Storie

FILM KENIANI

Searching for Amani: un film sul Kenya che non trova pace

Approda su Al Jazeera una storia vera filmata con grazia e (ricerca della) giustizia

09-12-2025 di Freddie del Curatolo

Da una settimana, su Al Jazeera, va in onda un Kenya che molti preferirebbero lasciare fuori dal salotto buono della geopolitica televisiva. È il Kenya delle verità scomode che bussano alla porta come il vento di Laikipia quando decide di passare, di notte, a ricordarti che la savana non è solo poesia da Instagram ma anche arsura, conflitti, polvere e vecchie ferite che nessuno ha voglia di disinfettare.
Quel Kenya lo racconta un ragazzino di tredici anni, Simon Ali, che nella vita avrebbe voluto fare il giornalista, ma la Storia gli ha apparecchiato un compito ben più grande: cercare gli assassini di suo padre, una guida naturalistica uccisa nel 2019, proprio nel cuore della riserva più vasta di Laikipia.

“Searching for Amani”, il documentario firmato da Nicole Gormley e Debra Aroko dopo un debutto tra Tribeca e Raindance, non è solo il viaggio di un figlio nella morte del padre. È una lunga camminata dentro le fratture dell’Africa che cambia, si secca, si scalda, si arrabbia, si stringe e poi si spezza.
Mentre la siccità morde più forte dei predatori che turisti e documentaristi amano riprendere, Simon scava tra piste più ingarbugliate delle tracce di un elefante nella stagione secca: proprietà terriere che nessuno sa più a chi appartengano, diritti di pascolo tirati come corde, comunità che lottano per un sorso d’acqua mentre il mondo discute sul prezzo del carbonio. E intanto, la parola Amani – pace – resta sospesa nell’aria come l’ultima frase davvero sensata che qualcuno, qui, abbia detto.

Il film, prodotto da Backroads Pictures e Nicole Gormley Films, con un manipolo di produttori esecutivi e l’esperienza keniana di Docubox e dell’ambientalista Paula Kahumbu, racconta l’ennesima parabola africana in cui chi meno inquina paga il conto più salato. È una storia che potrebbe scoraggiare anche il più resistente dei narratori, ma che nella voce di Simon diventa un sussurro ostinato: il desiderio che le comunità trovino un equilibrio prima che il clima, e la politica, glielo tolgano del tutto.

Perché il film non finisce davvero quando scorrono i titoli di coda. Prosegue nella campagna di sensibilizzazione che i registi hanno costruito intorno al progetto, con l’idea – audace quanto necessaria – che un documentario possa diventare una specie di miccia, da passare di mano in mano, nelle scuole, nei villaggi, nei social e nei corridoi dove si decide il futuro dei luoghi che Simon chiama casa.
Che poi, a ben vedere, è anche il futuro di tutti noi, anche di chi guarda Al Jazeera dal divano, magari regolando il condizionatore di un paio di gradi perché “fa un po’ caldo”.

Intanto, in Francia, in Messico, negli Stati Uniti, qualcuno clicca play e scopre il Kenya dietro la cartolina. Quello dove un ragazzino segue le orme di suo padre cercando risposte che gli adulti non hanno voluto darsi.
E forse, da qualche parte tra le spine dell’acacia e il fuoco dell’orizzonte, una piccola parte di Amani comincia a farsi sentire.
Magari fievole, ma viva. Come tutte le cose che vale la pena cercare.

TAGS: amanimoviedocumentarioLaikipiakeniano

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