La Costa Keniota e le sue meraviglie

“Da Vanga a Kiunga”. Così si potrebbe intitolare la costa keniota se fosse un film.
Un interminabile, meraviglioso, variopinto lungometraggio che si srotola attraverso spiagge bianche e sabbiose, improvvisi saliscendi rocciosi, barriere coralline, isole e faraglioni, villaggi di pescatori e antichi insediamenti arabi, oasi marine ricche di fauna ittica.
Non a caso, dopo i parchi nazionali, che costituiscono un’attrattiva con pochi eguali nel mondo, la costa keniota lambita dall’Oceano Indiano è la zona più visitata del Kenya. Turisti di tutto il mondo vi trascorrono rilassanti vacanze e migliaia di loro l’hanno eletta a “buen retiro” acquistando una casa e passandoci gran parte dell’anno se non l’intera vita.
Vanga è l’ultima cittadina prima della Tanzania, nella costa sud, anche se la strada rientra nell’interno e il confine si trova nei pressi del villaggio di Lungalunga.
Risalendo verso Mombasa, lungo una bella strada di un centinaio di chilometri, s’incontra quasi subito la penisola di Shimoni, con il Parco Marino di Visite-Mpunguti, dov’è possibile ammirare centinaia di delfini. Shimoni è un antico villaggio swahili in cui sono ancora presenti rovine che risalgono al Tredicesimo secolo e le grotte degli schiavi, dove avveniva la tratta dei corpi umani comprati e venduti dai mercenari arabi, cinesi e in seguito portoghesi. La zona antistante la barriera corallina di Shimoni è uno dei posti più suggestivi per fare snorkelling e l’isola corallina di Wasini vale una visita e un pranzo a base di granchi di dimensioni eccezionali.
Procedendo ancora in direzione di Mombasa, s’incontra dapprima l’isola di Funzi, ornata di mangrovie e meta di escursioni in barca in mezzo alle sue piante acquatiche e ai coccodrilli, poi la spiaggia di Msabweni, nota per il magnetismo dei suoi tramonti. Da quelle parti c’è un piccolo maniero sulla roccia e una spiaggetta posta sul canale di Pemba che era considerata un luogo di ritrovo della stregoneria, al pari dell’isola tanzaniana di Pemba, che è lì di fronte a tre ore di navigazione veloce.
Più avanti appare Chale Island, un’oasi di benessere tra vegetazione lussureggiante e fanghi dalle proprietà quasi miracolose. Ma tanto fa anche il relax che si assorbe da quelle parti.
Ecco che si giunge in una delle località turistiche più celebrate della costa: Diani Beach.
E’ la spiaggia del paese di Ukunda, da più di trent’anni sviluppatasi lungo una spiaggia bianchissima che, insieme a quelle di Watamu, merita la palma d’oro dei litorali kenioti.

Diani Beach

Diani è stato il primo luogo di villeggiatura degli inglesi all’inizio del Novecento. Marittimi e avventurieri, coloni e commercianti, scoprivano la natura e il mare a soli 25 chilometri da Mombasa, dove lavoravano e progettavano il loro East Africa, unendo con la ferrovia il Kenya all’Uganda. Così nacquero le prime dependance e anche Ernst Hemingway vi fece tappa.
Anche dopo l’indipendenza è sempre stato uso dei cittadini britannici di stanza a Nairobi utilizzare Diani come luogo dove trascorrere le vacanze. Sorti i primi alberghi, anche turisti di altre nazioni europee hanno preferito Diani, compresi gli italiani che però sono una minoranza, rispetto a Malindi o Watamu.
Oggi Diani si presenta come un luogo turistico che non ha perso la sua caratteristica principale, quella di essere immersa nella Natura pur offrendo servizi. Non è ipertrafficata, non è “caciarona” e la sua vita notturna si svolge in luoghi appartati, come il piacevole Forty Thieves, disco-pub in riva al mare o lo Shakatak, discoteca locale dalle mille luci.
Una delle splendide attrazioni di Diani sono le scimmie, e più precisamente la varietà detta “Colobo”. Lungo la strada di Diani si possono osservare decine di passaggi costruiti per loro tra le piante, che permettono alle scimmie di passare da una parte all’altra senza essere investite dalle automobili. Vederle attraversare lungo questi ponti sospesi in aria è uno spettacolo nello spettacolo.
Da Diani si possono organizzare diverse escursioni. La riserva naturale di Shimba Hills si raggiunge in poco tempo, lungo una bella strada all’interno di Ukunda. Tra le colline a perdita d’occhio, è possibile scorgere animali d’ogni tipo, specialmente elefanti ma anche qualche leopardo. Il luogo è noto anche per il birdwatching. Numerose anche le escursioni marine, specialmente per le immersioni, per nuotare tra i delfini e per cimentarsi nella pesca d’altura.
Qualche chilometro a nord di Diani, lungo una spiaggia che sa farsi roccia e creare incantevoli baie di roccia e sabbia, sorge il villaggio di Tiwi, località frequentata da turismo alternativo “fai da te”: cottage e bungalow provvisti di cucina, campeggi, ecovillaggi immersi nella natura dove fare colazione con scimmie, grandi volatili e varani.

