essere il paradiso per i turisti
di tutto il mondo e non solo un'oasi privata per gli italiani. Lo
dicono i dati relativi all'anno da poco trascorso, che parlano
innanzitutto di un incremento del quaranta per cento del turismo
keniota a Malindi e Watamu rispetto al 2008, e di un significativo 65
per cento rispetto al 2007, ma anche di un considerevole numero di
turisti europei in più, rispetto ai visitatori di casa nostra. In
testa i francesi, che stanno riscoprendo il Kenya, seguono spagnoli e
tedeschi, ma si affacciano anche tante nazioni che negli anni passati,
pur frequentando il Kenya, non si recavano sulla costa oppure
preferivano mete come Mombasa o Diani. Si tratta in particolar modo di
finlandesi, svedesi e norvegesi, seguiti da olandesi, greci e
portoghesi. Se sono stabili i polacchi, ceki e russi, ecco arrivare,
con presenze minime (circa cento unità) ma significative gli africani
di altre nazionalità: nigeriani, sudafricani e ghanesi. Malindi e
Watamu conquistano tutti e soprattutto si candidano per ampliare la
"forchetta" dell'alta stagione, che se dovesse dipendere dai soli
italiani si esaurirebbe da Natale a Pasqua, con le tre settimane
"calde" di agosto. Il turismo del Nord Europa e della Francia, invece,
si orienta sul Kenya tutto l'anno, tanto che ci sono richieste anche
per maggio e giugno. Viva Malindi cosmopolita, allora!(13/02/2010)
Ecco Malindbay!
Un'idea nata da tante richieste di nostri lettori. Malindikenya.net è
sempre più un riferimento per chi vive, lavora, frequenta o si
interessa alla costa keniota. Oltre mille lettori al giorno, 15 mila
contatti e tantissime mail ricevute, fanno ormai del nostro portale la
più importante vetrina online di Malindi e Watamu e della vacanza o
permanenza sulla costa keniota. Così abbiamo deciso di creare uno
spazio che possa essere utile a chi in Kenya ha la casa e ci vive, ma
anche a chi, venendo a trascorrere un periodo sulla costa, può avere
il bisogno di alcune cose.
Da oggi, su malindikenya.net, c'è MALINDIBAY, il mercatino virtuale
del nuovo e dell'usato, per comprare, vendere o scambiare qualsiasi
cosa: da un frullatore a un'automobile, da una bicicletta a una villa
con piscina. Per mettersi in contatto basta inviare una mail a info@malindikenya.net
o chiamare lo 0720/178982. MALINDIBAY è gratuito. Karibu!(12/02/2010)
"L'INVASIONE DEI CERVI VOLANTI"
di Gabriele "Chengo" Bròcani
Odiavo i safari di due giorni.
Troppa fatica.
Troppa strada.
Troppa terra rossa negli occhi e nel naso, troppo poco tempo perfino
per individuare una tipa da rimorchiare... anche perché all'ora della
partenza è buio e le facce dei partecipanti sono buste di carta
talmente accartocciate che resta difficile poter distinguerne la
fisionomia.
L'abbigliamento per un safari alza al massimo il coefficiente di
fallibilità nel riconoscerne il sesso e in qualche caso, addirittura
la specie di appartenenza.
Adriana mi disse che io ero il più indicato per questa delicata
missione che mi sembrò subito assolutamente priva di apprezzabili
probabilità di successo.
Mi fornì delle motivazioni vagamente "mistiche" legate alle
raccomandazioni di un certo pezzo grosso dell'industria farmaceutica
di assecondare, in tutto e per tutto, quel manipolo di sfigatissimi
amministrativi pugliesi in vacanza premio.
Mi raccomandò anche di indossare l'uniforme, cosa che come tutte le
altre volte puntualmente non feci.
La mattina seguente Nicodemo mi strombazzò al telefono il suo
buongiorno, con un tono imbevuto di un sospetto e ingiustificato
buonumore, considerata l'ora.
Aveva sicuramente fumato.
Lo detestai.
- Mr Gabriel, it's 4:30 am!... the guests is coming…the drivers are
waiting for you! And your breakfast is ready! - proclamò quasi
cantando -
-si siiii... I'm on my way! " risposi con un lamento, e chiamando a
raccolta insieme alle mie energie una dozzina di imprecazioni in
swahili che avrei usato sicuramente durante il viaggio.
Mi informai sul numero dei partecipanti, dei mezzi e sugli autisti
direttamente sotto la pagoda in makuti che fungeva da punto di
accoglienza davanti alla reception.
In tutto 33 persone.
Era buio e l'aria era umida come l'alito di uno gnu con la gotta.
C'erano quattro minibus e il solito scomodissimo vecchio Land Rover
che avrebbe guidato il convoglio e sul quale avrei lasciato i classici
due ettolitri di sudore e qualche brandello di pelle bruciacchiata.
Lui, dal canto suo, mi avrebbe ripagato, affettuosamente, come sempre,
con dei bei lividi sugli stinchi e dei poetici dolorini spinali che si
sarebbero presentati possibilmente di notte e poi acutizzati
sistematicamente qualora fossi stato in dolce compagnia.
Una nota positiva c'era: John guidava.
Avevamo due autisti di nome John. Questo era quello che preferivo.
Parlava poco con tutti ma aveva una faccia simpatica e l'espressione
di chi fosse capitato lì per caso. Guidava umanamente per essere un
giriama e aveva una vista eccezionale che surclassava di gran lunga il
mio binocolo super professionale della marina kenyota, che lasciai
nello zaino soprattutto perché pesava più del Land Rover.
Dopo un rapido briefing con le raccomandazioni di rito alla comitiva e
dopo aver consumato velocemente una colazione a base di latte, caffé,
moschini e fette biscottate, lasciai che il gruppo si sistemasse nei
minibus e battendo rapidamente le mani due volte gridai:
- TWENDE, BASI!!
Mi piaceva molto farlo, anche se mi sentivo un po' come il generale
Custer prima di andare a morire ammazzato a little big horn... dava
alla scena il giusto pathos e a me l'illusione di avere tutto sotto il
massimo controllo.
Mi piaceva anche dire a gran voce e in tono solenne "FUNGUA!" all'askari
di guardia al cancello... anche se era perfettamente inutile farlo in
quanto egli sapeva benissimo che se non avesse aperto noi non saremmo
usciti.
Per i primi 150 km dormii. Malissimo.
Sbattei la testa al montante della mia portiera per un paio di grosse
buche.
Sporsi in avanti la testa verso il vetro per vedere la strada.
Non c'era.
La ributtai indietro sullo schienale, chiusi gli occhi e consumai la
prima imprecazione.
Fui risvegliato di soprassalto dall'autista. Stavamo rallentando
sensibilmente.
Un serpente morto, di due metri circa, proprio in mezzo alla strada,
probabilmente schiacciato da un mezzo passato prima di noi, era
oggetto delle fameliche attenzioni di un grosso rapace scuro (un'
aquila acrobatica, azzardai) intento a beccarlo avidamente all'altezza
della gola.
John mi guardò interrogativo.
- Endelea! - dissi tranquillo.
Mi augurai che i turisti non avessero ancora realizzato e che le
videocamere fossero ancora tutte nelle loro belle custodie e che poi
fosse anche molto seccante cominciare un safari un centinaio di
chilometri prima di entrare nello Tsavo.
Decisione errata.
Quel brutto uccellaccio non aveva alcuna intenzione di volarsene via
lasciando sulla strada la sua colazione.
Vedendoci arrivare lo afferrò con entrambe le zampe. Aprì le ali e
cominciò a sbatterle con energia in avanti.
