Editoriali

TURISMO

Costa Kenya: chiusi per rinnovo o aperti con idee, così si sopravvive

L'attesa del ritorno del turismo di massa promuove due filosofie

07-03-2021 di Freddie del Curatolo

Gli hotelier della costa keniana non hanno intenzione di “calare le braghe” o se si adeguano, creano eventi e migliorano i servizi.
Come hanno più volte ribadito i responsabili delle associazioni di categoria, la crisi del turismo collegata alla pandemia ha portato cali di affluenza e di conseguenti guadagni al settore fino al 75% ma soprattutto ha ridotto la durata dei giorni di alta stagione e di “pienone”.
E’ molto chiaro che, specie nelle località turistiche della costa che da sempre fanno leva sul turismo di massa, con hotel storici che dispongono di più di 70 camere ed arrivano anche a 200 (la concentrazione massima è a Mombasa, nella zona nord delle spiagge di Nyali, Bamburi, Shanzu e Bombolulu), non si può tenere a lungo una struttura aperta totalmente o comunque pronta a ricevere solo il 20 per cento della propria capienza.
Ma allo stesso tempo, come hanno appuntato diversi hotelier in un recente meeting virtuale con il Ministero del Turismo, non si può fare la guerra dei prezzi, abbassando le tariffe per cercare di attrarre un maggior numero di clienti.
“Piuttosto restiamo chiusi e ci dedichiamo a migliorare la struttura, con lavori di manutenzione straordinaria – ha spiegato il marketing manager di una nota struttura di Bamburi,  tra le più capienti della costa, che non lavora solamente con keniani ma anche con molti europei, cinesi e indiani – anche se talvolta restare chiusi costa ancora di più che riaprire. Anche i turisti devono comprendere che oltre al danno del Covid-19 non possiamo accettare la beffa di dover ridurre i prezzi, quando le nostre spese sono maggiori”.
Anche a Watamu e Malindi sono molti gli hotelier che hanno deciso di non riaprire e di approfittare del periodo sciagurato per rinnovare o ripensare alle future strategie. E’ il caso di Jacaranda Resort e Eden Village (quest’ultimo con un programma ambizioso di rifacimento), e di Garoda Resort a Watamu, e Kilili Baharini a Malindi.
Altri hotel conosciuti hanno riaperto, ma non tutti hanno deciso di venire incontro ai possibili ospiti adattando pacchetti speciali o offerte imperdibili. Piuttosto si adattano i servizi, con pranzi organizzati come fossero cene, con musica e divertimento, escursioni comprese nei pacchetti, festival con musica fino all’alba (per i clienti degli hotel, considerando il coprifuoco una misura “esterna” e per convincere anche residenti a prenotare una camera per il divertimento notturno).
Quest’ultima soluzione a Mombasa sta diventando una nuova frontiera della vita notturna: gli ospiti entrano in hotel alle 21, magari in buona compagnia o anche tra amici e gruppi, prenotano una camera (con un prezzo simbolico se non la utilizzeranno) mangiano qualcosa negli snack bar o al ristorante e poi si godono la discoteca fino alle 4 del mattino. Tassativamente.
A Watamu, dopo l’esordio fortunato del Temple Point la scorsa settimana, il Seven Island Resort, con la favolosa spiaggia di Paparemo, ha organizzato un Festival dal 12 al 14 marzo con numerosi Deejay e situazioni di divertimento continuo, specie per chi prenota l’intero weekend, a prezzi decisamente competitivi.
“E’ il momento di attrarre e rilanciare con proposte concrete – spiega il proprietario di Seven Island Resort Roberto Lenzi – Watamu ha le potenzialità per essere la “regina” della costa keniana: la bellezza delle sue spiagge e della Natura conquista, la presenza di hotel e attività di livello favorisce un hospitality di qualità, è ora di offrire possibilità di svago e divertimento anche in questo periodo di limitazioni, sperando presto di poter fare ancora meglio. Purtroppo le istituzioni non ci sorreggono abbastanza nei nostri sforzi e le proposte che presentiamo non vengono prese in considerazione”.
O chiusi e all’opera per presentarsi ancora più attraenti, o aperti e propositivi: queste le due filosofie di chi vuole continuare ad operare nel settore turistico in Kenya o ne é costretto per via dei suoi investimenti della professionalità. In entrambi i casi, speriamo vincenti.  

TAGS: turismo kenyahotel kenyacosta kenyapaparemo kenya

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