Mombasa

La capitale d’un tempo dell’est Africa, uno dei porti più importanti del continente, è in realtà una città-isola, collegata a nordest da un ponte, a sudovest dai ferry di Likoni e nell’entroterra solcata da una decina di canali e insenature su cui passa la strada per Nairobi.
Mombasa è la classica città di mare multietnica, con forti influenze arabo-omanite (la città vecchia swahili nei suoi vicoli prende le sembianze di una casbah), un passato recente indiano (significativo insediamento creato dalla Gran Bretagna che aveva portato gli indiani alla fine dell’Ottocento a lavorare in Kenya, specialmente alla ferrovia) e i segni del passaggio portoghese, rappresentati da Fort Jesus, rocca e avamposto delle milizie di mare e poi della resistenza swahili lungo quattro secoli.
Come tutte le città di mare, Mombasa si estende in lungo, tra le due insenature (Mombasa harbour e Kilindini Harbour). Le due arterie principali (Digo Road e Moi Avenue) costituiscono il fulcro degli affari e dei negozi. A metà di Moi Avenue appare uno dei simboli dell’indipendenza keniota, le grandi zanne bianche che sovrastano la strada.
Da qui si dipanano le strette vie commerciali che propongono negozietti di stoffe, spezie, souvenir e articoli d’ogni genere. La più nota è Biashara street (strada del commercio, appunto) ma ogni vicolo e vicoletto offre qualcosa, anche quelli dietro il vecchio mercato che si diramano attraverso antiche case omanite, moschee, tribunali e musei, fino al lungomare. Se da Digo Road, che taglia Mombasa quasi parallelamente al mare, verso sinistra si raggiungono le zanne di Moi Avenue e da qui la zona industriale, andando a destra (Nkrumah road) si raggiunge Fort Jesus e la zona che fu di portoghesi prima, di arabi poi e degli inglesi che occuparono i più bei palazzi e ne fecero le sedi dei loro commerci e della loro colonia. Procedendo dritto, invece, la strada diviene Nyerere Road e porta al ferry di Likoni, da cui imbarcandosi si va a Diani e verso la Tanzania.
Ai margini settentrionali di Mombasa, invece, seguendo la costa, sorgono gli alberghi e la zona residenziale di Nyali, località di vacanza tra le più conosciute della zona. Tra grandi alberghi e centri commerciali, il golf club, ristoranti e cinema multi-sala, è possibile percorrere un bel tratto di spiaggia su cui si affacciano anche bar e caratteristici ritrovi, oltre a ville private da sogno e alberghi che accolgo in particolar modo turisti tedeschi. Lungo la trafficata strada che porta a Malindi, sorge il nuovo mercato, ritrovo degli africani, che propone decine e decine di bancarelle di indumenti usati, articoli per la casa e, all’interno di uno spazio delimitato da una cancellata, il mercato della frutta e della verdura. A Nyali c’è anche uno dei due grandi supermercati Nakumatt (l’altro è a Likoni, di fronte all’attracco dei ferry), all’intrerno di un centro commerciale. Altri due importanti poli per shopping e tempo libero si trovano poco prima, lungo la strada che entra in Nyali. La striscia di sabbia bianca prosegue per chilometri e chilometri, lambita dall’oceano e protetta dal Mombasa Marine Park. Si incontrano le località balneari di Bamburi, Shanzu Beach, Bombolulu, Kikambala e Vipingo. In mezzo, l’insenatura di Mtwapa, i suoi ritrovi a zattera, le numerose imbarcazioni e il villaggio di pescatori.
A Bamburi c’è anche un’oasi naturalistica, “Baobab adventure”, una sorta di parco-zoo con orto botanico, birdwatching e piste ciclabili che lo attraversano. Sulla strada che da Vipingo conduce verso Kilifi, in uno dei tratti più suggestivi del tragitto, tra colline e baobab a perdita d'occhio, cromatismi, sfumature e contorni unici, tra il blu del cielo, il verde della natura e il rosso della terra, si incontrano anche filari di sisal.

