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29.11.2008
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LA SOLITA MALINDI DEI LUOGHI COMUNI NELL'ULTIMO LIBRO DI BEPPE SEVERGNINI.
Severgnini e Malindi, un'occasione persa. Il giornalista scrittore cremasco ha da poco dato alle stampe il libro “Italians, il giro del mondo in 80 pizze”, in cui raccoglie dieci anni della sua esperienza di viaggiatore nelle comunità italiane di tutto il mondo.
“Una scommessa”, la definì ai tempi l'editorialista del Corriere della Sera. A giudicare dal successo del forum in internet si può dire che la scommessa sia stata vinta, non c'è dubbio. La sua maniera di affrontare gli argomenti senza la presunzione del tuttologo e di approfondire le questioni sempre “in punta di penna”, ne hanno fatto uno dei personaggi della rete: adorato, criticato, scopiazzato e dileggiato, ma sempre e comunque cliccatissimo.
Ma c'è anche una scommessa non vinta, quella di non aver voluto approfondire una delle poche comunità italiane non facilmente relegabili in un clichet e che non meriterebbero di essere limitate a qualche luogo comune, peraltro trito e ritrito. Sì, perchè Severgnini avrà passato mesi e mesi a New York, Londra, Los Angeles, Parigi, Berlino, Pechino (sommando le tante visite negli anni di onorata carriera) ma a Malindi è stato soltanto un giorno e qualche ora.
Il capitoletto che dedica alla cittadina e ai suoi residenti italiani, scritto di getto dopo quella visita, nel libro non è stato cambiato di una virgola, mentre la comunità di connazionali è in continua evoluzione e proprio perché è così eterogenea, atipica e difficile da delineare (anche per un gran viaggiatore e conoscitore dell'essere umano, del mondo e delle sue lusinghe come Severgnini), avrebbe meritato un'indagine più profonda, o piuttosto il silenzio. Invece no, anche per il giornalista Severgnini (che poi con un “copia-incolla” da tastiera in quest'ultimo volume si trasforma in scrittore) Malindi è ancora quella degli anni Ottanta e secondo lui gli “scappati” sono in maggioranza rispetto a chi può tornare in Italia in ogni momento, gli italiani trafficoni sono molti più degli imprenditori e operatori seri, che magari hanno lasciato l'Italia proprio perché non riconoscevano più quel Paese che hanno tanto amato. Della Malindi che si appresta a presentare il primo progetto pilota nel mondo in cui l'industria turistica si allea con l'Unicef e le cooperazioni internazionali per combattere la pedofilia (che è soprattutto un problema di radicate e abominevoli abitudini locali), Severgnini non è al corrente, così come ritiene che l'albergatore serio che lo ospitò sia l'unico nei paraggi e che chi gli offrì la cena abbia selezionato a fatica le persone con cui chiacchierare nel suo ristorante. Questo luogo, a differenza di altri molto più facili da leggere, è un vero “campione” di una certa Italia, che probabilmente non interessa a Severgnini e nemmeno a molti suoi lettori e agli inserzionisti del giornale per cui scrive. Qui non abbiamo studenti dell'Erasmus e non ci sono ricercatori fuggiti dalle università della Penisola, non ci sono nipoti di emigranti celebri o arrotini diventati miliardari, non c'è “l'italian dream”. Questa è una colonia per modo di dire, duemila persone che possono diventare ottantamila durante l'alta stagione. Eppure c'è gente che ha abbracciato questo luogo, la Natura, la gente e la filosofia come poche altre fedi al mondo. Ama l'Africa e la difenderebbe a spada tratta, la ama con tutti i suoi difetti, proprio come fa Severgnini con l'Italia e gli italiani. Sorprende che nel capitoletto su Malindi di “Italians”, manchi completamente questa indulgenza, soprattutto dopo aver visto così poco in così poco tempo. Forse perchè siamo più “Africans” che “Italians”? Forse perchè quella sera, a cena, non ha mangiato la pizza ma le linguine ai frutti di mare?
