Questo
"muretto" è dedicato a tutte le persone che hanno
avuto a che fare con il Kenya, in vacanza, per
lavoro, ospiti di un amico, per volontariato o
altra scelta volontaria e involontaria, e hanno
conosciuto la magia di questo Paese, fino a
contrarre la più piacevole "malattia" che esista
in natura, quell'insieme di sensazioni, sentori
e sentimenti a cui non sappiamo dare un nome
preciso e che siamo soliti chiamare appunto "mal
d'Africa".
E'
difficile spiegare un innamoramento a parole, si
rischia la banalità dei luoghi comuni, si ha
paura di imprigionare pensieri liberi e sublimi
nella gabbia della parola scritta.
Ma tra di noi, tra "malati", possiamo farlo.
Qui sotto ognuno può lasciare la testimonianza
del suo "mal d'Africa" e raccontarne i risvolti.
Inviate una mail a:
info@malindikenya.net
IL MAL D'AFRICA SECONDO ME
Immaginate
un luogo in cui il cielo non vi sovrasta, vi
attraversa; l’aria non si respira, si assapora,
il tempo scorre, non corre ed il sistema nervoso
si sistema, non s’innervosisce.
Un luogo dove la gente non t’incrocia, ti
saluta, dove tutto è vero, anche le cose
spiacevoli, perché tutto è vita.
Il mal d’Africa è uno stato dell’anima, prima
ancora che uno stato mentale.
E’ qualcosa che pulsa nello stomaco ed esiste a
prescindere dalla cattiva digestione del
vecchio, pesante continente o di una giovane,
fresca noce di cocco.
Mal d’Africa è imparare a perdere tempo
scrutando una lucertola dalla testa arancione
fare le flessioni.
Mal d’Africa è disegnare con gli occhi il
contorno di un baobab che si staglia sullo
sfondo del cielo basso e turchese. Mal d’Africa
è osservare un meccanico che non sa da dove
cominciare a riparare il motore della vostra
auto.
Mal d’Africa è emozionarsi davanti a un tramonto
breve sapendo che il giorno dopo, comunque
andrà, ce ne sarà uno apparentemente identico ma
dalle sfumature inedite.
Imparare che non è vero che se non si desidera
tutto non si otterrà nulla, che accontentarsi
non è sempre una sconfitta e che vivere alla
giornata è un buon metodo per aggiornare
l’esistenza.
Capire la propria diversità e accettare quella
degli altri, in un luogo dove nemmeno quel
visionario di Gesù avrebbe potuto affermare che
gli uomini sono tutti uguali.
Mal d’Africa è vivere in sintonia con le fasi
lunari, con i fusi locali, in serenità con il
ciclo vitale e in equilibrio su un ciclo cinese.
Mal d’Africa è capire di non essere capiti e
farsene una ragione, è annoiare la noia,
impigrire la pigrizia, rincoglionire
l’intelligenza e assog-gettarla ai propri ritmi,
imprigionare il pensiero e liberarlo con una
cauzione eterna che sarà il cuore a pagare, in
comode rate stagionali.
Mal d’Africa è un silenzio pagano, un ruggito
religioso, uno stato d’arimo.
Il Mal d’Africa, se è quello vero, è un bene
incurabile.
Freddie del Curatolo
LA
MIA AFRICA
"Il viaggio
non soltanto allarga la mente: le da forma" (Chatwin)
Appena
si aprono le porte
dell'aereo e si scende la
scaletta che poggia sul territorio africano (Mombasa)
non si può non venir pervasi da una sensazione
di magia.
L'aria pare essere più dolce, si sentono odori
sconosciuti probabilmente di terre lontane e
sicuramente ciò che ci colpisce di più è la luce
paradisiaca.
Ecco che comincia come un virus ad annidarsi
dentro di te il Mal D'Africa. Non si avverte
subito perchè questa antica terra ti entra
dentro lentamente fino a diventare un amore
folle che non riuscirai più a dimenticare.
Durante le mie visite in questo splendido angolo
del mondo ho visto persone impazzire lasciando
tutto e ricominciare da capo.
Sembra impossibile raccontato su una pagina di
un sito, ma vi assicuro che non è un sogno, non
è una storia inventata per affascinare, ma è la
pura verità.
Molti lasciano lavoro, sicurezze e tutto quello
che hanno per vivere in questa magica terra.
Mentre in Italia, come in Europa, si fatica per
sopravvivere bene (sembra un paradosso visto che
là le persone non muoiono di fame) in Africa ci
si può inventare da zero qualsiasi tipo di
attività.
Chi si trasferisce, oltre a pensare alla propria
sopravvivenza, riesce ad aiutare anche la
popolazione locale offrendo lavoro o
semplicemente aiutandoli economicamente.
