Editoriali

RINGRAZIAMENTO

Sottoscrizione, già in 32 ci hanno dato una mano

Chi una pizza, chi molto di più: malindikenya ne aspetta altri!

18-01-2026 di Freddie del Curatolo

Chi una pizza, chi la licenza annuale di "consultancy and advertising" o la manutenzione del computer.
Sono 32 fino ad oggi i lettori di malindikenya.net, non solo italiani (ci sono tre keniani e due inglesi e mi fa molto piacere!) che hanno risposto al mio appello di inizio 2026. Siete alcune migliaia, di cui almeno 2500 sono clienti giornalieri. Sì lo ammetto, da loro mi attenderei un piccolo riconoscimento.
C'è chi mi legge da 18 anni, e lo confessa quando lo incontro: tutte le mattine, prima di lavarsi i denti o mentre fa i bisogni (qualcuno dice che sono lassativo...). Lo fareste ugualmente se il sito, come il Corriere o Repubblica, fosse a pagamento?
Quindi è sacrosanto ringraziarvi per leggermi, ma ancor più pagare tributo a chi mi dà una mano affinchè non solo loro, ma voi stessi mi possiate leggere! Ed altrettanto doveroso che io faccia i loro nomi (li trovate qui sotto).

Perchè al di là della normale ritrosia a chiedere, e all'impossibilità per i costi, ma anche per la mia etica,  di impostare il sito in maniera da farlo leggere solo a chi paga, come fanno tutti, c’è un equivoco che deve essere sfatato: l’idea che l’informazione indipendente sia una specie di moto perpetuo, che vada avanti da sola, senza attrito, senza costi, senza fatica.
Una cosa che “c’è”, punto. Come il sole che sorge sull’Oceano Indiano, gratis e puntuale.

Malindikenya.net, invece, va avanti da diciotto anni non perché qualcuno abbia trovato la formula magica, ma perché c’è chi legge. E ogni tanto decide di fare un passo in più: non solo consumare contenuti, ma sostenerli. Anche poco. Anche simbolicamente. Anche con l’equivalente di una pizza. Che però, messe insieme con qualche carciofino e olive, fanno la differenza e rendono il mio stile meno capriccioso.

Con la campagna di sostegno 2026 ho rifatto un gesto che non mi viene mai naturale: chiedere. Senza toni drammatici, senza violini in sottofondo, senza contatori che lampeggiano. Ho chiesto perché le spese esistono, perché questo sito non vive di aria calda e perché, piaccia o no, anche la testardaggine tropicale ha un prezzo.

A una settimana dal lancio, le risposte arrivate sono state appunto 32. Ventisette persone, attività, lettori che hanno deciso di non rimandare, di non aspettare “vediamo più avanti”, di non voltarsi dall’altra parte. Qualcuno ha contribuito con una donazione simbolica, qualcuno con qualcosa di più strutturato, come una licenza di consulenza e pubblicità. Nessuno ha chiesto sconti morali o corsie preferenziali.

Ed è per questo che oggi vale la pena ringraziarli pubblicamente. Non per esporli in vetrina, ma per dire una cosa semplice: questo sito non è un monologo. Non è un esercizio narcisistico sotto il sole africano. È uno spazio che esiste perché qualcuno, dall’altra parte dello schermo, ritiene che abbia ancora senso.

Malindikenya.net nasce nel 2008. All’epoca non esistevano influencer, podcast seriali, reel motivazionali. C’era un Kenya molto meno raccontato, soprattutto in italiano, e la necessità di spiegare un Paese complesso senza cartoline patinate né racconti esotici di seconda mano. Da allora il sito è rimasto lì, ostinatamente visibile, spesso primo nei risultati di ricerca quando si parla di Kenya e di Kenya italiano. Non per bravura miracolosa, ma per continuità.

È un sito di informazione e promozione sul Kenya, in italiano e in inglese, perché l’italianità qui non è più folklore ma vita quotidiana: imprese, famiglie, ristorazione, turismo, rapporti economici, entusiasmi e delusioni comprese. Un racconto che prova a stare nel mezzo, lontano sia dall’entusiasmo acritico sia dal cinismo da bar.

