Ambiente

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Le splendide donne di Wasini che resuscitano i coralli

Un gruppo al femminile sta salvando l'ecosistema marino

15-02-2020 di Leni Frau

Un gruppo di donne sta riportando in vita la barriera corallina intorno all’isola di Wasini, a sud di Diani sulla costa del Kenya.
All’interno di una delle più note riserve marine dell’Oceano Indiano, dove oltre ai coralli nuotano moltissimi pesci e galoppano crostacei d’ogni tipo, un paradiso di biodiversità e anche per turisti appassionati, tre anni fa l’ecosistema appariva a rischio danneggiamento perenne.
Più che l’incuria dell’uomo potè il cambio climatico e il “global warming”: l’aumento della temperatura dell’acqua in superficie infatti causa lo sbiancamento dei coralli e una diminuzione sensibile della vita marina. La pesca scriteriata, illegale e non controllata
Un danno immane per le comunità locali che dipendono dal mare per il loro sostentamento, il degrado della barriera corallina e i suoi effetti sull'ecosistema marino minacciavano di rovesciare un intero stile di vita.
Uno studio del KMFRI (Kenya Marine and Fisheries Research Institute) rivelava che in particolare a Wasini due terzi del patrimonio corallino era quasi morto.
Era necessario che qualcuno si muovesse, senza attendere le istituzioni o altri: ci hanno pensato le donne dell’isola, che hanno dato vita ad un'iniziativa per il ripristino del corallo degradato che ha dimostrato con tecniche manuali quotidiane si possano far rivivere gli ecosistemi marini e ricreare mezzi di sussistenza sostenibili per le comunità che dipendono dalla pesca e dall'ecoturismo.
“I pesci hanno iniziato a tornare da quando sono iniziate le attività di ripristino – ha dichiarato al Guardian Nasura Ali, dell'Unità di gestione della spiaggia di Wasini, che conta circa 250 membri, di cui circa 150 donne - Più di 40 persone sono state addestrate nelle tecniche di restauro”.
Nel giro di un anno, tra i più di tremila coralli “adottati” si sono riadattate tantissime specie ittiche che rischiavano la scomparsa, tra cui pesci pagliaccio, pesci arlecchino, cernie, pesci imperatore e altri.
Come spesso accade quando si iniziano a fare le cose, il successo dell’iniziativa ha mosso le istituzioni che attraverso il fondo per lo sviluppo costiero del Kenya (KCDP) ha finanziato il progetto .
“Non solo questi sforzi di conservazione hanno triplicato il numero di pesci nelle aree protette, ma l'aumento della popolazione ittica si sta riversando in aree non protette, a beneficio di molte più persone” ha confermato Dishon Murage, consulente dell'organizzazione di conservazione ambientale Seacology, con sede negli Stati Uniti, e docente presso l'Università di Mombasa.
Altro progetto delle fantastiche donne di Wasini è legato alle piantagioni di alghe benefiche. La pesca eccessiva di alcune specie, come i pesci balestra, ha portato alla scomparsa delle alghe perché i pesci balestra si nutrivano dei ricci di mare che le divoravano. Il gruppo al femminile ha ripiantato le erbe marine sul fondo dell’oceano e utilizzando sacchetti di sisal per proteggerle ed evitare che venissero strappate via, le ha fatte ricrescere.
Oltre a fornire cibo, l’alga svolge un ruolo chiave nell'ecosistema generale della barriera corallina, fornendo un riparo ai pesci giovani dopo la schiusa, proteggendoli dalle forti onde fino a quando non maturano e si spostano nella barriera corallina.
Tutto questo ovviamente serve anche a dare nuovo impulso all’ecoturismo, che sta diventando un introito importante di alcune aree del Kenya. Ed anche gli stessi operatori locali iniziano a capire che la conservazione della Natura può diventare un guadagno.

TAGS: wasini kenyadiani kenyabarriera corallinaecosistema kenya

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