Quello che mi ha colpito del Kenya appena
arrivata è stato il paesaggio. Lo stesso che
sogni quando stressato dal lavoro o dalle
pressioni della nostra società consumistica (e
permettetemi, superficiale) chiudi gli occhi e
cerchi di immaginarti il paradiso.
Ovviamente ti scontri subito con la povertà
della genete e vedi che vivono in capanne di
sterco di mucca e fango costruite con fatica.
Per sentirsi virili e veri uomini devono fare
molti figli e non importa se loro non hanno
abbastanza cibo e condizioni consone per delle
piccole creature, l'importante è averne tanti.
E se muoiono? Ti rispondono che è la vita.
Non possiamo giudicare o cercare di capire,
perchè hanno un'altra prospettiva della vita e
noi abbiamo il dovere di rispettarla.
Ciò che è diverso ci spaventa, si sa, ma
dobbiamo cercare di comprendere e rispettare
queste persone. Aiutando qualcuno che non te lo
ha chiesto non fai certo del bene all'altro, ma
solo a te stesso, conservando poi l'illusione di
aver fatto qualche cosa di "giusto".
Quindi in questa terra bisogna entrare in punta
di piedi e cercare di capire le vere necessità,
la loro mentalità. Tutte cose che un turista non
può conoscere.
Viaggiare, esplorare i confini del mondo è un
po' come sondare i nostri mondi interiori...e
allora non mi resta che augurarvi un "buon
viaggio".
Matilde
Calamai
IL MIO MAL D'AFRICA
Il mio mal d'Africa non è nostalgia
è sete.
sete di energia umana
di voci
di odori così familiari che li sento la mattina appena sveglia, sul finire di un sogno che mi riporta là....
sete di mani forti che mi accompagnano lungo la strada,
di non sentirmi mai sola;
di sorrisi,
di voci che chiamano il mio nome e non di suonerie che strillano prepotenza;
di sguardi che servono a capire e non a schivare ciò che non capisco.
Sete di lavori da fare, di cose da riparare, di dolori da sentire, di gioie da cantare, di tempi da aspettare....
Sete di sentire Freddo quando fa freddo e Caldo quando fa caldo.
Sete di tante contraddizioni da intravederne la coerenza Assoluta.
Il mio mal d'Africa è un bisogno improvviso; s'intromette, luminoso, nei miei pensieri come il gioco e la voce di un bambino nel bel mezzo di un discorso noioso; noncurante di tutto e di tutti, mi distrae senza mezze misure. E' gioia esplosiva e magone straziante, con la forza di onde imponenti; di quei cavalloni che all'improvviso ti risucchiano, ti rigirano e fanno perdere il senso dell'orientamento e più cerchi un appiglio, le dita conficcate nella sabbia, più ti rendi conto che nulla può servire, se non lasciarti andare, rigirarti e roteare senza senso, senza sapere se ti basterà il fiato, ma godendoti tutta la Vita che ti scorre nel corpo in quel momento di pura energia.
Carlotta Mawimbi
L'AFRICA DENTRO DI ME
All'inizio fu un alito di paradiso caldo e intenso che arrivò alle narici e m'inebriò.
Poi riconobbi mia madre, la Natura. Ero già oltre Mombasa, mi si aprì di fronte agli occhi lo scenario delle verdi colline d'Africa di Hemingway.
I baobab, come angeli scesi in terra e pietrificati di fronte alla povertà e alle ingiustizie umane, mi guardavano statuari e meravigliosi, i campi di sisal contornavano la strada e accoglievano il cielo immenso.
Prima ancora di arrivare a Malindi, il mal d'Africa era entrato in me, come una dolce aritmia, come un soffio di vita nel cuore.
Il resto è ciò che vivo ogni volta che torno in Kenya e che so spiegare soltanto divenendo collina, baobab, cielo.
Marina
IL MIO MAL D'AFRICA
Il mio mal d'Africa risale a tanto tempo fa,dicembre 1971,avevo 17 anni e ricordo perfettamente (perchè la rivivo ogni volta che torno)la sensazione di essere arrivata,di essere a casa:appena si apre il portello dell'aereo e respiro l'aria africana mi sento pervasa dalla serenità concentrata in hakuna matata e mi tuffo avidamente nei colori,nei sapori,negli odori e nei puzzi,negli spazi infiniti di terra e di mare,cerco gli occhi dei bambini e i manghi,la polvere rossa e le bouganville e...tutto!so che quando sono nella casetta all'Angel's bay sono felice e appagata,e quel po' di volontariato che faccio mi arricchisce e mi dà gioia.
Ho attaccato il mal d'Africa a uno dei miei figli e a un'amica...quindi occhio al contagio!
