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Settembre 2009

Tutte le notizie del mese

01-09-2009 di redazione

Anche il Trap aiuta Karibuni Onlus.
Appuntamento con la solidarietà è un testimonial d’eccezione, questa sera, 30 settembre a Seregno. Nell’ambito dell’iniziativa di Karibuni Onlus “Un mattone per Karibuni”, al “Riviera” di Seregno, andrà in scena una serata di beneficenza il cui ricavato andrà a finanziare il secondo lotto delle costruzioni della scuola elementare e media di Mida, totalmente finanziata dalla Onlus comasca. Una scuola modello che è stata inaugurata lo scorso agosto ed è provvista di tutte le otto classi che compongono la “primary school” (elementare e media insieme, secondo il metodo scolastico inglese), di una nursery, un pozzo e anche campi coltivati per la sussistenza alimentare e si spera presto anche l’autofinanziamento della struttura stessa. L’ingresso della serata è di € 50 e comprende la cena, lo spettacolo e la lotteria con biglietti in vendita a un euro. Primo premio un biglietto aereo di andata e ritorno per il Kenya. La serata e l’iniziativa hanno un testimonial d’eccezione, l’ex allenatore della Nazionale Italiana ed attuale commissario tecnico di quella Irlandese, Giovanni Trapattoni che metterà all’asta una maglietta dell’Irlanda autografata da lui e da tutti i giocatori appositamente per l’occasione. Per prenotazioni, Tel. 0362/328028(30/09/2009)

Wine & Food Expo 2009
(Esclusiva malindikenya.net) Archiviata con commenti più che positivi la quarta edizione di Wine & Food Expo al Casino di Malindi. La rassegna enogastronomica che si è svolta nel pomeriggio di sabato ha mostrato notevoli miglioramenti rispetto agli anni passati (a dir la verità è un crescendo, in queste quattro edizioni). Una ventina di stand presenti, tra produttori e rappresentanti, tra esportatori e grande distribuzione. La novità più rilevante era costituita dalla presenza di un vinificatore keniota di Naivasha, che ha presentato il primo imbottigliamento (annata 2008) del suo bianco. La "Rift Valley Vinery" di Morendat, ha i suoi vitigni di uva bianca sauvignon alle pendici del monte Longonot. Ne è scaturito il Lelisha, un bianco fruttato con lievi accenti minerali che ricorda un collega sudafricano che si trova facilmente in Kenya, il Bellingham. Quattrocento scellini la bottiglia è un prezzo competitivo e comunque si alimenta la produzione e il lavoro keniota. Così come cresce l'industria casearia nel Paese. Accanto ad aziende collaudate come Brown (noto per i suoi Brie e Camembert, ma anche per il caprino) si fa strada sempre più l'italiana Bosco Farm di Msabah, ormai leader della mozzarella e capace di ottime scamorze affumicate, risultato di un lavoro di ricerca sulla stagionatura, che riserverà altre sorprese. Non mancava la buona cucina, con gli ingredienti di due pescherie locali e i dolci della bottega italiana di Malindi "Pappa e Chakula". Tra un bicchiere d'assaggio, una birra Keg alla spina o una Sierra rossa (altra novità o quasi per Malindi) e un pollo arrosto della Kenchic, la giornata ha visto turisti, residenti, esercenti locali e molti locali girare col sorriso stampato per la "piazzetta" del ristorante La Griglia. Quel sorriso è una garanzia per una manifestazione intelligente che mette in vetrina le cose buone del Kenya.(30/09/2009)

Anche Caparezza per l'acqua in Kenya
Anche Caparezza, al secolo Michele Salvemini, uno dei più apprezzati rapper italiani, ha prestato la sua voce per la buona causa della siccità in Kenya. Il progetto di Amref, curato da Icio De Romedis e dal musicista Riso, aveva già portato alla composizione del brano dei Negrita "Radio Conga", che l'anno scorso ha avuto grande successo grazie anche al suo ritornello in kiswahili. Quest'anno il brano è ancora più esplicito, s'intitola infatti "Nell'acqua" ed è statto scritto dai Rezophonic, progetto dello stesso Riso con il trombettista Roy Paci e la cantante Cristina Scabbia. La parte del protagonista però la fa Caparezza, grazie al quale il pezzo girerà in radio e i suoi diritti, come quelli per la vendita del cd in uscita, andranno al progetto di Amref che da alcuni anni si è concentrato sulla regione del Kajiado, ad ovest del Paese, sotto il lago Vittoria, che è da sempre particolarmente colpita dalla siccità. Molti pozzi sono già stati costruiti (uno anche grazie all'aiuto di Karibuni Onlus) ma il progetto continua affinchè oltre a poter bere ed utilizzare l'acqua quotidianamente, si possano irrigare i campi e piantare generi alimentari di prima sussistenza come il mais, frutta e verdura.(29/09/2009)

I RACCONTI DI CLAUDIA PELI - 1 - "GRATITUDINE"
Ho uno shamba boy che si chiama Mungo, è il quinto di undici fratelli...almeno così sembra: il numero esatto non lo sa neanche lui … Porta le ciabatte di gomma di colore diverso, probabilmente trovate in spiaggia dopo l’alta marea, e al polso ha un orologio di topolino sempre fermo sulle dieci e un quarto, e gli piace tanto che non se lo leva mai. Se gli chiedo che ore sono, lui allunga il collo e guarda il cielo, studia un po’ il sole e poi mi risponde: ci azzecca quasi sempre. Mungo vive lontano, dopo l’aeroporto, dentro il bush. E tutte le mattine viene a lavorare nel mio giardino in sella ad una bicicletta sgangherata che si chiama Ursula . A parte il fatto che perde spesso la catena nelle buche e lui ci cade dentro, Ursula è una bicicletta minuscola e non capisco come Mungo che è grosso riesca a starci in equilibrio e a pedalare per tutti quei chilometri.
Nonostante le magagne, la micro Ursula  è il suo unico mezzo di locomozione, e quindi se la tiene stretta e ogni tanto le da un po’ d’olio. E’ una fortuna avere una bici, sai quanti scellini risparmiati in tuk - tuk e boda -boda? Così il buon Mungo, tra una pedalata e una caduta, arriva più o meno puntuale tutte le mattine al mio cancello e mi dice col sorriso: “Jambo mama!”