Era proprio una grossa aquila. Per quanto era grande sembrava si
muovesse immersa in una vasca di colla.
Aveva cominciato a sollevarsi faticosamente da terra col suo prezioso
bottino quando John si girò nuovamente verso di me, serio.
Io gli feci ancora cenno di tirare dritto.
Ma ora con ero più molto tranquillo e Deglutii.
L'aquila si alzò con un balzo ad un altezza di circa 5 metri... e
quasi tutto il rettile penzolava in verticale.
Noi gli eravamo quasi sotto.
La presa del volatile però non era stata delle più felici. Troppo
vicino la testa del biscione. Tutto il peso era sbilanciato verso il
basso.
Ora era fermo nell'aria e sbatteva a vuoto le ali come un giocattolo
rotto mentre la forza di gravità già esultava soddisfatta. Alla fine,
aprì i suoi artigli e liberò la preda cacciando un grido rabbioso.
John cercò di schivare. Ci riuscii solo in parte.
Un tonfo sordo sul cristallo e sul cofano della jeep proprio davanti a
me mi fece saltare.
Il serpente rimbalzò sull'auto e finì sul margine della carreggiata
lasciando un impronta di sangue sul vetro.
- Merda! - mi appiccicai al sedile per lo spavento... trattenni il
fiato per qualche secondo fino a che mi accorsi che solo Ahmed dietro
di noi si era reso conto dell'accaduto e lampeggiava divertito.
Anche John se la sghignazzava ricambiando lo sguardo nello
specchietto.
Sussurrai al cielo un altra bella imprecazione ed ebbi la netta
sensazione che anche l'aquila mi ci stesse mandando di cuore!
- Fantastico!- pensai - È cominciata alla grande! -
All'entrata del parco, il Sala Gate, sbrigata la routine per i
biglietti, ne approfittai per passare in rassegna i ventiquattro
safaristi, che intanto erano tutti scesi a sgranchirsi le gambe, e
individuai immediatamente quello che sarebbe poi stato il candidato
favorito per la nomination del ruolo di "rompicoglioni" protagonista
del viaggio.
Era un medico (o farmacista) che si atteggiava a grande avventuriero.
Aveva una stupida faccia tonda, una fassurina al posto della bocca, un
paio di occhialetti tondi, una incipiente calvizie e la carnagione
dello stesso colore dei mocassini... cioè, non pervenuto.
Era una specie di Phil Collins disegnato da un Matt Groening
ubriaco... Non ispirava alcuna simpatia e parlava senza mostrare mai i
denti.
Tentavo di distribuire a tutti buonumore attraverso il trattamento
intensivo delle mie stupidissime battute cariche di un'economico
non-sense da borgata. Pareva Funzionare. Avevano bisogno di ottimismo,
non sarebbero scesi piu dai minivan fino a tarda sera. E non erano
ancora le sette del mattino.
Di lei non ricordo il nome. Forse Giusy, o Rosy... o Mary, insomma
qualcosa che in realtà avrebbe dovuto camuffare un imbarazzante nome
meridionale tipo Maria Giuseppa o Rosantonia.
Bionda, sui 25 anni, acqua e sapone, con la coda di cavallo. Molto
carina e con un bel sorriso luminoso e spontaneo... un tipetto alla
Meg Ryan.. simpatica... anche se a volte diceva cose incomprensibili
in un terribile accento pugliese. Li per li non me ne curai troppo.
Tanto fino a pranzo non avrei parlato con lei.
Ebbi il tempo di simpatizzare un po' con tutto il gruppo nell'oretta
che ci separava dal nostro turno di entrata.
Alla fine non sembravano poi tanto stronzi.
Eccetto Phil Collins.
Se ne stava sempre a confabulare in disparte con altri due tizi canuti
che sembravano dei dobermann e una donna mezza nana con grossi
occhialoni neri e una bandana a fiori rosa che le dava l'aspetto di
una lavandaia kosovara.
Con l'unica differenza che le lavandaie kosovare hanno senza dubbio
più stile ed eleganza.
Erano gli opinion leaders della banda. Sapevo che non sarei riuscito
ad entrare nelle loro grazie se non attraverso un sofisticatissimo
impianto di stratagemmi e raffinate sottigliezze psicologiche di
altissima scuola sovietica. Fortunatamente ero ferratissimo in
materia.
Passammo tutta la mattinata percorrendo in lungo ed in largo il
settore ovest del parco.
Respiravamo la savana.
Nel senso esatto del termine.
A metà mattinata il calore era già insopportabile e sudavamo tutti
come anguille. Stando alle malcelate rimostranze del rompicoglioni del
gruppo io sarei stato uno dei responsabili delle alte temperature in
quella zona dell'Africa.
Decisi di soprassedere e di risparmiare la maledizione sciamanica che
conoscevo per dopo.
John mi passò una radice di Marungi che io cominciai subito a
masticare con espressione disgustata..
Di più schifoso del marungi ricordo solo la benzina che una volta
percaso ingerii durante un succhiotto da una fiat 127.
Però funzionava. Il caldo, la fame e la sete si attenuarono dopo una
mezzora da ruminante.
Smisero tutti di lamentarsi al momento di fotografare i primi animali.
Se non avete mai fatto un safari, e ve lo immaginate come qualcosa di
terribilmente avventuroso nel quale ogni avvistamento sia imputabile
al caso, vi state confondendo con la pesca alla trota o con la linea B
della metropolitana di Roma.
Tutti gli animali, infatti, sono in zone assegnategli dai rangers, che
si preoccupano di avvertirci preventivamente se sono presentabili quel
giorno ai fotografi.
Conoscevamo tutti gli stanziamenti.
In pratica, agli alberi sotto i quali bivaccava la famigliola di
leoni, mancavano solo il citofono e la buca delle lettere.
John, grazie alla sua super-vista, alla conoscenza della mappa, al
marungi e, secondo me, pure ad una buona dose di culo nel tirare a
indovinare, mi segnalava anche solo la presenza di uno struzzo o una
faraona addirittura chilometri prima.
Io uscivo con tutto il busto dal tettuccio della jeep, facevo
allineare dietro di me i pulmini e annunciavo a gran voce quello che
avremmo visto di lì a poco. Ci facevo un figurone ogni volta. Avrei
dovuto dare anche brevi spiegazioni sulle varie specie, le loro
abitudini e altre curiosità. Ma lo feci solo la prima volta, mesi
prima. Per dieci minuti. Fino a che il saputello di turno con
l'abbonamento al National Geographic Magazine e la voce da eunuco mi
fece notare che avevo scambiato dei licaoni per delle iene maculate.
La mamma cicciona ribadì la cosa ulteriormente, assicurandosi che
tutti gli altri realizzassero la mia gaffe, carezzò tronfia il figlio
autistico e mi guardò con aria di sfottò mista a disprezzo. Augurai
una furibonda dissenteria a entrambi.
A metà del percorso dopo aver incontrato zebre, elefanti, rinoceronti
e bufali ci imbattemmo in una comunità di mandrilli.
Il capobranco era strafatto di iboga. Si aggirava tra le femmine, le
tirava a se e le penetrava a turno con aria del tutto indifferente e
frenetica come avesse un irrefrenabile urgenza di stabilire e ribadire
il suo ruolo di unico maschio e di capomandrillo. Le turiste si
lasciavano andare a risatine imbarazzate ed erano indecise se
riprendere o meno la simpatica scenetta anche perché Il mandrillone
mentre si agitava ritmicamente col bacino le fissava con sguardo
compiaciuto: le scimmie riconoscono le femmine della nostra specie.
