26.2.2009 |IL KENYA SI "ESPONE" IN ITALIA, E A MALINDI?

Non c'è dubbio che il Kenya ultimamente stia operando, soprattutto nei confronti del mercato italiano, una promozione dell'immagine importante e mirata. Alla recente Borsa Internazionale del Turismo, il Paese da cui "trasmettiamo" ha fatto la parte del leone: nella piantina consegnata a tutti i visitatori della fiera, campeggiava la pubblicità del Kenya (e la spesa non è stata minima), e non che ci fossero altre, tra le 152 nazioni rappresentate, a cui non facesse gola essere nelle mani di ogni operatore e potenziale turista della BIT. Poi lo stand, visitatissimo ed esauriente. Infine il ministro Balala (quanti ministri del Turismo del Paese espositore erano presenti alla fiera?) che presenzia alla cerimonia d'apertura, incontra politici, operatori, presidente Astoi, la presidente di Confindustria Marcegaglia eccetera. Una promozione così il Kenya non l'ha mai fatta nella sua storia, soprattutto non ha mai creduto così tanto che il Turismo possa essere una risorsa fondamentale per la sua economia. Questo è un dato che deve farci sorridere e pensare positivo. Se poi lo si abbina agli sforzi degli stessi italiani per migliorare l'immagine della comunità keniota, di cui il portale è specchio e motivo trainante, l'ottimismo è d'obbligo.
La medaglia, però, ha quasi sempre un rovescio (ne esistono alcune che sono totalmente identiche, da una parte e dall'altra, ma sono sempre più rare a questo mondo). Nel nostro caso il rovescio è rappresentato dalla situazione interna del Paese equatoriale: a partire dall'aeroporto di Mombasa, la cui situazione dell'ufficio immigrazione è già stata discussa qui e riportata dall'associazione MWTWG allo stesso Ministro del Turismo, per passare alle istituzioni locali, la polizia turistica i cui piccoli ma corrosivi abusi non aiutano il turismo, la municipalità di Malindi, arroccata sui propri piccoli interessi che così poco pensa al miglioramento dell'immagine della cittadina (pulizia, strade, servizi), infine lo Stato stesso con la mancanza di progetti seri che riguardano le infrastrutture. Così l'arrosto in salsa keniota messo sui piatti italiani dal Governo, rischia di trasformarsi in fumo allorchè alle buone proposte e potenzialità non corrispondano servizi adeguati e una politica del turismo e dell'accoglienza seria da parte dei kenioti coinvolti nel settore.
Insomma, quello che molti italiani di Malindi e operatori, turisti e innamorati che la frequentano si chiedono è: funzionerà un'operazione commerciale volonterosa, dispendiosa e ben strutturata all'estero, senza un altrettanto valido aiuto dall'interno?

26.02.2009 | FATEGLIELO CAPIRE!

Ben detto e ben scritto, direttore! Credo che una possibilità da sfruttare sia una campagna informativa a Malindi e sulla costa keniota per far capire a tutti cosa si sta facendo e quali benefici potrà portare questo dispendioso rilancio d'immagine. Proviamoci, anche solo per avere la coscienza a posto! John

25.02.2009 | BIT E IMMAGINE

Sono stato anche io alla Bit in questi giorni.
Lo stand era davvero molto "micragnoso", pari per importanza a, che so, quello delle Antille Francesi, e molto meno esteso e visibile di quello dell'Algeria.
Poi ho notato che era stato fatto privatamente da alcuni operatori italiani e nemmeno dei più conosciuti.
Come al solito, il problema degli operatori italiani di Malindi è la difficolta di "fare sistema".
Ma si sa, a fare le cassandre sono tutti bravi e io per primo.
Proprio per questo faccio i complimenti a Freddie e al Malindikenya che da invece una immagine positiva ed ottima del Kenya a di Malindi nel mondo.
Un investimento che certamente si ripagherà cento volte.
AB 71

 

 

