Arte e cultura

PERSONAGGI

Michael Soi, artista pop-art keniano innamorato dell'Italia

Intervista di malindikenya.net al celebre illustratore e creativo

13-06-2019 di Freddie del Curatolo

Lui si chiama Michael Soi, ha 47 anni e da oltre venti è considerato uno dei più innovativi, geniali e dissacranti artisti del Kenya.
Pittore, illustratore e creativo della pop-art dalla spiccata vena satirica, Soi prende ispirazione particolarmente dalla vita contemporanea di Nairobi. 
Le sue coloratissime opere, tra vignette e caricature, ricche di particolari e di segni distintivi, ma anche originali ritratti, costituiscono una sorta di diario fotografico della società emergente del suo Paese ed è una delle visioni più lucide e graffianti delle sue tendenze sociali e politiche. 
Soi è anche un indagatore delle relazioni, interraziali e intereconomiche che in una metropoli multietnica come Nairobi si intrecciano con quello che lui chiama "business dell'amore", con le tradizioni, la globalizzazione e il consumismo.
La sua serie "China loves Africa", ad esempio, è uno spaccato sarcastico, iconoclasta e coraggioso sulla presenza del gigante asiatico in Kenya.
Ultimamente la sua fama è approdata anche oltreoceano (Atlantico) per i suoi divertenti ritratti di Donald Trump. 
Malindikenya.net incontrato l'artista a Nairobi, per parlare della sua relazione con l'Italia, Paese che lo ha attratto fin da ragazzino.
"Ma allora c'era di mezzo il calcio - rivela Soi - ero un fan della Serie A, in particolare di Totti e di Zidane. Con gli amici siamo cresciuti con il sogno del Paese del football. Poi i miei studi mi hanno portato a scoprire i grandi dell'arte, da Leonardo Da Vinci in poi, e la mia percezione è decisamente cambiata".
Soi ama viaggiare, negli ultimi anni ha partecipato a numerosi workshop e conferenze, oltre che in Patria e nel Continente africano, ha esposto in mostre internazionali e ha un enorme seguito di collezionisti e appassionati in tutto il mondo.
"Il mio appuntamento fisso con l'Italia è ogni due anni, alla Biennale di Venezia - spiega l'artista keniano - ma ormai si può dire che la Biennale sia quasi una scusa, in realtà io amo Venezia e l'Italia, anche se per adesso oltre alla città lagunare ho visitato solo brevemente Roma. Ho però già in programma Firenze. Adoro Venezia soprattutto perché non si vedono automobili in giro, un po' come qui a Lamu. Ma Venezia è ricca di storia, mi piace relazionarmi e conversare con la sua gente, mangiare bene e bere la buonissima grappa del territorio".
Per Soi Kenya e Italia dovrebbero lavorare insieme per far conoscere le bellezze del nostro Paese e l'utilità che l'arte e la cultura possono avere sulla creatività e l'apertura mentale dei suoi connazionali.
Intanto lui guarda avanti alle prossime sfide, a colpi di pennello e matita.
"Voglio creare un lavoro che metta in evidenza i problemi delle donne in Africa - rivela l'artista - in particolare quelli che derivano dal modo in cui gli uomini vedono le donne qui e il modo in cui le trattano. E' un argomento spesso scomodo, molti preferiscono non parlarne. Eppure è ancora così, le donne hanno ancora il ruolo di donatrici di piacere, sono poco più che uno strumento grazie al quale gli uomini possono godere. Questo è un argomento che mi interessa da tempo, vorrei far riflettere il genere maschile su come vedono le donne e come ancora tendono a relazionarsi con loro".

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