SEGUE DALLA PRIMA PAGINA 

Lavora sodo e non si lamenta mai. Non mi chiede prestiti, e non si da mai per malato. Taglia l’erba, annaffia, pota le siepi, raccoglie le foglie morte. Va su e giù per il giardino spingendo la carriola col rastrello in spalla e il panga sotto il braccio. Mica come quell’altro, il suo collega, che se ne sta imboscato tutto il giorno a fare finta di pulire la piscina o a chiacchierare con la cuoca del vicino …
Bravo Mungo, ti voglio premiare. E così ho deciso di regalargli la mia vecchia mountain bike, perché da quando ho la macchina non la uso più e se ne sta lì nel sottoscala a fare le ragnatele.
Quando gliela ho data non ci poteva credere, gli sono venuti gli occhi enormi e lucidi e mi ripeteva: "Asante sana mama, grazie!"
Era così emozionato che mi sono un po’ commossa anch‘io. Ecco, un piccolo bel gesto ha reso felice il mio shamba boy, che da domani verrà al lavoro pedalando bello comodo sulla nuova bicicletta, mi son detta contenta. Mi sbagliavo … la mattina dopo l’ho visto arrivare al cancello arrancando faticosamente per l’ennesima volta in sella ad Ursula la sgarruppata. Che grande delusione … ho pensato che forse gliela avessero rubata fuori dalla capanna durante la notte. Poverino.
“Jambo mama!” Mi ha detto sorridendo come se niente fosse.
“Jambo Mungo. Ma dov’è la tua nuova bici?”
“L’ho venduta. Pesa mingi sana, tanti soldi!” Mi dice orgoglioso.
“Che cooosa hai fattoooo!?” Gli ringhio addosso.
Dalla sua espressione intimorita capisco che mi vede le fiamme di rabbia negli occhi.
“Iko matata?” Mi chiede perplesso.
“Certo che c’è problema! Mungo non si vendono i regali!”
“Perché mama?” Mi chiede ingenuo come un bimbo.
“Perché dovresti mostrare un po’ di gratitudine per il dono che ti ho fatto.” Provo a spiegargli. Ma Mungo si gratta la testa pensieroso. 
“Gratti … grattitt …nini?” Mi chiede. Ecco, lo sapevo, non conosce nemmeno il significato della parola. Alla fine forse ho sbagliato io, mi dico. Che cosa mi aspettavo: che buttasse via Ursula? In Africa non si butta via niente. Mi auguro almeno che con i soldi ci abbia comprato delle cose utili per la sua famiglia. Così mi faccio passare la frustrazione e gli dico:
“Dai, vai a tagliare l’erba. Hakuna matata.” E non ci penso più.
Quando sono scesa in giardino col cane la sera ho notato che la mia macchina era lustra brillante, miracolo! Poi ho visto lì accanto Mungo, accucciato sul secchio dell’acqua che strizzava una grossa spugna.
“Sei stato tu?” Lui  ha fatto sì con la testa e poi in perfetto italiano ha detto:
“Gratitudine!” E mi ha fatto il sorriso più bello del mondo. Ecco, io mi sono commossa di nuovo. “Asante Mungo, mzuri sana, molto bene.”
Da quel giorno il mio shamba boy mi lava la macchina ogni lunedì senza bisogno di ricordarglielo, la piccola Ursula sta ancora parcheggiata sotto il frangipani, e l’erba del mio giardino è molto più verde di quella del vicino.

Via ai corsi negli hotel per "Malindi Protegge i Bambini"
Hanno preso il via le giornate di sensibilizzazione dirette al personale di otto complessi alberghieri che fanno parte dell'Associazione Malindi Watamu Tourism Welfare Group. Si tratta di meeting incentrati sui diritti dell'infanzia e sullo sfruttamento sessuale dei minori.Gli hotel in questione (Mwembe Resort, Coral Key, Lawford's, Tamani Jua, Stephanie Sea House, Crystal Bay e Aquarius) avevano firmato il 23 dicembre 2008 i documenti di adesione alla campagna "Malindi protegge i bambini" insieme con il Cisp e l'Unicef, alla presenza del Ministro del Turismo keniota Najib Balala, dando il la a un progetto pilota mondiale (presentato anche alla conferenza internazionale Unicef di Porto Alegre) che tra le altre cose prevede questi incontri diretti al personale degli hotel.Nell’accordo i membri dell'Associazione si sono impegnati, fra l'altro, a collaborare con le autorità locali segnalando i casi di abuso o sfruttamento sessuale, a coinvolgere nella campagna gli altri hotel e attività commerciali e a promuovere attività di raccolta fondi per iniziative a favore dei minori. Queste giornate di sensibilizzazione rappresentano un primo passo per la successiva adozione del Codice di Condotta ECPAT (End Child Prostitution, Pornography And Trafficking), di cui sarà responsabile l'associazione keniota SOLWODI, da tempo attiva nella prevenzione e nella denuncia dei casi di sfruttamento dei minori.(26/09/2009)

Ferrovia ad alta velocità tra due anni in Kenya.

Da trentadue chilometri all'ora di media di velocità, a centosessanta. Questa la rivoluzione che il Kenya si appresta a operare sulla storica linea ferroviaria "Mombasa-Kampala" costruita dagli inglesi un secolo fa. La ferrovia che oggi viene utilizzata perlopiù per trasporti di materiali pesanti dal porto di Mombasa alla capitale Nairobi e che mantiene una romantica linea notturna per viaggiatori, taglia in due i parchi nazionali e poi la Rift Valley, perchè da Nairobi prosegue per Kisumu e poi attraversa il confine per arrivare a Kampala, dopo 921 chilometri e tante, troppe ore di viaggio. Ora, grazie a finanziamenti stranieri che ancora non sono stati resi noti (la notizia, tutta da verificare, è stata data in anteprima ieri da Ttg Incontri), si pensa all'alta velocità e tra due anni potranno iniziare i lavori che rivoluzioneranno i trasporti kenioti di cose e persone su rotaia. La grande linea prevede anche il collegamento con Addis Abeba in Etiopia e con Juba, nel sud del Sudan. In quest'ottica, il Porto di Mombasa diventerebbe ancor più importante, fungendo da scalo marittimo anche per Uganda, Etiopia e Sudan. Anche in forza di questo e dei buoni rapporti tra le due nazioni, come già avvenuto per la posa delle fibre ottiche, si pensa che buona parte degli investimenti saranno effettuati dal Sudafrica.(25/09/2009)

Niente più razionamento elettrico sulla costa

"D'ora in poi gli alberghi e le strutture turistiche della costa keniota non subiranno più i blackout dovuti al razionamento dell'elettricità". Così parlò solennemente il General Manager dell'azienda nazionale dell'energia elettrica, la Kenya Power & Lightning. Ci ricorderemo di questa promessa perchè noi di malindikenya.net, con l'approccio positivo in questo Paese, che molti chiamano ottimismo, siamo stati tra i primi, con l'associazione Malindi Watamu Tourism Welfare Group, a denunciare i gravi danni che i continui disservizi dell'azienda provocavano ai servizi turistici in Kenya e alla comunità italiana della costa. Ora Joseph Njoroge, il numero uno della KPL, sembra aver recepito il problema, pungolato anche dal Ministro del Turismo (e ormai nostro alleato totale per tali cause) Najib Balala. Così lunedì ha parlato durante il "Southern Africa Forum" di Mombasa, ai giornalisti e ai rappresentanti delle associazioni presenti. "Abbiamo deciso che il servizio da offrire al comparto turistico - ha detto Njoroge - deve essere il migliore possibile. Quindi, nonostante i problemi e le strategie dell'azienda, che necessariamente stanno toccando la capitale Nairobi e altre zone del Paese, le località costiere e specialmente i loro alberghi, non saranno più toccate dal razionamento". Finalmente si vede la luce fuori dal tunnel, speriamo che le "gallerie" siano davvero finite, per la qualità del turismo da offrire a chi viene in vacanza e anche per quella di chi ha scelto la costa keniota per farne la sua abitazione durante i mesi invernali o per sempre.(24/09/2009)

Natale Vip a Malindi, quest'anno anche Piersilvio?