3.2.2009 | LA REALTA' DEL KENYA E LA (POCA) LEALTA' DEL CORRIERE

Può apparire forse un esercizio d’immodestia denunciarlo, ma è sotto gli occhi di tutti che, grazie soprattutto al nostro lavoro, l’atteggiamento dei media e della stampa nei confronti di Malindi e del Kenya sta cambiando.
La recente inchiesta di un quotidiano in passato mai tenero con la comunità italiana di Malindi come L’Avvenire, conferma questa direzione. Finalmente ai soliti, ormai inevitabili accenni al turismo sessuale (le etichette, seppur affibbiate trent’anni fa, sono sempre difficilissime da staccare) si affiancano interi paragrafi che segnalano le iniziative di solidarietà, le campagne di prevenzione e informazione, il business intelligente che aiuta migliaia di persone ad uscire dalla povertà. Pensare che le stesse persone di cui si parla in termini positivi fino a qualche anno fa erano “pregiudicati e scappati di casa” fa pensare paradossalmente a una mutazione genetica…incredibile cosa può fare l’Africa, trasforma feroci felini in teneri bipedi da compagnia.
Eppure c’è sempre un quotidiano che fa una grande fatica a non sensazionalizzare, a non buttarla in tragedia o a regalare un brivido in più quando si parla di Kenya: il Corriere della Sera.
Se una delle sue penne di spicco, Beppe Severgnini, non si è accorto dei cambiamenti di Malindi, se è altrettanto vero che il corrispondente dall’Africa Massimo Alberizzi ha segnalato la campagna “Malindi protegge i bambini”, ci piacerebbe conoscere nome e cognome dei terroristi che vivono nel grigiore della redazione di via Solferino a Milano e titolano i pezzi. L’ultimo esempio lampante arriva dall’edizione Online di ieri. La notizia è “In fiamme un autocisterna carica di carburante, 111 morti”. Una vicenda terribile, che ha i suoi risvolti. Probabilmente un incidente (una cicca di sigaretta accesa vicino al mezzo incidentato, mentre alcuni viandanti cercano di sottrarre carburante e i poliziotti lo impediscono o, secondo altri, chiedono tangenti per farlo). Già se confrontate i sottotitoli (occhiello e catenaccio) troverete differenze tra il Corriere ed altri quotidiani. Ma la malafede, lo schifo e la totale mancanza di rispetto nei confronti dei lettori, si materializza quando l’articolo viene spostato nella sezione “Esteri”. Qui appare soltanto un titolino e, cliccandoci sopra, si può accedere all’articolo. Ecco il titolino: “KENYA, ESPLOSIONI, 100 MORTI”.
E’ evidente come chi legge quel titolo possa pensare ad attentati terroristici, ad alberghi, a zone turistiche, a una recrudescenza di guerra civile. Ecco la malafede.
Noi viviamo, operiamo e ci informiamo in Kenya, per poi informare l’Italia. Quindi conosciamo la realtà keniota e il modo in cui il Corriere cerca di manipolarla a vantaggio di un’informazione sensazionalistica che cerca il truculento, l’aggancio con il sangue, la paura, l’allarme.
Ma cosa dobbiamo pensare quando leggiamo di altri Paesi del mondo, se non che la “linea editoriale” sia la stessa? Come fare a fidarsi dell’informazione di un quotidiano che nei confronti della realtà che conosciamo risulta gonfiata e distorta?
Spiace davvero che il più importante e storico quotidiano italiano, che sempre si è distinto per la sua obiettività e per le sue grandissime firme, sia ridotto in questo stato, alla mercè di pochi devianti e deviati caporedattori.
Malindikenya.net invita i suoi lettori (i pochi che non lo abbiano già fatto) a non acquistarlo più.
Almeno fino a quando non ci saranno evidenti segnali di cambiamento del pessimo servizio che offre ai suoi lettori.    

 

06.02.2009 | SDRAMMATIZZIAMO...

Vediamo la cosa in maniera positiva..... almeno questa volta non ha scritto... "Malindi, esplosione 100 morti"
Eheheheheehe.
saluti al direttore e andate avanti sempre senza mollare e date informazioni su Malindi!
Twinotter

05.02.2009 | CHE SCHIFO!

Ciao a tutti, sono Patty, vivo in Italia o forse dovrei dire "vegeto" visto che la mia anima è in Kenya che mi aspetta. E' una vergogna che certo presunto giornalismo trovi accredito.
Mai come negli ultimi tempi si è letto tanto delle cose buone che stanno facendo gli italiani per questa terra meravigliosa. E ci diamo da fare in tanti, mi ci metto anche io, sia in loco che dall'Italia, portando con noi chili di vestiario e non solo, in valigia, pagando le sovratasse e subendo anche le angherie dei funzionari in aeroporto a Mombasa.
E nonostante tutto si cerca di dare (parlo per me visto che non sono danarosa)nel nostro piccolo tutto quello che si può.
Forse per poter scrivere qualcosa di sensato sarebbe meglio che tali personaggi facessero una capatina in Kenya, il sole magari può riscaldare anche il loro cuore e far aprire loro gli occhi annebbiati dall'ottusità e dal "Dio denaro"...
Che schifo Italia!
Asante sana, Patty

04.02.2009 | COSA VI ASPETTATE DA UN GIORNALE ALLO SBANDO?