Va avanti su base volontaria. Volontaria sul serio. Lo cura ogni giorno un giornalista professionista che, per fortuna, riesce a vivere del suo lavoro anche altrove, come corrispondente Ansa e per la Radio Svizzera Italiana. E insieme a lui sua moglie, fotografa, che restituisce il Kenya per quello che è: polvere, luce, mare, strade storte e volti veri, senza filtri consolatori.

Il sito riceve un contributo annuale dal Comites Kenya. Per il resto, si regge su un equilibrio fragile fatto di un po’ di pubblicità e dei sostegni diretti. Circa mille euro l’anno. Quest’anno, per stare bassi, 120 mila scellini. Non cifre epiche, ma reali. Quelle che servono per pagare manutenzione, tasse, ufficio e sopravvivenza tecnica. Quando siamo partiti, le attività associate erano 40. Ad oggi solo 5 hanno rinnovato. Alcuni storici non ci sono più, altri pensano che il loro marketing social sia abbastanza, altri hanno usufruito per anni del mio lavoro e ora che le cose vanno bene, campano sugli allori...

Per me i costi invece sono ancora maggiori, avrei bisogno di 80 attività, non 40. Sono costi che non si vedono subito, ma mordono: dal 2025 il permesso di lavoro è aumentato del 150 per cento, con la grazia di un elefante in una cristalleria. Anche il commercialista, nel frattempo, non è rimasto immune all’inflazione. Ma non è una lamentela. Se continuo a fare questo, che non è nemmeno il lavoro che mi fa campare, è perché il piacere – o se vogliamo il senso di responsabilità – viene prima del conto economico.

Negli anni più duri, quando il turismo era fermo e la pandemia aveva trasformato il mondo in un corridoio d’attesa, i sostenitori erano molti di più. Attività e privati. Gente che, anche da lontano, sentiva il bisogno di tenere accesa una voce sul Kenya mentre tutto il resto era spento. Ora che va meglio, ora che il sole è tornato, succede quello che succede sempre: ci si dimentica degli ombrelli.

Per questo, anche nel 2026, l’invito resta aperto. Alle attività italiane in Kenya, che beneficiano di un’informazione seria e continua. E ai lettori singoli, a chi legge un articolo, ascolta un podcast, guarda una foto, si informa prima di partire o semplicemente si sente un po’ meno spaesato grazie a questo racconto quotidiano.

Il contributo richiesto è semplice: mille scellini al mese, dodicimila l’anno. Poco più di un caffè a settimana. Molto meno di una cena distratta. In cambio non promettiamo miracoli, né redenzioni. Promettiamo di continuare a raccontare il Kenya per quello che è, con la testa, con il cuore e con le scarpe sporche di polvere rossa.

INTANTO, COMUNQUE, GRAZIE DAVVERO, DI CUORE A: Marco, Hamza, Luca, Roberta, Annamaria, Pietro, Esmeralda, Franco B., Elena, Stefania, Ann, Mariola, Franco E.,Diana, Marina, Marta, Gianfranco, Luigi. Franca Donini, Samuele, Giorgio, Alice, Giampiero, Alessandra, James, Lucy, Ilaria, Michela, Sheila, Michele, Gianpaolo, Antonio. 
 

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Cliccare sul pulsante in fondo per confermare e procedere.

Si apre una nuova pagina dove bisogna selezionare “Kenya” dalla lista a tendina di tutti i Paesi del mondo.

A questo punto cliccare su “GET STARTED”.

Si aprirà un’ulteriore nuova pagina, andare su SEND MONEY TO KENYA.

L’opzione già selezionata è quella del “Mobile Money” (invio soldi con Mpesa), cliccare sul pulsante viola “CONTINUE”.

Si apre un’altra pagina, a questo punto bisogna scegliere il Network per l’invio dei soldi per via telefonica. Sempre aprendo il menu a tendina selezionare “MPESA”.

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TAGS: ringraziamentosottoscrizionemalindikenya

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