EDITORIALE
20-10-2025 di Freddie del Curatolo
Il 20 ottobre, in Kenya, non è mai un giorno come gli altri.
È la data in cui, da 62 anni, si celebra quella cosa sacra ma un po’ sfuggente che qui chiamano “eroismo nazionale”.
Tutto cominciò nel 1889, con la nascita del “Padre della Patria” Jomo Kenyatta. Gli attivisti dell’epoca lo venerarono come il profeta dell’indipendenza, e dal 1963 il suo compleanno divenne festa nazionale: il Kenyatta Day, un tributo tutto per lui, tra inni, discorsi e fotografie in bianco e nero.
Poi, nel 2010, la nuova Costituzione spazzò via le celebrazioni “ad personam” e mise Kenyatta senior in buona compagnia. Nacque così il Mashujaa Day, la Giornata degli Eroi, dedicata non più a un solo uomo, ma a tutti quelli che hanno spinto, sofferto e in qualche caso sanguinato per far nascere il Kenya moderno.
Tra i primi a meritare il titolo, i famigerati Kapenguria Six: Achieng' Oneko, Bildad Kaggia, Fred Kubai, Kung'u Karumba, Paul Ngei e, naturalmente, Jomo Kenyatta. Li misero tutti in prigione a Kapenguria, lungo la via del Turkana, accusandoli di essere la mente dietro la rivolta dei Mau Mau. A distanza di decenni, la cella è diventata quasi un monumento alla tenacia (o alla testardaggine) del patriottismo.
Ma l’eroismo keniano comincia ben prima. Come dimenticare Mekatilili wa Menza, la ribelle Mijikenda che, tra Malindi e Kilifi, sfidò i coloni britannici quando farlo era praticamente un suicidio. Li sfidò a parole, poi a gesti: arrivò perfino a schiaffeggiare un ufficiale inglese. Fu imprigionata due volte, evase due volte, e una di esse camminò per quasi mille chilometri per tornare a casa. A piedi. Oggi verrebbe forse premiata in tv come “donna dell’anno”, allora si limitò a ottenere condizioni migliori per i contadini della costa.
C’è poi Harry Thuku, fondatore nel 1921 dell’Associazione dei Giovani Kikuyu — primo vero partito politico del paese. Lo arrestarono nel ’22, e da quel giorno la protesta prese corpo. Esiliato in Somalia per nove anni, tornò con un profilo più moderato: coltivò caffè e divenne il primo africano ammesso all’Unione dei Coltivatori del Kenya. Anche la diplomazia, in fondo, ha il suo coraggio.
E come ignorare Dedan Kimathi, il volto più temuto dei Mau Mau, giustiziato nel 1957 dagli inglesi? O Tom Mboya, il carismatico “Kennedy africano” assassinato nel ’69, e Pio Gama Pinto, socialista e idealista, ucciso qualche anno prima? L’indipendenza, come spesso accade, costò cara.
Più vicini ai nostri giorni, la lista dei Mashujaa ha continuato ad allungarsi. Wangari Maathai, Premio Nobel per la Pace e prima donna africana a riceverlo, ha piantato il suo nome tra i grandi. Poi Katana Kalulu, leader spirituale dei Mijikenda, ucciso nel 2014; il veterano Kitu wa Kahengeri, simbolo vivente dei Mau Mau; e l’avvocato Joseph Karisa Mwarandu, che portò fino a Londra la causa dei connazionali torturati dai britannici, riuscendo a ottenere risarcimenti reali e non simbolici.
Negli ultimi anni, il concetto di “eroe” si è un po’ dilatato. È entrato nella lista anche Eliud Kipchoge, il maratoneta che ha corso più veloce del tempo, scendendo sotto le due ore in diretta mondiale. Un’impresa epica, certo, ma poi — come sempre accade — qualcuno ha allargato troppo le maglie del pantheon: tra accademici rispettabili e attivisti coraggiosi, si sono infilati pure rapper senza gloria e celebrità da social media.
Così, ogni 20 ottobre, il Kenya si ferma per celebrare la memoria, la resistenza e — inevitabilmente — la confusione. Perché ricordare i propri eroi è un atto nobile, ma scegliere chi lo è davvero, in tempi di fama istantanea, è diventato quasi un altro mestiere.
Quest'anno, poi, il giorno degli eroi ha un significato, recente ma inciso nella memoria e nel sentimento nazionale, la coincidenza con la morte di Raila Odinga, "il presidente che non fu mai presidente". In un primo tempo si pensava le celebrazioni fossero unificate, o non si dovessero tenere.
In una dichiarazione rilasciata sabato sera, il portavoce del governo Isaac Mwaura ha chiarito che invece l'evento si svolgerà come inizialmente previsto allo stadio Ithookwe nella contea di Kitui. Ha sottolineato che, anche se il Paese piange la scomparsa di Odinga, il Mashujaa Day avrà luogo, poiché è una pietra miliare dell'identità nazionale del Kenya che sarà celebrata in pieno onore degli eroi del Paese.
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