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Il pimpante vecchietto italiano in Kenya

Nella settimana "Azzurra" riproponiamo un racconto di Claudia

17-06-2021 di Claudia Peli

Nella settimana dedicata a chi, tra i connazionali di una certa età, si trasferisce o viene a "svernare" sulla costa del Kenya, riproponiamo un racconto della nostra amica scomparsa Claudia Peli, che con la sua garbata ironia descriveva spesso storie di vita vissuta lavorando in hotel a Malindi.
Approfittiamo per ricordarvi che avete ancora due giorni per ascoltare su youtube (link qui sotto) e commentare la parodia in tema di Freddie e Sbringo. Così facendo parteciperete di diritto al concorso che mette in palio premi sia in Kenya che in Italia, per chi non potrà essere qui entro il 30 novembre.
Buona lettura e buon ascolto!

Oggi si è presentato in ufficio un vecchietto curvo e gioviale.
Mi ha colpito il suo abbigliamento da teenager: cappellino da baseball, maglietta psichedelica extralarge, bermuda mimetici con cavallo basso.
Proprio come il figlio della mia vicina di casa a Brescia, solo che ha settant’anni in più.
“Buongiorno, la posso aiutare?”
“Magari signorina! Vorrei trasferirmi in questo albergo, ha una camera libera?”
“Certo, venga con me che gliene mostro un paio.”
Mi segue pole pole, poverino con questo caldo equatoriale deve essere faticoso camminare alla sua età.
Mi racconta che la sua agenzia viaggi in Italia ha sbagliato la prenotazione e lo ha spedito in un albergo fuori dal mondo.
E’ molto scontento.
“Mi dispiace, immagino quanto sia dura quella lunga strada dissestata per arrivare fino in città se ha bisogno di un negozio o di una banca…”
“Ma no, non è quello.”
“Forse è la distanza da un centro medico in caso di necessità che non la fa stare tranquillo.” Azzardo.
“No, non è neanche quello.”
“…”
Mah!
Mi vede perplessa e si sbottona in una confidenza piccante.
“Vede signorina, la mia amica Jenny dice che la strada è troppo lunga per venire a trovarmi di notte col tuk tuk.”
“…”
Jenny.
No comment.
Ma pensa te il vecchietto si è fatto l’amichetta esotica!
Ho seri dubbi che il suo gamberetto si impenni ancora la notte.
Chissà in quali acrobazie dovrà cimentarsi la fanciulla per risvegliarlo.
Su, su gamberetto, sollevati! Dai!
Mi viene da ridere ma resto seria e professionale e lo informo che la politica dell’albergo non accetta accompagnatrici africane notturne all’interno della struttura. Neppure se correttamente registrate presso la reception, né sotto copertura di badanti.
“Ma io ho intenzioni serie, la voglio sposare!” Obietta punto sul vivo.
OH MY GOD…
Mi sa che ha preso troppo sole, o è demenza senile?
“Come ha detto , scusi?”
“Io la Jenny me la sposo. Tanto a mia moglie non diciamo niente.”
Credevo fosse vedovo, e invece è un casanova bigamo.
Taccio che è meglio.
“Vede, mia moglie poverina è vecchia e non si muove dall’Italia.”
Si giustifica il giovanotto, e mi viene il dubbio che forse ha cinquanta anni e li porta solo male.
“Mi sono informato sa signorina? Ci sono altri uomini qui che hanno due mogli: una qua e una là, e tutto fila liscio.”
“Mmmh …”
L’ho sentita anche io questa leggenda metropolitana, sarà vera?
Il vecchietto ha scoperto il paradiso malindino e ha deciso di farsi coccolare da un angioletto nero gli ultimi anni della sua vita.
Insomma una fine gloriosa, o ingloriosa, dipende dai punti di vista.
“Quando ho visto la Jenny la prima volta sono stato folgorato, amore a prima vista!”
“A senso unico.” Aggiungo a bassa voce, tanto non mi sente.
“E quanto tempo fa vi siete conosciuti?”
“L’altra notte in discoteca.”
“E quando le ha chiesto di sposarla?”
“L’altra notte in discoteca. Guardi che le faccio vedere quanto è bella.”
Mi apre il portafoglio sotto il naso e mi mostra la fototessera di una ragazza con le treccine, accanto c’è la foto di due bambini biondi abbracciati.
Forse sono all’antica, ma secondo me quest’ometto dovrebbe stare a casa coi nipotini e aiutarli ad addobbare l’albero di Natale, come faceva mio nonno negli anni settanta. Non si usa più?
Immagino se avessi chiesto alla nonna:
“Nonnina, dov’è il nonno? Perché non ha ancora portato dentro l’albero che ho tutte le stelline pronte da appendere?”
“Tesoro, non te lo hanno detto che il nonno è partito per l’Africa?”
“Ooooh … è andato ad aiutare i bambini poveri africani?”
“No cara, il nonno è andato a …bip… una bella bambina africana.”
Che trauma per me e mia sorella.
Nel frattempo Nino, così si chiama, mi informa che andrà presto a Muyeye a conoscere la famiglia della Jenny.
Bravissima gente.
Certo, bravissimi a campare allegramente con la tua pensioncina.
E’ il caso di metterlo in guardia? Ma no, ci penseranno gli eredi.
Gli mostro le camere, ma non vanno bene perché sono al secondo piano e lui non può fare le scale per via delle ginocchia malandate.
Eh, la vecchiaia!
“La Jenny mi ha promesso che mi porta da un suo amico dottore molto bravo che ha inventato una pomata magica per le ginocchia. Ma dice che ci vorrà un po’ di tempo per sentire i benefici.”
Pollastrello da spennare, una penna alla volta, sì ci vuole tempo.
Allora gli propongo una camera a piano terra con due letti singoli.
“Eh no signorina! Saremo in luna di miele: ci serve un letto grande.”
E si illumina di  un orgoglioso sorriso da maschio latino.
AIUTOOOO! Non voglio il morto in casa … sai che menata organizzare il rimpatrio della salma e dare spiegazioni imbarazzanti ai parenti?
Uffa, questo vecchietto dove lo metto?
Alla fine decido di mandarlo nell’albergo in fondo alla strada, dove gli prometto che starà benissimo e sapranno soddisfare tutte le sue necessità.
Lo accompagno al tuk tuk, e mentre si allontana lo saluto col braccio alzato.
“Auguri Nino e figli maschi!”
E a lui brillano gli occhi di emozione, come se avesse tutta la vita davanti.

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