Le ville di Malindi e Watamu fanno gola anche ai Vip, non soltanto ai turisti "normali" che ormai sono soliti affittarle per lunghi periodi, se non addirittura acquistarle (per poi magari subaffittarle nei periodi in cui non vengono). L'anno scorso hanno preferito la casa al resort anche la conduttrice Ilaria D'Amico e l'ex presidente dell'Enel Chicco Testa, mentre altre new entry si erano accomodate in lussuosi hotel come Kilili Baharini e La Malindina. Insomma una villa sulla costa keniota è sempre più un affare e quest'anno alcune di loro potrebbero ospitare personaggi davvero importanti: uno tra tutti? Il figlio del Premier Silvio Berlusconi, l'ormai altrettanto noto Piersilvio, deus ex machina di Mediaset e superfidanzato con la bella ex letterina Silvia Toffanin. Da voci raccolte da malindikenya.net i due starebbero cercando una meravigliosa dimora tra Malindi e Watamu, ma non poche sarebbero le difficoltà anche per loro. Beh, al limite potrebbero finire anche loro da Briatore, come toccò in passato ad un altro personaggio caro al Presidente del Consiglio, Emilio Fede.(23/09/2009) 

Settembre d'oro per Malindikenya.net

Mille visite al giorno, equamente divise tra ingressi diretti (quelli di cui potete vedere i numeri nel nostro contatore) e lettori che ci seguono attraverso i link di oltre cento tra siti, portali, forum e blog. Questi i dati parziali del mese di settembre che ha visto un deciso scatto del nostro portale informativo, grazie anche agli inserzionisti pubblicitari. La forza di malindikenya.net è anche quella di avere tutti lettori interessati agli argomenti che proponiamo e che, quando giungono per caso su malindikenya.net diventano poi visitatori abituali. L'Italia prende il 70% della "fetta di torta" e dopo il Kenya ci leggono anche in Svizzera, in Francia e addirittura in Grecia, Russia e Polonia, oltre a Uganda e Tanzania. Ottimi anche i riscontri della pubblicità. "Dopo soli tre giorni - ci ha confidato Claudio Benaglia, del Royal Club Tulia che ha acquisito spazi pubblicitari ultimamente - ho avuto altrettante richieste di informazioni per le ville che sto costruendo e già una si è tramutata in appuntamento". Positivo anche l'approccio delle compagnie di Safari. "Molte sono le mail e le prenotazioni di safari, grazie alla visibilità su malindikenya.net - ammette Camilla Frasca Caccia di Bush Company - credo che ormai la promozione della propria attività in internet, specie in un luogo come Malindi, così distante dall'Italia anche a livello mediatico, sia importantissima, inevitabile se si vuole crescere". Di questo avviso sono più di quaranta imprenditori di Malindi, Watamu, Mambrui, Diani e Mombasa che hanno scelto il nostro portale per farsi pubblicità". Ricordiamo oltretutto che promuovere anche la propria attività italiana è un modo per avere visibilità presso una clientela selezionata, che è quella che frequenta Malindi e allo stesso tempo contribuire a far vivere il portale e farlo sviluppare ancora. Buon autunno, allora!(23/09/2009)

Una stazione di Polizia anche a Mayungu
"C'è il via libera del Comitato Distrettuale per la Sicurezza per costruire la stazione di Polizia a Mayungu. La delibera provinciale dovrebbe essere una formalità". A parlare di novità in fatto di sicurezza è la massima autorità di chi ogni giorno è in prima linea per combattere il crimine. Il Capo della Polizia (OCPD) del Distretto di Malindi, Peter K. Kattam, ha rilasciato un'intervista a malindikenya.net e ha illustrato nuovi progetti, con uno sguardo anche a quel che è stato fatto dall'inizio dell'anno. "Non ci fermeremo qui - annuncia intanto - dopo Mayungu, con l'aiuto degli hotel e dei privati che già da tempo si sono offerti, faremo anche il posto di polizia a Mambrui, unica località in cui quest'anno si è verificata una rapina (senza conseguenze) all'interno di un complesso alberghiero". Poi Kattam parla di sicurezza a tutto tondo: "Dall'inizio dell'anno il crimine organizzato, piccola delinquenza e bande, è sensibilmente diminuito, soprattutto a livello locale, quello dei quartieri non turistici. Ma ancora meglio è andata nella parte vacanziera di Malindi, i pattugliamenti raddoppiati hanno funzionato, ora abbiamo almeno sette postazioni fisse da Kibokoni a Casuarina". Kattam punta il dito sull'impegno di tutti i giorni per la sicurezza soprattutto dei turisti e dei proprietari di case private. "Gli hotel sanno che siamo sempre pronti a offrire scorte e appostamenti particolari, nei giorni di arrivo o di partenza dei turisti, ma per fortuna quest'anno non ce n'è stato bisogno. Con le compagnie private abbiamo lavorato spesso di comune accordo. Ai proprietari delle ville invece mi sento di dare un consiglio: scegliete con cura il personale che tenete in casa, cercate di sapere più cose di loro, informatevi. Sono dettagli importanti, prima di tutto per capire chi prendete a lavorare nella vostra casa, secondariamente perchè nell'eventualità di furti o ammanchi, sarà più facile per noi rintracciarli o capire se sono stati loro".(22/09/2009)

Un aiuto sanitario a Malindi da Martina Franca.
Un conservatorio pugliese aiuta la sanità a Malindi. Si è svolto nei giorni scorsi a Martina Franca, in provincia di Taranto, il concerto di beneficenza a favore dell’Associazione “Amici di Malindi e dintorni onlus ”, per raccogliere fondi per ultimare i lavori del dispensario socio-sanitario di Hongwe, villaggio del distretto di Malindi, che potrà essere attivo entro un anno per analisi, visite specialistiche e prevenzione. La serata lirica, organizzata da Nicoletta De Carolis Pellè e da Silvana Milella, docente presso l’Istituto Musicale Giovani Paisiello, e direttore artistico dello stesso, è solo l'ultima di iniziative che l'associazione dedica al Kenya dal 2002. L’urgenza della sanità segue quella della formazione, cui l’Associazione ha dedicato e continua a dedicare anni di impegno. Tutte le attività si realizzano con la piena collaborazione della diocesi di Malindi, guidata dal Vescovo, Monsignor Francesco Baldacchino.(22/09/2008)

Harley Davidson in piazza a Portofino per l'orfanotrofio di Mayungu
Anche quest'anno gli amanti delle Harley Davidson di tutta Italia aiuteranno il Children Center di Mayungu, tra Malindi e Watamu. L'anno scorso il club Harley Davidson di Portofino, organizzatore del "Portofino Coast Chapter", ha racolto quattromila euro destinati all'orfanotrofio e consegnati da una delegazione arrivata in Kenya. Quest'anno l'organizzatore Beniamino Migliore conta di migliorare ancora. L'appuntamento per i centauri è fissato per domenica 27 settembre alle ore 11 nella celeberrima piazzetta di Portofino. Il costo della giornata è di € 30 e il ricavato sarà devoluto appunto a Mayungu. E saranno accettate ovviamente anche offerte supplementari, a compendio della bella giornata tra moto, panorami liguri e gastronomia locale.(21/09/2009).