Caro direttore e cari malindini,
cosa vi aspettavate da un quotidiano che da tempo ha perso la sua identità e buona parte dei suoi lettori? Il Corriere in questo nuovo sistema politico e sociale non ha più la forza di rappresentare un soggetto equidistante che fornisca una voce saggia, mai "contro" solo per definizione. Come fare allora a catturare ancora i lettori, che fuggono verso testate più schierate e coraggiose? Con la sensazione, con i titoli ad effetto, sfruttando clichet e luoghi comuni, fregandosene dell'etica e della verità. Ma come vedete, grazie al buon lavoro di molti, rimarrà isolato e perderà altri ex affezionati. Come ha perso me da anni.
Un buon giorno a quella terra meravigliosa che mi accolse sei anni fa e che mi riaccoglierà (spero) presto. Complimenti per l'ottimo lavoro.
Michel

 

18.1.2009 | L'AEROPORTO DI MOMBASA E IL RISPETTO RECIPROCO

 

Jambo!
Questa volta il consueto "editoriale" che vuole offrire spunti di discussione tra chi vive di Kenya, lo ama, ci si avvicina o lo frequenta per svariati motivi, non è creato da me, ma suggerito dalle tante mail che ho ricevuto sullo stesso argomento. Mail che a dire il vero ricevo da mesi, perchè riguardano uno degli argomenti più spinosi e ancora da risolvere, sul rapporto tra kenioti e stranieri, in particolare noi italiani: il comportamento tenuto dagli agenti dell'ufficio immigrazione dell'aeroporto di Mombasa. L'episodio più recente, pubblicato come sempre in esclusiva dal nostro portale e divulgato dalla nostra agenzia stampa, è sintomatico. Come avrete letto in prima pagina, sono bastati una sigaretta in bocca e un diverbio per compiere un abuso di potere su un turista italiano a cui non solo è stato negato il visto d'ingresso, ma che è stato immediatamente imbarcato sullo stesso volo e rispedito in Europa, nonostante avesse già pagato una vacanza in hotel a Malindi. Anche su questo caso abbiamo ricevuto decine di mail, di cui solo alcune sono pubblicabili perchè confermo la mia linea, che è quella di scartare gli insulti, le allusioni di stampo razzista e quelle che abbisognano di risposte private e troppo lunghe. In ogni caso, ognuno ha espresso il suo parere e non sono tutti sulla stessa linea, ovvero l'accusa senza mezzi termini al malcostume degli ufficiali dell'aeroporto. In ogni caso non ne pubblicherò più di dieci al giorno, perchè ognuna merita di essere letta con attenzione.
Ci tengo a rispondere anticipatamente (o contemporaneamente, visto che sto pubblicando già alcuni interventi) a chi ha suggerito al sottoscritto di essere più "duro" nei confronti della dogana aeroportuale di Mombasa: io mi limito a descrivere gli eventi e, pur avendo la fortuna di essere sul posto e di avvalermi di ottimi collaboratori e valenti informatori volontari, la mia deontologia professionale mi porta a prendere posizioni nette soltanto quando ho la certezza di come siano andate veramente le cose. In ogni caso, gli aggettivi "sconcertante" e "allucinante" usati nell'articolo, mi sembrano già abbastanza espliciti .
A chi invece chiede che sia fatto qualcosa, ricordo che da mesi sull'agenda dell'Associazione Malindi Watamu il problema dell'immigration di Mombasa è al primo posto, insieme al problema dei Beach Boys sulle spiagge (non a caso i due argomenti di cui ci arrivano più lettere e lamentele) e che entrambe le questioni sono già state illustrate al Ministro del Turismo keniota, che viene periodicamente sollecitato. E' stato fatto anche ieri. Più di cosi, umanamente, è difficile per noi. Per quanto riguarda le situazioni interne, non crediamo molto alle raccolte di firme. Non siamo cittadini kenioti e il nostro rapporto col Governo sotto molti aspetti è preferenziale, sotto altri è del tutto particolare e ci si deve muovere con i piedi di piombo. Ricordiamo che nel 2008 il Kenya ha scalato la classifica delle Nazioni più corrotte del mondo ma fortunatamente è ancora un Paese fondamentalmente libero. Ora speriamo si muova anche l'Ambasciata italiana a Nairobi.
In ultimo, allego anche una lettera spedita lo scorso settembre da una ex residente italiana in Kenya e assidua frequentatrice di Malindi, dove ha una casa. Racconta la sua disavventura che, se ce ne fosse il caso, illustra la situazione dell'aeroporto di Mombasa, che a parer mio è figlia soprattutto dell'anarchia che vige da anni in quell'ambito.
La parola a voi!