Su questo ho tutta una mia teoria che ora, per una questione di tempo,
eviterei di esporvi.
Le mandrille, dal canto loro, continuavano nelle loro attività di
sempre che consistevano in spidocchiarsi, raccogliere insetti, erbette
e rubare viveri dall' interno dei minivan che avevano tutti i tettucci
alzati in modalità "ombrello". Nonostante le mie raccomandazioni di
non tenere in vista cestini della merenda e panini c'era sempre
qualche furbone che si faceva sorprendere con una bustina di grissini
o con una mela.
La razzia di una scimmia, per quanto spesso insignificante,
rappresentava sempre un evento spettacolare e a volte traumatico.
Saltavano sulle cappottine alzate dondolando le lunghe braccia dentro
l' abitacolo ed emettendo eccitate grida di battaglia.
Vidi uno degli autisti roteare un martello per scacciare un cucciolo
particolarmente petulante che si allontanò mostrandoci le chiappe
fucsia e protestando rumorosamente con orrende smorfie.
Il Game Drive proseguì tutta la giornata in un susseguirsi di
noiosissimi appostamenti in terreni sempre meno ospitali con l'unica
eccezione della sosta al campo per il pranzo e per dare tregua alle
vesciche che ormai erano borse dell'acqua calda in ebollizione
continua.
Avevo lo stomaco chiuso a causa dell'effetto della cathina e mi
sentivo eccessivamente pimpante e loquace. Approfittai per
approfondire la conoscenza di Giusy, Rosy o Mary.
Dopo aver soddisfatto le sue principali curiosità che vertevano
prevalentemente sul perché mi chiamassero Chengo e sul perché mi
chiamassero Chengo, ma soprattuto sul perché mi chiamassero Chengo, le
proposi di continuare il giro sulla jeep. Lei accettò di buon grado e
chiese di portare con se la sua amica che, fortunatamente declinò
l'invito avendo subito notato la mia espressione irrigidita.
Riprendemmo il viaggio sotto il sole ancora al suo azimuth.
La land rover si rivelò ovviamente molto più disagevole di quei
moderni e confortevoli mini autobus giapponesi, con sedili imbottiti,
vetri fumè e potenti climatizzatori, ma faceva indubbiamente più
safari.
Passammo quel rovente pomeriggio ad assorbire la sabbia rossa dello
Tsavo fermandoci di tanto in tanto a fotografare un leopardo, un
avvoltoio, degli impala.
Arrivammo dai leoni intorno alle 18. Il vecchio maschio dormiva ai
piedi di una grande acacia. Accanto a lui i resti di una carcassa di
zebra. Sotto un altro albero la leonessa sdraiata all'ombra coi due
piccoli che la tormentavano arrampicandosi sulla schiena e
mordicchiandole le zampe.
Ci fermammo ad un passo da quest'ultima.
Un gioco popolare tra gli africani era quello di sfidarsi ad
incrociare lo sguardo con lei, e mantenerlo il più a lungo possibile.
Quando me lo proposero li sfottei da bravo muzungu, ci provai e
distolsi subito lo sguardo. Non avevo questa sensazione di disagio e
di intimidazione dal tempo in cui fui beccato dalla preside a fumare
uno spinello nel bagno della scuola, lasciai perciò agli autisti il
piacere di sfidarsi.
Lo sguardo della leonessa è considerata una delle forze più potenti
del regno animale.
Parlai con gli altri autisti e pianificai l'incontro al campo alle
20:30. Noi facemmo una piccola deviazione. Saltammo la visita dai
ghepardi e dai rinoceronti e puntammo dritti verso il fiume Galana.
- Tutafika saa ngapi, John? - chiesi temendo di perderci il tramonto.
- Saa moja kamili, Chengo! " annuì lui con aria complice.
Arrivati sulla sponda nord del fiume ci accostammo ad una giardinetta
di rangers.
Uno di loro, un graduato di Mambrui che mi conosceva, venne a
salutarmi e mi chiese da fumare, io gli allungai tre puzzolentissime
sportsman e 500 scellini e gli domandai se avesse acconsentito a
concedermi un oretta a terra.
Era assolutamente vietato scendere dalle vetture fuori dai campi, ma
considerata la presenza della pattuglia armata facemmo questo strappo.
Ci sedemmo su una roccia lavica proprio sotto la collinetta che
dominava il tratto dove si formavano le rapide Lugards. In lontananza
il sole si preparava ad uno dei suoi spettacolari tramonti
equatoriali.
Il panorama era mozzafiato. La savana era una distesa arancione
sterminata e all'orizzonte, dietro le sagome dei baobab e delle
acacie, l'imponente kilimangiaro si stagliava nitido e solenne.
Una coppia di fenicotteri rosa ci osservava diffidente mentre ora una
lieve brezza rendeva l'aria del pomeriggio piu respirabile.
Giusy Rosy Mary era visibilmente agitata ma anche molto affascinata
dal paesaggio e dalle mie storie.
I rangers che parlottavano poco distanti dietro di noi la tennero
tranquilla fino a che non sentimmo un frusciio nell erba poco distante
in basso. - Oddio! - esclamò aggrappandosi a me - C'è una bestia! -
Dopo alcuni attimi in apnea, intravedemmo in mezzo a un cespuglio, un
porcospino intento a rovistare in una tana di qualche grosso insetto.
Ridemmo, lei sospirò e rimase ancora per qualche attimo avvinghiata al
mio braccio. Era quasi fatta.
Quando ci ricongiungemmo al resto del gruppo si scatenò immediatamente
il torneo nazionale della battutina più idiota.
Il farmacista stronzo ebbe subito la meglio in quanto a volgarità e
malizia nonostante l’agguerrita concorrenza dei due dobermann che però
utilizzarono espressioni dialettali non regolamentari e dovettero
accontentarsi di una seconda piazza ex aequo con un tizio che aveva
l’espressione di una testuggine gigante. Simulandomi divertito decisi
di accettare quegli acidi sfottò, in quanto la tipa non pareva
dopotutto troppo in imbarazzo ed era del tutto comprensibile che il
mio tentativo di rimorchiare la ragazza più carina della spedizione li
avesse gettati nel più classico dei rosicamenti.
Partimmo alla volta del Salt Lick Lodge che ci avrebbe ospitato per la
notte.
Ai turisti piaceva molto qell’orrendo manufatto della Hilton che
deturpava, strafottente e tronfio, tutto il silenzioso sogno di una
natura così poeticamente selvaggia.
Era composto da una sorta di enormi bungalows a due o a tre piani dal
tetto conico e dislocati irregolarmente nell’idea piuttosto kitsch di
disegnare nelle forme e nel concetto un villaggio di capanne.
- Tutto sommato - pensai " come primo giorno poteva andare peggio.
Immaginavo cosa sarebbe potuto accadere se avessimo beccato la
pioggia, o peggio ancora una transumanza di bufali o di gnu.
Ma il peggio doveva ancora arrivare.
Il lodge era ormai a meno di un chilometro da noi e nonostante fosse
quasi completamente buio si intuiva qualcosa di strano. Arrivati nel
piazzale realizzammo.
FLYING STAG-BEETLES! Cervi volanti! Tanti. Troppi. Dappertutto. Una
vera e propria invasione.
Schifosissimi bagarozzi cn le ali, grossi e invadenti.
I primi li vedemmo sbattere sui finestrini ancora prima di scendere.
Le nostre facce erano tutte tirate in una smorfia di disgusto. Mi
affrettai a fare entrare tutti nella hall e mi lanciai dentro anche
io.
