Racconti

RACCONTI

Il ritratto, i tinga tinga e l'antilope-strega

Piccola storia swahili alla maniera delle "Mille e una notte"

05-02-2022 di Ferdinanda Vigliani

Bwana Saidi era un pittore di Tinga-tinga.
La sua bottega si trovava sulla piazza del suk della cassava, proprio di fronte alla baraza del caffè.
Quella mattina Bwana Saidi aveva appunto in animo di concedersi il lusso di una corroborante tazza di caffè al cardamomo, quando alla sua porta si presentò l’Antilope-Strega.
Bwana Saidi cominciò a tremare come una foglia, ma l’Antilope-Strega, fissandolo senza batter ciglio con i suoi occhi neri e rossi, gli fece questo discorsetto:
«Guardami negli occhi, bel pittore
Prendi i pennelli prendi il colore
Fammi un ritratto e che sia bello
Prendi la tela, prendi il pennello.»

Bwana Saidi non si sognò neppure di disubbidire.
Si dimenticò completamente del caffè col cardamomo e sempre tremando come una foglia preparò la tela sul cavalletto e tutti i vasetti con il colore.
L’Antilope-Strega seguiva con curiosità i suoi preparativi, ma ad un tratto si sentì stanca.
«Suvvia, Bwana Saidi – disse al pittore – non mi inviti ad accomodarmi sulla tua baraza
Saidi, accennando alla baraza che, per accogliere gli ospiti, correva lungo una parete della sua bottega, fece un inchino profondo e l’Antilope-strega vi prese posto ripiegando sotto di sé le zampe anteriori e distendendo quelle posteriori, così che la linea del suo dorso descriveva un arco perfetto e terminava elegantemente con la curva della coda. Era veramente un bel vedere. Tanto che Bwana Saidi, senza più tremare, si mise a lavorare in fretta.
Così morbidi e lucenti i fianchi dell’Antilope-Strega sembravano quasi dipingersi da sé.
A Saidi parve di avere perduto la nozione del tempo, perché ad un certo punto capì di dovere interrompere il lavoro: il sole era tramontato e non poteva certo continuare a dipingere al buio. Voleva adesso congedare l’Antilope-Strega, ma quando guardò sulla baraza l’Antilope-Strega era sparita.
Il giorno successivo Saidi si era ormai quasi convinto di avere sognato, quando la sua cliente misteriosa si presentò puntuale per continuare il ritratto:
«Guardami negli occhi, bel pittore
Prendi i pennelli prendi il colore
Che il mio ritratto riesca bello
Prendi i colori prendi il pennello»

Mentre Saidi tutto tremante faceva i suoi preparativi col cavalletto e i pennelli ecco che si alzò un vento fresco.
«Suvvia Bwana Saidi – disse l’Antilope-Strega – dato che ormai siamo buoni amici, perché non mi dai un kanga da legare intorno alla vita per non sentire freddo?»
Nella bottega Saidi aveva solo un vecchio kanga assai malconcio col disegno quasi cancellato. Non gli riuscì di trovare niente di meglio, ma lo offerse all’Antilope-Strega col suo inchino più cerimonioso. Lei se lo drappeggiò attorno alla vita ed ecco il disegno del kanga prese vita. Un albero distese i suoi rami intorno alla vita dell’Antilope-strega e su ogni ramo dell’albero si posarono i più begli uccelli del paradiso e proprio in cima al ramo più alto si posò il Re degli uccelli del paradiso e quando questi ebbe dispiegato la coda che aveva tutti i colori dell’arcobaleno, i rami dell’albero si copersero di fiori e gli uccelli presero a cantare con note così melodiose come Saidi non aveva mai sentito.
Senza più tremare il pittore si mise al lavoro. Quanti fiori e quanti uccelli del paradiso aveva dipinto quando il sole tramontò è difficile dirlo, ma certo la pittura veniva bene davvero. Bwana Saidi voleva congratularsi con la sua cliente, ma quando guardò sulla baraza l’Antilope-Strega era di nuovo sparita.
La mattina seguente Bwana Saidi si mise in attesa.
La tela era già pronta sul cavalletto, dipinta per due terzi.
Solo la testa dell’Antilope-strega ancora mancava, ma come terminare il ritratto se la sua cliente non si presentava?
Fu il suono degni zoccoli dell’Antilope ad annunciare la sua presenza e il solito ritornello:
“Guardami negli occhi, bel pittore
Prendi i pennelli prendi il colore
Che il mio ritratto sia sempre più bello
Prendi i colori prendi il pennello”

Allora Bwana Saidi guardò proprio gli occhi dell’Antilope-Strega, che gli parvero straordinariamente luminosi. E senza tremare cominciò a dipingere proprio quegli occhi di onice e rubino, il muso morbido dalle labbra umide, le corna acuminate che si attorcigliavano come trecce.
«Suvvia Bwana Saidi – disse l’Antilope-Strega – ormai siamo buoni amici per davvero e io sono un po’ stanca.
Vedo laggiù la stuoia dove ogni notte tu dormi. Perché non mi inviti a riposare un poco?»
Bwana Saidi si affrettò a rassettare la stuoia e con un profondo inchino invitò l’Antilope-Strega a prendervi posto.
Ed ecco la stuoia su cui Saidi dormiva tutte le notti trasformarsi all’improvviso in un prato di erba morbida come la seta, dove fiori profumati aprivano le loro corolle e le farfalle si posavano aprendo le ali dagli splendenti colori.
Saidi dipingeva e dipingeva e quando il sole tramontò andò a prendere un lume a petrolio per poter dare le ultime pennellate. Quando ebbe finito capì di avere dipinto il più bel quadro della sua vita. Lo lasciò ad asciugare sul cavalletto e si avvicinò all’Antilope per annunciarle che il ritratto era finito e che era bello per davvero.
Ma sulla stuoia non c’era l’Antilope-Strega. Al posto dell’Antilope c’era una bella ragazza con le labbra morbide, gli occhi che brillavano come onice e rubino e sulla fronte le trecce acconciate in un modo bizzarro, quasi come delle corna ritorte. Ma come le donava quella pettinatura! Bwana Saidi stava quasi per ricominciare a tremare, ma la Bella Ragazza gli tese le braccia sorridendo e con una voce soave gli disse:
«Mentre riposavo nel tuo letto
Tu hai dipinto un ritratto perfetto.
Guardami negli occhi, bel pittore:
Nulla rende belli quanto l’amore.»

Oh, come era morbida e calda la pelle della Bella Ragazza, come era profumato il suo respiro. Tra le sue braccia a Saidi parve di stare sperimentando il paradiso.
Quando la mattina seguente Bwana Saidi si svegliò, l’Antilope-Strega-Bella-Ragazza era sparita insieme al ritratto. Ma sul cuscino accanto alla sua testa c’era una bella moneta d’oro puro. Bwana Saidi la prese e uscì dalla bottega sorridendo, diretto alla baraza del caffè.
 

 

TAGS: storie kenyaracconti kenyatinga tinga

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