 

22.01.2009 | E IL CAMBIO?
 

Dal 1984 che frequento Malindi quindi di conseguenza l'aereoporto di Mombasa, corruzione e abusi sono aumentati
parecchio rispetto agli anni addietro, l'ultima trovata per
spillare soldi al turista è stata recentemente sperimentata da me all'arrivo a Mombasa il novembre scorso, il pagamento in dollari del visto d'entrata, prati
camente la gran parte dei turisti erano sprovvisti di tale valuta quindi venivano inviati agli sportelli del cambio
per provvedere all'uopo, l'operatore a tali sportelli dava esclusivamente pezzi da 100 dollari ovviamente al momento di pagare il visto 90 dollari a coppia il funzionario non aveva  i 10 dollari per il resto trattenedo cosi i 10 dollari. A questo punto la domanda sorge spontanea: vuoi vedere che alla fine della giornata si dividevano equamente la cifra tra funzionari e operatori allo sportello di cambio?

Grazie e complimenti per il lavoro che state facendo per Malindi col vostro portale, Fio.

22.01.2009 | SE NE APPROFITTANO

Io dico che noi italiani diamo l'idea di essere un po' "fessacchiotti"...spesso queste cose capitano a chi ha un'ansia tremenda, a chi viaggia poco o a chi è già predisposto a pensare che "capitano tutte a me". E' chiaro che quando vedono una persona in difficoltà (con la lingua, col carattere, con la mancanza di esperienza) se ne approfittano. Fatevi furbi, trattateli gentilmente ma con fermezza come persone serie e valutate seriamente quel che dicono. Dobbiamo imparare in questo dagli inglesi.
Complimenti per il portale, Napo.


21.01.2009
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IO CI HO PROVATO...

Premetto che sono dodici anni che frequento il Kenya. Ma quando arrivo a Mombasa spesso ho l'aria del turista che vede l'Africa per la prima volta. Così ecco che l'uomo delle valige mi ferma, mi annusa e mi chiede di aprire il bagaglio a mano. "Per chi sono queste?" chiede brandendo le medicine. "Per me, altrimenti muoio..." gli dico in inglese. "Fanno bene anche a me?" Dico di no, che ci vuole un controllo medico. Allora passa alla macchina fotografica digitale. "Questa la vendi e guadagni soldi illegalmente" dice. "No, non la vendo, è mia e faccio le foto come tutti i turisti".
"Come fai a dirlo?" mi dice, allungando la sua mano e mettendomela sul polso. "Segnamela sul passaporto e la rivedrai al ritorno". Quando però, alla ricerca spasmodica della mancia, mi chiede gli occhiali da sole che ho addosso, inizio a inalberarmi e a parlare in swahili. "Ma è possibile che dobbiate sempre chiedere, pretendere...non siete in grado di svolgere il vostro mestiere con dignità? Io lo so che i vostri superiori, i politici, i magistrati, fanno la stessa cosa. Ma almeno con i turisti, con chi viene ad apprezzare questa terra e questa gente, ad aiutare i bambini più sfortunati, a comperare il vostro artigianato, ad aiutare l'economia...". L'uomo delle valige mi guarda con il sorriso come dire...ma perchè hai fatto il finto turista? Per arrivare a farmi la ramanzina? "Ok, ho capito. Wageni, wakaribishwa". Speriamo di averne fatto ragionare almeno uno...
Erri



20.01.2009
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POSSO PORTARE IL CANE?