I RACCONTI DI CAMILLA - 8 - La danza delle giraffe
C’è un momento nel bush in cui tutto sembra fermarsi. E’ il momento in cui gli animali si fermano, chi può all’ombra, chi a dormire e chi a ruminare, ma tutti approfittano delle ore più calde del giorno per riposare e ridurre al minimo le attività.
Anche noi ci fermiamo allora, dopo il game drive ci rintaniamo nei campi tendati dove dopo il pranzo rimaniamo in relax osservando il lento scorrere del fiume, o gli ippopotami che sonnecchiano.
Mentre ci stavamo dirigendo verso il campo per il nostro pranzo e la nostra pausa, improvvisamente notammo un movimento vicino ad un gruppetto di palme dum. “Le giraffe, guardate là, stanno facendo una danza d’amore!!!” esclamò un ospite, io fermai la macchina e in silenzio e col binocolo in mano , mentre osservavamo le due giraffe , spiegai ai miei ospiti che in realtà si trattava di qualcosa di molto più cruento e decisamente meno dolce di una danza d’amore.
Le due giraffe stavano come appoggiate una contro l’altra e sembravano dondolare dolcemente e incrociare i colli in sinuose figure. Apparentemente sembrava proprio una lentissima danza, un rituale dondolare…..quello che invece non si vedeva ma che si poteva intuire dopo una attenta osservazione era che in realtà le due giraffe stavano spingendosi con forza cercando di sbilanciare l’altra, e l’intrecciarsi dei colli altro non era che evitare che il collo dell’altra potesse arcuarsi ed allontanarsi per prendere forza e slancio per un colpo.

Una era più anziana, lo si poteva capire dal colore scurito del corpo e la testa schiarita per l’età e dai prominenti finti corni, delle protuberanze ossee che sviluppano i maschi in modo sempre più marcato con l’età, fino ad averne tre o addirittura anche quattro, sulla fronte tra gli occhi, questi finti corni servono al maschio come ulteriori “armi”  oltre alle vere corna (che possiedono peraltro anche le femmine).
SEGUE DALLA PRIMA 
Arcuando il collo e rovesciando la testa contro il fianco o il collo dell’avversario la giraffa può così infliggergli poderosi colpi, ma quello che ai nostri occhi appariva strano era l’estrema lentezza con cui tutto questo avveniva.
La giraffa, così elegante , lenta e compassata, sembra non voler perdere la sua regale inalterabilità nemmeno quando combatte….e quello cui stavamo assistendo era dunque un vero e proprio incontro di boxe al rallentatore.
E come appunto accade durante gli incontri di boxe i due contendenti si appoggiavano uno all’altro, fianco contro fianco , al duplice scopo di spingere l’avversario e di sostenersi mentre si studiavano, abbassando e rialzando insieme i  lunghissimi colli , intrecciandoli e alla prima mossa sbagliata dell’altra infliggendo un colpo sordo e potente, talmente lento che sembrava più rituale che reale , ma la forza di tali colpi era tale che quella che li riceveva veniva sbilanciata sulle zampe.
La posta in gioco di questo scontro erano le femmine, ce n’erano tre, a poca distanza dai contendenti, che totalmente disinteressate all’incontro tra i due continuavano a piluccare le foglie sulle Acacie Tortilis.
E’ inevitabile che tali combattimenti vengano scambiati spesso per “danze” o per una forma di corteggiamento, e l’immagine della giraffa, così elegante, sinuosa e dalle lunghissime ciglia fa sempre ed ingenuamente pensare ad una figura femminile, al punto tale che fa strano pensare ad un “giraffo” , e tanto meno è facile immaginare un cruento combattimento tra due maschi di giraffe. Conoscere il mondo animale e soprattutto avere la possibilità di effettuare un safari con guide , che possono spiegare anche comportamenti non sempre decifrabili , svela un intero mondo che va al di là dell’immagine che normalmente abbiamo di certi animali, rivelandoci i lati nascosti  e volte inimmaginabili anche dei più conosciuti e familiari mammiferi.
FACTS FILE

  • In Kenya esistono otto sottospecie diverse di giraffe, distinte in base al diverso disegno del mantello. Il mantello più irregolare è quello della giraffa Masai , le cui macchie scure su fondo chiaro hanno una forma a fiore dentellato, mentre il mantello della giraffa Reticolata rappresenta l’altro estremo con il più regolare dei disegni, praticamente un reticolo chiaro ad angoli retti su un fondo scuro. Le varie sottospecie si incrociano tra loro dando vita a molte variabili e rendendo difficile il poterle sempre distinguere come appartenenti ad una sottospecie piuttosto che ad una altra.
  • La lingua della giraffa è lunga 45 cm ed insieme alla particolare articolazione alla base del collo che le permette di posizionare la testa in verticale aiuta l’animale a raggiungere le foglie sui rami più alti.La lingua è ricoperta da papille cornee che la proteggono dalle affilate spine presenti sui rami delle acacie dove è solita brucare le foglie.
  • Le ciglia della giraffa sono lunghissime e le conferiscono questo aspetto dolce e sognante, in realtà sono una arma di difesa contro le spine delle acacie, e le permettono così di sentire le spine prima che possano ferire gli occhi.
  • Una giraffa maschio raggiunge l’altezza di 5, 5 m, questo significa che messa davanti ad una casa a due piani potrebbe tranquillamente guardare nella finestra del piano superiore.
  • Per quanto la giraffa sappia difendersi efficacemente dai predatori sferrando poderosi calci, i piccoli di giraffa subiscono una fortissima predazione da parte di iene e leoni, con un tasso di sopravvivenza solo del 40-60%.
  • La giraffa dispone di solo due tipi diversi di andature, l’ambio e un galoppo “al rallentatore”. Le zampe infatti, così lunghe e vicine, non possono affrontare andature “diagonali” quali il passo ed il trotto, dunque la giraffa (come il cammello) cammina spostando contemporaneamente entrambe le zampe dello stesso lato e non può trottare. Quando galoppa la giraffa sembra andare al rallentatore e porta la coda arrotolata sulla schiena.
  • Le corna delle giraffe sono presenti sia nel maschio che nella femmina, sono ricoperte di pelle e di un ciuffo di peli nella parte finale (prominente nei giovani).Alla nascita il piccolo possiede già le corna, ma sono morbide e di cartilagine, si ossificheranno con la crescita.
  • Per quanto difficile sentire suoni emessi da giraffe, la giraffa non è muta ed è in grato di emettere rauchi soffi, starnuti di allarme e suoni flautati.(20/09/2009)


