INCREDIBILE!
19-09-2025 di Freddie del Curatolo
Di atleti keniani in giro per il mondo ce n’è a decine. Non sono tutti famosi, come quelli che stanno partecipando ai mondiali di Tokyo dove il Kenya ha già guadagnato quattro medaglie d’oro.
Ci sono anche quelli che in patria sono dilettanti, ma hanno numeri che in molte nazioni occidentali sono comunque rilevanti.
Così vengono reclutati da agenti e procuratori spesso senza scrupoli che gli promettono buoni guadagni e, facendo i loro interessi, in parte li mantengono. Specie se i “cavalli” su cui hanno puntato vincono.
Ma in Russia è un po’ diverso. Qui essere “reclutato” per una gara, può anche avere un’altra finalità, e risvolti molto rischiosi.
E’ quello che è capitato ad un atleta di mezzofondo di nome Evans, che si è ritrovato al confine con l’Ucraina, dove gli unici sport sono ammazzare e difendere, altro che gare di mezzofondo.
Sì, avete capito bene: arrivato a Mosca con visto turistico, è stato catturato con la divisa russa addosso, lui che fino a due settimane prima correva i 1500 e non inseguito dai carri armati.
La storia sembra una barzelletta, se non fosse che dietro ci sono le solite firme apposte su fogli incomprensibili e un passaporto sparito nel nulla. Evans racconta: “Sono andato in Russia come turista, per correre. Poi il mio referente mi ha detto che poteva estendere il mio visto. Ho firmato dei documenti in cirillico, senza sapere che stavo arruolandomi”. Ed eccolo qui, a Kharkiv, in mimetica invece che in canottiera, come racconta lo stesso keniano sul quotidiano The Star.
Il copione è di quelli già visti: o combatti o muori. Così, in sette giorni, il mezzofondista si è ritrovato catapultato al fronte, circondato da altri stranieri con lo stesso sguardo perso. Non aveva mai imbracciato un fucile e non voleva certo cominciare lì. Quando ha capito che l’unica alternativa era diventare concime, ha scelto la fuga: due giorni nella foresta, a digiuno e senza bussola, per consegnarsi agli ucraini con le mani in alto.
“I russi mi avrebbero ucciso. Gli ucraini invece mi hanno dato acqua e pane. Loro sono brave persone”, dice oggi. E mentre a Mosca probabilmente lo hanno già segnato nella lista dei dispersi, lui pensa soltanto a una ragazzina di 16 anni, sua figlia, che lo aspetta a casa con la nonna.
Un corridore che non corre più. Un turista che non tornerà mai a fare foto sulla Piazza Rossa. Un padre che si aggrappa alla speranza di uscire vivo da una guerra che non gli appartiene.
Intanto, da più parti arrivano voci: africani ingannati con la promessa di un lavoro e ritrovatisi in prima linea. Il Cremlino, ovviamente, nega. Ma il volto stanco di Evans racconta già tutto.
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