Salve amici, o meglio dire Jambo! Leggo il forum con interesse perche' anch'io come molti di voi, posseggo una casa.
Quest'anno avevo pensato di portare il mio cane meticcio in Kenya dove posseggo casa."Lucky" il nome di mio "fratello peloso" mi ha confidato che non vorrebbe andare perche' la sua paura e' che lo blocchino in dogana con una scusa qualsiasi e lo sbattono in quarantena chissa' dove.... (A dire il vero questa e' la MIA paura).
Ho tutti i documenti per essere in regola(passaporto,vaccinazioni etc etc..Qualcuno puo' dirmi qualcosa su questo argomento, se faccio bene a portarlo con me o sarebbe meglio soprassedere, visto anche che rifiutano gli italiani con sigarette(spente)? in bocca? Grazie per gli eventuali consigli.

Eduardo

Caro Eduardo, se tutti i documenti del cane sono in regola per l'espatrio in un Paese extraeuropeo (vaccinazioni che credo ancora si possano fare solo a Padova, certificati eccetera), non ha nulla da temere. Al suo arrivo la porteranno da un apposito ufficiale che controllerà i documenti. Se è tutto a posto non c'è nulla da temere. Tra i tanti casi di soprusi e piccole angherie avvenute all'aeroporto, non mi sono ancora imbattuto in problemi per gli amici a quattro zampe. Karibu a lei e al suo "mbwa"!
Freddie


20.01.2009 | I DUE TIPI DI ITALIANI IN KENYA
Buongiorno direttore, ho seguito con piacere fino a qui il forum e credo che i frequentatori del sito si dividano in due gruppi: chi difende sempre e comunque i "fratelli africani" e chi invece pur amando questo Paese e facendo del bene, tramite il lavoro o le buone azioni, guarda con obiettività le varie problematiche e si rende conto che il Kenya è un Paese corrotto, in cui chi detiene il potere se ne approfitta oltremodo e in cui le istituzioni non sono mai presenti nei momenti del bisogno. E' giusto ascoltare le due campane e apprezzo il suo equilibrio, ma personalmente credo che quegli italiani che vogliono essere per forza controcorrente, alla fine giustificando in toto la popolazione locale, fanno il loro gioco e li autorizzano anche ad approfittarsi della nostra disponibilità. Non dimentichiamoci che solo a Malindi noi italiani diamo lavoro, cibo e cure a migliaia di persone. E questi ci tassano pure gli aiuti ai bambini.
Fate voi, Ricky.


19.01.2009
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LA MIA TRAFILA

E' una giornata triste di sole. Non è successo niente, è che devo partire dal Kenya. Come mi capita due volte all'anno, a febbraio e a ottobre. Ora è fine ottobre e so che in Italia troverò il primo freddo, lo dice anche la televisione che qui si chiama Rai Italia. Io in Kenya ci vivrei, se non fosse per mia figlia Francesca e per il cane. Mio marito non divide questa mia passione e se ne può stare dove sta. Allora io acquisto un biglietto di sola andata e quello di ritorno lo vado a fare quando proprio dall'Italia mi reclamano, dopo un mese circa da che sono partita.
Come sempre arrivo alle partenze internazionali, faccio la fila e quando sto per spedire il bagaglio, un ufficiale della dogana mi ferma dicendo che il biglietto non è valido. Come non è valido? No, dice che io non sono arrivata con lo stesso biglietto. E che ve ne frega a voi, io ho pagato, ho una casa a Mambrui, pago anche le tasse, non è un problema mio, se qualcuno vende biglietti così. Vuol dire che ci guadagnate anche voi, no? Sono garbata, ma l'ufficiale è arrogante. Mi consigliano (e l'avrei fatto a malincuore anch'io) di dare venti euro all'ufficiale, senza farmi vedere se no poi li vogliono anche altri. Ma lui mi guarda e sorride, mi dice di andare vicino e mi dice che devo pagare il prezzo intero del biglietto, se voglio partire. Cioè voi mi fate un altro biglietto? Chiedo. No, mi dice, le autorizziamo lo stesso biglietto. Ma chi siete voi per fare ciò? No, io non parto, piuttosto rimango a terra. Non me ne frega niente, ormai è una questione di principio. Nel frattempo l'assistente della mia agenzia si lavora un altro agente e sembra finalmente che con i famosi venti euro riesco a partire. Sembra. Perchè arriva il presunto boss e chiede cosa succede, guarda il biglietto e fa segno di no con la testa. Intanto la gente entra e io con i miei bagagli sono ancora lì. Il boss è molto accomodante, mi dice che la prossima volta mi porteranno in prigione, e di passare da lui quando torno a Mombasa a portargli un regalo, un profumo o un telefonino, così sarà tutto più facile. Purtroppo non mi ricordo il nome, ma la faccia sì. E tra due settimane tornerò, senza telefonino, ma con una gran voglia di denunciare questo episodio. Ora magari grazie a voi posso farlo, almeno che serva come prova di quel che accade all'aeroporto di Mombasa con gli italiani.
La Signora M.



