Reportage

REPORTAGE

Tra i vecchi edifici e le giovani speranze di Kaloleni

Viaggio nell'ex "città giardino" di Nairobi

28-03-2022 di Freddie del Curatolo

Non c’è un posto a sedere libero, tra i tavoli della vecchia biblioteca di pietra.
Vecchio, a Nairobi, significa primi del Novecento, niente più.
Per noi occidentali uno sputo di tempo di cui comunque stiamo perdendo la memoria.
Per le conquiste dei keniani, una mezza era geologica e una memoria vicina e cattiva.
La Kaloleni Library, costruita dalla moglie di Lord McMillan in sua memoria poco meno di un secolo fa, è piena di speranze.
I giovani studenti delle secondarie e gli universitari studiano in rispettoso silenzio.
Alcuni hanno trovato posto sotto gli ombrelloni del giardino.
“I libri se li portano da casa – ci spiega la direttrice sorridendo – qui non c’è molto che possa interessare loro, per studiare”.
Eh sì, la biblioteca è messa maluccio in quanto ad archivio. Libri di narrativa sparsi in disordine alfabetico, vecchi volumi che rischiano di sbriciolarsi in mano e niente, quasi niente di attuale.
Un cancello e una verde e folta siepe separano la Kaloleni Library dal resto del quartiere, che è stato per anni uno dei simboli dell’integrazione pensata dal Governo Coloniale Britannico ed anche un’emblema dell’indipendenza del Kenya. Di fianco alla biblioteca si erge infatti quel che resta del primo parlamento keniano. Qui il padre della patria Jomo Kenyatta, nel 1963, festeggiò insieme agli amici Tom Mboya, il kennediano, e Oginga Odinga, il socialista.
C’è una foto che ritrae Kenyatta esultante e Tom che saltella abbracciando un altro protagonista del Kenya libero. Alle spalle, si vede com’era la “Parliament Hall”, un bianco palazzo semplice con una grande sala al suo interno. Oggi è un mezzo rudere con le finestre rotte, dove ogni tanto un predicatore cristiano raduna la folla, tra urla illuminate e trascinanti gospel. Nel retro, una palestra per aspiranti guardie del corpo dei politici di oggi che lasciano cadere a pezzi gli edifici storici della capitale. Si dice che i keniani non siano interessati alla storia di un paese che non era loro, ma la storia di Kaloleni, pur essendo iniziata prima, contiene passaggi fondamentali del Kenya di oggi.
Niente da fare, la libreria è solo un accogliente e gratuito spazio di silenzio e studio ed il primo parlamento della Repubblica è un edificio fatiscente.
Intorno c’è la “città giardino” disegnata dall’architetto antropologo inglese Ebenezer Howard, sul modello dei sui riusciti esperimenti suburbani in Inghilterra, come Letchwork. Nell'idea dei seguaci di Howard, la nuova Nairobi inclusiva e multietnica doveva essere un insieme di piccole realtà satellite collegate tra loro, dove i britannici privilegiati mantenevano i loro presidi verdi e dorati, e asiatici, keniani e somali avrebbero vissuto meglio che negli insediamenti informali e precari o nella meno comoda campagna.
Il quartiere di Kaloleni anche oggi si presenta con una struttura concentrica con in mezzo un ipotetico spazio verde. Ma oltre alla terra arida che si è mangiata l’erba all’inglese, sono cresciute baracche di lamiera davanti alle casette in pietra simili alla libreria, chioschi di legno al posto delle aiuole. L’Africa si è ripresa i suoi spazi e li ha riempiti come fosse indispensabile per la sopravvivenza. Ammassarsi per non ammazzarsi.
Eppure con senso storico, ci si può aggirare per Kaloleni, quartiere a ridosso delle zone popolari di Pumwani e Ngara, dalla trafficata Jogoo Road e poco lontano dal mercato di Gikomba che va a fuoco una volta al mese, sognando la Nairobi che avrebbe potuto essere e che solo quegli studenti in silenzio potranno un giorno creare. Parlando con alcuni di loro, la consapevolezza di poter fare qualcosa c’è, così come quella di non avere più al potere personaggi come Tom Mboya, assassinato proprio come il suo mentore Kennedy, nel 1969.
Un gruppo di giovani designer e creativi keniani ha dato vita ad un progetto per far rivivere il quartiere, come centro di fermento artistico e culturale, con l’idea di aprire un locale alla moda tra la libreria e il vecchio parlamento. Che non sia solo business, a questo paese (come a tutto il mondo) servono giovani sognatori che sappiano riprendere il cammino di un Kenya radioso che si è fermato troppo presto ed è diventato un’avida corsa a qualcosa che non li rappresenta.
Per rendervi conto di dove eravamo e di cosa vi abbiamo raccontato, guardate il videoservizio!
 

 

TAGS: kaloleni nairobibiblioteca nairobiindipendenza kenyatom mboya

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