Amici dello Tsavo

SAFARI

Nel Maasai Mara con un occhio speciale

In safari con il grande fotografo Paolo Torchio

19-05-2019 di Giovanna Grampa

Tutto il mondo conosce il Masai Mara per la migrazione degli gnu e il turismo si concentra per lo più tra luglio e settembre proprio in questo angolo di savana, uno dei più straordinari ecosistemi dell’Africa. Noi abbiamo voluto visitarlo in un periodo di cosiddetta bassa stagione nella speranza di essere quasi soli ad ammirare e godere di tutte le meraviglie dei Campi Elisi del Kenya, condividendo le nostre emozioni con un amico, Paolo Torchio, che come noi vive in Kenya da molti anni. Fotografo professionista pluripremiato in concorsi di fama internazionale, guida certificata ed esperto conoscitore non solo degli animali del Mara ma anche delle loro abitudini. Paolo, negli anni, ha imparato a ragionare come gli animali della savana prevedendo le loro mosse, a riconoscerli in mezzo a tanti anche con il nome assegnato loro dai Masai.
L’ho osservato per giorni mentre con Julius, la nostra guida silver-level al volante, si accordava per cercare i pride di leoni o i cinque eleganti ghepardi non fratelli, chiamati Tano Bora, sempre insieme, o il dorato leopardo Kaboso. Un’avventura alla ricerca di soli felini, satura ad onore del vero degli elefanti dello Tsavo. Ultimamente riguardando le foto scattate agli elefanti ero arrivata quasi a sentirne l’odore pungente attraverso il monitor. Segno inequivocabile di una overdose elefantina tutta guadagnata sul campo scattando migliaia di foto ai simpatici ed amati pachidermi.
Non conoscevo Paolo Torchio di persona. L’avevo visto di sfuggita solo in occasione della cerimonia dell’incendio delle zanne a Nairobi qualche anno fa mentre, tutto trafelato, si aggirava tra le varie celebrità scattando foto. Mi era subito apparso una persona gioviale, con un sorriso sempre pronto per tutti, ma soprattutto un fotografo di alto livello senza la puzza sotto al naso come tanti altri, magari meno famosi di lui. E da qui è nato il desiderio di conoscerlo più a fondo, anche se in me nutrivo un timore reverenziale verso un vero professionista con un bel medagliere al suo attivo di premi fotografici, ben meritati con foto da lasciare sempre a bocca aperta. Cordialità, simpatia e disponibilità lo caratterizzano in modo inequivocabile, il tutto arricchito da una coinvolgente professionalità.
Stare insieme è stata una piacevole sorpresa per mille motivi: il nostro comune amore profondo per gli animali, la stessa inguaribile passione, le stesse emozioni, e spesso solo lunghi silenzi osservando gli animali. E intorno a noi il paradiso. Pochi Landcruiser, pochi turisti, qualche fotografo con obiettivi di livello e una immensa distesa di un timido verde popolata da una infinità di placidi erbivori che si mescolavano tra di loro. Solo una settimana prima il Mara era di un bel colore dorato ma secco; due giorni di pioggia intensa ed ecco la savana trasformarsi in un tappeto verde tenero con piccoli fiori bianchi, punteggiato da zebre, eland, topi, gazzelle. Una vera e propria Arca di Noè.
E allora via alla ricerca dei cinque flessuosi ghepardi chiamati Tano Bora: cacciano con tecniche particolari studiate da etologi e appassionati di tutto il mondo animale. Quando li avvistiamo sono a riposare sotto ad una pianta: indolenti, muovono pigramente la coda, si fanno quattro coccole e non hanno nessuna intenzione di cacciare. Ma lo dovranno fare: i loro ventri sono piatti e siamo certi che dopo il tramonto si muoveranno per provvedere alla loro cena, magari consumata al chiaro di luna con un cielo che sembra dipinto.