19.01.2009 |
SICURI?

Siete sicuri che anche l'italiano si sia comportato bene o abbia tirato fuori l'arroganza occidentale trattando con inferiorità l'ufficiale dell'immigrazione?
Andreapippo

Se leggi la lettera qui sopra, Andrea Pippo, sono il primo a dire che nel caso specifico non abbiamo la certezza di cosa sia realmente successo, se non chè l'aver fatto ripartire un turista che aveva pagato una vacanza in Kenya con lo stesso aereo con cui era arrivato, è comunque un sopruso e una decisione estemporanea che non spetta all'immigrazione. Per il fumo, così come per eventuali insulti, minacce a pubblico ufficiale ci sono multe, detenzione o processi in corte. In ogni caso questa, come si può leggere dalle testimonianze qui sotto, è la classica goccia che fa traboccare il vaso. Il Kenya per fortuna non è tutto come l'aeroporto di Mombasa, che invece ne rappresenta la parte più meschina, corrotta e arretrata.

Freddie
19.01.2009 | L'AEROPORTO A MALINDI E PIU' CIVILTA' NOSTRA

La gente di Mombasa se ne frega di Malindi, se ne sbatte dei turisti italiani, infatti i tedeschi, che invece popolano gli alberghi di Nyali e Diani, vicino Mombasa, non sono trattati come trattano gli italiani. Ci vuole l'aeroporto a Malindi, così la gente che ci lavorerà avrà amici, parenti che guadagnano grazie agli italiani e capiranno l'importanza di trattare bene i turisti.
E comunque c'è da dire che l'abitudine delle mancette gliel'abbiamo inculcata noi, mi ricordo tanti anni fa gente che partiva con cento chili di roba e passava solo perchè lasciava mille scellini di mancia. Oggi c'è chi si è fatto furbo e chiede sempre soldi, anche quando non sarebbe il caso. E anche noi spesso cadiamo nel tranello, diventando a nostra volta maleducati, se non addirittura razzisti. Ricordiamoci che siamo nel terzo mondo, in Africa. Con tutti i pro e tutti i contro.


19.01.2009
| UN LICENZIAMENTO


Jambo. Secondo me basterebbe così poco, solo un licenziamento, e gli altri abbasserebbero la cresta all'aeroporto di Mombasa. Speriamo che dietro i vostri suggerimenti qualcuno lo faccia, perchè sono anni che su Mombasa si sente la stessa solfa.
M.B.


19.01.2009 | IO HO DETTO BASTA A MOMBASA!

Buongiorno,
se vi serve, usate questa mia testimonianza per farla leggere al Ministro: io dopo tre esperienze negative di seguito, una all'arrivo e ben due alla partenza, ho deciso di non passare più da Mombasa, nonostante abbia un po' paura dell'aereo e quindi non mi piaccia prendere quello più piccolo per fare la tratta Nairobi-Malindi. E devo dire che viaggio meglio, dormo meglio e arrivo a Malindi rilassata. Certo, penso ai turisti di una settimana o due che dovrebbero perdere due giorni interi solo per il viaggio e senza charter non hanno le combinazioni alberghiere. Infatti comunque il Kenya non è ancora abbastanza maturo per permettersi il turismo di massa. Non so se dispiacermene o meno, ma certo che come si approfittano del loro potere quelli dell'aeroporto di Mombasa nemmeno i poliziotti della peggio specie.
Buon lavoro, siete bravissimi a tenere uno spazio quotidiano in rete su Malindi!
Barbara


