TECNOLOGIA
29-08-2025 di Freddie del Curatolo
Il Kenya negli ultimi mesi è uno dei Paesi più “cyberattaccati” del mondo. La pirateria informatica e la criminalità che cerca di attaccare banche, aziende di telecomunicazione e sistemi governativi sono in questo momento esponenziali e, secondo un rapporto presentato nei giorni scorsi, hanno competenze e possibilità maggiori di chi è sarebbe deputato a difendersi.
Dal dossier Cyber Shujaa Industry Report 2025, che ha analizzato i dati ricevuti tra gennaio e marzo 2025, è emerso che in quel periodo sono stati sferrati oltre 2,5 miliardi di attacchi informatici contro vari sistemi del Paese.
Secondo il rapporto, le università del Paese producono in media solo 1.500 laureati nel settore della sicurezza informatica a fronte di 45.000 posti di lavoro disponibili. Ancora più preoccupante, secondo il rapporto, è il fatto che la maggior parte dei laureati nel settore non possiede le competenze richieste dall'industria. Sono gli stessi datori di lavoro a lamentare un divario tra la formazione universitaria e le competenze necessarie sul posto di lavoro.
E quello che il rapporto non dice, ma che esperti del settore che lavorano in Kenya per multinazionali ed aziende straniere sanno, è che molti degli informatici competenti, piuttosto che accettare gli stipendi non eccelsi del pubblico e del privato keniano, si mettono al soldo di attività criminose, se non loro di loro stessi, agendo in prima persona.
L'Autorità per le comunicazioni keniana ha emesso più di 13 milioni di avvisi durante questo periodo, constatando che i criminali stanno approfittando di password deboli, software non aggiornati e reti scarsamente protette per violare i sistemi. Il crescente utilizzo dell'intelligenza artificiale da parte degli hacker, li aiuta anche ad aggirare le difese.
L’allarme è dato dal fatto che, mentre le minacce si moltiplicano, il Kenya non dispone di professionisti sufficienti per contrastarle. La carenza è più grave nei settori altamente specializzati. Le organizzazioni faticano a reclutare esperti in informatica forense e risposta agli incidenti, fondamentali per indagare e riprendersi dagli attacchi. Il rapporto evidenzia anche la scarsità nel paese di hacker “etici”, ovvero professionisti incaricati di smascherare le vulnerabilità prima che i criminali le sfruttino. Secondo molti, questo dipende dal quasi totale disinteresse da parte delle donne per l’informatica. A livello globale, le donne infatti occupano solo un quarto dei posti di lavoro nel settore della sicurezza informatica e in Kenya più di un terzo delle organizzazioni dichiara di non avere alcuna donna nei propri team di sicurezza. I danni economici per le aziende, anche in termini di fiducia da parte dei loro utenti, è importante.
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