La situazione all’interno era ancora peggiore. Mi riparai con la
cartella portadocumenti e mi recai, lanciando un paio delle mie
imprecazioni, al banco della reception. Era circondato da una nuvola
di quei scarafaggioni cornuti. Ci volle poco per capire che tutto
l’hotel era sotto assedio. L’uomo che ci diede le chiavi ci assicurò
che le stanze da letto erano state bonificate. Mi girai alla mia
sinistra dove gli ospiti attendevano e glielo comunicai. Erano tutti
fissi con lo sguardo in un punto oltre di me... in basso. Mi voltai e
vidi. Lo stretto corridoio che portava agli ascensori era tutto un
brulicare, tanto che la moquette, che immaginai fosse rossa, era
completamente ricoperta da quegli insetti. Cercai di abbozzare un
sorriso e dissi al gruppo
- Bene, signori, poggiate pure a terra i vostri bagagli, il nuovo
servizio di trasporto automatico dell’hotel ve le recapiterà
direttamente negli alloggi! -
Nessuno ormai rideva più alle mie stupide battute. Anche io cominciai
a non essermi più tanto simpatico. Phil Collins mi lanciò uno sguardo
pieno di disprezzo e poi chiese a brutto muso di far mangiare la
comitiva: io tremai al pensiero.
Il grande ristorante circolare era stato attrezzato con zanzariere su
ogni tavolo e avevano utilizzato la stessa copertura anche per il
buffet.
Fuori da questi baldacchini trasparenti era la guerra.
Uno svolazzare continuo.
I cervi volanti, essendo pesanti, non volano per niente agili.
Tracciano traiettorie imprevedibili e questo rende impossibile
schivarli. La cena consisteva in un percorso ad ostacoli che prevedeva
il rifornimento al buffet e la corsa al proprio tavolo il tutto
cercando di raccogliere sulle proprie pietanze il numero minore di
quei brutti scarrafoni. Io al terzo tentativo rinunciai. E rimasi a
mangiare direttamente con la biondina in piedi al tavolo del buffet.
Apprezzai in lei lo sforzo che fece per superare quella difficile
situazione senza dare di stomaco. La cosa nauseabonda non era tanto il
fatto di avere quei cosi addosso quanto il “crack” che producevano
quando inavvertitamente li calpestavi.
Tutta la cena si svolse in pochi minuti e tra le proteste generali.
Dal canto mio cercai di far comprendere che fenomeni del genere
fossero totalmente al di fuori di ogni tipo di previsione e che nella
savana esistevano minacce peggiori di qualche innocuo scarabeo alato.
Ma non servì a nulla.
Alla fine condussi gli ospiti nelle loro stanze e mentre davo loro le
ultime istruzioni ispezionavo scrupolosamente dentro ogni armadio e
sotto ogni letto. Sapevo che questa pratica invece di tranquillizzarli
li gettava nel panico, perciò nella stanza di Phil Collins sfoderai
addirittura il pugnale che tenevo alla cintura e aprii la grata
dell’aria condizionata con esagerata cautela. Credo che per un attimo
fu tentato di chiedermi cosa avessi temuto di trovare li dentro, ma a
causa di un improvvisa paralisi respiratoria non lo fece. Io gli feci
l’occhiolino, gli augurai la buona notte e uscii.
Era giunto il momento della sesta imprecazione.
Una doccia dopo ogni giorno passato nello Tsavo puo’ durare anche nove
ore. Peccato che l’acqua calda non sia mai sufficiente e la tua pelle
rilasci anche dopo settimane quella sottile sabbia rossa che penetra
in profondità fino agli organi interni.
Mi infilai un paio di pantaloni di lino e una camicia pulita.
Mi procurai una bottiglia di vino bianco e bussai alla porta di Giusy,
Rosy o Mary.
Era un incanto.
Stava con la testa inclinata intenta ad asciugare i capelli con un
telo di spugna rosa. Indossava solo una cortissima canottierina
azzurra che le lasciava nuda completamente la pancia e un paio di
pantaloncini bianchi. Era visibilmente contenta di vedermi. La baciai
sulla guancia e sentii la fossetta del suo sorriso sotto le mie
labbra.
Respirai il suo profumo. C’era una luce diversa nel suo sguardo e i
suoi capelli biondi e umidi, ora sciolti e spettinati, le davano un
aria meno da bambina e decisamente piu provocante. Glielo dissi con un
occhiata molto compiaciuta che la divertì.
Parlammo un po’, lei dal bagno e io dal terrazzino, di quella lunga
interminabile giornata. Io riempii due bicchieri e l’attesi fuori, in
piedi, sotto la tenda del balcone. Lei raccolse il suo bicchiere dal
tavolino in vimini, si appoggiò alla balaustra e contemplò la vista
sospirando.
I lampioni dell’albergo illuminavano quasi tutto il grande stagno
sottostante mentre i suoni della notte erano la perfetta colonna
sonora per un momento come quello. Le sfilai il bicchiere dalla mano e
dopo averglielo posato sul tavolo la baciai. Ricordo che fu tutto
molto tenero. Lei mi raccontò della sua vita e di come avesse sempre
sognato un avventura come questa. Io avrei voluto dirle che a me non
capitava ogni volta di finire nelle stanze delle clienti ma capii che
a lei, in fondo, non importava. E quindi evitai.
Ci risvegliammo stretti l’uno nell’altra in quello scomodissimo
lettino. Lei aveva indosso solo il suo splendido sorriso. Le ordinai
la colazione in camera e mi rivestii. Sgattaiolai fuori e dopo una
veloce doccia, racimolate le mie cose di corsa andai al ristorante.
Servivano la colazione in quel momento. Fui sollevato dal fatto che
dei cervi volanti non c’era piu alcuna traccia. Svaniti. Volati tutti
via. Il personale dell’albergo aveva avuto un gran dafare nel ripulire
tutti gli edifici dai resti di quegli insettoni. Ma ora la situazione
era tornata nella normalità e si prospettava un altra caldissima
giornata di safari in quella sperduta parte dell’africa equatoriale.
Io ero di un umore splendido e ripensavo alla notte appena passata.
Salutai tutti con euforia e perfino il farmacista stronzo mi sembrò
più simpatico. Prima di ripartire condussi tutti nei sotterranei
dell’hotel per un bel bird-watching mattutino.
I cunicoli portavano a delle piccole postazioni interrate al centro
dello stagno. Anch’esse con il tetto conico. Emergevano di una
trentina di centimetri sulla superficie, l’altezza necessaria per
osservare con un angolo di 360° l’area circostante. Fummo fortunati.
Quella mattina una famigliola di grandi cicogne e uno splendido
esemplare di ibis ci concessero un fantastico servizio fotografico.
Mi abbandonai anche io a quella vista tanto che trasalii quando sentì
una mano sfiorare la mia.
Era la piccola Meg Ryan pugliese che mi danzava intorno lanciandomi
sguardi languidi e sorrisi intrisi di complicità.
Il secondo Game Drive fu ancora più faticoso e io masticai marungi
tutto il giorno. Avvistammo tutti gli animali mancanti all’ appello
compreso un raro esemplare di rinoceronte bianco.
Tornammo al White Elephant poco prima di cena. Adriana era li che ci
attendeva sotto la pagoda. Gli aperitivi erano serviti. Saltai giù dal
mio mezzo, diedi il cinque a John e salutai con un cenno gli altri
autisti.
Tirai fuori dallo zaino la scatolina che avevo custodito gelosamente e
gliela consegnai.
