EDITORIALE
21-08-2025 di Freddie del Curatolo
Dicono che nel mondo sia sempre più difficile innamorarsi.
Non tanto tra gli esseri umani, che sono naturalmente spinti dal desiderio, dalla solitudine e da altre necessità, oltre che saper ascoltare il palpito del cuore e, a volte, il meno caldo influsso della ragione.
E’ più difficile lasciarsi andare all’afflato per un luogo, una situazione inedita, una musica, le parole di qualcuno.
Anche davanti a un panorama da mozzare il fiato, a un silenzio contornato da una scenografia fantastica, a un’opera d’arte che porta con sé secoli di storia e società e allo stesso tempo il genio e il talento dell’uomo, c’è sempre la banalità del presente che si contrappone all’assoluto, di un telefonino che sostituisce gli occhi, di una tastiera al posto delle parole e di un emoticon al posto di un complice cenno d’intesa.
Sono i tempi dell’io e del selfie, dei bombardamenti contro gli innocenti e del bombardamento di informazioni che fa lo stesso effetto di una desertificazione cerebrale, della disattenzione dilagante e della perdita del grande dono di saper ascoltare e avere la pazienza di imparare.
C’èst la vie (un peu de mérd, aggiungerebbero fuori dalla Sorbona…).
Ma ci si riesce comunque ad innamorare di un soffio di nuova vita?
C’è ancora posto per le autentiche emozioni che un luogo come il Kenya può dare?
L’elenco dei “folgorati” dall’Africa e da questo paese in particolare, è infinito e non riguarda ovviamente solo gli italiani.
Il cosiddetto “mal d’Africa” non è qualcosa di tangibile e non ha a che fare solo con gli innamoramenti classici.
Anzi, è un insieme di tutti gli innamoramenti possibili: c’è dentro il ritmo della vita che va in sincrono con il battito del cuore, l’aria dell’equatore che diventa respiro con più naturalezza di quella del mondo occidentale, il cielo così vicino che si appoggia allo sguardo e non viceversa.
Difficile da spiegare e lo abbiamo già fatto più volte, specialmente con uno degli scritti che più rappresentano questo sito.
LEGGI QUI LA POESIA MAL D’AFRICA
GUARDA QUI IL VIDEO DELLA POESIA RECITATA IN MUSICA
Oggi mi rendo conto di avere milioni di fotografie, specialmente senza me come protagonista, dell’ultimo decennio, anche per via di una moglie che ha la macchina fotografica come naturale prolungamento del braccio.
Ma non ne ho praticamente nessuna di quando mi sono innamorato perdutamente del Kenya. Del mio primo safari nello Tsavo Est, al campo di Galdessa sull’ansa del fiume Galana, delle immersioni nella barriera corallina di Watamu, della navigazione in dhow nell’arcipelago di Lamu, dell’infinita meraviglia del Maasai Mara, di una Malindi che profumava di fiori e di sorrisi. Mi spiace non avere quelle immagini da sfogliare, ma benedico ogni giorno la capacità di emozionarmi ancora rivedendo il film della mia vita africana, chiudendo gli occhi e lasciandomi trasportare dai ricordi. Altro che selfie!
A tutti i turisti e viaggiatori che sono arrivati in Kenya in questa stagione o che si apprestano ad arrivare, auguriamo di innamorarsi ancora o comunque di saper provare ancora una o più delle forti, vive, salvifiche emozioni che i luoghi e le atmosfere del Kenya sanno ancora sorprendere, a vantaggio dell’indotto e del prevedibile.
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