Il ricordo di Fabio Mari, ucciso da un attacco di cuore.
E’ stata una settimana malinconica per noi di malindikenya.net. Così come è avvilente per i parenti e gli amici di Fabio in Italia, non poterlo ancora avere vicino per dargli l’ultimo saluto e dirgli grazie di esserci stato, anche se per così poco tempo. Trentasei anni appena. 
Una settimana. Tanto è passato dall’assurda morte di Fabio Mari, nel letto del suo appartamentino di Malindi, a neanche cento metri dall’Oceano, di cui poteva sentire il rumore prima di addormentarsi. Abbiamo voluto attendere i risultati dell’autopsia disposta dalla polizia locale, a seguito dell’impossibilità del medico di accertare le cause del decesso. Il caso è chiuso. Ora sappiamo con certezza anatomopatologica che è stato il suo cuore a cedere. 
Si dice sempre così: “ma come, era un ragazzone, così pieno di vita…”. Frasi fatte, parole inutili che non hanno mai riportato in vita nessuno.
Era un bravo ragazzo, Fabio. 
A Malindi quasi nessuno ha fatto a tempo a conoscerlo per quello che era veramente, una persona dalla grande sensibilità, un giovane (perché a trentasei anni si è giovani) che ancora non sapeva cosa avrebbe fatto “da grande”. Certo, non era mica obbligatorio che la gente sapesse che aveva perso entrambi i genitori, che ogni tanto faceva lo spaccone per mascherare una timidezza latente, o che a lui bastava una stretta di mano per fidarsi delle persone. 
Qui c’è chi si ricorda del simpatico gestore del Vintage Lounge ma manco sapeva come si chiamasse, chi ci scambiava due chiacchiere in qualche altro locale dopo che aveva finito il lavoro. Lo incrociavi in spiaggia a farsi arrostire dal sole, lo beccavi mentre divorava, sorridendo, un’aragosta.  Qui molti invece sanno dirti solo che quella sera aveva bevuto qualche bicchiere di troppo o che si era infervorato in qualche discorso un po’ incazzato.
Può essere. Ma almeno adesso si può star certi che quel che ha scritto o lasciato intendere la stampa keniota (overdose, soffocamento, avvelenamento) non è la verità. Ma Fabio resta qua, perché c’è un’indagine, quindi i medici si riservano di fare altre analisi per capire cosa realmente possa avere causato l’infarto. Martedì a Nairobi ci diranno che aveva bevuto champagne. 
Sissignori, "Fabietto", come lo chiamavano gli amici, se n’è andato bevendo champagne. Tutto il resto ci interessa poco, chi lo piange sa che non c’è più, questo è il dato terribile. E che ancora non può tornare nella sua Roma, bloccato dalla burocrazia.
E’ la prassi, dicono. Già, ma la vita di un uomo non è “prassi”, anche se qui nessuno quasi lo conosceva. Chi scrive invece lo aveva conosciuto in Italia, in un bel bar di Capalbio, e ne aveva apprezzato l’entusiasmo e la voglia di intraprendere una nuova avventura. L’Africa è una grande avventura e spesso fa innamorare proprio perché assomiglia all’avventura più avventura di tutte, che è la vita. Fabio aveva capito l’Africa e credo proprio che gli piacesse. 
Perché la vita, quella di sicuro gli piaceva moltissimo.(19/09/2009)

Dagli alpini un pozzo per Mida
Che la generosità e la sensibilità degli alpini nei confronti del prossimo non conoscano limiti né confini è cosa risaputa. Sempre in prima fila nelle tragedie, nelle ricostruzioni e ora anche nell'aiutare la gente del distretto di Malindi. Lo dimostra il significativo gesto del gruppo di degli Alpini parmigiani di Soragna che hanno raccolto fondi per la realizzazione di un pozzo idrico al servizio dei bambini che frequentano l’asilo e la scuola primaria di Mida. L'idea del capogruppo Corrado Azzali è piaciuta molto in paese, tanto che agli alpini si sono ben presto aggiunti, con un loro contributo, il Comune di Soragna e diversi generosi benefattori. In questo modo, operando attraverso la collaborazione dell'associazione Karibuni onlus, che a Mida ha costruito la scuola e sta portando avanti altri progetti, è stato possibile realizzare un pozzo manuale con due serbatoi idrici da 3 mila litri ciascuno: una struttura di primaria importanza per i 350 bambini che utilizzeranno il mozzo «made in Soragna» per le loro esigenze alimentari ed igieniche. L'importanza dell’iniziativa è ricompresa, inoltre, nel fatto che lo stesso pozzo incentiverà lo sviluppo del progetto agricolo di oltre 30 mila metri quadrati annesso alla scuola e servirà come autofinanziamento per sostenere i costi di gestione della struttura. Sul medesimo campo sono già state messe a dimora 3500 piante di casuarina (pianta da reddito molto diffusa nella zona), 500 pianticelle tra pomodoro, melanzane, papaya e arance i cui frutti saranno alla base dell’alimentazione dei bambini e, in caso di eccedenze, costituiranno un ulteriore reddito a favore della scuola. Va inoltre aggiunto che la località interessa un bacino di oltre dieci mila persone. (18/09/2009)

Royal Tulia Club entra in MWTWG
Nuovo membro per l'associazione Malindi Watamu Tourism & Welfare Group e nuovo inserzionista e sostenitore per il portale malindikenya.net. Si tratta di Royal Tulia Club, un complesso residenziale a cinquecento metri da Lamu Road, all'altezza del Galana Hospital sulla strada per Mtangani. Così vicino ma così tranquillo e già immerso nella natura africana, il Royal Tulia Club è nato da un sogno dell'architetto brianzolo Claudio Benaglia, che vuole ricreare l'atmosfera dell'Africa coloniale inglese con i comfort e la sicurezza dei tempi moderni. Così ha ideato un progetto edilizio in grado di soddisfare qualsiasi esigenza e qualsiasi disponibilità economica. Per dare un'occhiata, basta cliccare qui o nel banner pubblicitario a lato, o guardare nell'elenco Altre Attività in alto a destra. Ecco un altro imprenditore malindino che ha scelto di essere rappresentato da MWTWG e di farsi pubblicità tramite il nostro portale, aumentando anche l'offerta turistica e commerciale di Malindi e Watamu. Cosa che continueremo a consigliare a chi ancora non lo ha fatto, ricordando anche che si può anche fare semplicemente pubblicità su malindikenya.net senza obbligatoriamente diventare membri dell'associazione e, ovviamente, viceversa. Così come anche un'attività italiana, specie se legata in qualche modo all'Africa o a Malindi, può utilizzare il portale come strumento per mettere in evidenza la propria proposta commerciale. I nostri duecentocinquantamila (e passa) lettori sono una discreta garanzia di visibilità. Karibu Royal Tulia Club, e voi che aspettate?(17/09/2009)

Anche a Malindi si investe nella Jatropha, il biofuel del futuro.
Non le trovi un difetto e potrebbe davvero salvare l'umanità. Per ora sarà importante vederne l'utilizzo per i kenioti poveri che da anni sono costretti a farsi illuminare e intossicare dalla paraffina...ma poi, quando il petrolio inizierà a scarseggiare, chissà... Stiamo parlando della Jatropha Curcas, la pianta eco-combustibile che produce carburante tramite spremitura a freddo dei suoi frutti e che bruciando non produce fumi tossici. Il Kenya da un paio d'anni si è aperto a queste piantagioni e considerando la vastità del suo territorio ancora incolto, c'è chi si è lanciato su produzione in grande scala.
La Jatropha Curcas è una pianta dalle virtù straordinarie. Cresce in terreni molto aridi e produce il primo raccolto già a un anno dalla semina pari a mezza tonnellata di semi per ettaro. Dal terzo anno in poi cresce fino ad arrivare alle cinque tonnellate. I suoi semi offrono una resa del 97% di olio che può essere utilizzato per produrre carburante. La vendita di questi semi potrebbe dare nuovo slancio all'economia del Kenya, infatti il Governo sta per destinare un milione di ettari alla sua coltivazione e anche a Malindi sono arrivati imprenditori che avvieranno coltivazioni nell'entroterra. 
Il "biofuel" non solo aiuterà le popolazioni più indigenti, ma potrà essere utilizzato per i generatori di energia elettrica, i trasporti e per i macchinari utilizzati in agricoltura, diminuendo in maniera sensibile le emissioni di gas inquinanti, permettendo alla Terra di rientrare nelle soglie consentite nei prossimi anni dal protocollo di Kyoto.(16/09/2009)