La mattina seguente li cerchiamo. Chi li conosce bene sa che sono soliti spostarsi anche di 20 km durante la notte e dopo qualche ora li troviamo ancora una volta sotto un albero. Sono proprio loro, i cinque giovani maschi che hanno da poco cacciato una povera zebra, contesa poi da avvoltoi e iene, per quello che rimane. Ne vediamo due dirigersi verso l’ombra: del ghepardo snello hanno ben poco, le loro pance toccano quasi terra e di profilo sembrano obesi. Con quello che sono riusciti a mangiare se ne staranno anche tutta la giornata e forse più sotto l’albero, spostandosi solo per mantenere la loro posizione all’ombra, in rapporto al girare del sole. Si faranno qualche coccola, si metteranno zampe all’aria, ma da lì non se ne andranno trascorrendo la giornata pigra e serena. Fotograficamente sono meno interessanti magari di un leopardo rilassato su di un albero. E allora via alla ricerca di un bel gattone dagli occhi smeraldo. Paolo e Julus conoscono le zone giuste dove sanno di poterlo trovare. Passiamo davanti ad un cartello che vieta di proseguire lungo la strada e vengo a sapere che in quella zona una mamma leopardo ha partorito due cuccioli da poco. Merita di svezzare la sua prole senza essere disturbata dalla presenza umana e quella zona adesso è off- limit.
Ci fermiamo in una radura boschiva, qualche movimento nella vegetazione, attimi di trepida attesa ed ecco un armonioso leopardo venire verso di noi con andatura flessuosa ed occhi ipnotici. Non oso nemmeno respirare davanti a tanta bellezza. Scatto a raffica e vedo questo felino a dir poco magico venire sempre più vicino mentre il sole gli fa brillare i lunghi baffi bianchi. Sono stregata dal suo incedere elegante e mi accorgo che i suoi occhi mi stanno ipnotizzando. Non so nemmeno se sto facendo belle foto ma mi basta l’emozione di averlo avuto vicino al finestrino ed averlo guardato dritto negli occhi. Allo Tsavo abbiamo la fortuna di vederlo raramente e spesso infrattato tra i rami di un albero frondoso. Qui cammina su un prato verde brillante, anzi danza non cammina. E poi se ne va, nascondendosi alla nostra vista, forse alla ricerca di una preda. Il Mara offre anche branchi di leoni numerosi che non ci facciamo mancare. Incontriamo prima del tramonto un gruppo di biondi felini pacificamente distesi. Dormono, sbadigliano, si girano a pancia all’aria, ma di muoversi per andare a caccia non se ne parla: la tribù dei leoni dalla pancia vuota sonnecchia svogliatamente. Li ritroviamo il giorno dopo che ruggiscono sonoramente per spartirsi una zebra che hanno nascosto all’ombra in un cespuglio. C’è talmente tanta tensione tra i leoni che ci trasmettono il loro nervosismo nella feroce lotta per la spartizione dei posti a tavola dove mangiano prima i più forti. Un cucciolo di pochi mesi spaventato se ne scappa in disparte, impaurito da ruggiti sempre più potenti e spaventosi. Sembra aver avuto dalla madre l’ordine di star fuori dalla mischia e lo vediamo allontanarsi tutto solo alla ricerca di protezione che troverà tra alcuni giovani maschi probabilmente in attesa di mangiare e lontani dai parenti ancora litigiosi. Poi tutto tace, come per incanto. Le parti sono state assegnate e un possente leone dagli occhi ambrati e dalla fulgida criniera esce dal cespuglio con il suo bel pezzo di carne faticosamente guadagnato e se lo sgranocchia soddisfatto e con ritrovata pace.
E’ quasi l’imbrunire dell’ultimo giorno del nostro safari ma le sorprese non sono finite: un altro leopardo pieno di fascino e con un manto maculato che cambia riflessi e colori cammina davanti a noi. Un gattone agile, lustro, dorato. Sembra dirigersi verso un piccolo laghetto lì vicino: siamo pronti a scattare la foto del leopardo mentre beve, sempre ambita e sognata. Invece ci passa davanti, con il suo pelo folto e serico, annusa l’aria e punta lo sguardo verso una gazzella per noi lontana. Si acquatta in mezzo all’erba cercando di passare inosservato per sferzare il suo attacco e aspetta. E noi con lui, in silenzio. Ci attendiamo un agguato in piena regola ma rimaniamo delusi. La gazzella passa davanti al leopardo che, allungato con le orecchie indietro sembra voler partire come un proiettile verso l’animale ma perde l’attimo fuggente e rinuncia. Si rilassa e sembra godersi il cielo di un sole ormai tramontato. Si rifarà più tardi: le prede non mancano. Emozioni intense, vissute con pochi gnu, senza la famosa migrazione, senza affollamento di Landcruiser scatenate. Il Mara, come Paolo Torchio sostiene, è splendido ogni mese dell’anno. Non possiamo che condividere la sua opinione e noi ne siamo stati testimoni.

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TAGS: safari kenyamaasai mara kenyapaolo torchioamici tsavo

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