- Un pensiero per te, Adri! " le dissi sfoderando il piu plausibile
dei sorrisi adulatori.
Lei mi guardò sorpresa e ringraziò.
Mentre mi dirigevo al mio bungalow la sentì trasalire in lontananza. I
cervi volanti uscirono dalla scatola e le volteggiarono intorno un
attimo prima di dileguarsi nella vegetazione.
Io mi svuotai le tasche delle ultime imprecazioni rimaste e sorrisi
sollevato.
Il cielo era pieno di stelle. Mi scappò un sospiro.
- Mercoledì " pensai - Domani ostrichette gratinate per pranzo!
(12/02/2010)
La cucina italo-africana di Malindi a Radiodue grazie a
Malindikenya.net
Si parlerà anche di Malindi e dell'arte culinaria italiana al servizio
dell'Africa (o viceversa...) in uno speciale sul Turismo
Eno-Gastronomico nel mondo che andrà in onda prossimamente su Radio
Rai Due. Il direttore di Malindikenya.net, Freddie del Curatolo, tra
l'altro ex gestore di ristoranti a Malindi ed appassionato "spadellatore",
è stato fatto oggetto ieri di una lunga intervista sull'argomento.
"Dalla cucina di sostentamento, a Malindi si è passati in trent'anni
all'esotismo all'italiana - ha spiegato Freddie - senza dimenticare le
dominazioni arabe, indiane, portoghesi e inglesi. Gli italiani a
Malindi si sono trovati davanti a una storia gastronomica importante e
composita, ma soprattutto in un luogo in cui la materia prima
eccellente e a basso prezzo permette creazioni inedite e audaci,
insomma quella che in Europa ormai chiamano "cucina fusion", sulla
costa keniota si è sempre fatta, mescolando cibi poveri ad altri che
in Italia sono costosi e sofisticati, con naturalezza e un tocco
tropicale". Nascono così le ricette che Malindikenya.net ha
consigliato e che presto appariranno sul portale: Gamberoni al mango,
filetto di cernia al cocco, scaloppine all'avocado ed altre ancora.
Tanto per ricordare che Malindi e Watamu, oltre che paradisi naturali
di sole, mare, cielo e vegetazione, sono anche mete interessanti per
la soddisfazione delle papille gustative! Nell'intervista, Freddie ha
citato anche le peculiarità dei ristoranti di Malindi e Watamu che
fanno parte dell'associazione MWTWG e che sono inserzionisti del
portale malindikenya.net.(11/02/2010)
Beach party ogni mercoledì al Lost
Finalmente il Lost Lounge Bar ha un appuntamento fisso settimanale,
per far ballare e divertire turisti, villeggianti e residenti di
Malindi e dintorni. Da stasera, infatti, il Beach Party sarà di scena
ogni mercoledì sera, e va ad aggiungersi stabilmente al lunedì della
Rosada e al giovedì del White Elephant, tre appuntamenti da non
perdere durante la settimana di vacanza, con l'unica costante del
disc-jockey Dulla in plancia di comando per la musica. "Anche se la
nostra sarà sempre curata e particolare - precisa il deus ex machina
del locale sulla spiaggia del Lawford, Giancarlo Trentavizi - ci
saranno le novità house da Ibiza, e anche serate a base di commerciale
anni Settanta e Ottanta". Insomma, mai banale una serata del Lost, con
i cocktail, vera specialità della casa, i falò sulla spiaggia e le
comode ed eleganti "isole" da cui ammirare le stellate della notte
africana ed ascoltare il rumore del mare che si mescola alla musica
avvolgente e ai ritmi che trascinano il popolo della notte malindino
in danze sfrenate. Si parte quindi questa sera, ingresso Kshs. 500 per
tutti e selezione all'ingresso per garantire serate esclusive e
all'insegna soltanto della voglia di divertirsi e condividere una
serata africana con l'elegante tocco mediterraneo che Giancarlo ha
dato al suo originale e splendido disco-bar.(10/02/2010)
La Malindi-Watamu costiera si farà
Buone notizie per il turismo e i collegamenti tra le due realtà
vacanziere "italiane" sulla costa keniota. Il parlamentare Gideon Mung'aro,
ex sindaco di Malindi ed eletto grazie ai voti di questo distretto, ha
tenuto ieri una breve e improvvisata conferenza stampa a Watamu,
annunciando però la grande notizia che tanti albergatori e
imprenditori aspettavano: la strada costiera tra Malindi e Watamu si
farà, e anche in tempi ragionevolmente brevi. "Il Governo ha stanziato
420 milioni di scellini - ha annunciato Mung'aro - quei soldi sono già
disponibili e quindi molto presto potremo dare il via ai lavori per
allargare, appianare e infine asfaltare la strada che collega Malindi
a Watamu, passando da Mayungu". I lavori partiranno da Watamu. 20
milioni di scellini verranno inoltre destinati alla costruzione di
chioschi per i "beach operators", ovvero i venditori da spiaggia,
metodo conciliante e giusto per cercare di risolvere l'annosa
questione dei beach boys irregolari e aggressivi verbalmente. In
questo modo chi verrà sorpreso a vendere fuori dal mercato in
spiaggia, sarà sanzionato, verosimilimente dopo essere stato segnalato
dagli stessi operatori a cui è stato assegnato lo spazio, come già
avviene su alcune spiagge dell'hinterland costiero di
Mombasa.(10/02/2010)
Festa allo stadio per la prima uscita vera del Malindi United
La prima vera e impegnativa sfida del Malindi United, la
squadra-accademia voluta da Riccardo Botta e ora seguita anche dall'ex
calciatore del Milan Stefano Salvatori, è terminata in pareggio, 1-1.
Ma il risultato conta poco, conta l'entusiasmo dimostrato da chi ha
seguito questa prima uscita dei giovanissimi ragazzi selezionati
dall'allenatore e manager italiano e dal grande tifo di almeno
duecento kenioti assiepati nella zona dove presto (confidando in uno
sponsor) sorgerà la tribuna dello stadio Alaskan. C'erano anche un po'
di italiani, qualche decina di residenti che sono venuti ad applaudire
all'iniziativa di Botta e Salvatori, ma hanno scoperto anche un vero
spettacolo calcistico, perchè la gara ha messo in mostra individualità
interessanti, non solo da parte dei "nostri" ragazzi, ma anche dalla
parte dell'Accademia di Mombasa (giocatori un po' più grandicelli). A
dimostrazione dell'interesse che il sogno di Botta divenuta realtà sta
riscuotendo, c'è da segnalare la presenza allo stadio del presidente
della Federazione Calcistica Keniota (FKL) Mohamed Hatmy.