19.01.2009 | RAMMARICO: SUCCEDE IL CONTRARIO DI COME DOVREBBE ESSERE

Buonasera, Direttore Sig. Freddie Del Curatolo.
Rammaricato di quantoappreso nella lettura del portale Italiano Malindikenya, in merito all'incresciosa avventura del nostro connazionale, per un banale battibecco, di un mozzicone di sigaretta in bocca spenta.
Non desidero fare commenti perchè si commentà già da solo, io e mia moglie sono tredici anni, che veniamo in Kenya, e siamo prossimi a partire con destinazione Malindi
Ritengo un grosso errore non publicizzare un paradiso come il Kenya, ma poi rovinato da questioni anche banali, penso che la comunità e le autorità Italiane operanti in loco,che operaro ha fianco delle autorità Keniote, a far si che i turisti già in arrivo in aeroporto, stressati anche dalle ore totali del viaggio, trovino una disciplina ben coordinata, con persone multilinque, ed agevolarli, guidarli al disbrigo delle pratiche, dal visto d'ingresso, ritiro bagagli, controlle bagagli, mentre posso confermare, tutto il contrario di quanto sopradescritto, sono solo attenti a beccare la mancia, oppure in uscita a litigare per un Kg. in eccesso al bagaglio, non tenendo conto che se il turista non arriva il suvvenir rimane in Kenya, non aggiungo altro.
Senza cattiveria allego questi versi.
Se lo stato precipita nell'abisso, non lo si salva violando le regole e le leggi, ma facendole rivivere.
Franco Rettaroli.

23.12.2008 | "MALINDI PROTEGGE I BAMBINI", ALTRO CHE PEDOFILI!

Oggi, 23 dicembre 2008, viene presentata ufficialmente la campagna "Malindi protegge i bambini", voluta dal Cisp e dall'Associazione Turistica MWTWG e sovvenzionata dall'Unicef con fondi del Governo Italiano. Si tratta, come avete già potuto leggere in questo portale, di un progetto pilota che non ha precedenti nel mondo: una località di villeggiatura si mette in prima persona contro lo sfruttamento sessuale a danno dei minori e lo fa con la sua associazione di imprenditori e operatori del settore turistico. Sono coloro che si sono riuniti sotto la sigla "Malindi Watamu Tourism Welfare Group", che finanziano il portale che state leggendo e l'attività meno visibile dell'agenzia stampa ad esso collegata, che in pochi mesi è diventata un punto di riferimento per la stampa italiana e la rete. L'iniziativa viene illustrata oggi alla presenza del Ministro del Turismo Najib Balala e di altre autorità, davanti alle telecamere delle televisioni e ai taccuini della stampa, ma occorre qui entrare in alcuni dettagli del progetto, di quello che significa per noi italiani di Malindi: innanzitutto si tratta di cercare di sensibilizzare la popolazione locale su quella che in molti villaggi e molte realtà rurali e povere sembrerebbe più un'abitudine che un crimine.
Gli orfanotrofi e le Onlus che sosteniamo spesso ci ric0rdano come molti dei loro ragazzi siano stati vittime di abusi sessuali all'interno della loro comunità, il Cisp con cui collaboriamo ha dati, interviste e conosce bene questa terribile realtà. E' ora di farla conoscere anche a chi lavora nel turismo con gli italiani. Per questo gli hotel affiliati all'associazione svolgeranno dei veri e propri "educational" con il personale. Spesso chi ha un lavoro stabile nelle strutture turistiche è una figura di rilievo all'interno del suo villaggio d'origine, portando a casa il sostentamento per i parenti. E' quindi persona influente ed ascoltata all'interno della comunità. Loro saranno il nostro veicolo principale. Poi c'è l'impegno con i turisti che a sua volta si divide in due azioni: dimostrare a chi crede che Malindi sia una meta di pedofili che non solo questo è fantascienza, ma che qui (già in base alla legge keniota, ma anche per la nostra attività di controllo sul territorio) hanno vita particolarmente dura. Gli hotel infatti non accetteranno nessun minorenne locale accompagnato da turisti o residenti stranieri, se non ne sarà dimostrata la paternità/maternità o l'affido. Lavoreremo di concerto con il consolato e con il Capo della Polizia Ali Ayub, che ci ha promesso il più solido sostegno. Preghiamo chiunque di segnalarci abusi o situazioni sospette, che saremo pronti a verificare ed eventualmente a denunciare.
Malindi non è un "paradiso degli orchi" come qualcuno ha cercato di dipingerlo. E' un paradiso e basta, dove i bambini devono poter crescere con la speranza di un futuro migliore, senza miserie di ogni tipo.
Siete con noi?

