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INCIVILTA' IN VACANZA

Turisti italiani a Watamu: questo no, per favore

Sfilano ignoranza e totale mancanza di rispetto

21-07-2025 di Freddie del Curatolo

Ci sarebbe poco da dire: di fronte a certe immagini, come quella che un nostro lettore ha catturato a Watamu, si resta solo sbalorditi di come nei tempi dell’informazione globale, e di conseguenza della facilità di reperire suggerimenti, consigli, regole, divieti prima di viaggiare in un Paese straniero, si riesca ancora ad agire in maniera totalmente sconsiderata, oltre che decisamente di cattivo gusto.
Per carità, ci può stare che chi decide di venire in vacanza in Kenya, in una delle sue destinazioni turistiche sul mare, pensi che sia il Paese della libertà, popolato da selvaggi che fino a un secolo fa andavano in giro seminudi, oppure che i keniani siano così poveri che in cambio dell’onore di avere turisti che gli portano benessere, possa fare quello stracacchio che vuole.
No, è inutile lambiccarsi sui motivi per cui una signora italiana, peraltro accompagnata da beach boy accondiscendente, decida di sfilare per il centro della cittadina con un costume a fil di culo.

Non pretendiamo che la signora, o l’ebete compagno, abbiano letto uno dei tanti articoli di consigli e comportamenti suggeriti in vacanza, né che abbiano guardato i tutorial del nostro canale youtube sull’argomento. Perché davvero sarebbe bastato un briciolo di intelligenza, di rispetto, di senso civico, si sensibilità.
Niente, il sole equatoriale sulla testa ha colpito ancora.
In una regione, quella costiera del Kenya, in cui un quinto della popolazione è di religione mussulmana (e a Watamu le moschee, le costruzioni del villaggio di pescatori, l’abbigliamento del venerdì, lo ricordano), dove in spiaggia sono vietati categoricamente topless e addirittura multate per legge le effusioni, dove c’è una decisa arretratezza di visioni per cui, ad esempio, l’omosessualità viene punita con il carcere, tu cosa fai? Decidi di passeggiare amabilmente con le tue chiappone al pubblico ludibrio?
Sarebbe interessante sapere in quale situazione di soggiorno è ubicata “culo al vento d’Africa”, perché ricordo un tempo che i villaggi turistici erano molto chiari sulle regole comportamentali da tenere fuori dal guscio all-inclusive, nei cosiddetti briefing all’arrivo. Ma oggi brulicano le situazioni di Bed & breakfast e Boutique Hotel che lasciano piena libertà (eufemismo per “se ne fottono”) ai loro ospiti e che spesso sono gestiti da altri italiani che vivono in Kenya in barba a moltissime di quelle famose regole che bisognerebbe rispettare.

Chiappa Allegra è solo uno dei fenomeni che in questa nuova stagione possiamo aspettarci, sulla falsariga di aneddoti e situazioni (alcune finite nei verbali della polizia) che hanno coinvolto connazionali, tra amoreggiamenti in luoghi pubblici, accensioni di spinelli in discoteca, litigi con conducenti di moto taxi per richieste di 50 scellini in più (30 centesimi di euro) e commenti razzisti.
C’è chi ritiene che il pagare l’autorizzazione al viaggio per venire in Kenya (30 euro) sia una sorta di scrematura che si aggiunge al rincaro dei biglietti aerei e scoraggia i turisti dallo scegliere la vacanza in Kenya. Personalmente, abolirei i visti a chi risponde correttamente ad un questionario obbligatorio sul luogo in cui si sta per andare e su come ci si dovrebbe comportare.
Sembrano così lontani i tempi in cui una coppia di lombardi che avevano prenotato una settimana in un villaggio turistico di Watamu, appena scesi all’aeroporto di Mombasa, chiesero al tour operator di riportarli subito indietro con lo stesso volo. Erano inferociti e volevano fare causa all’agenzia di viaggi: nessuno li aveva avvertito che lì “erano tutti negri”.

TAGS: vacanzaregoleconsiglirispettospiaggiabeach boy

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