Maria Paola
MAL D'AFRICA
(Questo non è un saggio filosofico ma solo le note di un sofferente cronico)
Come assiduo navigante (browser) su internet ho letto corrispondenze d'alcune centinaia di persone che hanno visitato il Kenya. Circa l'80% di queste dicono di essere state colpite dal "Mal d'Africa".
Questa condizione non é una malattia fisica tropicale come la malaria o la febbre gialla.
Si tratta invece di una "patologia" mentale incurabile, acquisita da quasi tutti gli europei residenti in Africa. I soggetti a rischio comprendono tutte le categorie dei così detti colonizzatori: esploratori, avventurieri, minatori, militari, funzionari, missionari, cacciatori, nobili decaduti e non, fuoriusciti politici, pervertiti sessuali, pedofili e altri che non credono alla monogamia della vita.
I primi sintomi si avvertono subito dopo aver attraversato il Mediterraneo. Appena si mette piedi sul continente nero, ci si sente avvolti da atmosfera esilarante. L'impatto del clima saponifico, la visione di terre e vegetazioni diverse, gli aromi delle spezie che pervadono le strade e i mercati, i primi contatti con gente e costumi "primitivi", l'apparente attitudine di sottomissione dei nativi verso il "padrone" bianco, specialmente se in divisa o danaroso (bwana shilingii mingi) provocano un forte desiderio di distacco dalle regole e tradizioni del paese "civile" di provenienza.
Nell'ambiente Anglo-Sassone era in voga l'abitudine di gettare in mare la Bibbia non appena attraversavano il canale di Suez. Alcuni missionari, affascinati dal "Continente Nero", non gettavano in mare la Bibbia, ma solo la tonaca.
La leggenda della "legione perduta" romana, mandata a scoprire le sorgenti del Nilo, e non piú ritornata, fa pensare che quei legionari siano stati anche loro vittime di quel male, oltre che della malaria, febbre gialla e tutto il resto.
Il Kenya, appena aperto alla colonizzazione si dimostrava subito territorio contagiato da questa patologia. Tra i piú gravi sofferenti erano le pecore nere dell'aristocrazia britannica, con un pizzico di ricchi americani depravati, che davano vita alla famosa banda della "Happy Valley" (la valle felice) schierati in quel che ora va sotto il nome del distretto di Nyandarwa lungo la "Wanjoi Valley attorno a Kipipiri. Questi aristocratici erano stati "esiliati" in Kenya dalle loro famiglie con sufficiente appannaggio, che li permettevano di condurre una vita di continue baldorie purché rimanessero lontani dalla patria.
Dove si becca questa "malattia"? Dappertutto. Nel mio caso v'incappavo nel quadrilatero compreso tra le località di Nyeri, T. Falls, Rumuruti e Nanyuki a cavallo dell'Equatore ad oltre 2000 metri sul mare. Questa zona presenta delle panoramiche da paradiso terrestre. Ad Est il massiccio del monte Kenya, che sorge dalla pianura in splendida solitudine, ad Ovest la catena montuosa dell'Alberdare, e a nord l'immenso altopiano pianeggiante di Laikipia che si estende fino al lago Rodolfo. Una regione particolarmente a rischio per i connazionali è quella costiera dal sud di Mombasa fino al nord di Malindi.
Da tutte queste località emanano delle attrattive quasi irresistibili per l'uomo bianco che scende dal gelido Nord, o proviene dalle conurbazioni urbane dei paesi cosi detti civili. Qua si respira l'aria pura (eccetto ora a Nairobi) l'atmosfera della natura primitiva che comprende la gente di colore, gli animali selvaggi, le fitte foreste, le sconfinate brughiere e il clima generalmente mite tutto l'anno
Per i "costieri" l'attrazione dell'Oceano Indiano, con l'abbondanza di pesci d'alto mare, i nativi generalmente "amichevoli", il tenore di vita comunemente "allegro" è piú che sufficiente per giustificare e accettare la "sofferenza" del "Mal d'Africa"
Che questa "patologia" sia accettata piacevolmente n'è testimone, tra tanti altri, Aidan Hartely, corrispondente da Laikipia della rivista inglese The Spectator che recentemente commentava col titolo di un articolo "More Than Heaven" (piú che in paradiso) la vita sull'altipiano omonimo. Ai tempi della colonia era in voga la domanda: << Sei sposato o vivi in Kenya?>>
In gioventù un mio insegnante, ex missionario d'Africa, ogni tanto ci diceva: << l'Africa, o la bruci o ti brucia >> Purtroppo questa "godevole" malattia è stata scottante per tanti europei (e connazionali) tra i quali il missionario di cui sopra, rimpatriato dalle autorità religiose con la tonaca a brandelli. La maggioranza dei "malati" che non la reggono, appartengono ad una categoria che gli inglesi definiscono "innocents abroad" (innocenti all'estero).