Sarebbe stato bello leggere in un libro (che non ha l'obbligo di schizzare sangue per far vendere più copie o di inseguire la notizia a tutti i costi) anche che Malindi è il luogo dove gli italiani hanno aperto più orfanotrofi per chilometro quadrato, che il turismo e i residenti danno lavoro a 60 mila persone e fanno mangiare le loro famiglie tutto l'anno, ovvero all'incirca 300 mila kenioti, che nel 2008 ci sono state donazioni “porta a porta” per oltre un milione di euro, altro che Telethon. Tutte cose che scrivono ultimamente spesso anche i quotidiani locali, che hanno capito che la Malindi italiana è cambiata.. Invece no, ecco puntare il dito con i depravati che vanno con le ragazzine (saranno il 5% dei turisti che passano di qui? Forse è addirittura una percentuale generosa) o quelli che sono sfuggiti alla giustizia italiana (qui secondo me, non si raggiunge l'uno per cento). Eppure in due paginette di un libro sugli italiani nel mondo, Severgnini ne spende una e mezza a parlare del turismo sessuale e di altre bieche abitudini dell'italiano a Malindi. Gli altri, tutti gli altri, tutti noi...siamo in minoranza. Forse perché lavoriamo e usciamo poco la sera, forse perchè non siamo turisti e in spiaggia ci andiamo solo la domenica, forse perché ci siamo sposati e abbiamo figli e conduciamo una vita così normale che nessuno se ne può accorgere, passando di qua solo un giorno e trascorrendo la serata allo Stardust e al Casino. Che peccato. Qualcuno diceva che parleranno i fatti, e che “le chiacchiere stanno a zero”. E noi cercheremo di farli parlare, con i nostri progetti, con l'associazione, con le iniziative di solidarietà vere, quelle che non amano farsi pubblicità. Magari non finiranno sui giornali come la prossima rapina o in un libro come il prossimo passaggio di un inviato ben imbeccato da qualcuno a cui fa comodo che si parli di questo posto in un certo modo, ma saranno la nostra forza.
Oltretutto dell'ex corrispondente dell'Economist, dell'autore di numerosi best-sellers, ci si poteva fidare, perché siamo certi che nessuno l'ha imbeccato e che non avrebbe avuto alcun interesse a raccontare la Malindi che abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi noi italiani. Invece, tra tanti reportage interessanti, tanti sguardi imparziali, tante esperienze ben raccontate, ecco Malindi, la grande occasione persa da Beppe Severgnini.
5.12.2008 | NON TOCCATEMI SEVERGNINI !
Non toccatemi Severgnini, uno dei pochi giornalisti obbiettivi e non schierati che ci sono rimasti. Io capisco che Malindi a primo impatto possa dare l'impressione che ha suscitato in lui, specialmente se di sera ci si reca "in vita" e si notano alcune scene spiacevoli. Ma le contraddizioni dell'Africa secondo me la rendono più bella e vera. Come dice il vostro direttore in un suo libro "un luogo dove tutto è vero, anche le cose spiacevoli". Io credo che a Beppe Severgnini verrà presto voglia di tornare a Malindi, perchè in fondo ha capito che è una realtà molto più complessa e da scoprire di quanto non abbia visto. Ciò non toglie che abbia raccontato (magari estremizzando un po' troppo) quello che gli è balzato agli occhi di primo acchito.
Grazie dello spazio concesso, Valentina.
5.12.2008 | QUELLA MALINDI E' UN CAPITOLO CHIUSO
Ho letto l'intervento di ieri sul blog del Corriere della Sera, credo che l'iniziativa che si sta preparando a Malindi sia la migliore risposta a Severgnini sul fatto che a Malindi gli italiani stiano prevalentemente tutti dalla stessa parte, quella dei colonizzatori sessuali e dei faccendieri. Ormai quella Malindi è un capitolo chiuso e sono loro ad essere in minoranza!
Eremita
4.12.2008
| GRAZIE MALINDIKENYA.NET ! (DA ITALIANS)
Vorrei postare l'intervento di Freddie del Curatolo (e non Freddie Curatolo come scritto erroneamente) su Italians del Corriere della Sera di oggi. Bella e giusta pubblicità per Malindi. Grazie Malindikenya.net!
Per una Malindi migliore
Jambo Beppe!
Un po' di vita è passata dalle nostre parti, dopo la tua visita (novembre 2006). Siamo scesi in strada a festeggiare Obama bevendo il fruit cocktail che porta il suo nome (Orange BAnana MAngo), ma altre grandi cose sono in cantiere, grazie a quella birra davanti alla baia di Watamu.
