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Incendio a Malindi, day after tra in..zzati e complottisti

Sulla graticola ancora una volta in primis i pompieri

28-08-2025 di Freddie del Curatolo

Malindi non ci vuole credere. Due incendi a distanza di ventiquattro ore l’uno dall’altro, stessa dinamica, stesso luogo, stesso orario.
Coincidenza? Dolo? E se quest’ultima ipotesi fosse credibile, per quale motivo?
Complottisti, sabbiapiattisti e tiratori al piattello (keniano) sono scatenati sui social, ma ci sono anche tanti residenti e assidui frequentatori di Malindi e della costa keniana, che cercano di capire, di ascoltare, di dare e ricevere spiegazioni.
Alcuni inglesi che vivono nelle vicinanze della zona Coral Key, dove sono avvenuti gli incendi, hanno parlato nei loro forum di lavori effettuati nelle due serate da manutentori della Kenya Power & Lightning, l’azienda nazionale dell’energia elettrica. Altri invece giurano di aver visto persone sospette nei paraggi, ma solo la prima sera.
Non ci sono testimoni di chi possa aver appiccato il fuoco, mentre la polizia si è messa subito al lavoro, per trovare eventuali falle nei circuiti elettrici o altrove.
Chi non si è messo invece in movimento rapidamente, e non è una novità, sono i pompieri. Arrivati dopo almeno un’ora e mezza, secondo la maggior parte dei residenti della zona, molti dei quali hanno assistito impotenti all’incenerimento del loro sogno abitativo sul mare.
Non si può dire che per alcuni di loro non fosse una tragedia annunciata o quanto meno dalle alte probabilità di effetti micidiali, sono coloro che dopo i due incendi negli stessi complessi residenziali, hanno deciso, per piacere estetico o forse per risparmiare, di rifare i tetti delle villette con il makuti, le palme secche altamente infiammabili.
Ecco due motivi della facile propagazione del fuoco, pompieri “pole-pole” e tetti in makuti sono davvero una miscela esplosiva. Ma chiaramente urge sapere cosa ha scatenato queste fiamme, se ci sono responsabili ed eventuali motivi.
Noi possiamo solo solidarizzare con chi ha perso la propria residenza sognata per una vita, i pensionati che ci vengono a svernare, le coppie miste che l’hanno vista come un’ottima soluzione che accontentasse entrambi per una convivenza serena (o burrascosa…ma questi sono problemi loro, anche se non meno incendiari).
Ad esempio Roberto Zanola, che ci racconta la sua storia.
“Per 25 anni ho avuto casa in Casuarina, poi era troppo grande e non potevo più mantenere il tutto. Otto mesi fa comprai una casetta per l’appunto al Park one, per la prima volta i miei figli l’anno prossimo avrebbero visto l’Africa". Io sono divorziato, quella è lA loro casa.
Io sono un italiano anomalo, ho scelto il Kenya perché mi ci ritrovavo e mi ci ritrovo tutt ora, frequento solamente locali e ristoranti africani, mangio con le mani, faccio le “peggio cose” con tutti i miei amici africani, a volte sono io a insegno loro nuovi posti dove non sono mai stati... Vengo al dunque, a mio avviso ci si lamenta (non io) a volte per cosette che mancano ai residenti o per le buche sulle strade. Perdonami, ma a quanti incendi ancora dovremo assistere? Vogliamo parlare per una volta dei vigili del fuoco? Io li si batterei chiodo, qualcuno deve assumersi le responsabilità, ma basta dire le solite ca**ate del tipo non c era l’acqua... Erano a tre minuti dal luogo dell’incidente, sono arrivati dopo ore!  Mentre tutti i locali si davano da fare con i secchi d’acqua. Ora sono veramente amareggiato per il tutto, io sicuramente a fine anno tornerò, andrò in un albergo locale che adoro, dove tutti mi conoscono, porterò la solita farina ai bimbi, farò fare i soliti banchi per i bimbi, ma..... Io voglio che qualcosa cambi e si faccia chiarezza sulle note voci in cui si dice che i pompieri sanno ma, aspettano. Voglio solo chiarezza”.

TAGS: incendioKey ParkHarbourpompieri

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