Questi non solo si fanno ridurre a brandelli i pantaloni ma anche il portafoglio dalle "sirenette tropicali" seguaci della filosofia africana che dice:<< L'amore è un lusso della gente ricca che non possiamo permetterci. Per noi è sufficiente "mangiare" >> ( Kula mali ya muzungu) Buona convalescenza a tutti!
Giorgio "ole Chuma" Ferro
AFRICA
Africa è nel cielo, nella terra e nella gente.
La gente d'africa si muove lenta ma ti smuove il cuore, ti scuote l'animo.
Comunque tu sia, ferro o argilla, l'africa ti plasma.
Ti trattiene oppure ti rispedisce al mittente con qualcosa che non avevi ma che ora ti manca.
Africa è la paura e la certezza, il coraggio e l'incoscienza.
Africa, sprofondi nel vuoto quando capisci che è Africa.
B.K.
IL MIO MAL
D'AFRICA
Uno scatto
fotografico colto qua e là, decine di pagine e
centinaia di parole non riusciranno mai a
raccontare un mondo meraviglioso, una terra
lontana e antica che con i suoi spazi
sconfinati, i suoi profumi, i suoi colori ed i
suoi ritmi lenti (“pole pole”) regala momenti
indimenticabili che, scolpiti nella memoria,
lasciano un segno indelebile; sensazioni forti,
a volte eccessive, senz’altro uniche nella loro
contraddittorietà. Ogni giorno mi ritrovo a
pensare, passo per passo, ad ogni esperienza
vissuta, ogni istante trascorso, i colori di
quei tramonti infuocati, i sapori, gli
amici…ricordi sempre vivi nella mia mente spesso
accompagnati da un nodo alla gola.
L’Africa si percepisce contemporaneamente
attraverso tutti e cinque i sensi e alla fine e
proprio vero, o la si odia o la si ama! In
quest’ultimo caso non se ne può più farne a
meno: è una rara malattia per la quale non
esistono cure, chiamata“mal d’Africa”. Proprio
come è successo a chi dopo ogni ritorno in
Italia, accorgendosi di non essere più la stessa
persona cerca vanamente, attraverso parole, di
descrivere uno stato d’animo permanente, una
strana sensazione mista di gioia e tristezza… a
volte quasi di vera “dipendenza” da un’idea
felice, perché sente di aver lasciato in quella
terra una parte di sé che non vede l’ora di
tornare a raggiungere.
Daniele
UNA
COINVOLGENTE OSSESSIONE
Persona pragmatica
all’apparenza, ho avuto sempre un certo
scetticismo per queste sensazioni
inspiegabili……poi, per caso, un viaggio in
Kenya.
L’Africa non mi ha mai attirato
veramente, era uno di quei viaggi che avrei
voluto fare in coda, solo dopo averne fatti
tanti altri….e invece, fallito un viaggio
sognato in sud-america, mi si presenta
l’opportunità di andare in Kenya, invitata da
mia sorella con un gruppo di persone che non
conosco.
Apparentemente un viaggio a
rischio noia…o incompatibilità con le
persone….ma è l’anno in cui compirò
trent’anni…..penso che valga la pena di
rischiare per regalarmi un po’ di emozioni……
Parto, tra mille perplessità
perché sono a rischio contagio scarlattina (la
mia coinquilina l’aveva presa nei giorni prima
della mia partenza), arrivo in Kenya con la
febbre e una congestione devastante partita in
aereo….atterriamo, si apre il portellone e due
dipendenti dell’aereoporto di mombasa ci
accolgono con un jambo jambo…..e una
sensazione strana mi ha pervaso……
Pullman per watamu….mi guardo
intorno, occhi annebbiati dalla febbre, e ho
come la sensazione di essere stata lì altre
mille volte.
Da quel giorno cominciano una
serie di coincidenze, alchimie strane che
fanno dei miei sconosciuti compagni di
viaggio…una famiglia che condivide ogni più
piccola sensazione io senta…senza bisogno di
parole…..e così comincio a capire….che queste
cose non accadono dovunque…..
Poi parte questa settimana che
doveva essere una vacanza….ma che è stata
un’esperienza: è stata magia, è stato fondersi
con i ragazzi e la cultura in maniera
totale…..dai pomeriggi passati dal sarto con
Fred, come se fossi a casa mia, ai giochi
all’orfanotrofio con la voglia di passare del
tempo con i bambini e non di fare una visita
da turisti, con foto, lecca lecca e
saluti….dagli occhi di noel ai canti
ininterrotti di Rachel….dal sorriso di wendy
agli abbracci di Betty…
E’ stato mare, ma non solo, è
stata natura, ma non solo, sono stati colori,
sorrisi, rapporti, esperienze lette negli
occhi della gente, è stato le 3 di notte nelle
strade sperdute del villaggio con la sister
italiana, fred e shaggy….è stato il relax dopo
cena, sono state le serate al come back come
fosse casa nostra, è stato il rapporto andato
oltre gli scellini….sono state le mani tese,
sono stati gli sguardi, le corse in tuc tuc…è
stato un ritorno all’origine, guardando quello
che ogni giorno rincorro……..sapendo di non
vedere la meta…e capire che c’è qualcosa di
più…..che apparentemente vale meno di quello
che ho…ma che probabilmente è la ricompensa
maggiore….
