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EDITORIALE

Ma il Kenya turistico resta tranquillo e ospitale

Proteste dure ma circoscritte, manifestazioni civili nel resto del Paese

26-06-2024 di Freddie del Curatolo

Le telefonate dei parenti, i messaggi degli amici e dei lettori affezionati, le richieste di informazioni di chi si appresta al viaggio e quelle di interviste e pareri da parte dei colleghi giornalisti.
Ieri, parallelamente alla giornata di proteste, pacifiche in gran parte del Paese e dall’epilogo tragico invece a Nairobi, è stato tutto un frenetico rispondere, tranquillizzare, spiegare.
Ore frenetiche e un po’ ansiotiche, considerato che nel frattempo ero anche in giro per Nairobi, respirando prima l’entusiasmo generale dei giovani per la libertà di partecipare e l’esercizio democratico del dissenso, poi la rabbia e l’esaltazione dei soliti che si spingono oltre, anche se spesso provocati eccessivamente.
Quel che deve risaltare e si deve sapere è che il Kenya rimane un paese tranquillo, di gente che nonostante sia oppressa da condizioni economiche che creano disagi alle fasce meno abbienti, pur offrendo loro grandi possibilità di crescita attraverso il lavoro, fino ad oggi è sempre riuscito a circoscrivere l’acredine, la frustrazione e la voglia di ribellarsi al potere.
Quando succedono eventi drammatici e inaspettati come quello di ieri a Nairobi, ci si rende conto come vi siano più Kenya (e ne scrivevo pochi giorni fa in un editoriale, che trovate qui) e che spesso erroneamente ne venga trasmesso solo uno nel resto del mondo, soprattutto a livello mediatico.
Non solo, anche nella stessa capitale, i quartieri residenziali e industriali, quelli degli uffici diplomatici e quelli frequentati dagli stranieri, sono rimasti addirittura più tranquilli e silenziosi del solito.
Non a caso ieri i giovani keniani hanno manifestato e sfilato in quasi tutte le più importanti città e cittadine del Paese, dai paesoni di montagna e in riva al lago Vittoria fino ad arrivare agli agglomerati a ridosso delle destinazioni turistiche, come Ukunda vicino a Diani o Malindi e Kilifi vicino a Watamu.
Destinazioni che rimangono delle “bolle” felici, proprio grazie al turismo che crea quel benessere di cui gli stessi abitanti preferiscono non fare a meno, anche se i giovani sentono l’esigenza di rivendicare i propri diritti. Fuori da Nairobi, dove la protesta è stata portata avanti da decine di migliaia di persone, i pochi disagi che si sono incontrati sono stati causati dai pochissimi disadattati per cui ogni occasione è buona per fare casino, ma chi ha protestato lo ha fatto civilmente, cantando e sorridendo, brandendo cartelli e vestendo in maniera colorata, pur esprimendo il suo dissenso contro il governo e la legge finanziaria, al centro delle manifestazioni di protesta.
Le testimonianze che mi sono giunte nell’arco della giornata da Watamu e Diani erano un susseguirsi di stupore per quel che stava succedendo a Nairobi e per rassicurarmi che come sempre, come già accaduto anche in occasioni ancora più gravi, come il caos post elettorale del 2008 che portò devastazioni ed oltre 1000 morti, non cinque ufficiali come ieri, la costa era tranquilla.
Nel momento in cui ci si prepara ad una stagione turistica che si prospetta molto buona, è importante trasmettere queste notizie, affinchè non si faccia di tutta l’erba un fascio e di tutto il centro di Nairobi, il Kenya.

TAGS: manifestazioneprotestetranquillo

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