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Giovani kenioti domani di nuovo in piazza contro il governo

Le ragioni, il pacifico entusiasmo e l'inesperienza della "Gen Z"

24-06-2024 di Freddie del Curatolo

Si sono dati appuntamento per domani tramite i social network, lanciando slogan sulle pagine di X e brevi filmati delle precedenti manifestazioni si Instagram e TikTok.
Sono i giovani kenioti della cosiddetta Generazione Z che, senza la pretesa di fare politica e senza proclami di violenza, si sono stufati di chi decide per loro e parlando di massimi sistemi, rende più difficile la loro vita di tutti i giorni e mette a rischio il loro futuro. Chiedono di bloccare la nuova legge finanziaria, che prevede nuove tasse e (come tutte le finanziarie) nessuna buona notizia. Dopo la prima manifestazione, una settimana fa, le tre imposte più controverse, l’accisa del 16% sul pane, quella del 25% sull’olio vegetale e la tassa del 2,5% sul valore dell’automobile, sono state rimosse dal disegno di legge. Questo paradossalmente ha dato ai manifestanti la sensazione che “people have the power” non sia soltanto la canzone di Patty Smith. 

Che siano giovani è inesperti è un dato di fatto: il futuro è a rischio da un po’ di tempo e non è certo colpa del Kenya, al massimo il paese africano, con la sua crescita economica e i suoi ampi margini e proprio grazie all’età media della sua popolazione così bassa, viene “messo in mezzo” sempre più frequentemente dal sistema finanziario internazionale e questo impone ai suoi governanti di adeguarsi a certe regole.
Il Kenya per sperare di entrare nel gotha dei grandi paesi indebitati ma moderni, globalizzati e intrallazzanti, ha aumentato il debito pubblico (82 miliardi di dollari, equamente divisi tra debito estero ed interno) e da luglio deve iniziare a pagarne gli interessi. Senza contare il passato recente di sudditanza economica alla Cina. Tutto questo, senza riuscire a debellare quel male endemico che potrebbe risolvere parecchi problemi al paese, la corruzione dilagante in ogni ambito, che favorisce la dispersione di risorse fondamentali.
Vicoli, anzi autostrade cieche che renderebbero la vita difficile a qualsiasi governo occidentale.
Molti di questi aspetti, i giovani non li conoscono ancora.
Però hanno in mano il linguaggio del futuro: l'uso dei social network, l'intelligenza artificiale, la musica di tendenza, il rap per spiegare concetti e spingere all'azione. Secondo l'esperto keniano di media digitali e attivismo, Joe Mwaura, "a differenza delle proteste precedenti, queste manifestazioni sono emerse spontaneamente da una base ben precisa. Questo cambiamento sottolinea una transizione significativa nella politica keniota. Stiamo assistendo a un passaggio dalla mobilitazione su base etnica all'attivismo su base tematica. Le persone non si riuniscono in base alla loro tribù. Si uniscono per lottare per questioni specifiche che riguardano la loro vita quotidiana, come le politiche economiche, la responsabilità del governo e la giustizia sociale. Questa nuova forma di attivismo riflette una crescente maturità politica dei kenioti, che danno priorità alle preoccupazioni comuni rispetto alle divisioni etniche. Si tratta di un nuovo precedente per affrontare le questioni sociali e politiche del Paese".

L’inesperienza c'è, ma è anche entusiasmo, aggregazione, appartenenza, aspetti che i giovani della “Gen Z” di Nairobi, Mombasa, Nakuru, Kisumu, Eldoret (e per principio di imitazione, domani anche Kilifi, Malindi ed altre cittadine più piccole) sperimentano solo adesso. In maniera pacifica, colorata, musicale. Se non fosse per le maniere rudi, dirette e anche un po’ “infiltrate” delle forze dell’ordine.
Il popolare “content creator” Billy Simani, nickname “Crazy Nairobian”, reo di aver pubblicizzato troppo la sua partecipazione alle proteste di piazza di giovedì scorso, è stato arrestato ed è scomparso dai radar virtuali per tre giorni, fino a quando le pressioni social e l’ordine degli avvocati del Kenya sono riusciti a localizzarlo in una stazione di polizia e chiederne la liberazione. E non è l'unico. Secondo Amnesty International molti altri tiktoker sono stati portati via su camionette.
Purtroppo ad altri due ragazzi meno in vista e con meno condivisioni sui loro profili, è andata decisamente peggio: Rex Masai di 29 anni e il ventunenne Evans Kiratu sono stati uccisi. Non erano facinorosi e quella delle forze dell'ordine non è stata legittima difesa. Per questo le organizzazioni dei diritti civili hanno chiesto indagini serie per trovare i colpevoli.

Ieri il presidente William Ruto ha rotto il silenzio sulla "primavera keniana" dicendo che è "orgoglioso" dei giovani del suo Paese, perchè hanno esercitato un diritto democratico in maniera pacifica e si è detto disponibile ad incontrarli. Belle parole, non c'è che dire...
Intanto però domani gli studenti universitari, gli impiegati, gli influencer, i lavoratori occasionali, i disoccupati torneranno nelle piazze e nelle strade, consapevoli e quasi contenti del silenzio dell’opposizione, di una distanza dalla politica, dopo la delusione di aver pensato nelle scorse elezioni al “nuovo che avanzava” e aver creduto alle promesse di un futuro migliore per il Kenya che si sveglia ogni mattina e si dà da fare per la sua sopravvivenza.

TAGS: manifestazioneprotestegiovanifinanziaria

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