Chi definisce il
Kenya la vera Africa, il paradiso dalla Natura
incontaminata, la culla dell’umanità, magari
commette un piccolo peccato di presunzione, ma
dice la verità.
Questo
meraviglioso Paese attraversato dalla linea
dell’equatore, tempestato di laghi e lambito
dall’Oceano Indiano, capace di elevarsi fino ai
cinquemila metri di altezza del monte omonimo e
di guardare dalla maestosità della Rift Valley
il Kilimanjaro, mite e dolce nelle colline
intorno alla capitale Nairobi o nella via del
the che porta all’immenso lago Vittoria, aspro e
lunare a nord verso il Turkana e splendidamente
devoto a Madre Natura nella savana e nel Regno
degli Animali, rappresenta da sempre a pieno
titolo il Continente Nero.
La profondità del
cielo, la bellezza della fauna selvaggia,
l’oceano e i paesaggi marittimi così diversi tra
loro, dall’isola araba di Lamu alle spiagge
bianche di Watamu, dalle insenature di Kilifi
alle scogliere di Shimoni, l’ospitalità della
gente, la varietà della flora e i prodotti della
terra fanno del Kenya la meta preferita da chi
sogna l’Africa e sempre la porterà nel cuore.
La Storia
Il primo uomo
della preistoria viveva in Kenya, sulle sponde
del lago Turkana. Non si tratta di una leggenda,
questa affermazione è frutto delle più recenti
ricerche sull’origine dell’essere umano. I primi
esemplari di “Homo habilis” abitavano la regione
che oggi è comunemente conosciuta come Rift
Valley. Tra essi anche Lucy, la prima donna
preistorica i cui resti sono stati rinvenuti al
confine tra Kenya ed Etiopia. Tra ritrovamenti e
teorie evoluzionistiche, resta il fatto che il
Kenya sia una sorta di “culla dell’umanità”. Da
qui i primi ominidi si sarebbero poi spostati
nel corso dei millenni ad oriente e avrebbero
conquistato il mondo ai danni degli altri
animali.
La storia più
recente, risalente a duemila anni prima di
Cristo, ipotizza invece i primi insediamenti di
popolazioni stanziali e la creazione di un
popolo dell’est Africa come frutto dell’incontro
di tribù Somale di origine nilotica (Galla,
Ottentotti) con nomadi etiopi, bantù e boscimani
dell’Africa centro-meridionale.
Nei primi secoli
dopo Cristo, le tribù che occupavano l’odierno
Kenya erano ben distinte, pronte nel corso dei
secoli ad assumere caratteristiche ben diverse,
di linguaggio e abitudini, e a distinguersi in
quelle che oggi sono le oltre 50 “kabila” (in
kiswahili, “razza”) che popolano il Kenya.
All’inizio
dell’ottavo secolo le coste del Kenya vengono
“visitate” da navigatori arabi e persiani,
perlopiù mercanti dediti al traffico di spezie o
mercenari in avanscoperta. Parallelamente
all'utilizzo della tranquilla costa keniota come
tappa per i viaggi verso la Tanzania e il
Mozambico, cresce la tratta degli schiavi. Le
popolazioni arabe e mediorientali, con puntate
anche dei cinesi, spadroneggiano fino all'arrivo
dei portoghesi. E' l'esploratore Vasco Da Gama a
il primo europeo a mettere piede sul suolo
africano, per la precisione a Malindi. E' il
1498. Diretto in India, si ferma a Malindi per
fare rifornimento, ma parte dell'equipaggio
perisce a causa di un'epidemia di peste. Qualche
anno dopo i Portoghesi sbarcano in massa e
saccheggiano Mombasa, conquistandola ai danni
degli arabi. Per cento anni i Portoghesi
cercarono di colonizzare il Kenya via mare, ma
la resistenza della popolazione locale e
specialmente della gente “swahili” (discendenza
dei primi arabi yemeniti mescolati con le tribù
locali) era strenua, anche per motivi religiosi.
Malindi si alleò a più riprese con gli arabi
contro Mombasa e i sultani di Lamu e Zanzibar
furono alleati potenti.
Alla fine del
1600 con la caduta di Fort Jesus, roccaforte
lusitana a Mombasa, i portoghesi ritirarono
definitivamente e i ricchi sultani dell'Oman
vegliarono per oltre un secolo sulle coste
keniote, provate anche da scorribande via terra
di tribù somale.
Alla fine del
1800, in seguito all'esplorazione dello scozzese
Livingstone che risalì il corso del fiume
Zambesi e alla sua denuncia sullo stato di
schiavitù della popolazione locale nei confronti
degli arabi, inglesi e tedeschi approdarono
nell'est Africa e si divisero la costa non senza
qualche attrito. Alla fine gli inglesi ebbero il
Kenya e la Germania si accontentò della
Tanzania.
Mombasa diventò
il quartier generale, ma i sudditi della Regina
Vittoria si addentrarono fino alla più fresca e
verde Nairobi, circondata da laghi e colline.
