Racconti

RACCONTI

Il Sappe e il matrimonio giriama (1 parte)

Sesta puntata della saga malindina di Ric Giambo

09-05-2021 di Marco Sbringo Bigi

A Malindi non ci sono semafori, ma anche se ci fossero, probabilmente sarebbero ignorati così come lo è la segnaletica stradale.
Fatto sta che c'è solo una grande rotonda che riesce a svolgere la funzione di snellire il traffico della Mombasa Road.
Già al primo incrocio, che si trova proseguendo verso il centro, può capitare di assistere a un "mi butto prima io, così forse riesco a passare prima di quel camion con rimorchio, che sta sorpassando un tuc tuc, che cerca di infilarsi tra un Land Rover e un Matatu, mentre un esercito di Bajaj (motociclette indiane) cerca di non far cadere una bicicletta carica di carbone, che sta aggirando un carretto tirato a mano carico di assi di legno lunghe otto metri o forse più".
I malcapitati, che si trovano nella lunga fila creatasi in seguito a questo ingorgo, maledicono se stessi per non aver scelto di percorrere la più snella Silversand Road dalla quale, inoltre, si può ammirare il mare e il "Vasco da Gama Pillar", il monumento simbolo di Malindi eretto su un promontorio a ricordo del passaggio dell'esploratore portoghese nel 1498.
Un venerdì pomeriggio, mentre percorrevo la Kenyatta Road a bordo del mio Pajero, mi ritrovai in una situazione del genere.
Sapevo benissimo che in questi casi a nulla vale imprecare o dare il via a un concerto di clacson, l'unica cosa da fare è mettersi tranquilli, accendersi una sigaretta e aspettare.
Improvvisamente si aprì la portiera di sinistra (il volante è a destra perché in Kenya si guida all'inglese) e mi apparve il Sappe che si accomodò sul sedile intimandomi ironicamente: «Presto! All'aeroporto!»
«Good afternoon sir - risposi - faccio partire subito il tassametro».
«Spero che accetti la carta di credito della Sapp Bank» ribatté prontamente.
«Purtroppo il pos non funziona».
«Non c'è problema, le recapiterò l'importo in contanti domattina alle dieci al bar!»
Non riuscimmo più a trattenere le risate e poi il Sappe aggiunse «Anche tu, però, metterti in macchina il venerdì pomeriggio, il momento di maggior traffico...».
«Perdendo così l'occasione di dare un passaggio al mio scroccone preferito? A proposito, devi davvero andare in aeroporto?»
«Sì, stanno arrivando i miei cari amici Rossella e Ivo: una coppia che conobbi tanti anni fa a Tonga, dove gestivo un ristorante»
«Un ristorante? A Tonga» ripetei, con quel tono di voce incredulo che mi usciva ogni volta che il Sappe estraeva dal cappello un tassello del puzzle del suo passato.
«Non te l'ho mai raccontato? Ero anche il fotografo ufficiale del re, comunque - continuò minimizzando come se si trattasse di un semplice weekend a Fregene - vedrai che i miei amici ti piaceranno tantissimo, sono due persone stupende, grandi viaggiatori e collezionisti di matrimoni. Vengono a Malindi per sposarsi con il rito dei Mijikenda che, come ben sai», s’interruppe scrutandomi per vedere se ero preparato...
«… è un'etnia africana composta da nove tribù che sono dislocate su tutta la costa keniota».
«E come si chiama la tribù che vive nei pressi di Malindi?»
«Giriama, che si pronuncia Ghiriàma, perché la G qui è sempre dura».
«Bravo! Vedo che hai studiato, meriti un bel voto!»
«Ma... hai detto collezionisti di...?»
«Smettila di guardarmi con quella faccia, sì, ho detto proprio “collezionisti di matrimoni”, lo sai che se non sono strani qui non li vogliamo».
Nel frattempo l’ingorgo si era miracolosamente dissolto e mi stavo infilando nella Mombasa Road, l'aeroporto era a cinque minuti di auto.
