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Tra i molti italiani felici di restare in Kenya

“Ma quale prigione, questa è un’immensa gabbia dorata”

28-04-2020 di Freddie del Curatolo

“Non siamo affatto prigionieri, ma diciamo...volontariamente relegati in un’immensa gabbia dorata”.
Stefania Livi, stilista milanese che vive a Malindi dove ha la sua boutique “Wild Side Shop” e dove trascorre solitamente almeno 10 mesi all’anno, è una dei tanti connazionali che non si sentono “bloccati” in Kenya e che non hanno bisogno di addurre nessuna motivazione per chiedere un rientro in Italia al nostro Governo.
Intendiamoci, riteniamo legittime le richieste di villeggianti e anche residenti italiani che in questo periodo vorrebbero tornare nella terra natia e soprattutto di quei (pochi) che sono rimasti traditi dai tempi brevissimi in cui il Governo keniano ha saputo agire per contenere l’epidemia e si sono visti cancellare i voli senza fare a tempo a prenotarne di nuovi.
“Sicuramente io sono qui soprattutto perché questa è casa mia – spiega Stefania – E’ vero che in questo periodo solitamente vado in Italia per vedere la mia famiglia e per fare acquisti per la produzione futura. Ma chi me lo fa fare adesso? Dovrei fare la quarantena a Milano, da sola, in un appartamento senza nemmeno un balcone. Qui invece ho una certa libertà di movimento e posso frequentare i miei amici liberamente. Posso persino giocare a golf, che è una mia passione. Inoltre ho la responsabilità dei miei dipendenti che sto facendo lavorare nonostante tutto, anche se ad orario ridotto, contando sul ritorno dei turisti”.
A Stefania fa eco un altro lombardo D.O.C., il Presidente della NGO Karibuni Gianfranco Ranieri.
Non è un residente in Kenya, solitamente va e viene per seguire le attività solidali della sua onlus.
“Sicuramente meglio vivere qui in questo periodo piuttosto che in Lombardia – ammette Ranieri – e non solo per il clima e perché questo posto magico è ormai un po’ casa, ma anche a parità di rischio, avrei scelto la libertà e le limitazioni accettabili che ha messo in atto il Kenya che, se vengono rispettate, sono più logiche e ben concertate di quelle italiane. Tra l’altro stare qui mi permette di proseguire nell’opera di aiuto delle popolazioni locali dell’entroterra di Malindi, dove operiamo, in un momento per loro non facile”.
Anche chi lavora nel settore al momento fermo dell’hospitality, preferisce restare in Kenya e forse si sente anche più tutelato qui.
“Per adesso la crisi si vive relativamente perché solitamente in questo periodo si entra nella bassa stagione – spiega Daniele Tiritò, General Manager del Jacaranda Resort di Watamu – ma anche potendo tornare in Italia per visitare parenti e prendermi le meritate ferie, non credo lo farei. Si sta sicuramente meglio qui in questo periodo che in Italia. Magari con calma, se ci sarà la possibilità a giugno, vedremo. E poi ci prepariamo per la prossima stagione turistica, non sappiamo quando ripartiremo ma ci faremo trovare pronti con tutti i crismi post Covid-19. Stiamo già adeguando i buffet alle distanze sociali e pensando a come riadattare l’hotel in base a quelle  che saranno le regole da rispettare”.
Gianni Fasola è un pensionato, quindi non ha motivi di lavoro o di passioni particolari per restare in Kenya. Non naviga nell’oro, ha una casetta in affitto tutto l’anno ma solitamente da aprile a luglio torna a casa dalla sorella.
“Dai racconti iniziali di quel che accadeva anche dalle mie parti, in Emilia – spiega Gianni – non ho avuto dubbi e ho deciso di non confermare il volo di rientro. Qui si sta benissimo, posso uscire a passeggiare, vado a fare la spesa senza code e l’unica privazione è quella della spiaggia. Ma considerato quello che stanno vivendo i nostri connazionali blindati in casa, ci mancherebbe anche che mi lamentassi”.
Sono in Kenya da oltre vent’anni e lavorando nel settore turistico in questo periodo di solito programmo la vacanza per tornare in Italia a vedere la famiglia e per fare qualche viaggio.
