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L'ex ministro Tuju riappare: 'fuggito perchè pedinato'

I sospetti tra debiti e poca fiducia nelle istituzioni

23-03-2026 di Freddie del Curatolo

A volte in Kenya le sparizioni finiscono come iniziano: senza spiegare davvero nulla, ma aggiungendo dettagli che complicano ancora di più la storia.
La macchina con le quattro frecce accese non era l’inizio di un mistero, ma la fine di una fuga. Raphael Tuju è ricomparso, e con lui una domanda che resta più ingombrante della sua assenza.
Lui è vivo, lucido, e con una versione che sposta il racconto dal mistero alla paura. Non un rapimento, dice, ma una fuga. Una di quelle fughe che non si pianificano: si improvvisano quando capisci che qualcuno ti sta guardando troppo da vicino.

Secondo l’ex ministro, tutto è cominciato venerdì sera, quando un’auto sospetta ha iniziato a seguirlo. Un sospetto abbastanza serio da spingerlo fino alla stazione di polizia di Karen per denunciare la cosa. Ma il giorno dopo, mentre si dirigeva a un’intervista radio, quella stessa presenza è tornata. Stavolta senza targa. E quindi senza volto.
A quel punto, la scelta è stata istintiva: sfruttare la conoscenza delle strade di Karen, infilarsi dove altri avrebbero esitato, seminare chi lo inseguiva. Poi lasciare l’auto, con le quattro frecce accese come unico segnale al mondo, e sparire volontariamente per non sparire davvero.
Tuju racconta di essersi rifugiato con il suo assistente in una casa privata, tra Nairobi e Kiambu. Non in una stazione di polizia. Non in un luogo ufficiale. Perché, dice, il timore era proprio quello: che chi lo stava seguendo potesse appartenere agli stessi apparati di sicurezza.

Una frase che in un altro Paese suonerebbe estrema. Qui, semplicemente, suona familiare.
“Mi considero fortunato”, ha detto, ricordando che ci sono keniani che non riemergono mai. Che finiscono in tombe senza nome o, peggio, senza neanche una storia da raccontare.
Nel frattempo, la sua scomparsa – durata poco più di un giorno – aveva già acceso il solito riflesso politico: accuse di rapimento, appelli, dichiarazioni indignate. L’opposizione aveva parlato apertamente di sequestro, mentre la polizia aveva avviato indagini e chiesto collaborazione, anche alla famiglia.
Adesso che Tuju è tornato, resta quella sensazione sospesa che in Kenya accompagna sempre le storie a metà: non è successo niente, eppure è successo tutto.

Perché sullo sfondo rimane il contesto. Una lunga battaglia legale, debiti milionari, proprietà contese, accuse di pressioni e raid nella sua residenza. Un intreccio dove politica, affari e sicurezza non sono mai davvero separati.
E allora il punto non è più solo dove sia stato Tuju per quelle ore.
Il punto è perché, quando ha avuto paura, non si sia fidato delle istituzioni.
E forse, ancora una volta, è lì che la storia smette di essere personale e diventa nazionale.

 

TAGS: Tujuministrosparizione

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