«In effetti - continuò il Sappe - a Tonga i miei amici erano venuti per sposarsi col rito polinesiano, così come, se non ricordo male, si sposarono anche in Alaska alla maniera degli eschimesi, sul Machu Picchu seguendo l'antica tradizione inca e così via. Sono due giovani settantenni appassionati di antropologia e di tutta una serie di materie – tra cui la musica - che ti racconteranno. Visitarono il Kenya quarant’anni fa, ai tempi in cui i safari erano avventure vere e proprie, ma non sono mai stati sulla costa. La cosa bella è che, pur volendosi un bene dell'anima, non m’infastidiscono perché non si perdono in smancerie».
Parcheggiai nell’ampio posteggio dell’aeroporto e ci accomodammo a un tavolino del bar ordinando due caffè, avevamo tutto il tempo di degustarli perché, come spesso accade, il volo da Nairobi era in ritardo di mezz’ora.
La mia curiosità su Tonga non fu soddisfatta, a tal proposito il Sappe si limitò a dire che sono tutti molto pigri e grassi, in pratica sono mantenuti dallo stato e se qualcuno laggiù ha voglia di “fare” se la può cavare molto meglio che in Kenya.
«Certo che prima di fermarti a Malindi, ne hai combinate in giro per il mondo, eh?» gli dissi quando mi sembrò che volesse lasciar cadere il discorso.
«Vuoi dire come quella volta che costruii e vendetti a una villa con piscina a Bali riuscendo così a comprare la "Belle Coralline", una barca a vela di 14 metri con la quale circumnavigai l’Australia? Poi la perdetti giocando a poker al casinò di Melbourne e m’imbarcai per Rio de Janeiro, ma non posso mica dirti tutto oggi, se no cosa mi resterà da raccontarti durante la stagione delle piogge? Dai, paga i caffè e andiamo al gate. L’aereo da Nairobi è atterrato».
Ero rimasto basito con occhi e bocca spalancati.
Ormai era da un po’ che lo frequentavo ma più lo conoscevo e più mi chiedevo se avessi a che fare con una persona reale o con un personaggio uscito da un fumetto di Hugo Pratt…
«Fotografo personale del Re di Tonga… villa a Bali... circumnavigazione dell’Australia... Brasile» ripetei tra me e me incredulo mentre lo seguivo verso la porta degli arrivi.
"Quanto è vero che viaggiare mantiene giovani" pensai salutando i nuovi arrivati che non dimostravano l'età rivelata dal Sappe.
Ivo aveva i lunghi capelli bianchi legati in un codino e indossava un comodo gilet pieno di tasche e un paio di freschi pantaloni di cotone, Rossella aveva un sorriso smagliante e sembrava una ragazzina in t-shirt rossa e jeans ed entrambi avevano un fisico atletico da fare invidia.
Le loro sacche erano così piccole da lasciare intendere che erano viaggiatori abituati a portarsi dietro lo stretto indispensabile.
Salimmo sul Pajero e guidai, su indicazione del Sappe, verso Casuarina Road, la zona turistico-residenziale di Malindi.
Ci inoltrammo in una strada sterrata e ci fermammo davanti a un cancello, al di là del quale si riuscivano a intravedere una lussuosa villa circondata da un rigoglioso giardino, nel quale trovava posto anche una grande piscina.
Pochi secondi dopo un colpo di clacson, accorse ad aprire un efficiente askari (che significa guardiano in swahili).
Sbirciando attraverso lo specchietto retrovisore, mi accorsi che i nuovi arrivati erano rimasti a bocca aperta nel vedere tanto lusso e devo dire che anch'io rimasi impressionato dal genere di abitazione, ben lontana dalla usuale portata del Sappe.
Con evidente Ironia Ivo commentò: «Perfetto! Hai trovato proprio quel tipo di sistemazione semplice, spartana come piace a noi». Nel frattempo eravamo scesi dall'auto e ci stavamo dirigendo verso la villa.
«Di' la verità, amico mio - gli rispose il Sappe - che alla veneranda età che hai raggiunto, in fondo in fondo, un pochino di comodità non ti fanno schifo...»
«Veneranda sarà tua sorella» ribattè Ivo, che evidentemente sapeva che il Sappe non aveva sorelle e poi continuò dissimulando l'interesse: «E quali sarebbero queste comodità?»
«Vasca da bagno con idromassaggio, TV satellitare, wi-fi, aria condizionata, piscina, solarium, un enorme frigorifero pieno di cose buone e, soprattutto, Kenga»
«Kenga?»