"L'iniziativa di un'accademia di calcio per i giovani - ha detto Hatmy
- è un progetto grandioso, gli italiani di Malindi devono esserne
fieri e anche noi lo seguiamo con interesse. I giovani calciatori del
nostro Paese devono essere valorizzati e nello stesso tempo devono
andare avanti con gli studi. L'accademia è perfetta perchè bada ad
entrambi gli aspetti". Entusiasmo anche da parte del Direttore
Sportivo Stefano Salvatori. "Siamo all'inizio - ammette Salvatori - ma
è una gran base di partenza. Con l'organizzazione e il seguito dei
malindini, possiamo creare qualcosa di unico e importante per
valorizzare i giovani della costa keniota. E chissà, un domani,
potremo portarne qualcuno in Europa e stringere collaborazioni con
squadre, anche di categorie inferiori, ma fondamentali per fare di
questo piccolo sogno una grande cosa".(09/02/2010)
Prima vera sfida per il Malindi United
L'appuntamento con il sogno del calcio "italiano" a Malindi era
fissato per ieri pomeriggio, alle 16, al campo di calcio cittadino
dell'Alaskan. E' la prima uscita ufficiale dell'Accademia di calcio
giovanile fondata dall'ex calciatore Riccardo Botta (Sampdoria, Savona
e altre squadre minori liguri) a cui da poco si è affiancato anche un
altro uomo di calcio che ha indossato le ancor più prestigiose
casacche di Milan, Fiorentina, Parma e Atalanta, Stefano Salvatori, di
professione, oggi, direttore sportivo. A loro il compito di far
combaciare educazione e sport, formando un gruppo di ragazzi e
portandoli ad essere buoni calciatori e altrettanto rispettabili
studenti, dai 14 anni alla maggiore età. Poi si vedrà, ma quello è un
discorso che per ora l'accademia non affronta. Iniziata come un'opera
di solidarietà (Botta paga le rette scolastiche delle superiori a
tutti i ragazzi), grazie all'esperienza sua e di Salvatori, chissà,
dalla Malindi United potrebbe uscire un nuovo Mariga, il
centrocampista di Nairobi appena acquistato dall'Inter.
Malindikenya.net domani vi darà conto pertanto della bella giornata di
sport e solidarietà che ha fatto da cornice al match che ha visto i
"nostri" ragazzi opposti a un'altra accademia, la Junior Stars di
Mombasa. Vinca il migliore, anche se questa bella iniziativa è già
vincente ancor prima di gonfiare la rete. Tra gli attestati di stima e
adesioni si registra quella del musicista e autore Memo Remigi, che ha
"regalato" la sua canzone malindina "In Africa" come inno della
squadra.(08/01/2010)
Dvd per Rainbow: 5 anni di solidarietà
Un Dvd celebrativo per raccontare cinque anni di storia della "Rainbow
Community Care", l'iniziativa di solidarietà nata nel 2004 a Mondovì,
nel cunese e trasferitasi, con risorse e tanta buona volontà, nel
villaggio e quartiere residenziale malindino di Kibokoni. La storia
ripercorre la costruzione dell'orfanotrofio a cui hanno fatto seguito
le strutture che oggi ospitano la scuola e poi l'attrezzatissimo
piccolo ospedale, vero gioiello dell'organizzazione. Bellissime le
scene che vedono i bambini davvero pieni di quella gioia e quel
benessere non solo spirituale che fa capire quanto la onlus Rainbow
Community Care abbia operato bene nel corso degli anni. "Costruiamo
insieme un sentiero di amore, fratellanza e tolleranza tra i popoli" è
il motto dell'associazione. Sembra proprio che con questa storia
malindina entrata nel sesto anno di vita, quelli di Rainbow ce
l'abbiano fatta.(08/02/2010)
Associazione MWTWG, più di un'opportunità
Lo ha ribadito anche il Ministro italiano Urso, ne ha accennato anche
per l'ennesima volta quello del Turismo keniota Balala. Soltanto molti
italiani di Malindi, Watamu e Mambrui ancora non se lo vogliono
mettere in testa: l'unione, qui in Kenya più che altrove, fa davvero
la forza. "Questa associazione turistica di imprenditori - ci ha detto
il Direttore Generale dello Sviluppo Economico Pietro Celi, a margine
dell'incontro di sabato - è una cosa veramente importante e
intelligente che gli italiani hanno fatto qui. Vi invitiamo a
collaborare, a creare un marchio, un logo che rafforzi la vostra
immagine. Dovete ritenervi a tutti gli effetti dei produttori di "Made
in Italy" nel mondo, la promozione in questi tempi è fondamentale, e
unirvi in una sola forza è fondamentale per avere più potere
divulgativo". Anche lo stesso Ministro Urso ha lanciato la sua idea.
"Anche nel campo dell'esportazione, il modello italiano "Malindi" si
potrebbe rivelare vincente. Penso alle imprese artigiane, a chi si
occupa di arredamento, creazioni di moda, non soltanto a costruttori e
albergatori".
Purtroppo a Malindi si vive alla giornata, abbiamo imparato dalla
tribù locale. Così all'incontro non eravamo in tanti, forse c'era di
meglio da fare, tra bagnetto in piscina, giocatina al casino o una
partita di calcio alla televisione. E anche nell'associazione MWTWG
potremmo essere molti di più, e avremmo una forza dirompente per
diventare una metà ancora più gettonata. Ma se a qualcuno non
interessa, poco male, meglio il bagno in piscina. Poi però non bisogna
lamentarsi o invocare chissà quali aiuti dal cielo quando le cose
vanno male.(07/02/2010)
Nuove strade e marciapiedi a Malindi
Ormai i progetti sono in fase di attuazione. Dopo tante chiacchiere,
sono usciti allo scoperto negli ultimi giorni, sia il grande
promotore, il parlamentare ed ex sindaco di Malindi Gideon Mung'aro,
sia l'attuale primo cittadino Samson Mapinga, sia proprio questo fine
settimana il Ministro del Turismo Najib Balala: a Malindi si faranno
alcune strade che rivoluzioneranno il traffico e gli spostamenti nella
località turistica. Vediamo come: l'opera più importante è la
costruzione del cosiddetto "bypass", ovvero la circolazione che dalla
strada d'ingresso a Malindi, dopo l'aeroporto all'altezza del
distributore di benzina BP, per intenderci, gira a sinistra (arrivando
a Mombasa) e costeggia la zona del mattatoio, per passare di fianco
allo stadio Alaskan e proseguire fino a Kwandomo, ovvero oltrepassata
la zona residenziale di Kibokoni. La strada, non asfaltata, è già
tracciata, ma i finanziamenti del Governo sono volti ad asfaltarla per
permettere a tutti i mezzi pesanti e ai matatu che vanno oltre Malindi,
di non transitare per il centro. In questo modo le attività turistiche
sulla Lamu Road, potrebbero iniziare l'opera di abbellimento della
via, costruendo marciapiedi, illuminazione ed aiuole, che potrebbero
renderla più facilmente "passeggiabile". Malindi avrebbe il suo "viale
Ceccarini", per dirla col modello Riccione. La seconda opera è quella
del congiungimento, via mare, di Malindi con Watamu. Anche qui il
progetto di asfaltare la strada che da Casuarina, passando per Mayungu,
va a Watamu, porterebbe enormi benefici, collegando in pochi minuti
tante strutture tra di loro e migliorando il transito dei veicoli
turistici e destinando la Malindi-Mombasa sempre più e soltanto agli
spostamenti a lungo raggio. Anche la vita notturna di Malindi ne
guadagnerebbe, così come la sicurezza e le spese di spostamento dei
turisti e degli alberghi. Terza opportunità, l'asfaltamento della
strada che conduce allo Tsavo. Per questi ultimi lavori i tempi
sembrano essere più lunghi, ma anche in questo caso si tratta di un
progetto importante, che ridurrebbe i tempi di arrivo nei Parchi
Nazionali.(06/02/2010)
FREDDIE SU MILLIONAIRE
Ecco l'articolo di "Millionaire" di febbraio sul direttore di "Malindikenya.net"
Freddie del Curatolo, in cui si segnala anche il nostro portale.
Sei anni a Malindi, fra 1990 e 1996, dove il padre ha un ristorante. E
il desiderio di ritornarci. “Ma prima volevo diventare giornalista
professionista, scrivere libri, mettere su una rock band e pubblicare
un disco” spiega Freddie (Alfredo) del Curatolo. Nel 2005, a obiettivi
raggiunti, Freddie e la compagna Michela (oggi 41 e 32 anni) sono
pronti a trasferirsi.
