Editoriali

KENYA NEWS

Riaprono le scuole pubbliche in Kenya, tra debiti e incoerenze

Il comparto dell'istruzione è uno dei più tormentati del Paese

24-08-2026 di Freddie del Curatolo

Oggi in Kenya milioni di studenti torneranno sui banchi per il terzo e ultimo trimestre scolastico dell'anno. Saranno appena nove settimane di lezioni prima degli esami nazionali, il periodo più corto e probabilmente anche il più delicato dell'intero calendario scolastico. Ma la scuola pubblica riparte ancora una volta con un pesante fardello: quello dei debiti.

Secondo quanto riportato dal Daily Nation, il Governo deve ancora versare miliardi di scellini destinati ai finanziamenti ordinari delle scuole secondarie. Molti istituti sono costretti a fare credito con fornitori di cibo, carburante e materiali didattici, mentre i presidi devono inventarsi ogni giorno un modo per continuare a garantire lezioni e servizi essenziali.

È una storia che si ripete. Ogni riapertura delle scuole è accompagnata dagli stessi proclami sulla centralità dell'istruzione, sull'importanza dei giovani e sulla volontà di costruire il futuro del Kenya. Poi, però, quando arriva il momento di finanziare davvero la scuola pubblica, le casse sembrano sempre vuote.

Eppure il Kenya continua a trovare risorse per grandi opere infrastrutturali, per nuovi programmi governativi e per una macchina pubblica che raramente rinuncia ai propri privilegi. L'istruzione, invece, resta spesso l'ultima voce della lista. È come se investire sui ragazzi producesse risultati troppo lontani nel tempo per interessare una politica sempre più concentrata sull'immediato.

La contraddizione è evidente. Da anni il Governo promuove la Competency Based Curriculum (CBC), una riforma ambiziosa che dovrebbe rivoluzionare il sistema educativo, rendendolo più moderno e vicino alle esigenze del mercato del lavoro. Ma come si può pretendere innovazione quando mancano perfino i fondi per pagare il cibo delle mense, acquistare i libri o saldare le bollette?

Gli insegnanti continuano a fare miracoli, spesso lavorando in classi sovraffollate e con strumenti insufficienti. I dirigenti scolastici si trasformano in amministratori di crisi permanenti. Le famiglie, nonostante la promessa di un'istruzione pubblica accessibile, si ritrovano frequentemente a dover coprire spese che lo Stato non riesce più a sostenere.

La sensazione è che la scuola pubblica venga considerata una priorità soltanto nei discorsi ufficiali. Nei fatti, ogni anno viene lasciata sopravvivere con risorse inadeguate, confidando nella buona volontà di presidi, insegnanti e genitori.

Ed è forse questo l'aspetto più sconsolante. Il Kenya è un Paese giovane, con un enorme potenziale umano. Il suo futuro non dipenderà soltanto dalle autostrade, dalle ferrovie o dai grandi investimenti stranieri, ma soprattutto dalla qualità dell'istruzione che saprà garantire ai bambini e ai ragazzi di oggi.

Continuare a trattare la scuola pubblica come una spesa da rinviare anziché come il principale investimento sul futuro significa condannare un'intera generazione a rincorrere opportunità che avrebbero dovuto essere garantite fin dall'inizio.

Domani i cancelli delle scuole si riapriranno, come sempre. Gli studenti entreranno nelle aule con la speranza di imparare qualcosa in più. Sarebbe bello che, almeno una volta, anche lo Stato si presentasse in classe con i compiti fatti.

TAGS: scuolaistruzione

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