Una scuola in Kenya come regalo al missionario di Barzago.
Bastano i fedeli di una parrocchia brianzola per ridare vita e speranza a decine di studenti. Grazie all'amore per il Kenya di padre Angelo Riboldi, missionario comboniano che è ancora molto amato nella sua parrocchia di Barzago, nel lecchese, la comunità del paese ha raccolto fondi per rimettere in piedi una scuola tecnica a Maralal, nella regione keniota del Samburu. E' stata una sorpresa che la comunità ha voluto fare a padre Angelo insieme con il parroco Don Fabrizio. Padre Angelo Riboldi è un vero e proprio punto di riferimento per il movimento missionario della Consolata. Dal 1984 al 1985 ha partecipato ad un master in missionologia a Londra, prima di partire per l’Uganda. E’ stato parroco di Kampala fino al 1996 e ha successivamente operato presso la casa madre dei Missionari della Consolata di Torino. Attualmente vive a Roma, essendo divenuto nel 2008, membro del segretariato generale della Missione, al servizio della Direzione Generale.che da sempre ha a cuore il Kenya e la sua gente e sempre si è prodigato per far avere "aiuti veri".
“Il vostro aiuto - ha scritto Padre Angelo ai barzaghesi - aiuterà i nostri ragazzi a portare a termine gli studi e se meritevoli ad essere pronti ad inserirsi nel mondo del lavoro. E per gli altri che hanno terminato gli studi, ma non ancora ricevuto il certificato della scuola perchè ci sono dei debiti finanziari, finalmente potranno anche loro avere il diploma, beneficiando della vostra generosità”.(15/09/2009)

Dal nuoto mondiale acqua per il Kenya.
Anche nel distretto di Malindi alcuni dei sessantacinque pozzi che il Comitato Organizzatore dei campionati mondiali di nuoto, insieme con il Comune di Roma, ha deciso di finanziare e che Amref realizzerà presto. Il progetto si chiama appunto “65 pozzi per 65 medaglie”, che sono quelle assegnate durante i recenti mondiali nelle vasche del Foro Italico. L’emergenza siccità del Kenya e nota e tra i distretti colpiti c’è anche l’entroterra di Malindi (le zone di Chakama e Langobaya particolarmente) e anche quello di Kilifi, oltre all’endemico problema del deserto del Kajiado, nel quale Amref ha già operato in passato e anche in collaborazione con Karibuni Onlus. Ora che il problema è grave, bisogna agire in fretta non per prevenire, ma per evitare che dieci milioni di persone presto possano trovarsi in gravi difficoltà, perché la mancanza prolungata d’acqua fa morire il bestiame, provoca malattie e in ultimo fa morire di fame. Non è solo la poca pioggia ad aver causato quest’incredibile ondata di siccità, ma anche fattori umani come l’inquinamento delle falde e la mancanza di interventi del Governo, che non investe in infrastrutture idrauliche. Il progetto si propone di portare acqua pulita a centomila famiglie entro il 2011.(14/09/2009)

Ottavo racconto di Camilla di Bush Company: "Fotografare in safari"
Fino agli anni 70’ per safari in Africa si intendeva un safari di caccia. Caccia grossa, con i big five protagonisti: leone, elefante, bufalo, leopardo e rinoceronte. Gli scritti di Hemingway e film con l’immancabile white hunter bello e burbero e la bionda di turno in abiti kakhi hanno contribuito a creare il mito.
Dagli anni 80’ circa in avanti l’Africa si è aperta ad un turismo più accessibile anche ai normali viaggiatori e non solo ai cacciatori, anzi, molti paesi , come il Kenya, hanno chiuso la caccia grossa concentrandosi sulla conservazione mediante la creazione di parchi nazionali e riserve che hanno cominciato ad attrarre sempre di più visitatori armati di fotocamere invece dei fucili.
Il safari, parola swahili che significa semplicemente “viaggio” ,  è diventato così safari fotografico.
Oggi la preda più ambita non è più il bufalo dal maestoso trofeo o il kudu dalle meravigliose corna a spirale. La preda oggi è il momento, lo scatto rubato, l’animale congelato nell’attimo che diventa eterno di uno scatto, non si misura più la lunghezza di corna o la bellezza di un mantello, si misura la luce, l’esposizione e soprattutto l’attimo, l’inquadratura perfetta che tramite la sensibilità di chi scatta trasforma il semplice leone in una sfinge nel sole del pomeriggio, un elefante in carica in un’emozione di adrenalina percepibile da chiunque veda la foto. L’abilità del fotografare in savana diventa abilità di condividere, con chi in Africa non è, le stesse sensazioni di chi invece ci è nel momento in cui scatta. Fare sentire il caldo e tutta l’aridità di una vasta area condensandole in una acacia senza foglie, isolata in un mare di terra rossa, fare sentire il brivido nella polvere dietro la quale avanza minaccioso un elefante, rappresentare un popolo attraverso occhi che guardano un obiettivo.
SEGUE DALLA PRIMA 

