ISTRUZIONE
18-09-2025 di Freddie del Curatolo
In Kenya c’è una certezza più solida del Monte Kenya: ogni volta che si accende una lampadina in un ufficio pubblico, in un corridoio o sottoscala delle istituzioni, da qualche parte salta fuori un fantasma.
Stavolta non è uno spiritello coloniale con il casco in testa, o un guerriero armato di scudo e lancia masai, ma sono migliaia di studenti inesistenti, scuole evanescenti e contributi che hanno preso la forma del nulla cosmico.
Già, perché qui i fantasmi non aspettano Halloween: vivono già dentro i registri del Ministero dell’Istruzione.
Ce ne sono a centinaia, forse migliaia: studenti che non sono mai andati a scuola, scuole che non hanno mai visto un banco, numeri che esistono solo nei file Excel. E adesso, con la grande pulizia digitale, il Paese rischia di perdere all’improvviso fino al 10% della sua popolazione scolastica.
Un calo demografico da film dell’orrore, ma senza effetti speciali.
Il segretario principale per l’istruzione di base, Julius Bitok, lo dice con un candore che fa quasi tenerezza: sì, il numero di scuole diminuirà, forse parecchio, ma non chiedetegli le percentuali esatte, perché quelle sono ancora in fase di apparizione. O sparizione.
Intanto, a quattro settimane dall’ultimo trimestre, ci sono scuole vere — quelle con muri, banchi e bambini veri — che i fondi non li hanno ancora visti. Il risultato è che la vita scolastica arranca, come un matatu senza carburante.
Il presidente Ruto, dal canto suo, ha deciso di prendere la questione con filosofia spettrale: «Abbiamo fantasmi ovunque — scuole fantasma, studenti fantasma, fantasmi fantasma — ed è ora di fare pulizia». Parole che suonano rassicuranti, se non fosse che in questo Paese il termine “fare pulizia” viene spesso tradotto con “mettere la polvere sotto il tappeto”.
L’operazione di verifica, che avrebbe dovuto illuminare le zone d’ombra, ha avuto perfino un imprevisto quasi poetico: un blackout di internet nel weekend. Così i fantasmi, per un paio di giorni, hanno potuto continuare indisturbati a svolazzare tra i file ministeriali.
Su 32.000 scuole primarie, medie e secondarie, 20.000 hanno passato l’esame di realtà e hanno ricevuto i fondi. Le altre, evidentemente, si sono perse nel limbo delle presenze immaginarie. Per ora sono stati distribuiti 13 miliardi di scellini, ma il governo assicura che il processo “è ancora in corso”.
Resta il dettaglio — non proprio irrilevante — che gli studenti, quelli in carne e ossa, non ricevono mai la rendicontazione completa che sulla carta spetterebbe loro: 15.043 scellini per i medi, 22.244 per i superiori. Sulla carta, appunto. Nella realtà, i soldi viaggiano come i fantasmi: passano, sfiorano, e svaniscono.
In totale sono stati distribuiti 13 miliardi di scellini: la metà del promesso.
Ma, come sempre, la distanza tra la teoria e la pratica resta la stessa che separa la lavagna nuova del ministero dal pezzo di ardesia spaccata che i bambini usano in classe.
E così, in un Paese dove persino l’istruzione è infestata, la vera materia da studiare resta sempre la stessa: sopravvivenza.
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