Kilifi

Kilifi è situata a metà strada tra Mombasa e Malindi, allo sbocco di un'insenatura suggestiva che ne ha fatto per secoli approdo sicuro e tappa per navi mercantili. Negli anni del colonialismo britannico è sorto anche uno yacht club, il primo della costa keniota. Fino al 1991, per attraversare il "creek" di Kilifi ci si doveva servire di un traghetto, il Kilifi ferry, poi i giapponesi hanno costruito un ponte sopraelevato. Il villaggio di Kilifi si sviluppa nella parte verso Malindi, fino alla bellissima spiaggia di Bofa Beach, mentre il quartiere di Mnarani si sviluppa a sud, e comprende le rovine della cittadina, che risalgono all'incirca al XV secolo. Interessante l'antica moschea, una delle prime del Kenya, che domina il villaggio a picco sul mare, col contorno di imponenti baobab. Lo sviluppo di Kilifi, che oggi è capoluogo, si deve all'arrivo degli stranieri, soprattutto inglesi, negli anni Sessanta e, appunto, al rimessaggio delle imbarcazioni da pesca d'altura. Poi sono sorti alcuni complessi alberghieri anche italiani e l'arrivo del ponte l'ha trasformata anche in crocevia e tappa di mezzi di trasporto. Importante per la popolazione locale, per oltre vent'anni, l'influenza della Kenya Cashnuts, azienda leader nella produzione e distribuzione delle "noccioline" e della Kilifi Plantation, immensa fattoria con alberi da frutto e animali. Kilifi oggigiorno serve il latte a buona parte della costa. Da scoprire: le piccole spiagge a strapiombo sul mare e le improvvise baie, come quella di Takaungu, qualche chilometro a sud.

Watamu

Venti chilometri prima di Malindi, dopo i villaggi di Chumani e Matsangoni, s'incontra l'insenatura di Mida, caratterizzata da foreste di mangrovie, piante le cui radici sono in acqua salata. A Mida si possono osservare specie molto rare e affascinanti di uccelli, come l'aquila pescatrice africana, la cicogna dal becco giallo e due varietà particolari di Martin Pescatore, di cui uno dal color verde malachite. Vi sono passeggiate organizzate di "bird watching" da fare a piedi oppure un "Eco Camp".
Dall'altra parte della strada statale, si trova l'ingresso dell'Arabuko Sokoke Forest Reserve, la più grande macchia di foresta endemica dell'Africa Orientale. La si può visitare in automobile (fuoristrada, ovviamente) con o senza la scorta di un ranger. Sono gli uccelli (oltre duecento esemplari) e le farfalle a dettare legge, ma nella Sokoke Forest vi sono ancora specie rare di serpenti, oltre alle più comuni in Kenya come il pathfinder e il black mamba, babbuini, il toporagno elefante e a volte qualche animale di savana che si è perso. Perchè a nord la vasta foresta confina con la savana dello Tsavo.
Dopo Mida e la foresta, si arriva a Gede, nota per le rovine di una delle più antiche cittadelle arabe fortificate della costa, risalenti al tredicesimo secolo. Oggi si possono notare resti di palazzi lussuosi e moschee, una vera e propria roccaforte swahili in mezzo alla foresta.Antichi fasti di una civiltà spazzata via dalle agguerrite tribù somale, i misteri dei commerci e dello splendore di Gede rimangono tuttavia un'attrazione per turisti, non tanto per le rovine ma per immaginare la vita in un borgo evoluto e fiorente a pochi chilometri dal mare.
Dal bivi0 di Gede si può raggiungere Watamu, la rinomata meta turistica dalle bianche spiagge, dai faraglioni e dal mare che ricorda quello delle Seychelles.
Watamu era nota fin dai tempi dei primi coloni inglesi, che amavano sostare e fare pesca d'altura nel villaggio, in cui peraltro vivevano ottimi marinai e fabbricanti di dhow, le imbarcazioni tipiche swahili. Anche lo scrittore Ernest Hemingway vi fece tappa negli anni Trenta e un resort inglese porta il suo nome. Da vedere, le splendide baie tra cui la Blue Lagoon, davvero incantevole con i suoi isolotti e le varietà di stelle marine, conchiglie e altre amenità marine. Oggi a Watamu sono molte le strutture alberghiere, ma l'estensione della sua area e la sua struttura fa sì che molte siano seminascoste tra mare e vegetazione. Tante sono anche le ville, a quelle britanniche si sono aggiunte in tempi più recenti le residenze da sogno degli italiani.
Il Watamu National Marine Park è famoso per le sue varietà di pesci e per le tartarughe marine, al largo dell'omonima baia. Possibile anche organizzare, partendo dalla spiaggia dell'Hemingways, escursioni per la pesca d'altura o fare windsurf. Chiaramente si può raggiungere in barca anche l'insenatura di Mida, fare snorkelling tra enormi pesci verso le grotte della Tewa (cernia, in swahili).

