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Qui in Kenya
siamo soliti dire: “Karibu!”, ovvero
“Benvenuti!”.
In questo caso, in realtà, il ben arrivato
sarebbe da dare in primo luogo a questo portale
telematico, il primo spazio online di Malindi e
della costa keniota che non abbia interessi
speculativi di alcun genere, “senza scopo di
lucro” si è soliti dire.
Infatti Malindikenya.net nasce per volontà di
un’associazione di imprenditori e operatori
turistici, ma anche semplici residenti in Kenya,
spinti dal desiderio di dare un’immagine nuova e
maggiore visibilità a questi luoghi. Qui insomma
si vende un luogo in generale, un pezzetto di
Africa equatoriale, la possibilità che chiunque
sappia qualcosa in più su un luogo che chi ha
voluto questo sito ama e rispetta, e in cui è
felice di vivere per buona parte dell’anno.
Oltre a fornire notizie aggiornate
quotidianamente, meteo, servizi, cultura,
informazioni utili e quante più cose riguardino
il Kenya e la sua regione costiera, il portale
inaugura oggi, 21 luglio 2008, “Karibu!”, uno spazio di incontro
e confronto con i lettori, in cui
ogni tanto partiranno “dalla base”
suggerimenti, quesiti, considerazioni che
attenderanno soltanto di essere confutati,
risolti, ampliati, o puntualizzati da voi.
Suggeritori di oggi, corrispondenti di domani,
collaboratori di dopodomani…vi aspetto al
varco!
Freddie del Curatolo
Partecipa anche tu, scrivi a Karibu

L'editoriale
ANOTHER YEAR
IN PARADISE?
Anche
quest'anno siamo giunti alle porte dell'alta stagione. Che estate
keniota ci attende? Le aspettative sono alte, anche se a differenza di
altri anni i sentimenti sono contrastanti. Due anni fa sembrava
dovesse avvenire la definitiva consacrazione di Malindi nell'olimpo
delle mete turistiche più amate dagli italiani. E invece sappiamo
tutti come andò a finire. La passata stagione, all'inverso, nessuno
credeva in un rilancio repentino del turismo dopo una campagna
mediatica terroristica e la normale diffidenza di chi può scegliere
tra svariate offerte di soggiorni. Quest'anno si torna a un (moderato)
entusiasmo, e va bene così perchè l'entusiasmo spesso è contagioso,
forse meno dell'influenza suina. Di certo più sano.
Quel che però esula da questi discorsi è che un conto è il turismo di
massa, che va benissimo poiché alimenta l'imprenditoria alberghiera e
tutta la rete di indotto a lei collegata (compreso quello locale, a
partire dai dipendenti locali, che hanno lavoro costante e possono
migliorare le loro condizioni economiche e sociali), un conto è chi si
avvicina al Kenya con l'idea di fermarsi più che per una semplice
vacanza. Sempre più persone sono interessate all'acquisto di case
sulla costa keniota, a fronte di una minoranza che cerca di venderle,
magari a prezzi stratosferici sperando poi di ricomprarsene una o
costruirla "realizzando un'interessante plusvalenza", come si direbbe
in sede di calciomercato... Sta di fatto che se un hotel un anno
riceve 3000 clienti e 100 di loro acquistano una villa o la cercano in
affitto, l'anno dopo sarà pur naturale che i clienti possano essere
2900. Ma non è detto che per Malindi e per lo stesso indotto voglia
dire perdere appeal o guadagni. Anche perché chi si è innamorato del
Kenya e decide di godersi più di una vacanza in hotel, sicuramente
sarà un testimonial gratuito di questo paradiso e sarà lui stesso a
consigliare agli amici il miglior resort e le migliori situazioni nel
rapporto qualità-prezzo.
Insomma, per farla breve, l'importante è sempre e solo lavorare bene,
offrire professionalità e competenza, serietà e gentilezza,
considerando che abbiamo la fortuna di offrire una scenografia che ha
pochi eguali nel mondo, il film si snoda da sé, basta non esserne
pessimi protagonisti, ma indispensabili comprimari di chi, arrivato
con l'idea di viverlo, potrà diventarne parte integrante.
E voi, cosa ne pensate?
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