Dopo anni di
battaglie con la fiera popolazione Masai, gli
inglesi approntarono la linea ferroviaria che
tagliava in due la Rift Valley e collegava
Mombasa a Nairobi, per poi arrivare a Kampala,
in Uganda.
Gli inglesi
regnarono per ottant'anni sul Kenya e i coloni
bianchi raggiunsero le 80.000 unità. Fino
all'indipendenza nazionale, il 12 dicembre 1963.
Jomo “Mzee”
Kenyatta, della tribù kikuyu, fu nominato primo
presidente keniota e governò fino alla sua
morte, nel 1978. Gli inglesi collaborarono a
stendere la costituzione e prepararono il
processo di indipendenza dello Stato Africano
che da allora è uno dei più ricchi e tranquilli
di tutto il continente.
L'introduzione
del multipartitismo e la recente querelle
post-elettorale del 2007, con i conseguenti
scontri a nord del Paese protratti per due mesi,
hanno cambiato leggermente la faccia di questo
Paese, che però sta rimettendosi in carreggiata
per difendere i valori fondamentali che ne hanno
contraddistinto il cammino, dall'indipendenza
fino ad oggi, tra tutti l'estrema pacificità del
suo popolo.
La Geografia
Il territorio
keniota comprende poco meno di 583.000
chilometri quadrati di savana, boschi, colline,
aridi deserti e laghi, spiagge e piccole isole,
altipiani e depressioni, vallate e alte
montagne. Estende i suoi confini a nord verso
l'Uganda, il Sudan e l'Etiopia, a nord est nel
deserto che la divide dalla Somalia, ad ovest
con la Tanzania, con cui spartisce anche una
parte del Lago Vittoria (circa 14 mila km
quadrati sono kenioti) e le pendici orientali
del Kilimanjaro.
A sud est il Paese è
lambito dall'Oceano Indiano e protetto per
larghi tratti dalla barriera corallina.
Il Kenya è
attraversato orizzontalmente dall'Equatore, che
la interseca poco più a nord della capitale
Nairobi. La spina dorsale verticale è invece
costituita dalla Rift Valley, antichissima
catena di altipiani e valli che raggiunge
dislivelli di oltre mille metri e muta di
vegetazione e paesaggi a seconda della zona.
Il Monte Kenya,
che si eleva a nord del parco nazionale di
Aberdare, non distante da Nairobi, raggiunge i
5000 metri di altezza, il monte Elgon, al
confine con l'Uganda, supera i 4300. I grandi
parchi nazionali caratterizzati dalla savana e
dalla ricchezza di animali allo stato selvaggio,
sono Tsavo Est e Ovest, Amboseli e Masai Mara.
Oltre al Lago Vittoria e al Turkana, che per una
parte è anche Etiope, vi sono altri specchi
d'acqua dolce minori, Naivasha, Nakuru e Baringo
tra tutti. Laghi montani, vulcanici e dagli
scorci e colori unici.
A sud la
vegetazione e il paesaggio si fanno più
tropicali, con palmeti e i meravigliosi baobab.
La costa è caratterizzata da spiagge bianche
(famose quelle di Diani, a sud verso la
Tanzania, e quelle di Watamu, vicino a Malindi)
e improvvise scogliere, ampie insenature e
“creek” come quello di Mombasa o quello di
Kilifi. A nord le isole dell'arcipelago di Lamu,
altro gioiello del Paese.
Vi sono anche
immensi deserti e regioni aride e problematiche:
il deserto del Chalbi a nord e quello somalo, in
cui i problemi idrici sono molto gravi.
Le
aree protette
Parchi Nazionali: le attività proibite sono,
tra le altre: la caccia, essere in possesso di
armi o trappole, tagliare, danneggiare o
appiccare il fuoco alla vegetazione,
raccogliere, o tentare d raccogliere miele o
cera vergine, danneggiare o rimuovere qualsiasi
elemento geologico, preistorico, archeologico,
marino o di interesse scientifico, introdurre
specie animali o vegetali, dissodare e coltivare
il terreno, disturbare deliberatamente gli
animali e catturare, o tentare di catturare
pesci senza autorizzazione.
Parchi marini nazionali: in queste aree
la flora e la fauna sono protette integralmente.
E’ consentito il transito e l’ancoraggio di
barche tramite un permesso gratuito per il
periodo richiesto. Altre attività come nuotare,
fare sci d’acqua e fare vela sono consentite.
Riserve nazionali: altri utilizzi rurali,
diversi dalla conservazione ambientale, possono
essere specificatamente ammessi: le condizioni
che regolano tali utilizzi sono contenute nei
regolamenti approvati dall’autorità durante la
pubblicazione sulla gazzetta ufficiale. In
queste aree è di norma permesso lo sfruttamento
in termini di diritti in materia di acque
stagionali e di pascolo.
Le Tribù
In Kenya vi sono 42 tribù "ufficiali" che a loro volta sono divise in molte altre sotto-tribù. Si dividono fondamentalmente in tre ceppi: Bantù, Cushiti e Nilotici.