E ora è quella sensazione
ininterrotta, a volte entusiasmo, a volte
malinconia; quella che cerchi di spiegare alla
gente e che la gente identifica solo come
voglia di un’altra vacanza….è quel tonfo allo
stomaco quando guardi i colori delle foto, i
sorrisi dei tuoi nuovi amici, le parole
ricordate……..è quel respiro che sembra
mancare, è il grigio che cerchi di
colorare…..ricordando ogni sfumatura…..è
quella voglia di tornare,…..per costruire….con
la paura che sia davvero solo un facile
entusiasmo post-vacanza…..ma con la viscerale
sensazione che questa volta non è così.
Il mio mal d’Africa è una
profonda, piacevole, intensa, coinvolgente
ossessione…..
Vittoria Campese
FIN DA BAMBINA
Il mio mal d'Africa esiste da quando ero bambina sono ormai 10 anni che vado in kenia e ogni volta che scendo dall'aereo mi viene da piangere cosi pure quando devo tornare,un pianto di felicità non so come spiegare, in Africa sono a casa. Quando sono in italia tutto è spento mi macano i colori i profumi di quel mondo magico questo credo sia mal d'africa non c'è giorno che io non pensi e la mia mente raggiunga malindi e la savana illuminata dai masai.
Manu
SOGNO SOLO DI POTER TORNARE
Due vacanze, una più breve e la seconda di un mese, tra Malindi e Lamu, mi sono bastate. Ho contratto la famosa malattia e da quando sono tornato, più di tre mesi ormai, non faccio altro che sognare l'Africa. Mi appare quasi ogni notte con i suoi spazi infiniti, il suo cielo basso e le nuvole che sembra di poter toccare e modellare con un dito. Mi appare con il sorriso ingenuo e i terribili bisogni della gente, spesso mascherati da grande dignità e a volte anche da una mano tesa in cerca d'aiuto al quale è davvero difficile poter restistere. Lo so che tornerò, presto. Sogno solo quello. Ormai non desidero che passare un po' del mio tempo ogni anno in Kenya e conoscerlo sempre di più, ben conoscendo già la sensazione di pace e di tranquillità che dona al mio cuore. Cosa che la mia vita in un Paese degradato come l'Italia, senza più speranze e senza più amore per nulla, non fa più.
Albertino
,
IL KENYA TI PRENDE, IL KENYA TI DA
Il Kenya ti prende l'anima, se hai l'anima per farti conquistare. Perchè anche l'animale più selvaggio, il felino più temuto, il cuore più coraggioso e più spavaldo, prima o poi si farà catturare da qualcosa o da qualcuno. Allora meglio se è l'Africa. Il Kenya ti prende i sensi, se sai abbandonarti, il Kenya ti prende per mano e ti mostra la vita nella sua essenza, nel bene e nel male, in miseria e in ricchezza e quando miseria e ricchezza si incontrano in un sorriso, come in un colpo di coltello. Il Kenya ti prende per matto se lo ami in tutte le sue sfaccettature. Il Kenya ti prende in braccio e ti culla con il silenzio della savana, il fruscio del vento tra le foglie delle palme, la dolce musica del mare.
Il Kenya ti da passione, se sei capace di appassionarti alle cose semplici, il Kenya ti da la forza di vivere il presente senza il bisogno che si trasformi immediatamente in futuro. Il Kenya ti da un'occasione per conoscerti più profondamente. Il Kenya ti da una chiave di lettura per il mondo. Il Kenya ti da tutto quel che serve e che non hai mai desiderato perchè ti sembrava troppo poco.
Il Kenya ti da alla testa, se la perdi completamente in Kenya.
Fernando L.
IL MAL D'AFRICA, MERAVIGLIOSO INSEGNAMENTO
I colori. Raramente ne ho vissuti di così vividi. Pennellate di cielo, argilla, natura verde da rimanere incantati. Ogni cosa che si muove in questo scenario ha la possibilità di catturare la tua attenzione: una capretta, una lucertola, una donna con il suo bambino sulla schiena, accovacciato in un pareo che gli fa da culla. Il mondo africano si snoda in dignitosa povertà davanti ai miei occhi e mi cattura. Questo provo mentre scopro l’Africa sulla strada che mi conduce a Malindi. E’ una sensazione di benessere a prescindere. Sembra tutto così naturale che sopporto anche visioni misere e disdicevoli: vecchi storpi, ragazzini denutriti e adulti alle prese con lavori faticosi appena dopo il ponte di Kilifi. Dove l’Africa lascia spazio agli insediamenti, alla civiltà, ecco farsi largo la condizione umana. C’è sporcizia, disordine, odore di complicazioni.
