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26.2.2009 |IL KENYA SI "ESPONE" IN ITALIA, E A MALINDI?
Non c'è dubbio che il Kenya ultimamente stia operando, soprattutto nei confronti del mercato italiano, una promozione dell'immagine importante e mirata. Alla recente Borsa Internazionale del Turismo, il Paese da cui "trasmettiamo" ha fatto la parte del leone: nella piantina consegnata a tutti i visitatori della fiera, campeggiava la pubblicità del Kenya (e la spesa non è stata minima), e non che ci fossero altre, tra le 152 nazioni rappresentate, a cui non facesse gola essere nelle mani di ogni operatore e potenziale turista della BIT. Poi lo stand, visitatissimo ed esauriente. Infine il ministro Balala (quanti ministri del Turismo del Paese espositore erano presenti alla fiera?) che presenzia alla cerimonia d'apertura, incontra politici, operatori, presidente Astoi, la presidente di Confindustria Marcegaglia eccetera. Una promozione così il Kenya non l'ha mai fatta nella sua storia, soprattutto non ha mai creduto così tanto che il Turismo possa essere una risorsa fondamentale per la sua economia. Questo è un dato che deve farci sorridere e pensare positivo. Se poi lo si abbina agli sforzi degli stessi italiani per migliorare l'immagine della comunità keniota, di cui il portale è specchio e motivo trainante, l'ottimismo è d'obbligo.
La medaglia, però, ha quasi sempre un rovescio (ne esistono alcune che sono totalmente identiche, da una parte e dall'altra, ma sono sempre più rare a questo mondo). Nel nostro caso il rovescio è rappresentato dalla situazione interna del Paese equatoriale: a partire dall'aeroporto di Mombasa, la cui situazione dell'ufficio immigrazione è già stata discussa qui e riportata dall'associazione MWTWG allo stesso Ministro del Turismo, per passare alle istituzioni locali, la polizia turistica i cui piccoli ma corrosivi abusi non aiutano il turismo, la municipalità di Malindi, arroccata sui propri piccoli interessi che così poco pensa al miglioramento dell'immagine della cittadina (pulizia, strade, servizi), infine lo Stato stesso con la mancanza di progetti seri che riguardano le infrastrutture. Così l'arrosto in salsa keniota messo sui piatti italiani dal Governo, rischia di trasformarsi in fumo allorchè alle buone proposte e potenzialità non corrispondano servizi adeguati e una politica del turismo e dell'accoglienza seria da parte dei kenioti coinvolti nel settore.
Insomma, quello che molti italiani di Malindi e operatori, turisti e innamorati che la frequentano si chiedono è: funzionerà un'operazione commerciale volonterosa, dispendiosa e ben strutturata all'estero, senza un altrettanto valido aiuto dall'interno?
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