Reportage

REPORTAGE

Sulla Jolly Perla a Mombasa, dove le persone (ancora) contano

Seconda parte del reportage sull'eccellenza dello shipping italiano

20-10-2018 di Freddie del Curatolo

Anche a bordo di un gigante dei mari, figlio delle tecnologie di navigazione più moderne e all'avanguardia, l'essere umano è ancora indispensabile.
Certo, con gli anni il personale della Jolly Perla si è ridotto fino ad arrivare a sole 20 unità, ma fortunatamente c'è ancora chi crede nell'antico mestiere di solcare i mari con navigli commerciali e abbina alla conoscenza di strumentazioni sempre più computerizzate, l'esperienza del marinaio e del tecnico di bordo. Sul gigante della Messina, ancorato nel porto di Mombasa, si muove un team equamente e armonicamente diviso tra italiani e stranieri, così come le due lingue ufficiali a bordo sono inglese e italiano.
Più di sessanta giorni di navigazione, da Barcellona fino a Durban, e ritorno fino a Genova. Dieci tappe intermedie (Marsiglia, la stessa Genova, Napoli, Alessandria, Gedda, Gibuti, Mombasa, Dar Es Salaam, Durban e Maputo), fino a sette-otto giorni di mare aperto nella tappa più lunga, da Gibuti proprio fino alla seconda città del Kenya, dove incontriamo Salvatore Cammareri, il Comandante della Jolly Perla.
Quarantasei anni, di La Spezia ma con chiare origini siciliane, figlio di pescatori, Salvatore naviga dal 1996.
Ci accompagna nella cabina di comando.
"Lo vedete il timone - ci chiede - ormai non serve praticamente più, è tutto automatizzato. Quel che conta è avere sempre la comunicazione e le strumentazioni che funzionano. E il personale affiatato che segue regole e funzioni".
Parla quasi da coach, in tempi in cui la parola "Capitano" evoca spesso leggende dei tempi passati, o personaggi eroici.
"Due mesi e passa di navigazione, passando dal Canale di Suez sono tosti - spiega Cammareri a malindikenya.net - ci sono turni che devono tenere conto delle ore di navigazione e delle manovre di entrata e uscita dai porti, ore di riposo che è difficile poter rispettare. Gli svaghi ci sono, a bordo abbiamo una mini-palestra, una sala televisione per i film, un ping-pong e addirittura un calcio balilla. Un tempo erano momenti di aggregazione, oggi le cose sono un po' cambiate, ognuno ha il suo tablet, il suo computer e si ritira spesso in camera. Ogni tanto non ci si vede per giorni, tranne un paio di volte al mese quando convoco i meeting. Quando invece entriamo nei porti e si attiva la connessione internet, organizzo un gruppo in whatsapp per scambiarci informazioni e tenerci aggiornati".
Che il marinaio sia tra le figure umane più avvezze alla solitudine, è cosa nota, così come è assodato che questo sia un mestiere ancora quasi esclusivamente maschile. In una sola delle quattro navi ro/ro della Messina c'è una macchinista donna, e nelle altre un paio di allieve ufficiali.
Per gli uomini, a parte la mitologia di "una donna in ogni porto" è spesso più facile.
"Ho una moglie e una serena vita di coppia - spiega il Comandante Cammareri - lei ha deciso di non lavorare, così anche se sto via per due viaggi consecutivi, quattro mesi, quando torno ci godiamo le vacanze insieme, che a volte durano più di un mese".
Chissà, a volte è meglio così che una ripetitiva routine matrimoniale in cui ci si vede dopo il lavoro (e relativo stress) due ore al giorno la sera prima di dormire e la domenica.
Il vero luogo dove scatta la convivialità e che nessuna misantropia o era moderna potrà modificare è la sala da pranzo. 
Due sale da pranzo, per dire la verità, la "mensa" degli ufficiali e quella del personale semplice.
"Le gerarchie sono ancora importanti all'interno di una nave - spiega Cammareri - dove il Comandante deve essere la figura di "capo", in quanto anche giuridicamente ha tutti i poteri riuniti in uno: è autorità giudiziaria che può procedere ad un arresto o si può sostituire al prete per impartire l'estrema unzione". 
E non conta solo mangiare, ma è importante mangiare bene, per tenere alto il "morale della truppa".
Sulla Jolly Perla sono tutti accontentati da Alin, il cuoco rumeno con esperienza trentennale, che iniziò giovanissimo sulle navi da crocera sul Danubio.
"La mia cucina tiene conto del fatto che siamo su una nave, deve essere equilibrata e leggera - spiega Alin - ma non per questo si deve rinunciare al gusto. Ogni giorno menu diverso con qualche sorpresa, e sempre un bel cestino di pane, focaccia e dolci".
Alin si trova a meraviglia da solo in una grande e accessoriata cucina, che farebbe la fortuna di un ristorante keniano da 300 coperti.
La cucina non è solo fondamentale, ma diventa una gioiosa consuetudine. 
"Giovedì ad esempio, è il giorno del pollo e del gelato - spiega Alin - spesso durante la navigazione ci si ritrova a parlare dicendo - due polli fa eravamo a Gedda, oppure - manca un gelato all'arrivo".
Un'altra bella figura da letteratura, sospeso tra Conrad e il Baricco di Novecento, è il cameriere napoletano Fortunato.
Una vita nei migliori hotel della costa italiana, poi la scelta di andar per mare e servire l'equipaggio con il più classico degli aplomb.
Ti aspetti che in un enorme cetaceo di ferro come la Jolly Perla, lo staff si vada a servire in un tattico e veloce buffet, invece ti sembra di essere in un ristorante senza tempo, con un servizio impeccabile.
"E' importante far sentire l'equipaggio a suo agio nel momento di relax e di piacere del pranzo e della cena - spiega il cameriere - questo è il mio ruolo, ormai come una missione. Andare in pensione? Non ci penso minimamente, questa nave è la mia vita e navigherò fino alla fine!".
Dal mozzo al primo ufficiale, dall'ingrassatore al macchinista, dall'allievo ufficiale al giovanotto di coperta, le storie sarebbero tante e tutte interessanti.
Storie di persone che hanno scelto una vita difficile, lontano dai propri cari e distante nel bene e nel male, dal quel mondo sempre più strano e complicato, identificato con la terraferma.

TAGS: mombasa perlasalvatore cammarerimessina mombasa

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