Poi è di nuovo natura, fiori, profumi di libertà e spazi infiniti. Che sia anche questo continuo paragone, questo alternarsi di situazioni a farmi innamorare?
Il mal d’Africa entra nelle ossa definitivamente quando metto piede nella villa dell’amico che mi ospita a Malindi. Non è il lusso, il giardino ben curato, la piscina, il pranzo a base di crostacei con cui sono stato accolto. E’ l’atmosfera generale, il sorriso delle persone. Avrei potuto trovarmi fuori da una capanna, mangiare polenta e fagioli. Mi sarei scoperto con la stessa espressione ebete e con identica serenità interiore. Eccomi, sono in Africa e ho contratto la famosa malattia! Vorrei conoscere altri malati come me, capire se provano le stesse emozioni soltanto addentrandosi a piedi nella cittadella araba di Shela, passeggiando sulla spiaggia di Silversand, salendo su un tuk-tuk che ti porta al mercato nuovo. Stare bene, dalla mattina alla sera, qualcosa che avevo dimenticato. Non soffro la lentezza, anzi imparo ad apprezzarla. Posso stare a parlare un’ora con un vecchio arabo che mi racconta la storia delle moschee di Malindi, poi intrattenermi con un ragazzo che cerca a tutti i costi di vendermi inutili portachiavi a forma di animali. Mangio frutta dolce, mi tuffo in mare quando voglio e capisco di poter essere utile a tante persone, quando entro in una scuola elementare in cui c’è bisogno di tutto. Ho capito che cos’è il mal d’Africa: è la chiave di lettura della tua vita, è una spia che si accende quando hai trovato finalmente il tuo luogo, il senso della tua vita.
Purtroppo, per permettermi tutto questo, devo tornare in Italia a lavorare e, inevitabilmente, la luce spia si spegne. Ogni volta sopportare questo diventa più difficile. Così come è difficile rapportarsi con tutte quelle persone che, poveri loro, non hanno mai provato cosa vuol dire avere il mal d’Africa. Cerco di spiegarlo, ma sono troppo legati alle piccole cose. “Ma come farai a stare bene in quel posto, con tutti quegli insetti” o “non potrei sopportare di sudare dalla mattina alla sera”.
Non capiscono che le cose importanti sono altre: essere padroni del proprio tempo, alzarsi gioiosi di stare a questo mondo e non impauriti perché un giorno o l’altro bisognerà lasciarlo.
Il Mal d’Africa, che meraviglioso insegnamento!
Gianfranco
LA MIA ULTIMA AFRICA
Oggi ho deciso di lasciare la terra che amo, e queste righe sono per Lei....
Sono ore che mi scendono lacrime, ma mi rincorrono emozioni che non riesco a fermare.
Non riesco a capirne il senso, o forse non voglio. Mi aggrappo per un attimo alle mie convinzioni a volte la cultura e dannosa.
In Così parlò Zarathustra, Nietzsche ha formulato l'ultima ipotesi di eterno ritorno, l'idea che il process...o del mondo è ciclico ed eterno,
il superuomo afferma ancora la vita. Lascia che sia, ancora e ancora, con tutte le sue gioie ei suoi
dolori. Già il superuomo pero', ed io che invece sono solo un uomo e ho ancora
questa terra che batte sotto i miei piedi cosa faccio.
Non lo nascondo .... ho paura di tornare e sentirmi solo.
Sono in partenza ...... questa volta e' tutto diverso .... anche se le valige sono piene di ricordi, di dieci anni passati con te, il peso che ho dentro
sembra impossibile da sostenere.... forse la realtà e che non sto' andandomene via ... ma che ti porto via con me.
Non t'ingelosire se toccherò un'altro fiore, custodirò il tuo profumo, i tuoi colori la tua terra rossa.
...Come un deluso amante che cerca un altro sole per non vedere cio’ che gia’ tu sei.... Mostra tutto
Non appassire se non ti darò l’ultimo bacio.
Sarà per me un’istante immenso in cui non vivrò il tuo amore.
Sarò scaltro nel tradirti, veloce, prima che torni il tuo sole.
Vado per un altro viaggio, ma sarò sempre qui, sul vero della tua terra, sul falso di chi ti calpesta.
A piccoli passi sei entrata nella mia vita a scatenar tempeste e arcobaleni di mille lune
nelle mie notti insonni.