La più popolosa è la tribù dei kikuyu, stanziata originariamente intorno al Monte Kenya, a nord est di Nairobi. La seconda per ordine di importanza è quella dei Luo, che ha origine sulle rive del lago Vittoria, dove sono anche Luhya e Kisii. Poi vi sono i Kalenjin, gli Elgeyo, i Kipsigis, i Marakwet, i Nandi (nella regione del lago Baringo), Pokot, Sabaot, Terik, Tugen, Kamba (altra tribù molto popolosa), Kuria, i famosi Maasai, e gli altrettanto noti e fieri Samburu, i Turkana dalle parti dell'omonimo lago, i Taita e Taveta al confine con la Tanzania, Sengwer, Meru,Embu, Bukusu, Marama, Maragoli, Isukha. Sulla costa vi sono nove tribù riunite sotto il nome di Miji Kenda (che significa appunto, "nove insieme": Chonyi, Digo, Duruma, Giriama, Jibana, Kambe, Kauma, Ribe e Rabai. Poi quelle di origine somala: Orma, Pokomo, Somali, Rendille, Okiek e Oromo.
Notizie Utili
Ingresso e
Dogana
Per entrare in Kenya è obbligatorio avere un
passaporto con validità di almeno sei mesi e un
biglietto di andata e ritorno. All’arrivo le
autorità doganali rilasciano un visto turistico
della durata massima di tre mesi. E’ possibile
farsi rilasciare il visto anche all’Ambasciata
Italiana di Roma, ma viene rilasciato anche
negli aeroporti kenioti di Nairobi e Mombasa,
consegnando un cartoncino/form da compilare con
i propri dati, che generalmente viene fornito
dalla linea aerea con cui si viaggia.
Il visto attualmente costa € 40 o $ 50.
Non vi sono altri costi aggiuntivi, quindi ogni
eventuale richiesta supplementare degli
ufficiali della dogana, è illegittima.
Per uscire dal Kenya, occorre pagare una tassa
di imbarco di € 20 ($ 30). In questo caso si
consiglia di munirvi dall’Italia di $ 20, perché
(soltanto in uscita) i dollari verranno
equiparati agli euro, ovvero per $ 20 vi
verranno chiesti € 20! Con lo scellino keniota
il cambio è leggermente più favorevole, in
aeroporto. Potete portarvi 1500 scellini.
Solitamente molte compagnie aeree di charter
hanno la tassa di imbarco compresa nel prezzo
del volo, ma non quella del visto d’ingresso in
Kenya.
(N.B. Chi vi dice che ha fatto un biglietto di
sola andata, o è residente in Kenya o tramite la
propria agenzia di viaggi possiede un ritorno
fittizio che non utilizzerà).
Bagaglio
Nel caso durante il soggiorno portiate con voi
strumentazioni particolari, computer, radio o
altre apparecchiature, l’ufficiale di dogana che
controlla il vostro bagaglio all’uscita,
potrebbe crearvi qualche problema. Nel caso non
riusciate a risolvere, la prassi è quella di
farsi segnare sul passaporto (con apposito
timbro) ciò che state introducendo in Kenya, e
mostrarlo anche al vostro ritorno, scongiurando
la possibilità che possiate venderlo senza
pagare relative tasse di importazione. Richieste
economiche e mance sono illegittime.
E’ assolutamente vietato introdurre in Kenya
materiale pornografico di qualsiasi genere (ci
può anche essere l’arresto immediato per il
possessore).
Permanenza
nel Paese da Turisti
Il visto turistico di tre mesi è estendibile
fino a sei. E’ necessario recarsi (meglio
qualche giorno prima della scadenza del visto)
al locale ufficio immigrazione (Immigration
Office) e chiedere l’estensione di altri tre
mesi. Attualmente il nuovo visto costa Kshs.
2200.
Potrebbe anche esservi chiesto di compilare il
modulo per ottenere la Alien Card, una sorta di
carta d’identità per stranieri, per la quale vi
verranno prese le impronte digitali. La Alien
card si paga esclusivamente alla consegna, che
può avvenire anche dopo i tre mesi di durata del
visto.
Al termine dei 3 mesi + 3, dovrete lasciare il
Paese, salvo poter ricominciare lo stesso iter
nel momento in cui tornate.
Ambasciata Italiana a Nairobi
Per ogni problema o informazione di carattere giuridico, economico, legale, conviene informarsi presso l'ambasciata italiana a Nairobi.
Ambasciata d'Italia in Nairobi
International House, 9th Floor
Mama 'Ngina Street
P.O.Box 30107
00100 Nairobi
Tel.: +254-20-2247750, 2247696, 2247755, 343144
Fax: +254-20-2247086
e-mail: ambasciata.nairobi@esteri.it
Orario di apertura: dal lunedi' al giovedi' 08.00 -16.00; venerdi' 08.00 -14.00
Sezione Consolare: Lunedi', martedi', mercoledi' e venerdi' dalle 10.30 alle 12.30;