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SALUTE

Kenya-USA, l'accordo sanitario da 2,5 miliardi che fa discutere

Tra aiuti, strategia e il grande nodo dei dati dei pazienti

06-12-2025 di Freddie del Curatolo

Il Kenya ha firmato un accordo quinquennale da 2,5 miliardi di dollari con gli Stati Uniti per rafforzare la lotta contro le principali malattie infettive del Paese. Un’intesa definita “storica” da Washington, la prima disegnata secondo la nuova filosofia dell’amministrazione di Donald Trump, che negli ultimi mesi ha rivoluzionato il sistema degli aiuti esteri americani.

Sulla carta, il patto punta a migliorare la prevenzione e il trattamento di HIV/AIDS, malaria e tubercolosi, consolidare l’assistenza materna, sostenere l’eradicazione della poliomielite e rafforzare la risposta alle epidemie. Gli Stati Uniti metteranno 1,7 miliardi, mentre il governo keniota coprirà gli altri 850 milioni, assumendo gradualmente più responsabilità operative.

Fin qui le buone intenzioni. Ma intorno all’accordo sta montando una nube di dubbi che riguarda un aspetto tanto tecnico quanto fondamentale: i dati sanitari dei cittadini kenioti.


Il timore: accesso a informazioni sensibili e uso “strategico” dei dati

Tra le righe dell’intesa è previsto che gli Stati Uniti possano accedere a database sanitari “critici”, con l’obiettivo dichiarato di garantire trasparenza e monitoraggio dei fondi. Ma per molti kenioti questo passaggio rischia di spalancare una porta troppo grande su informazioni estremamente sensibili: stato di sieropositività, trattamenti per la tubercolosi, dati vaccinali, potenziali profili genomici, cartelle cliniche, perfino informazioni legate alla salute mentale o alle assicurazioni mediche.

Dati che, seppur tecnicamente “aggregati e anonimizzati”, potrebbero – temono alcuni osservatori – trasformarsi nella materia prima perfetta per ricerche di mercato, orientamento degli aiuti sanitari, pianificazione della vendita di farmaci e altre pratiche di soft-power che storicamente gli Stati Uniti sanno usare molto bene.

In un mondo in cui il valore economico e geopolitico dei dati sanitari cresce di anno in anno, l’idea che un Paese straniero possa avervi accesso in tempo reale non lascia tranquilli né avvocati, né attivisti.

L’avvocato Willis Otieno, in un lungo post su X, pone la domanda che molti vorrebbero vedere nero su bianco nell’accordo: quali categorie di dati, esattamente, verranno condivise? Genomica? Modelli di malattia? Dati biometrici? “E se non sono inclusi, perché non è scritto esplicitamente?”, chiede Otieno.

Anche il noto whistleblower Nelson Amenya ha chiesto che il governo renda pubblico il testo completo del patto “così che i cittadini possano leggerlo con i propri occhi”.


Il governo rassicura: “solo dati anonimi e aggregati”

Il ministro della Salute, Aden Duale, ha tentato di gettare acqua sul fuoco precisando che non saranno condivise informazioni individuali dei pazienti e che “i dati sanitari dei kenioti rimangono un bene strategico nazionale, protetto dalle leggi del Paese”.

Ma nel clima di incertezza alimentato anche dalla recente riforma americana sugli aiuti, non tutti sono pronti a fidarsi. Solo pochi mesi fa, Trump ha congelato gran parte dei finanziamenti per la cooperazione internazionale, smantellato l’USAID e ridotto drasticamente la disponibilità di medicinali in molti Paesi africani. Ora, con la strategia “America First Global Health”, gli aiuti sono subordinati a nuovi accordi bilaterali che – secondo Washington – eliminano sprechi e mettono ordine. Secondo altri, invece, spostano l’equilibrio verso un maggiore controllo USA.


Un Kenya lodato… ma anche osservato

Durante la cerimonia della firma, il segretario di Stato Marco Rubio ha definito il Kenya “un alleato di lunga data” e ha lodato il ruolo di Nairobi nella missione ONU ad Haiti. “Se avessimo cinque o dieci paesi pronti a fare metà di ciò che fa il Kenya, sarebbe straordinario”, ha detto.

Il presidente William Ruto, da parte sua, ha assicurato che i fondi saranno spesi per migliorare gli ospedali, acquistare nuove apparecchiature e potenziare il personale sanitario. “Ogni scellino e ogni dollaro saranno spesi in modo efficiente e responsabile”, ha dichiarato.

Ma i dubbi restano. E crescono anche perché, secondo funzionari americani, altri Paesi africani dovrebbero presto firmare accordi simili. Un modello destinato a ripetersi.


Tra aiuti e sovranità digitale, un equilibrio ancora da trovare

L’accordo Kenya-USA potrebbe segnare un passo avanti importante nella lotta alle malattie infettive. Ma apre anche un capitolo nuovo e delicato: quello della sovranità dei dati sanitari.

In un'epoca in cui i dati valgono quanto – se non più – le risorse naturali, la domanda da porsi è semplice: fino a che punto un Paese può condividere informazioni così sensibili senza perdere il controllo sul proprio futuro sanitario?

Il dibattito è aperto. E in Kenya, più che altrove, la salute è un tema dove fiducia e trasparenza sono parte fondamentale della cura.

TAGS: accordoUsaTrumptaglidazisanità

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