18.11.2008 LE CROCIATE DEL KENYA PER LA TRASPARENZA E LA TUTELA DELL'AMBIENTE

"Il mondo ora ci guarda", ha detto qualche giorno fa il primo ministro Raila Odinga, riferendosi al suo Paese, dopo l'elezione del presidente statunitense di origini keniote. Barack Obama. In realtà è un anno che il mondo guarda il Kenya con occhi differenti: dapprima le Nazioni Unite che hanno richiamato i suoi uomini politici e gli industriali influenti a un senso di responsabilità condiviso, poi gli imprenditori e investitori europei che hanno salutato l'insediamento dei nuovi ministri, preoccupandosi del loro interesse a riportare turismo e benessere nella loro Nazione. Infine gli americani, che guardano ora al Kenya come alla "Madre Patria" e non solo gli "obamizzati", anche gli uomini d'affari ("dobbiamo credere e investire nei Paesi che hanno ampi margini di crescita - ha dichiarato il vicepresidente della Delta Airlines, lanciando le nuove rotte su Nairobi - e tra questi c'è il Kenya"). Così si spiegano le parole di Odinga, che ieri si è augurato pubblicamente che i politici che sono stati ispiratori degli scontri etnici post-elettorali, se non addirittura mandanti, vengano processati al Tribunale Internazionale, una volta che l'ormai famigerato "Waki report" sarà reso pubblico. E in questo senso si apprezzano le nuove battaglie a tutela dell'ambiente e della Natura: la guerra ai bracconieri, che ha portato all'arresto di cinquantasette persone coinvolte nel traffico delle pelli di leopardo. Una banda criminale la cui losca attività è stata (si spera) stroncata definiivamente e le pene severe che verranno applicate potrebbero far desistere possibili imitatori, perchè il rischio non vale la candela (al mercato nero vendevano le pelli dei poveri felini a 120 euro l'una). Sulla costa invece è stata abolita la pesca con le reti di metallo e le multe sono state decuplicate. Questo tipo di pesca danneggia l'ecosistema, rovinando i fondali, la barriera corallina e prendendo anche specie protette e pesci troppo piccoli, proprio in prossimità del Parco Marino tra Malindi e Watamu. Singolare il fatto che una querelle (sfociata in liti anche violente) sia scoppiata tra i pescatori kenioti, schieratisi a favore della sola pesca tradizionale, e alcune barche provenienti dalla Tanzania, accusate di metodi selvaggi e illegali. Botte da orbi per difendere un patrimonio importante. Il mondo vi (ci) guarda, che bello poter sognare un Kenya modello della nuova sostenibilità e di un turismo davvero responsabile.

11.11.2008
| L'ALTA STAGIONE SI AVVICINA E SALE LA FEBBRE DI KENYA...

Come ogni anno, a novembre, i charter si riempiono dei cosiddetti "solovolo". Sono ex turisti che hanno acquistato una casa, lavoratori indipendenti o stagionali, pensionati che possono permettersi di svernare. Sono innamorati del Kenya e di Malindi. Il loro sguardo illumina l'ambiente, fin dalla sala d'attesa dell'aeroporto di partenza. I primi freddi, la nebbia, la pioggia, la vita grigia e i troppi pensieri che da vivere nel mondo occidentale. La loro gioia nel salire sull'aereo è il migliore spot per i turisti che per la prima volta si stanno recando in un hotel della costa. Quante volte abbiamo assistito a una scena di questo genere.
"E' la prima volta che si reca in Kenya?" chiede il signore la cui catenella di perline masai per reggere gli occhiali dice tutto.
"Veramente...sì" risponde il ragazzo della coppia seduta accanto a lui.
"Eh..."
E' soltanto un sospiro. Ma c'è dentro la savana, il cielo che si perde in mezzo a un nulla meraviglioso, la spiaggia bianca che incontra i mille cromatismi di blu, la gente che sorride, i colori del mercato, la statuarietà dei baobab, i bambini che ringraziano per un quaderno o un vestito...
"Vedrete, vedrete..."
Molti turisti non vedranno. Ma sono sempre di più quelli che, anche grazie alla spassionata pubblicità di chi viene qui spesso, mettono volentieri il naso fuori dal villaggio e si decidono per un safari nei parchi nazionali.
A quel punto non rimanere stregati è quasi impossibile.
Quest'anno gli ingredienti per una bella stagione ci sono tutti, la voglia di mettere da parte i cattivi presagi della crisi, l'ormai lontano ricordo dei problemi del Paese, di pensare che ogni cosa è possibile per migliorare il proprio futuro. E' la speranza che arriva da Obama, il presidente con il sangue keniota.
E voi, come vi preparate a vivere il Kenya quest'anno?