Mambrui

Dodici chilometri a nord di Malindi, passato il ponte sulla foce del fiume Sabaki, sorge il villaggio di Mambrui. A rilevante maggioranza musulmana, Mambrui è un borgo di pescatori sviluppatosi sulla grande spiaggia che unisce la "rive gauche" del Sabaki alle saline di Ngomeni. Oggi accanto alle case di pescatori, lungo la spiaggia chiamata di Che Chale, per via dell'omonimo ristorante con capanne-alloggio, sono sorti diversi complessi residenziali. Hotel, residence e villette a schiera che ospitano in prevalenza italiani. La vera attrazione è la spiaggia dorata di Che Chale, con l'oceano selvaggio non protetto dalla barriera corallina. La si può percorrere con un'automobile dotata delle quattro ruote motrici, tra dune e distese di sabbia ottime per il kitesurf. Il luogo ideale per gite di giornata o per chi desidera una vacanza rilassante a contatto con l'Africa selvaggia di mare, senza dimenticare i comfort occidentali. Oltre al già citato Che Chale, ci sono altre strutture che possono offrire da mangiare e bere durante il giorno e anche la sera. Ma per la vita notturna è d'obbligo spostarsi a Malindi.

Kipini

La strada per Lamu, attualmente, è asfaltata fino a Garsen. Dopo Gongoni e le saline di Ngomeni, dove è attiva la base Luigi Broglio dell'aeronautica spaziale italiana, si lascia il lungomare e prima di Garsen si svolta a destra in direzione di Witu. Il villaggio di Witu, minuscolo e importante ormai più che altro come sosta dei mezzi pubblici e non che sono diretti a Lamu o a Malindi, si snoda intorno alla piazzetta dove sorgono due snack bar locali e altrettanti negozi che vendono generi di primo consumo. Witu è anche un'oasi verde in una zona abbastanza assolata, tra il delta del Tana River (frequenti le inondazioni, durante la stagione delle piogge) e la National Reserve dove ancora vagano animali di savana. Eppure la storia di Witu annovera anche un sultano locale, Fondo Kazungu, che all'inizio del secolo scorso era considerato molto potente ed era riuscito a dotare queste zone di una certa ricchezza. Fino all'arrivo dei tedeschi, che qui precedettero l'impero Britannico (salvo poi cedere i loro avamposti, in cambio della Tanzania).
Uscendo dal paese, in direzione di Lamu, si può svoltare a destra verso il villaggio di Kipini, lungo uno sterrato di 7 km e raggiungere il mare. A Kipini sorge l'omonimo Lodge, che non sempre è aperto ma che è ospitale e dal quale si gode di una fantastica vista sul golfo omonimo. Di fronte c'è l'isola di Ziwayu, con le sue spiagge da Robinson Crusoe, ma interessante e unico è il safari in barca che si può fare partendo da Kipini e risalendo il corso del Tana. Si incontrano, lungo la foresta pluviale, moltissime specie di uccelli e si può vedere l'aquila pescatrice nel suo regno. Il fiume abbonda di ippopotami e coccodrilli e, dopo due ore di navigazione si arriva a una sorta di lago dove si è attorniato da centinaia di esemplari di alligatori kenioti.

 

 

 


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