“Qui ci siamo dimenticati code in tangenziale, traffico, smog, freddo
nelle ossa… I ritmi di vita sono più umani, la bellezza della natura
ti avvolge e ti coinvolge, la gente è pura anche nelle sue
manifestazioni negative. E poi c’è il sole praticamente tutto l’anno”
spiega Freddie.
L’aspetto economico è fondamentale: “per la nostra villa con giardino
a 200 metri dal mare paghiamo 140 euro al mese. La manodopera costa
pochissimo e possiamo permetterci l’houseboy (70 euro al mese per 40
ore a settimana), la tata e il custode notturno. Mangiamo pesce
squisito tutti i giorni o ogni tipo di verdura e frutta costa poco.
Certo, una pizza costa come tre chili di ostriche o dieci ananas! Noi
lavoriamo nel turismo (lei come barman in un resort, io come ufficio
stampa e direttore del sito www.malindikenya.net), ma le possibilità
occupazionali non mancano, dall’edilizia ai servizi”. Il lusso più
grande di Freddie e Michela si chiama Agata Zena e ha un anno. “Io ho
41 anni, Michela 32. Fare un figlio è una cosa seria, per noi, e in
Italia sentivamo che non sarebbe stato giusto crescere una bimba da
stressati, dedicandole poco tempo, vedendola diventare adulta nel
grigiore. Qui si alza ridendo, sta in giardino e in piscina tutto il
giorno, ha una tata africana che la accudisce otto ore al giorno e noi
siamo sempre presenti e rilassati per lei”.
E dell’Italia non vi manca nulla? “In Italia abbiamo lasciato tutto.
Io la possibilità di fare carriera, Michela la famiglia e un lavoro
sicuro, i contributi per la pensione, la casa, la macchina. Qui
abbiamo poco, ma ci basta. Una tv anni 80 per vedere qualche film, uno
stereo, un computer. Coi vestiti che abbiamo ci riempiamo a malapena
una valigia. Arriviamo decentemente a fine mese, ogni giorno possiamo
permetterci un’ora di mare e abbiamo molto più tempo per stare insieme
e coltivare le nostre passioni”. Fra le passioni di Freddie, la
beneficenza: il ricavato delle vendite del suo ultimo libro “Genoa
Club Malindi” (Liberodiscrivere, 10 euro), sostiene la onlus Karibuni
(www.karibuni.org).(05/02/2010)
Via alla riforestazione del kenya
E’ da poco partito il nuovo progetto pluriennale di riforestazione "Bioforest",
coordinato e diretto da Richard S. Odingo, denominato anche
"Operazione Got Owaga”, nella Nyando Valley, in Kenya.
La zona che verrà riforestata si trova nella fascia dedicata alla
coltivazione della canna da zucchero, la cui diffusione è stata la
prima causa di deforestazione. Successivamente, ad aggravare la
situazione sono intervenuti l’aumento del numero degli abitanti,
richiamati dalle opportunità di lavoro, e la richiesta di legna per
produrre energia proveniente dagli zuccherifici e dalla fabbrica di
calce che sorgono nell’area. Un destino non molto diverso da quello
che ha colpito altre zone del Kenya: a causa della deforestazione
incontrollata, oggi la superficie di foresta è pari all’1,3% (nel
1963, al momento dell’indipendenza del Paese, era il 3%). La
situazione è ancor più grave se si considera che tutte le zone di
foresta si trovano lungo i bacini idrografici dei principali fiumi del
Paese. Tra le zone più colpite la Foresta di Mau, serbatoio idrico e
fonte idrografica per alcuni fiumi del Kenya occidentale, come il Mara
e il Sondu-Miriu.(05/02/2010)
La Rai vuole chiudere la sede di Nairobi
La notizia arriva dai corridoi di Viale Mazzini. La Rai ha intenzione
di chiudere alcune sedi straniere, tra cui quella di Nairobi, che è la
base per tutta l'Africa centrorientale. La decisione sarebbe motivata
dalla necessità di tagli alle spese, anche se, come fa notare il
fiduciario dei corrispondenti esteri Rai, Ennio Remondino: "Si tratta
una scelta giornalisticamente e politicamente dissennata - commenta
Remondino, uno dei più esperti e bravi cronisti di guerra italiani -
presa quasi di soppiatto a proporre risparmi irrisori rispetto alla
incapacità di moralizzare e razionalizzare l’uso delle risorse". In
poche parole, e per fare un esempio, le spese di un anno della sede
Rai di Nairobi, diretta dal corrispondente Enzo Nucci, costano meno
dell'ingaggio del solo attore Ron Moss, per la trasmissione "Rai is
Beautiful". "Noi siamo una risorsa e non un costo - prosegue Remondino
- una risorsa spesso poco o male utilizzata da scelte giornalistiche
spesso provinciali, concentrate nell'attenzione più o meno compiacente
alla politica nazionale". Proprio negli ultimi mesi, la sede Rai di
Nairobi aveva preso ad interessarsi della realtà malindina, preparando
un servizio sul Malindi Festival for Children prima e sulle
infrastrutture turistiche create dagli italiani. Avrebbe potuto
nascerne una collaborazione utile per la costa keniota e il ritorno
d'immagine del "Made in Italy" all'estero, tanto auspicato anche dal
Ministro dello Sviluppo Economico Adolfo Urso nella sua recente visita
a Malindi. Invece con questa decisione l'emittenza nazionale si
priverebbe non soltanto delle notizie di cronaca in tempo reale, ma
anche di una produzione di servizi e speciali di interesse non
soltanto per gli italiani nel mondo. La decisione, estesa anche al Sud
America e all'Asia, rischia infatti di tagliare le gambe anche a Rai
International (oggi Rai Internazionale) che moltissimi italiani
d'Africa seguono quotidianamente
Aspra, infine, anche la critica della Federazione Nazionale della
Stampa Italiana, espressa in una nota dal presidente Roberto Natale:
"Il proposito Rai di chiudere cinque sedi di corrispondenza estera e
RaiMed, quasi cancellando ogni presenza stabile al di fuori
dell'Europa e degli Stati Uniti dice con assoluta chiarezza che a
viale Mazzini c’è momento solo una pallida idea dei compiti che
dovrebbe svolgere il servizio pubblico".(05/02/2010)
Magni e Malindi, mal d'Africa brianzolo!