Sabina Vivaldi, titolare del Boutique Hotel di Malindi Cozy Point Home, ha fatto una scelta di cui è ben lungi dal pentirsi, anche in un periodo come questo.
“Quest’anno ho scelto di non rientrare perché mi sento molto al sicura in Kenya – spiega Sabina, professionista del settore - I casi crescono di pochissimo ogni giorno e abbiamo creato una catena di solidarietà e collaborazione con la Task Force di prevenzione ed educazione al contagio da Covid-19 che ci ha permesso di raggiungere un obiettivo grandioso di zero casi nella zona di Malindi, Watamu e Mambrui . Personalmente come Cozy Point Home noi stiamo ampliandoci con una nuova costruzione per aumentare lo spazio per eventi e il numero di posti letto. Stiamo facendo un ulteriore piscina e raddoppiando il giardino perché siamo fiduciosi che questo paese possa offrire un’esperienza di viaggio unica per un turismo internazionale. L’esperienza di vivere un safari e scoprire le meravigliose spiagge dell’Oceano Indiano continueranno ad attirare l’interesse di viaggiatori che ora più che mai cercheranno luoghi e ville meravigliose che, grazie ai grandi spazi, permetteranno di offrire un servizio su misura con il totale rispetto delle norme di sicurezza e igiene richieste dal momento.  Non vediamo l’ora che si apra il traffico aereo per accogliere al più presto i primi ospiti africani e verso l’inverno i nostri cari amici italiani che tanto amano questo paese fino a tornarci ogni anno”.
Maurizio Mogavero, titolare del Baby Marrow Restaurant, in questo periodo della stagione negli ultimi anni era sempre aperto e la sera rimaneva uno dei punti di riferimento per i malindini e anche per chi arrivava da fuori. Quest’anno avrebbe avuto il tempo di prendere un aereo e tornare in Italia, aspettando tempi migliori per ripartire, ma non ha neanche preso in considerazione l’idea.
“Qui si sta bene, e da quel che leggo del nostro Paese, mi sento più partecipe di quel che succede, più informato – dice il ristoratore – la situazione è tranquilla, ci si relaziona quotidianamente e il Governo si sta muovendo davvero bene, senza eccessivi allarmismi e conoscendo i propri limiti. Aspettiamo di ripartire, forti anche della buona stagione vissuta fino a quando la pandemia non ha rovesciato le carte”.
Anche Roberto Lenzi, imprenditore romano proprietario di due resort a Watamu e di Paparemo Beach, a marzo ha scelto di fermarsi in Kenya.
“Meno restrizioni qui che in Italia – ammette – questo posto magico regala sempre la giusta serenità anche in momenti difficili. Semmai hanno dato fastidio le parole del nostro Ministro degli Esteri che ha fatto intendere che i residenti iscritti all’AIRE che pagano le tasse nei Paesi in cui lavorano e non italiani, sarebbero cittadini di serie B e non meriterebbero un volo di Stato neanche in caso di emergenza. Che storie sono? Gli italiani sono italiani, sia turisti che residenti e lavoratori all’estero. In ogni caso ci prepariamo al ritorno dei turisti, e speriamo tra pochi mesi anche quelli italiani che anche quest’anno hanno scelto il Kenya in massa facendo tornare ottimismo nei Tour Operator con cui lavoriamo. Tutto questo, chiaramente, prima del maledetto virus”.
Chiude il coro Marco Cavalli, uno dei pochi che sulla costa del Kenya stanno ancora lavorando. Il suo market di prodotti italiani è una delle attività che possono stare aperte, offrendo beni di consumo essenziali.
“Ma non è certo per questo motivo che io e mia moglie Patricia siamo ancora qui – spiega Cavalli – ogni anno siamo soliti tornare in Italia dove abbiamo una casa e famigliari da riabbracciare. Ma abbiamo accettato di buon grado la situazione come tanti connazionali. C’è anche chi ha motivi seri per tornare al più presto nel suo Paese, specialmente economici. Ma difficilmente troverebbe una situazione di vivibilità e di libertà migliore, per questo motivo alla fine sono convinto che anche in presenza di un volo di rientro di Stato in tanti decideranno di restare qui”.

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