Ho ricevuto da due amici la tua ultima raccolta e ho notato che non hai cambiato una virgola del post che a suo tempo avevi pubblicato. Qui a Malindi invece un po' di cose stanno davvero cambiando. Mi avevi augurato buona fortuna e io stesso so che è molto difficile, ma quel giorno a Watamu ho capito che avrei dovuto scegliere non più di due obbiettivi e sfidare la pigrizia equatoriale, le frustate della fantasia e le mille distrazioni della Natura per arrivare a compimento.
Allora ho lavorato e lavoro ancora per cambiare Malindi o almeno la sua immagine, e quel che conta e' che non sono da solo. Da piccolo volevo cambiare il mondo, a quarant'anni penso che una cittadina di 47 mila abitanti, di cui 2000 italiani magari si può fare. L'associazione che si occupa di turismo responsabile che abbiamo creato ora conta una cinquantina di imprenditori iscritti, il portale malindikenya.net ha qualche centinaio di visite al giorno, ma soprattutto, insieme con UNICEF e CISP, l'associazione turistica ha creato un progetto pilota contro lo sfruttamento sessuale dei minori che è stato presentato ieri alla Conferenza Internazionale dell'Unicef di Rio de Janeiro, perchè è la prima volta che alberghi, locali notturni, stabilimenti balneari e via dicendo si uniscono alle cooperazioni internazionali per la prevenzione, l'educazione e per dire basta al sex exploitation che (bisogna dirlo) e' un fenomeno che per il 75% riguarda la popolazione locale, i kenioti.
Malindi è migliore, e credo di essere una persona migliore anch'io. A presto,
Freddie Curatolo,
freddiekenya@yahoo.com
Che Malindi diventi migliore, lo spero di cuore. Che tu abbia il cuore al posto giusto, Freddieman, non ho mai dubitato.
4.12.2008
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DIAMO FIDUCIA A MALINDI!
Malindi sta cambiando, e' un processo che richiede tempo, e' da tanto che lo fa, ma non le si da tregua, articoli infamanti, falsita' menzogne e tanta pubblicita' negativa.
Io dico che e' facile "sparare sulla croce rossa" (mi si permetta il paragone), diamo fiducia a Malindi, non solo agli Italiani ma anche alle comunita' locali, diamo tempo e diamo sopratutto appoggio, cerchiamo di evidenziare tutto quello che di buono si sta facendo per infondere sempre piu' ottimismo e spronare ancora di piu' il processo evolutivo.
Basta criticare quello che "tutti sanno e vedono". Il cassonetto pieno di rifiuti sono bravi tutti a vederlo, allora... anzicche' criticare, svuotalo e poi dillo, magari qualcun altro fara' lo stesso e in poco ci sara' piu' pulizia.
Un esempio banale per dire che bisogna smettere di evidenziare i problemi che si sta cercando di risolvere, diamo una mano a risolverli attivamente.
Il turismo arrivera' come ogni anno e e' importante che il turista di quest anno non trovi quello che di negativo gli ha raccontato il turista dell'anno scorso.
In bocca al lupo Malindi
Twinotter
1.12.2008
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VENDITORI DI PAROLE
Emilio Salgari scrisse la trilogia della tigre della Malesia senza muoversi dalla sua stanza italiana. Altri tempi. Oggi un valente giornalista può girare il mondo e descrivere esattamente quel che vede, ma c'è qualcosa che lo accomuna ancora a Salgari. Può inventarsi storie senza timore di essere smentito, perchè nessuno sa cosa sta facendo e in compagnia di chi si trova. Ascolta storie, a volte cita gli interlocutori, a volte no. Sceglie personalmente i luoghi e le dichiarazioni che gli garbano, e soprattutto sono i suoi occhi e la sua mente a disegnare l'ambiente che incontra. Non è mica un reporter di guerra, inviato per raccontare qualcosa di inevitabile, che già c'è. Lui può spaziare, creare, dipingere. Evviva l'artista, evviva il moderno Salgari! (Basta che non spacci quel che scrive per la realtà, perchè ovviamente si tratta solo della "sua realtà").
Cristina
1.12.2008 | DIECI ANNI NON SONO UN GIORNO
Caro Severgnini, che dire, e' inutile criticare il Suo operato, o questa sua opera unica che ha impiegato 10 anni per essere pubblicata.
Magari da allora ad ora sono cambiate tante cose, ma non importa, quello che e' importante e' che sono solo sue "supposizioni" e senza ogni possibilita' di contraddittorio.
Ben venga, un altro libro su Malindi, come il suo, ci aiutera' ancora di piu', i turisti che continueranno a venire comunque vedranno con i loro occhi e sapranno farsi una propria idea.