E' ripartito ieri dopo una settimana intensa in cui ha scoperto il
Kenya, dopo tanti anni di lontananza dall'amata Africa. Il cantastorie
Francesco Magni, celebrato cantore della Brianza, autore di due
splendidi album in dialetto che scavano nella tradizione popolare di
una terra spesso identificata soltanto con l'industriosità dei propri
abitanti, il leghismo e altre peculiarità non proprio "poetiche", è
stato in vacanza a Malindi e ha scoperto una nuova realtà che lo ha
affascinato. "Niente a che vedere con il Togo e il Sudan, dove ci sono
realtà molto più povere e problematiche - ha spiegato Magni - qui è il
trionfo della natura, mi piace il sorriso della gente e sulla costa,
come a Watamu, sembra di essere in paradiso". Magni, che quasi
trent'anni fa portò a Sanremo un divertente e dissacrante brano dal
titolo "Voglio l'erba voglio", ha da poco pubblicato l'album "La
balada de Balabiott", disco quasi totalmente incentrato sui "Promessi
sposi" manzoniani, con spunti poetici in dialetto davvero intensi. Il
disco è pronto a bissare il successo di "Scigula", album divenuto un
vero e proprio culto in terra lombarda. Il cantautore ha visitato la
scuola elementare di Gede e quella per disabili attigua. "Sono rimasto
favorevolmente impressionato - dice Magni - dal lavoro dei
connazionali che hanno ristrutturato la scuola e che lavorano per il
futuro di questi ragazzi". Anche Magni, con il suo mal' d''Africa,
tornerà presto. Ci si può giurare.(04/02/2009)
Il Ministro Urso in visita a Malindi
"La comunità italiana di Malindi ha costruito qualcosa d'importante
nel tempo, caratterizzando lo sviluppo economico, sociale e anche
culturale di questa zona del Kenya". Così il Ministro dello Sviluppo
Urso, sabato pomeriggio si è rivolto ai (troppo pochi) residenti e
imprenditori di Malindi e Watamu che sono intervenuti all'incontro da
lui voluto e organizzato dal consolato e dall'Ambasciata di Nairobi
(presente anche l'ambasciatore, Pierandrea Magistrati). Urso ha
indicato quali saranno gli accordi bilaterali che renderanno il Kenya
in futuro uno dei partner più importanti per l'Italia nel Continente
Nero: "Ci saranno grossi investimenti da parte di imprese italiane,
specie nel commercio marittimo e nelle infrastrutture del porto di
Mombasa - ha annunciato - sarà il primo passo di tante altre possibili
iniziative, che intanto daranno la possibilità immediata di riaprire,
dopo vent'anni, l'Istituto del Commercio Estero (ICE) a Nairobi, in
secondo luogo le imprese potranno avere finanziamenti fino al 49% per
investire, costruire, importare o comunque agire in Kenya, tramite
finanziarie come SIMEST e SACE. Chiaramente dovrà trattarsi di società
italiane o in parte italiane". Tra le iniziative di cui con questa
visita di Urso e della sua delegazione si è parlato, c'è anche
l'instaurazione sul territorio keniota della prima banca italiana, con
alcune filiali e forse una anche a Malindi. La banca dovrebbe essere
Banca Intesa. "Questo è quel che faremo noi - ha precisato Urso - ma
anche il Kenya dovrà fare la sua parte in Italia, migliorando le
possibilità commerciali, l'importazione (c'è l'accordo per abolire
gradualmente i dazi doganali, in entrata e in uscita) e soprattutto la
promozione". Importante a livello turistico quest'ultima, che si
attuerà già da luglio, con una manifestazione per l'Africa di due
giorni a Roma , a livello istituzionale con le "Country presentation"
a Roma e Milano, alla presenza di importanti autorità keniane, e con
la partecipazione a settembre a una vetrina della Fondazione Banco di
Sicilia. "All'a quale invito l'imprenditoria turistica italiana della
costa keniota a partecipare" conclude Urso.(03/02/2010)
Accordo Balala-Urso per il turismo
Dopo l'incontro pubblico del Ministro Adolfo Urso a Malindi, in serata
le delegazioni del Governo italiano e quella del Ministero del Turismo
keniota si sono incontrate, a cena, per siglare un importante accordo
di collaborazione, promozione e unità d'intenti nel segno del turismo.
Annunciato nel pomeriggio dal Consigliere Diplomatico del ministero,
Giorgio Novelli, l'accordo prevede una serie di scambi tra i due Paesi
nel segno del miglioramento della qualità dei servizi, da parte
dell'Italia, e della promozione e della presenza in Italia da parte
dello stato africano. "Partiremo subito - ha dichiarato Novelli - e
già a luglio, a margine delle giornate africane di Roma, potremo
vedere dei risultati". All'atto pratico si parla della visibilità in
Italia delle imprese italiane che lavorano nel campo del turismo, per
invogliare altri tour-operator e realtà imprenditoriali italiane a
investire in Kenya, anche attraverso gli aiuti finanziari che ora il
Governo è intenzionato a offrire per tutta l'area Subsahariana e il
Kenya in particolare. "Mostrando quello che si sta facendo, si possono
invogliare altre aziende ad aprire a un Paese che come crescita si sta
avvicinando a realtà leader come Cina, India e Brasile - ha detto il
Ministro Urso - affiancare la comunità italiana sulla costa a nuove
realtà che possono anche migliorare infrastrutture e servizi, potrebbe
essere una mossa vincente per tutti".(03/02/2009)
Balala inaugura Ndovu resort
A Mayungu per inaugurare Nodvu Resort, la struttura imponente costruta
dall'azienda italiana Co.Re.Ma, il Ministro del Turismo keniota Najib
Balala era pieno di ottimimo, per l'aria di collaborazione che tira
con l'impresa italiana e le possibilità che il Governo del Kenya darà
per migliorare le infrastrutture tra Malindi e Watamu. "Si comincerà
con le strade - ha detto Balala - è nostra volontà, e ci sono già
pronti i soldi, unire con una strada asfaltata Watamu a Malindi,
attraverso Mayungu, creando tutto un tratto di costa attraente".
Balala ha accennato anche al progetto della circonvallazione di
Malindi per i mezzi pesanti e per chi è diretto a Lamu e in Somalia.
"Aiuterà Malindi a sviluppare il suo centro turistico - è il pensiero
di Balala - anche in questo caso gli investimenti sono già pronti. Ma
è chiaro che questi interventi dovranno andare di pari passo con il
miglioramento di servizi imprescindibili come la fornitura di acqua e
corrente". Balla ha poi elogiato la struttura costruita dagli italiani
Renzo Quaciari e Fernando Vischi, che ha firmato un accordo importante
con un tour operator francese per i prossimi anni, portando un nuovo
turismo sulla costa nord.(02/02/2010)
Intervita Onlus per l'educazione a Manga
La Onlus italiana Intervita ha inaugurato ieri un progetto di
educazione nel distretto keniota di Manga, di comune accordo con il
Governo del Kenya, che migliorerà le condizioni di oltre centomila
studenti. Sarà infatti Samson Ongeri, Ministro dell’Educazione dal
2008, a tagliare idealmente, questa mattina, il nastro del progetto
che Intervita realizzerà in una zona in cui una persona su due vive in
stato di estrema povertà. Alla presenza anche delle autorità locali,
Giorgio Zucchello, medico e coordinatore dei progetti di Intervita,
presenterà pubblicamente modalità e obiettivi del progetto che vedrà
una forte partecipazione delle istituzioni locali come strumento per
garantire la sostenibilità nel tempo dei risultati raggiunti.
Il programma integrato predisposto da Intervita Onlus migliorerà la
qualità della vita dei 103 mila abitanti del distretto di Manga
attraverso l’aumento di iscrizioni alle dodici scuole primarie
ristrutturate, anche grazie all’accesso di disabili, orfani e bambine;
assistenza medica a scolari e donne incinte; approvvigionamento
d’acqua e sicurezza alimentare alle famiglie.
Nel distretto di Manga esiste un solo ospedale, sprovvisto del reparto
maternità e il tasso di infezioni da HIV/AIDS tocca quasi il 7%
coinvolgendo soprattutto ragazzine orfane. In questo contesto,
combattere malattie endemiche come malaria e diarrea, spesso dovute
alla scarsa igiene e alla mancanza di strutture adeguate, e abbassare
il tasso di analfabetismo, oggi al 67%, sono i primi obiettivi di
Intervita per migliorare le condizioni di vita della comunità. Oltre
al partner locale HWF (Health and Water Foundation), la ONG milanese
ha coinvolto nel progetto anche il governo centrale e i suoi
rappresentanti locali, affinché si facciano parte attiva nel
mantenimento dei risultati raggiunti dal progetto(01/02/2010)
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