CURIOSITA'
29-09-2026 di Freddie del Curatolo
Avete presente un quacchero occidentale?
Forse i più famosi, anche per rimandi cinematografici, sono quelli americani, sparsi tra campi di grano e piccole cittadine sospese in una dimensione spazio-temporale tutta loro.
Eccolo lì il quacchero: con il cappello a tesa larga, seduto composto in una sala quasi vuota ad ascoltare il silenzio e magari ad aspettare che lo Spirito Santo gli suggerisca qualcosa.
A Kaimosi, nella più grande comunità di quaccheri dell’Africa, il vostro archivio mentale si aggiornerebbe all’istante. Qui i silenziosi, timidi, appartati quaccheri incontrano la religiosità caciarona del Kenya. Cantano, battono le mani, ballano e suonano la tastiera a tutto amplificatore. Insomma, fanno un discreto rumore.
A raccontare questa curiosa versione africana della Religious Society of Friends è l’Associated Press, proprio dal villaggio di Kaimosi, cuore storico del quaccherismo keniano. Una storia che sembra fatta apposta per ricordarci che anche le religioni, quando viaggiano, prendono il volo, attraversano gli oceani e alla fine imparano a parlare con l’accento del posto.
Quaccheri, ma con il volume a palla
Il quaccherismo nacque nell’Inghilterra del Seicento per iniziativa di George Fox, che rifiutava il formalismo religioso e poneva al centro il rapporto personale con Dio e quella che i Friends chiamano Inner Light, la Luce interiore.
Tradizionalmente, nelle comunità quacchere non c’è bisogno di grandi apparati: niente altari, niente candele, niente statue, niente crocifissi. E soprattutto, nella forma più classica del culto, niente prediche programmate e niente inni da cantare a squarciagola. I fedeli siedono insieme nel silenzio e aspettano che qualcuno senta interiormente di avere qualcosa da dire.
Una religione per gente meditativa, verrebbe da pensare.
Poi arrivarono in Kenya.
I missionari americani della Friends United Meeting sbarcarono a Kaimosi nel 1902 e portarono con sé una versione del quaccherismo fatta di inni lenti, evangelizzazione, scuole e ospedali. La comunità crebbe e oggi il Kenya ospita una delle maggiori concentrazioni di quaccheri al mondo. Secondo AP, dei circa 400 mila membri della Religious Society of Friends stimati globalmente, circa la metà vive in Africa, soprattutto in Kenya.
Solo che, nel frattempo, il silenzio ha cominciato a perdere terreno.
Perché un conto è sedersi e aspettare pazientemente la Luce interiore. Un altro è chiedere a un ragazzo keniano di restare zitto mentre nella chiesa accanto parte un coro pentecostale con tastiere, tamburi e woofer e persino i predicatori isolati che si sono inventati una setta personalizzata, girano con un impianto da rapper di Voghera.
E allora anche i quaccheri hanno capito che, per tenersi stretti i giovani, forse era meglio alzare un po' il volume.
Il tastierista della Provvidenza
Nella Friends Church Cheptulu, una chiesa che ha circa un secolo, oggi le funzioni possono assomigliare parecchio a quelle di altre confessioni cristiane africane.
Il coro canta. Le donne, molte vestite di bianco, battono le mani e ballano. Gli inni hanno acquistato ritmo. E c'è una tastiera elettronica a guidare il tempo.
Una trasformazione che, racconta AP, non entusiasma necessariamente tutti gli anziani, alcuni dei quali ricordano quando gli inni erano molto più lenti. Talmente lenti che, racconta una fedele, le nonne potevano praticamente addormentarsi prima che finisse una canzone.
Il problema, insomma, non era la mancanza di fede. Era il metronomo.
Negli ultimi anni, infatti, mentre gli anziani cantavano in “slow motion”, osserva, gli altri ragazzi se ne andavano nelle chiese dove la musica correva un po' più veloce, dove si faceva un po’ di religioso casino.
E allora i pastori più giovani e intraprendenti, hanno adeguato il culto al contesto locale, per attirare i giovani e ridare energia agli anziani.
Una specie di aggiornamento software della fede.
Solo che qui il software si chiama African rhythm.
Ma il silenzio non è morto
Naturalmente sarebbe sbagliato ridurre tutto a una battuta sui quaccheri che hanno scoperto la batteria. Il cuore della tradizione rimane. E rimane anche la preoccupazione di non perdere le proprie radici.
A Kaimosi esiste un archivio quacchero che conserva documenti delle prime comunità, comprese testimonianze delle antiche riunioni e una vecchia Bibbia scritta nella lingua maragoli, utilizzata dai primi quaccheri e dai primi convertiti.
Perché il rischio, in fondo, è sempre quello: per sopravvivere al presente si finisce per perdere il passato.
E i quaccheri keniani sembrano aver capito che si può fare rumore senza necessariamente dimenticare il silenzio.
Una fede che parla anche di pace
C'è poi un altro aspetto meno folkloristico e forse più importante.
La tradizione quacchera è profondamente legata alla pace e alla non violenza. In Kenya e nell'Africa orientale questa eredità ha avuto un ruolo nelle iniziative di costruzione della pace, anche durante periodi di tensione etnica e violenza post-elettorale.
A Kaimosi, il college forma ministri e operatori che lavorano anche fuori dal Kenya, compreso il Rwanda. Secondo AP, la formazione quacchera sulla pace conserva una particolare attualità in una regione attraversata da conflitti e tensioni politiche.
Ed è forse questo il punto in cui la storia dei quaccheri keniani diventa qualcosa di più di una curiosità religiosa. Perché l'Africa non ha semplicemente ricevuto il quaccherismo: lo ha trasformato secondo le proprie esigenze.
Forse George Fox, se capitasse oggi a Kaimosi, all'inizio avrebbe qualche difficoltà.
Entrerebbe nella Friends Church, cercherebbe il suo amato silenzio interiore e si troverebbe davanti un coro, due percussionisti invasati e i microfoni a palla gracchianti.
Poi probabilmente aspetterebbe un segnale.
E magari, dopo qualche minuto, la Luce interiore gli suggerirebbe di andare a tempo.
Dopo tutto, anche Dio, in Kenya, avrà capito da un po’ che bisogna avere un po' più di ritmo.
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