AMBIENTE
12-12-2025 di Leni Frau
In un Paese dove a volte sembra più facile tagliare un baobab che un nastro inaugurale, ci voleva una ventiduenne di Nyeri per ricordarci che gli alberi non esistono soltanto per fare ombra ai discorsi dei politici. Si chiama Truphena Muthoni, ambientalista minuta e irriducibile, e ha appena stabilito un Guinness World Record restando abbracciata a un tronco per 72 ore. Tre giorni pieni, senza mangiare né dormire, in una veglia vegetale che neppure le jacarande in fiore saprebbero imitare.
Truphena aveva già un record personale e ufficiale di 48 ore, ma evidentemente non le bastava. Forse perché i camion carichi di tronchi continuano ad attraversare strade e destini, forse perché la deforestazione non ascolta, e allora lei ha scelto la protesta più silenziosa possibile: un abbraccio. Quel tipo di gesto che, se lo fai a un essere umano, rischi la denuncia, ma se lo fai a un albero può anche diventare una terapia.
L’8 dicembre, mentre il Paese si preparava alle solite discussioni da fine anno, lei stringeva forte il suo guardiano di corteccia. E spiegava: questo tipo di protesta supera le differenze, evita i teppismi da copertina, tira fuori umanità nel modo più semplice. Un’idea talmente disarmante che perfino chi di solito disarma gli altri ha dovuto fermarsi ad ascoltarla.
Il governatore di Nyeri, Mutahi Kahiga, è stato il primo a metterci la faccia (e probabilmente anche la giacca buona), inaugurando la maratona arborea e sostenendo la giovane come si fa con chi ha più convinzione che mezzi. Il giorno dopo è arrivato pure PLO Lumumba, che quando fiuta una causa panafricana non si trattiene mai. In parallelo, l’ex vicepresidente Rigathi Gachagua, armato solo della sua piattaforma social, ha sganciato una benedizione digitale.
E poi i media, gli smartphone curiosi, le TV, i passanti: Nyeri per qualche ora ha dimenticato i suoi ingorghi e si è raccolta intorno a una ragazza che abbracciava un albero come fosse il suo ultimo parente rimasto.
Naturalmente, in Kenya nulla attira attenzione quanto un’impresa che può trasformarsi in storia motivazionale o in spot improvvisato.
E viceversa.
E così sono arrivati doni, promesse, premi. Una società di scommesse ha messo sul tavolo un milione di scellini. Qualcuno ha aggiunto centomila per coprire le spese burocratiche del Guinness, un’impresa che spesso richiede la stessa resilienza dell’impresa stessa. Un negozio di telefoni le ha promesso un Samsung Galaxy Fold 7, che a tenerlo aperto forse ricorda vagamente due foglie. Un’estetista ha messo sul piatto creme e profumi, uno stilista tre mesi di abiti su misura. E un’agenzia di viaggi, infine, una vacanza di tre giorni sulla costa, dove magari potrà abbracciare anche una palma, questa volta da sdraiata.
La ricompensa finale, quella che non si rompe e non si scade, è arrivata dal Guinness World Records: certificazione ufficiale, nome nei registri, e un nuovo primato globale. Truphena Muthoni è ora la persona che ha passato più tempo al mondo abbracciata a un albero.
Resta da capire se un giorno potranno assegnare un altro record: quello del Paese che smette di disboscare più velocemente di quanto certi suoi cittadini riescano a rimboscare con la sola forza delle braccia, o di quanto le promesse di piantare miliardi di alberi si possano trasformare in realtà.
Ma per ora ci teniamo stretto questo abbraccio giovane, testardo e profondamente keniota.
Quasi un invito: quando non sappiamo più cosa fare, prima di lamentarci, proviamo a stringere qualcosa che non parla ma ascolta.
E non molla.
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