«Esatto: il cuoco più bravo della contea che è al lavoro da oggi pomeriggio per preparare la cena. Ma... - si interruppe aggrottando la fronte - se non vi piace, vi posso proporre in alternativa una topaia etno-chic nella casbah di Shella»
«No! - intervenne Rossella - abbiamo dormito abbastanza insieme agli scarafaggi di mezzo mondo, accettiamo volentieri la tua proposta!»
Da come brillavano gli occhi a entrambi era evidente che non era il caso di continuare a ostentare nostalgia di vita spartana: quel posto era una meraviglia, eccome.
L'arredamento del grande patio era semplice ma di gusto: grandi tappeti sui quali trovavano posto comodi divani,  diversi quadri in stile africano ornavano lo pareti, qualche statua di legno era disseminata qua e là e infine non si poteva fare a meno di notare un grande tavolo già apparecchiato.
«Kenga sta finendo di cucinare per noi un ottimo polpo che i pescatori mi hanno portato stamattina - disse il Sappe ai suoi amici - andate pure a rinfrescarvi che tra un quarto d'ora è pronto».
Nell'attesa della cena il Sappe ed io ci versammo un bicchiere di vino e ci inoltrammo nel giardino ammirando sia l'enorme baobab che troneggiava nel centro, sia le acacie, i manghi, i frangipani e innumerevoli altre piante tropicali di cui non conoscevo il nome. Proseguendo, non feci a meno di notare che, per il mio amico, questa breve passeggiata era una specie d'ispezione, si era addirittura messo in ginocchio sul bordo della piscina, probabilmente per controllare la limpidezza dell'acqua.
«Anche l'odore è importante - disse, come se mi avesse letto la mente - il cloro non deve essere né troppo, né troppo poco. A lasciarli fare - immaginai che parlasse del personale - ne userebbero quantità industriali».
«Da quando ti sta a cuore la quantità di cloro di una piscina?» gli chiesi, sinceramente sorpreso?
«Da un bel po'... non ti ho mai detto che, tra le altre cose che faccio, amministro case e condomini?»
«Pensavo ti occupassi solo di Shella» risposi, e dopo un attimo chiesi: «È impegnativo tenere una proprietà come questa in ordine?»
«Tu come la vedi?»
«Mah... vedo, vedo, che ci sono molte cose alle quali star dietro, immagino sia una faticaccia»
«E non mi chiedi come la vedo io?»
«Già...e tu come la vedi?»
«Vedo che la cena è pronta, dai andiamo a tavola!»
La conversazione durante la cena fu una fucina di aneddoti sorprendenti, si parlò di mille avventure avvenute in sconosciuti angoli del pianeta dei quali conoscevo l'esistenza solo perché la geografia era una materia scolastica che mi aveva sempre affascinato. Quando poi si cominciò a parlare di musica, scoprii con piacere che Ivo aveva avuto un passato da cantautore e che era un buon conoscitore del panorama musicale alternativo degli anni settanta e ottanta. Fu a quel punto che, mentre il vino scorreva dai bicchieri alle ugole, saltarono fuori anche due chitarre e andammo avanti fino a tarda notte a cantare e a suonare.
Mentre accompagnavo il Sappe nel suo regno a Shella, non potei fare a meno di esprimere il mio entusiasmo per la serata appena trascorsa.
E il Sappe confermò: «Anch'io sono convinto che condividere una buona cena, con delle persone interessanti, sia uno dei più bei Doni della Provvidenza».
Era una delle sue tipiche frasi sibilline che intenzionalmente mi lasciavano in un dubbio: ero pure io compreso tra la categoria delle "persone interessanti"? Decisi di sì e questo pensiero mi mise di buonumore.
Nel frattempo eravamo arrivati di fronte a casa sua.
Il Sappe, scendendo dalla macchina, mi disse «Ci vediamo domattina alle dieci al bar e... non dimenticare la chitarra! Buonanotte».
"La chitarra? Che strano..." pensai, proseguendo da solo verso casa.
Entrai nella mia stanza e la stanchezza ebbe il sopravvento, misi lo strumento in vista per non dimenticarlo, puntai la sveglia e mi addormentai come un bambino.

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