Io che ero stanco di scappare dall’amore, qui mi sono arreso mentre mi insegnavi la vita che volevo.
Sarò lontano a gettare lacrime sui giorni passati insieme qualcun altro ti amerà.
Tu sarai sempre qui, in un dove nascosto che solo un amante sconfitto conosce sospesa tra tempo e spazio, senza respiro.
Mi troverò a cercare le più stupide scuse, per parlare di te, per poi restare prigioniero di un vuoto.
Finche una lacrima uscita dal cuore arriverà sulle labbra e il suo sapore salato mi riporterà ancora il tuo oceano.
Sarà così il nostro ritrovarci….come e’ stato il tenerci per mano in un gioco infinito tra chi si ama e chi si è sentito amato.
Usa la tua potenza per tenere unito il tuo popolo affichè non venga cambiato dell'inutile corsa verso cio' che noi siamo,
lascia che i vecchi continuino a raccontare leggende intorno al fuoco, abbi cura dei tuoi figli piu' piccoli e
non dolerti di chi ti accusa senza conoscerti.
Nico Colombo
L'AFRICA MI HA SALVATO LA VITA
Era un giorno di novembre.
Il freddo si faceva pungente in periferia, l'auto affrontava per l'ennesima volta la provinciale e mi portava in ufficio.
Di fianco a me, il mondo correva muto, grigio e insensibile.
Io avevo già il cielo, il verde d'Africa nel cuore. Le due vacanze che avevo fatto a febbraio e ad agosto mi avevano cambiato per sempre l'anima.
Non riuscivo più a considerarmi uno di loro, non potevo pensare che il senso della mia vita fosse quello di fare, in grandissima parte, quello che non avevo voglia di fare.
Vivere in una città che non amavo, in mezzo a persone che non apprezzavo, senza ambizioni da coltivare con passione.
La mia unica, grande passione, era coltivare la mia felicità e in quell'arida vita non avrei mai potuto farlo.
Dovevo regalare un giardino al mio cuore.
Non fu difficile, anche se può sembrarlo.
Entrai in direzione. Davanti a me il direttore responsabile.
"Ho deciso di chiedere sei mesi di aspettativa" dissi.
"Ti taglieremo lo stipendio e quando tornerai verrai messo in cassa integrazione. Sono tempi difficili" rispose il direttore.
"Va bene"
Due settimane più tardi ero l'uomo più felice del mondo.
Come spiegare quello stato d'animo? Nel momento in cui l'aereo toccò il suolo di Nairobi, il cuore iniziò a battere ad un ritmo diverso.
La voglia di sorridere alle persone, non più oscure presenze di fianco a me, ma uomini e donne. Con i loro difetti, le loro problematiche, la loro misera vita.
Però esseri umani! Non macchine, non presuntuosi ingranaggi destinati a finire nel ciclo produttivo.
Savana, natura, spazi infiniti. Questo sognavo e questo trovai.
L'affitto della mia piccola casetta di periferia, quel mezzo stipendio. Era più che sufficiente per vivere come avevo sempre sognato: senza obblighi se non quelli vitali.
Avventura, fastidi, pericolo...forse: ma quando tutto fa parte dell'esistenza, di una VERA esistenza...è sopportabile, diventa anche insegnamento.
L'Africa mi insegna ogni giorno a diventare migliore.
L'Africa mi ha salvato la vita, e io dovrò esserle sempre riconoscente.
Anche ora che sono tornato e so che ci vorrà ancora qualche anno per chiudere con questo mondo inutile e tornare nella mia savana, nella mia esistenza completa.
Però sono tranquillo, so dove devo andare e so che arriverò. Di nuovo. Per sempre.
Principe Myskin
IL MAL D'AFRICA E' RINASCERE
La decisione di prendere casa a Mambrui avvenne il settimo giorno dopo la mia prima venuta in Africa.
Ero stato avvolto, avviluppato dagli odori, dalla luce, dai colori.
Se mi domandate il perchè di una decisione così irrazionale ed immediata, non so darvene di conto. Ma sentivo una esigenza quasi fisica, che mi impediva di allontanarmi da questi luoghi. Riconoscevo nell'Africa, negli odori come nei colori, una mia seconda madre, una terra dalla quale provenivo ma che solo adesso riconoscevo come mia. Come gli animali riconoscono la madre, i fratelli, il padre, dal loro odore, dai loro rumori così io trovavo e riconoscevo nell'Africa qualcosa che era in me, atavicamente compresso e celato. Mi sentivo di vivere in luoghi miei, dove mi riconoscevo e dove ero a mio agio.
Una forma di dejà vu interiore.
Mi ammalai, come purtroppo capita a tanti abitanti dell'Africa, di malaria. E dopo una degenza lunga e pesantissima, salvato per miracolo,e con strascichi che ancora mi porto dietro, il mio desiderio di ritornare in Africa era ancora più forte. Mi davano del pazzo: ritorni là dove sei quasi morto?
