EDITORIALE
28-07-2025 di Freddie del Curatolo
Anche questo mese di agosto, oltre ai turisti dei resort e dei pacchetti “tutto compreso” che arrivano con i charter della Neos a Mombasa ed alloggeranno a Watamu o Diani, ai viaggiatori “fai da te” che alloggeranno in situazioni private o bed and breakfast, e ai soliti noti che tornano ogni anno sulla costa del Kenya, si paleseranno anche connazionali che sono venuti “in esplorazione”.
Non si tratta, ovviamente, di ricerche scientifiche o antropologiche, di studiosi dell’ambiente o dei cambiamenti climatici, o ancora di sceneggiatori di documentari naturalistici o serie Netflix.
Questi italiani sbarcano in Kenya con l’idea ben precisa (o anche un po’ vaga…) di investire nel settore turistico o comunque in un campo in cui lo sviluppo legato alle vacanze può generare profitti.
Agosto, specie per chi allestisce una struttura di ospitalità, o anche predispone alloggi da affittare, ad esempio, può essere un ottimo banco di prova per preparare la vera e propria stagione turistica, quella invernale europea ed estiva equatoriale, che parte più o meno da novembre.
Così è anche per altre attività, che poi sono le più gettonate dagli italiani, come la ristorazione o l’intrattenimento. Tra Watamu, Malindi, Kilifi e Diani anche quest’anno stanno aprendo situazioni di proprietà o gestite da connazionali, anche se spesso non tutto viene fatto seguendo la prassi e le regole del posto.
Anche durante una stagione estremamente positiva come quella appena trascorsa, con il boom in particolare di Watamu e Kilifi e con la ripresa di Malindi, per anni un po’ in declino, si sono verificati casi di attività fasulle o senza licenza, con prestanome locali o con stranieri in prima linea ma senza permesso di lavoro. Purtroppo queste cattive abitudini non sono solamente frutto dell’attitudine di certi italiani all’estero, ma anche dell’esempio errato che offrono connazionali residenti che da anni portano avanti un sistema precario basato sulla corruzione e sugli espedienti.
Alcuni di loro poi sono proprio quelli che, dopo aver portato nuovi investitori su strade impervie e ai confini della legalità, se ne approfittano e magari sono anche conniventi con chi li raggira.
Nessuno di loro però racconterà mai le traversie passate, i rischi per le loro attività e quelli collegati alla giustizia. Tutto questo mentre il governo prosegue la sua opera di inserimento di tutte le attività nei suoi registri online ed in base a questi effettuerà indagini sul posto per scovare chi agisce in maniera irregolare, non paga permessi, licenze e tasse.
Ciò ad esempio è già accaduto nelle scorse stagioni con chi ha acquistato ville o appartamenti e li ha messi in affitto su piattaforme come Air BnB e Booking, senza iscriverli alla Tourism Regulatory Authority (TRA), senza licenze e altri obblighi burocratici.
Molte di queste situazioni, specialmente a Watamu, sono state multate e hanno dovuto mettersi in regola.
Quest’anno il governo ha promesso un ulteriore giro di vite su permessi di lavoro e licenze, quindi lasciando perdere chi da anni segue la sua strada parallela sulle vie dell’illegalità (salvo poi lamentarsi della corruzione deflagrante nel Paese che lui stesso alimenta, e così via…) ci auguriamo che i nuovi investitori di quest’anno, a cui auguriamo il benvenuto in Kenya e il successo nelle loro attività, si mettano in regola da subito. Consultando le nostre istituzioni in loco, oppure uffici governativi seri come la Keninvest (a Mombasa o Nairobi), e non improvvisati intermediari locali o faccendieri che parlano la nostra stessa lingua.
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