Questo è quello che hanno sempre fatto i più abili fotografi. I turisti si sono sempre limitati a scattare fotografie con compatte macchine fotografiche riportando a casa una serie di monotonissime fotografie di bush che venivano indicate ad amici e parenti annoiati con un “laggiù quel puntino era un ghepardo….ehh…..si…..si si sembra più lontano in foto…..ehm….se guardi bene però si vede la sagoma dietro il cespuglio….”, ma questo avveniva fino a pochissimo tempo fa….
Oggi, con l’evoluzione della fotografia digitale, la possibilità di dedicarsi alla fotografia in safari permette di raggiungere risultati semi professionali , e permette di rendere il safari una vera e propria caccia , senza animali abbattuti ma “presi” in scatti che spesso possono essere come quelli che un tempo si potevano vedere solo sulle riviste specializzate. Non sto certo parlando delle piccole fotocamere digitali compatte con zoom digitali esagerati , che per quanto potenti daranno sempre una immagine non nitida e comunque “piatta” rispetto alle vecchie reflex.
Sto parlando delle nuovissime reflex digitali, gioielli che stanno dilagando anche tra i fotografi professionisti e che stanno facendo presa anche su chi voleva rimenere fedele a tutti i costi alla “fotografia tradizionale”. La possibilità di vedere nell’immediato il risultato e ripeterlo utilizzando diversi parametri permette di imparare velocemente ad utilizzare le svariate funzioni di una reflex, la possibilità di utilizzare obiettivi delle vecchie reflex non digitali sui nuovi corpi macchina permette di potersi “armare” di un buon apparato da safari senza dover spendere follie o cambiare tutta la attrezzatura. Sia io che,sempre più spesso, anche i miei ospiti, in safari siamo armati di tali fotocamere e devo dire che i risultati spesso sono strabilianti. 
Certamente non basta avere l’attrezzatura giusta, ci vuole la capacità di usarla ma soprattutto la capacità di trovare il momento. Gli animali non sono in posa e le situazioni più particolari non sono facili da trovare. Dopo anni di safari mi sono resa conto che gli scatti migliori non sono quelli in situazioni particolari come cacce o nascite ma sono quelli indovinati nelle situazioni più normali, dove un dettaglio, o più dettagli , hanno fatto la differenza. E’ difficile resistere alla tentazione di scattare la banale e piatta foto al leone che attraversa la pista, ed altrettanto difficile capire l’attimo per trasformare la foto di un martin pescatore in uno scintillio di colori e gocce d’acqua. La fortuna e la pazienza sono le due chiavi per un safari ben riuscito, sia per chi vuole scattare foto che per chi vuole semplicemente osservare gli animali.
In ogni caso alcuni consigli ed alcune soluzioni possono fare la differenza , eccone alcuni che spero possano venirvi utili nei vostri prossimi safari (ovviamente con Bush Company !) : a prescindere dal tipo di attrezzatura che state utilizzando , che si tratti di un ultimo modello di reflex con uno zoom potente e stabilizzato o che stiate utilizzando una usa e getta, la composizione dell’inquadratura è fondamentale. Spesso gli animali non sono vicini e non si trovano dove noi vorremmo che stessero per la nostra foto, a meno che non abbiamo la possibilità di fotografarlo in primo piano, per vicinanza del soggetto o con uno zoom superiore a 300mm, è meglio lasciarlo dov’è, meglio non cercare di avvicinarlo né tanto meno di centrarlo nella foto, meglio metterlo in un angolo in basso dell’inquadratura, che verrà composta dando la prevalenza al paesaggio circostante al nostro animale, che si troverà ospitato nella foto e acquisirà valore lui stesso, diventando un prezioso dettaglio della foto stessa. Averlo centrato nell’inquadratura da troppo lontano lo avrebbe reso il protagonista della foto, ma troppo lontano e sminuito al punto che avrebbe fatto dire a chi guardasse la foto  “peccato che era così lontano eh??”….
Una volta stabilito che il soggetto deve essere parte della foto e non l’oggetto della foto, fate attenzione che nel lasciarlo in un angolo esso sia rivolto , se di profilo o nel suo movimento e azione, verso il centro della foto stessa. Altrimenti darà una sgradevole senzazione di volere “uscire” dalla foto o di essere lì per sbaglio.
Nel caso in cui , senza nessun animale in scena, volessimo raffigurare un paesaggio, per quanto non si debbano seguire regole ma la propria sensibilità e fantasia , la regola dei 2/3 non può essere disobbedita. Di deve decidere, o quasi tutto cielo o quasi tutta terra. Mai lasciare la linea dell’orizzonte a metà della foto, una regola semplicissima che se rispettata darà una sensazione di spazio e di grandezza molto superiori alla vostra immagine . Una specie di effetto 16:9 senza avere variato le proporzioni della fotografia.
Se abbiamo la fortuna di avere fra le mani un ottimo zoom , o se l’animale è davvero vicino a noi, allora possiamo dedicarci ad un primo piano,ma perché la povera giraffa non sembri in posa per la foto del suo passaporto sarebbe meglio però concentrarci su un dettaglio, il mantello, un occhio , un muso che bruca, o parte della testa in base alla situazione e luce.
In Africa durante i safari il più delle volte c’è sempre talmente tanta luce che il rischio di mosso non è elevato a meno di usare obiettivi potenti non stabilizzati o di fotografare in movimento. A volte può essere una buona idea sfruttare il movimento del soggetto per creare una immagine volutamente mossa nella direzione del movimento per ottenere un effetto artistico se la situazione lo permette.
In ogni caso un sacchetto pieno di fagioli o sabbia da utilizzare al posto del treppiede per appoggiare la fotocamera sul finestrino o tetto del mezzo rappresenta la scelta ideale per evitare il mosso.
E’ consigliabile avere un po’ di dimestichezza con il bilanciamento della esposizione se si vuole evitare di rovinare situazioni fotograficamente molto belle.
In safari data la luce ed il mimetismo degli animali spesso può capitare di dovere fare parecchi scatti su un soggetto prima di trovare le impostazioni giuste per avere una buona foto. Il classico leopardo su un ramo , mimetizzato su un ramo scuro contro uno sfondo di cielo luminosissimo mette a dura prova qualunque fotografo. Gli uccelli posati su un ramo sotto la luce diretta del sole potrebbero risultare estremamente scuri se non fotografati con le corrette impostazioni.
A meno che di essere esperti al punto di fotografare in formato raw e dedicarsi successivamente su pc alle impostazioni della foto, il mio consiglio è di tenere durante il safari un bilanciamento del bianco spostato leggermente sul caldo, otterrete colori più aranciati che meglio si prestano a rappresentare i colori della savana.
Il consiglio per chi intende effettuare un safari con l’attrezzatura fotografica ideale è quello di procurarsi un buon corpo macchina reflex digitale, uno obiettivo grandangolo come un 26-50mm e avere uno zoom di almeno 300mm. Per chi intende spendere un po’ di più e portarsi appresso più peso e impiccio , i risultati ottenibili con zoom oltre i 400mm stabilizzati sono impagabili, soprattutto con situazioni di luce più debole e con lunghezze focali maggiori.
L’utilizzo di un polarizzatore potrebbe fare la differenza in molte situazioni, l’immenso cielo africano con le sue nuvole basse può rappresentare da solo un soggetto fantastico, e i cambiamenti meteo improvvisi potrebbero rappresentare ottime occasioni per foto uniche.
Da non dimenticare mai di chiedere sempre il permesso prima di fotografare persone durante i vostri viaggi e anche durante un safari.
Il safari è polvere, per quanto ad esempio noi di Bush Company effettuiamo safari con un solo mezzo per volta e non ci muoviamo in convogli polverosi, il rischio che la polvere si insinui fino all’interno della fotocamera e degli obiettivi è comunque elevato. Una ottima protezione è rappresentata dal semplicissimo domopack avvolto attorno alla macchina fotografica oppure anche la carta trasparente usata dai dentisti per proteggere gli strumenti sterili, nonostante queste precauzioni la sera in tenda è sempre meglio dedicarsi alla pulizia dell’apparecchio.
In safari portarsi tante, tante schede di memoria, quello che normalmente vedo fare ai miei ospiti (non fotografi professionisti ma normali turisti) è una media di circa 200 foto al giorno. Tante foto, che poi andranno selezionate ed eliminate senza pietà con calma a casa per mantenere solo gli scatti migliori, da vedere e riguardare sognando il prossimo safari in Kenya.(14/09/2009).

Wine & Food Expo 2009
Giunge alla quarta edizione il Wine & Food Expo del Casino Malindi. Quella del 2009 si terrà sabato 26 settembre come sempre al Ristorante La Griglia della sala da gioco malindina. Grazie a una tradizione e ad una formula ormai consolidate, questa bella esibizione di prodotti enogastronomici, unica nel suo genere sulla costa keniota, vedrà quest'anno la partecipazione di molti più espositori dell'anno passato e non solo dal Kenya. I partecipanti sono suddivisi in categorie. Per gli importatori, produttori e distributori di vini ci saranno Distell Winemasters, Italwine, Kenya Wine Agencies, K.E.Wines (Kioko Enterprises), la novità della Rift Valley Vineries, proprietà della Kenya Nut Company che sta rilanciano la vinificazione in Kenya, più Wines of the world, conoscita soprattutto per le sue etichette sudafricane. Gli importatori enogastronomici Galateo Alimentari, Italian Market e Trade Roots, le compagnie del fresco Alpha Dairy, Brown's Cheese e Happy Cow, i produttori avicoli della Kenchic, i fornitori di pesce Al Swafi e Irene Fish Shop e le compagnie di birre e bevande Coca Cola, Dormans, East African Breweries, Keringet e Sierra Premium. In questa fiera del gusto, del sapore e della cultura vinicola e culinaria, si potrà partecipare paghando un biglietto d'ingresso di Kshs.750, valido per tutta la durata della esposizione, dall'una del pomeriggio di sabato 26 settembre alle sei del pomeriggio. Per qualsiasi informazione supplementare, chiamate l'ufficio eventi del Casino Malindi al +254-4221-31561 o 30886.(13/09/2009)