Non capivano che la malattia non era stata nient'altro che la richiesta della mia terra a condividerla completamente; era stata una battesimo tramite il quale oggi mi sento di identificarmi completamente in lei.
Il mal d'Africa è rinascere alla vita.
Roberto Freschi
L' AFRICA E LE ROSE
La sensazione è la stessa, forse banale, forse ovvia ma sentirsi a casa nella culla del mondo, probabilmente è normale.
Il richiamo dello spirito, dell'anima per un luogo di percezione ancestrale, ci riporta ad un equilibrio assopito ma mai dimenticato.
Forse siamo tutti neri, sbiaditi dall'inutilità dell'essere parte di un ingranaggio arrugginito.
Noi, malati d'Africa, abbiamo tutti le stesse emozioni, abbiamo provato tutti uguali sensazioni, come in un deja vu viviamo la permanenza sul territorio
africano ripetendo con abitudine gesti ed azioni, vissute in un passato forse solo immaginato.
Sono certo che in Africa tutti abbiamo conosciuto persone speciali dalla profondità interiore infinita, inspiegabile lo spessore dell'anima che riescono a trasmettere.
Rosa, conosciuta a Watamu, parlava un italiano stentato ma simpatico, in pochi minuti, mi ha spiegato il senso della vita ed ancor oggi spesso mi scopro a riflettere sulle sue poche ma grandi parole.
Noi che abbiamo tutto ma non abbiamo nulla!!!!
E' inutile fare paragoni, le differenze sono troppe, certo ci sono similitudini, tutto il mondo è paese....ma purtroppo le maggiori ugualianze le abbiamo regalate noi europei e decisamente sono le peggiori.
Non amo l'africa del lusso, non amo l'africa dei turisti che ostentano ricchezza, non amo l'africa dei malati di sesso.
Amo l'Africa nera, l'Africa vera, l'Africa delle Rose...
Alessandro Veneziani
IL MIO CUORE IN AFRICA
Ho lasciato il mio cuore in Africa.
L'ho sistemato sotto un'acacia in mezzo alla savana.
Da quando sono partito non ho più notizie di lui.
Ogni tanto, da qua, sento un graffio, come lo avesse adunghiato un rapace.
Ogni tanto sento un morso, come lo avesse addentato un leone.
Ho lasciato il mio cuore in Kenya.
L'ultima volta che l'ho visto, dal finestrino dell'aereo, correva insieme a una gazzella.
Ogni tanto, da qua, ho un tremore, come se lo attendesse una iena.
Ogni tanto avverto un dolore alle gambe, come lo avesse braccato un ghepardo.
Ma il mio cuore è vivo, perchè in Africa non ha mai paura
Il mio cuore è al sicuro, perchè in Kenya ha scoperto l'amore.
Ho lasciato il mio cuore là, dove so che potrò ritornare.
Fedele Turci L'Odoard
LA MALATTIA AUSPICABILE
Africa.
Ne sono malata da 20 anni.
Tra tutte le malattie è l’unica auspicabile. L’unica in cui dolcemente rifugiarsi nei momenti di tristezza e sconforto.
Non c’è cura e non ti auguri di trovarla.
Il Mal d’Africa è la malattia della consapevolezza dell’essere.
La consapevolezza di chi, avendo vissuto in questo posto puro, in un percorso di introspezione influenzato solo da colori assoluti e da odori unici, è arrivato a capire l’essezialità delle cose.
La riscoperta della nostra perduta primordialità. Il sentire attraverso la natura. Una natura capace di parlarti senza bisogno di parole. Che ti incoraggia e ti tempra nel corpo e nell’anima.
Una Natura che ti avviluppa come una calda coperta, che ti rassicura e ti protegge. Una Natura in cui quando incontri l’amore o affronti un dolore riesci sempre a vedere oltre, come se dietro ogni accadimento ci sia il disegno di un sentiero più ampio da battere. Un sentiero a volte impervio, da cui però vedi sempre l’orizzonte curvo e azzurro.
Orizzonte custode di nuovi insegnamenti, unica sede di nuovi e insperati incontri. Dove un giorno potrò rivedere i miei avi, mio padre e mia sorella.
Come un moderno Ulisse è tanto tempo che non riesco a tornare a casa, in Kenya, ma la mia malattia, avendo acuito i miei sensi, mi permette di trovare frammenti d’Africa anche qui.
Così quando piove sabbia rossa in città e tutti si arrabbiano per la macchina sporca, io sono contenta che il vento abbia portato quella terra a me così famigliare, così cara.
E quando soffia scirocco africano riesco a percepire il profumo del frangipane e delle alghe nella bassa marea asciugate dal sole.
Nadia