Forse caro Severgnini, lei pensava che una comunita' intera sarebbe insorta come per il caro Sig. Senio di Panorama? Forse pensava di avere comunque un eco pubblicitario? chi lo sa, sa solo Lei in cuor suo cosa vuole, comunque, grazie grazie, grazie per quello che ha scritto, la prossima volta se verra', cerchi di incontrare piu' persone, e si fermi piu' a lungo, perche' 10 anni di esperienze in giro per il mondo non valgono certo un sol (riduttivo) giorno a Malindi.
Auguroni per il Suo libro, e se puo' me ne mandi una copia perche' in Kenya non e' disponibile.
Cordialmente
Ivan
30.11.2008 | NOI CHE PER SEVERGNINI NON SIAMO "ITALIANS"
Dico bravo a Beppe Severgnini, perchè in un solo giorno ha fatto un ritratto di Malindi che nemmeno dopo sei mesi...tanto non avrebbe capito niente lo stesso. Quindi ha fatto bene ad andare al Casino, in discoteca e nei ristoranti italiani. Tanto a lui della brava gente italiana che vive in sintonia con gli africani e al Casino e al Fermento non ci ha mai messo piede, che fa del bene e ama la Natura, che condivide con gli africani le piccole gioie e qualche dolore del vivere in questo paradiso che la civiltà malata cerca di sporcare. Bravo, Severgnini, i tuoi italiani sono i borghesi di New York, gli studenti e i tuoi lettori. Chi non usa internet a Severgnini non serve, quindi non è "italians" e non esiste. Ma anche noi possiamo tranquillamente vivere senza Severgnini. Spiace, perchè magari qualche suo lettore si fa condizionare e non potrà mai capire quanto è bello vivere o passare una vacanza sulla costa keniota.
Marco
30.11.2008 | SCRIVO O NON SCRIVO?
Leggere l'articolo di cui sopra fa venire in mente solo una cosa : non è che nessuno degli italiani residenti a Malindi non ha mai invitato in una villa con piscina il tal Severgnini in una vacanza indimenticabile nella meravigliosa africa che noi tutti abitiamo e di cui tutti orgogliosi diciamo di esserne residenti ? Mi sa che le sue tasche hanno sofferto un pochino...e che il richiamo del Kenya non sia mai arrivato per via del fatto che si e' chiuso in qualche stanzetta a meditare....: scrivo o non scrivo.
Dico del Kenya o dico di cosa ? E oggi che mi invento per fare scoop?
Un abbraccio a tutti. E venite a visitare il Kenya.
Vale la pena scoprire il "nostro" paese. Vale la pena, anche per smentire quanto gli incapaci di coglierne la vera essenza siano mai stati capaci di fare.
Donatella (http://donamasai.forumattivo.com)
30.11.2008 | BANALITA' CHE NON FA SORRIDERE
I soliti luoghi comuni.
Spiace dirlo ma anche Severgnini si ferma lì.
Lo smalto di un tempo è finito, resta la banalità che neanche fa sorridere.
Brod
29.11.2008
| GLI INDULGENTI SIETE VOI
Complimenti per la lettera, ma secondo me gli indulgenti siete voi, con questo ex giornalista. Ormai Severgnini, al pari di altri "maitre a pensér" della nostra Italietta, crede di poter discorrere di tutto e di tutti senza dover essere mai smentito, perchè ha dalla sua un bel numero di lettori che lo accondiscendono, un po' come capita su altri versanti a Grillo. Moderni messia da blog, qualunquisti e sempre pronti a sventolare la bandiera di moralismo da quattro soldi o di gretto populismo. Non mi sorprende che abbia trattato Malindi in questo modo, perchè è un luogo troppo, troppo lontano dalla sua anima.
Felice (Roma)
29.11.2008 | I SUOI INFORMATORI
Che rottura di scatole dover tornare su una questione che ritenevamo chiusa, invece Severgnini che fa? Ripubblica quell'idelicato articolo su Malindi. Ma come si fa a descrivere un luogo e la comunità d'italiani che da trent'anni lo vive e lo frequenta in mezza giornata? Sicuramente avrà avuto un informatore e sicuramente questo informatore sarà stato un giornalista che magari abita a Nairobi e lavora per lo stesso giornale di Severgnini e non ha in simpatia alcuni italiani di Malindi...che ne dite?
Irene
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