Modelle da calendario al Kilili Baharini.
Un nome su tutti, quello della bellissima Belen Rodriguez. La chiacchierata e conturbante ex del calciatore Marco Borriello e attuale compagna di Fabrizio Corona, ha posato a Malindi nel 2006, così come quest’anno sarà l’emergente e altrettanto affascinante Raquel Balencia (con Marilyn Aguirre) ad apparire nel calendario della “Vuemme”, azienda italiana leader nel campo automotive. Bellezze femminili accanto a meraviglie paesaggistiche. Questa è la scelta che la Vuemme da ormai dieci anni ha fatto, con la collaborazione del Kilili Baharini, che ospita troupe e modelle e si avvale del fotografo Giacomo Manzotti, che è anche il direttore generale del Resort & Spa. 
"Prima di tutto viene il mio amore per questa terra stupenda – spiega il titolare della Vuemme, Giampaolo D’Adda – in secondo luogo la scelta è anche dettata da ragioni puramente professionali. Malindi e i suoi dintorni presentano scenografie talmente varie ed egualmente splendide che abbiamo avuto la possibilità di utilizzare location completamente differenti tra di loro: Marafa, Che Shale, la spiaggia di Silversand, Mayungu, lo Tsavo (stupendo è stato il calendario ambientato al Kudu Camp) sono solo alcuni dei posti che ci hanno offerto la possibilità di set fotografici di grande impatto. Altra ragione di questa nostra scelta è la presenza a Malindi del fotografo che collabora con noi da più di vent'anni, Giacomo Manzotti, che essendo direttore generale del Kilili Baharini Resort & Spa, ha sempre ospitato l’entourage durante i nostri soggiorni africani". Così, dopo aver immortalato la bomba sexy Belen e aver lanciato nomi oggi di spicco non solo nel mondo della moda come Debbie Castaneda, Nina Senicar e Magda Gomez, quest’anno Vuemme e Manzotti sono ancora insieme per sposare la Natura africana con il fascino di due ragazze in grande ascesa nel campo della moda e in quello della televisione, Raquel Balencia e Marilyn Aguirre. Per un'altra stagione all’insegna della bellezza selvaggia.(12/09/2009)

Accordo turistico Kenya-Sudafrica.
Un accordo importante, perchè siglato alla vigilia di un evento che catalizzerà l'attenzione di mezzo mondo (almeno tre miliardi di persone) sul Sudafrica, quindi sul Continente Nero. Stiamo parlando dei Campionati Mondiali di Calcio che si terranno proprio nel Paese africano il prossimo giugno. L'accordo invece è quello che hanno sottoscritto nei giorni scorsi Kenya e Sudafrica: intesa firmata dal Ministro del Turismo Najib Balala, per rilanciare il turismo nelle due nazioni a partire dalla condivisione di investimenti ed esperienze sul campo. Per i prossimi cinque anni rafforzerà la collaborazione tra i due stati africani, a cominciare dalla creazione di pacchetti turistici differenziati che li rendano non più concorrenti ma partner nel settore. Una strategia che, secondo il Ministro del Turismo del Kenya "cementerà la reciproca collaborazione e renderà l'offerta turistica dei due Paesi finalmente complementare e non più competitiva". Dello stesso parere l'omologo sudafricano Marthinus van Schalkwyk, che in occasione della firma dell'accordo ha sottolineato come questo "migliorerà l'afflusso dei turisti verso il continente portando benefici a entrambi gli stati".(11/09/2009)

Più voli per Natale e turisti in crescita per la costa.
Trenta charter alla settimana, prenotazioni negli hotel già attive ora (80% in più dello scorso anno, quando i charter furono ventidue a settimana), e nuove rotte su Mombasa da Amsterdam e Roma via Addis Abeba. Queste le maggiori novità in vista dell'alta stagione, per quanto riguarda arrivi e partenze sulla costa keniota. Ma sono i numeri registrati fino a qui a far ben sperare, come conferma il Kenya Tourist Board. Dall'inizio del 2009 sono stati oltre cinquecento undici mila contro i trecentocinquantamila del 2008 con un incremento del quarantacinque per cento e solo meno undici per cento rispetto al 2007, l'anno record del terzo millennio, prima della crisi politica. Nel mese di luglio sono stati più di centomila gli arrivi internazionali da tutto il mondo di cui 5.228 dall'Italia con una crescita sul 2008 dell'ottanta per cento (duemila e novecento arrivi nel 2008). I dati di agosto arriveranno a breve, ma si stima che gli italiani abbiano superato le ventimila unità. Da ottobre due nuove compagnie voleranno su Mombasa, Martinair con due voli a settimana (mercoledì e domenica) da Amsterdam, e Ethiopian Airways che effettuerà la tratta Addis Abeba-Mombasa in coincidenza con i voli da e per Roma.(10/09/2009)

Depuratore solare dagli studenti romani a una scuola keniota.
La Provincia di Roma e l’Istituto professionale per l’Industria e l’artigianato “Sisto V” della Capitale hanno inaugurato il progetto “Masai, bere l’acqua dal sole” che si propone di dare l’acqua potabile a una scuola in Kenya. L’iniziativa vede coinvolta una delegazione dell’istituto romano, che da domani sarà a Nairobi per installare un dispositivo ad energia solare per la potabilizzazione dell’acqua. L’impianto, realizzato dai ragazzi della scuola capitolina, è destinato a migliorare le condizioni di vita di 170 allievi del college "Don Bosco" di Nairobi che impareranno dai loro omologhi italiani a far funzionare l'impianto. Il progetto da quindicimila euro è stato finanziato dalla Provincia di Roma.
“L'amministrazione provinciale romana – spiega l’assessore alla Scuola Paola Rita Stella, che accompagnerà la delegazione nel viaggio – è particolarmente sensibile ai temi della cooperazione internazionale, dell’integrazione e dello scambio culturale. Temi che rivestono un significato ancora più profondo quando, come in questo caso, sono direttamente coinvolte le scuole e le giovani generazioni”. L’iniziativa realizza un’idea, nata nel corso del ‘World social forum’ dall’incontro tra volontari dell’associazione ‘Insieme nelle Terre di Mezzo’ e allievi del ‘Sisto V’, che si è tradotta in una straordinaria sinergia fra studenti, esperti Enea, associazioni e docenti, accomunati da un proposito all’avanguardia: trasformare la scuola in un laboratorio di ricerca sperimentale sulle applicazioni dell’energia solare per portare l’acqua potabile a basso costo in Kenya. Nel corso del viaggio gli studenti visiteranno anche il Museo nazionale di Nairobi e il Karen Blixen museum ed effettueranno un Safari nel “Nairobi national park”. (09/09/2009)

Addio malaria, tra tre anni il vaccino! 
(da Repubblica) Un vaccino contro la malaria che evita l'infezione nel 64% dei casi è un grande successo sociale, economico e scientifico. Significa ogni anno circa 300 milioni di malati in meno e un milione di morti in meno (perlopiù bambini) e un bel freno all'espansione della malattia dalle zone tropicali ad Europa e Stati Uniti. Un successo scientifico a cui si lavora da 30 anni. La sfida: riuscire a far produrre al sistema immunitario anticorpi che colpiscano il microrganismo in un punto vitale ed in tale quantità da distruggerlo in pochi minuti. È il breve tempo in cui il Plasmodio della malaria viaggia nel sangue, dal punto di inoculazione della zanzara sino alle cellule del fegato dove si moltiplica, al riparo dagli anticorpi. E poi nelle successive migrazioni, sempre di pochi minuti, dalle cellule del fegato ai globuli rossi, dove è di nuovo intoccabile. Ci è riusc

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