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CRONACA

Perchè ora i boda-boda sono un problema per il Kenya

Giro di vite dopo l'aggressione a una donna a Nairobi

10-03-2022 di Freddie del Curatolo

Quando, circa vent’anni fa, arrivarono in Kenya le prime motociclette economiche, l’indiana Bajaj e la cinese Haojin, si pensò che qualche keniano avrebbe potuto migliorare il suo tenore di vita, che certe distanze tra villaggi e strutture recettive sarebbero state ridotte e anche i prezzi di trasporto di materiali e prodotti, dato il minor consumo di carburante. Si ritenne anche che il traffico non ne avrebbe risentito particolarmente e che per i classici boda-boda, nome che allora identificava i taxi-bicicletta, lo sforzo sarebbe stato decisamente più umano.
Inoltre le piccole banche locali e le cooperative di credito offrivano tassi agevolati, favoriti dalle rateizzazioni offerte dagli stessi rivenditori di motocicli.
L’unico dubbio era rappresentato dalle regole, che in questo paese rappresentano uno dei grossi problemi: quando non ci sono, ognuno inventa la propria; quando ci sono, non c’è chi le faccia rispettare, e quando viene ordinato di farle rispettare, scattano mancette e corruzione.
Dopo pochi anni il Kenya si è trovato a fronteggiare un’esplosione di acquisti a due ruote.
Ogni lavoro, a partire dall’ormai popolarissimo boda-boda che, specie nelle regioni del centro-nord ha surclassato tuk-tuk e altri tipi di taxi, può essere svolto dal “bajaj”, dal trasporto di acqua e legna, a quello di merci per una piccola attività.
Abbiamo visto moto da 90cc caricare 200 kg di carbone in due enormi sacchi, quattro casse di birre, qualche quintale di legna.
Ma le abbiamo viste anche far salire a bordo 5 passeggeri contemporaneamente, dribblare in traffico senza rispettare mezza regola stradale, sorpassare a sinistra, piazzarsi in mezzo alla strada, passare con il rosso ai semafori cittadini e via dicendo.
Non solo: quasi nessuno ha la licenza per il trasporto di passeggeri, spacciatori e rapinatori si servono delle motociclette per i loro malaffari e crimini, spesso sono gli stessi che di giorno scarrozzano a tariffa (minima) i loro clienti.
Per carità, non sono tutto così. A Nanyuki l'associazione dei boda-boda operators si occupa di solidarietà e raccoglie fondi per le persone vulnerabili, l'organizzazione di Malindi aiutò molto le nostre iniziative per sensibilizzare la popolazione locale sui protocolli da rispettare durante le restrizioni pandemiche. 
I boda-boda costituiscono ormai una grossa percentuale di keniani, specialmente giovani, che rigettano altri lavori, la possibilità di fare carriera o avere un mestiere serio in mano. Che smettono presto di studiare nel mito di poter avere una motocicletta, che insistono per avere in anticipo la loro porzione di eredità dai padri, in appezzamenti di terreno e se li vendono per comprarsi la moto, restando senza terra, senza cibo e spesso entrando in competizione in un mestiere (se tale può definirsi) dove c’è tantissima concorrenza. Senza contare eventuali incidenti e costi di manutenzione.
Insomma, da tempo urgono delle leggi appropriate e severe per i motociclisti.
Ultimo caso eclatante della serie, qualche giorno fa a Nairobi, durante una lite tra un boda-boda e la conducente di un’automobile, quest’ultima è stata aggredita e addirittura denudata dal motociclista, mentre i suoi colleghi la schernivano e qualcuno riprendeva la scena.
Immagini che sono arrivate al capo della polizia nazionale, Bruno Shioso, che ha subito disposto controlli ed arresti a tappeti.
Da due giorni è caccia alle licenze, ai malcostumi che riguardano più di 3 milioni di keniani.
Un popolo che potrebbe anche essere decisivo alle prossime elezioni.
Discorso delicato per il Presidente Kenyatta e il suo candidato Raila Odinga, dato che sulla carta il popolo dei boda-boda è tradizionalmente all’opposizione e potrebbe vedere nello sfidante, l’uomo che si è fatto da sé William Ruto, un leader che rispetti le loro istanze.
Ma chissà quanti motociclisti a malapena muniti di licenza, si recheranno a votare dopo essersi regolarmente registrati. In ogni caso, spinto dalla sollevazione popolare di quelle immagini di tentata violenza sessuale e scherno su una donna inoffensiva, Uhuru Kenyatta ha ordinato un giro di vite per tutti i boda-boda di Nairobi, chiedendo di estendere i controlli anche nel resto del Kenya.
“So che siamo nella stagione clou della campagna elettorale – ha detto Kenyatta – e c’è chi dirà che il Governo sta infierendo sui piccoli imprenditori. Niente del genere: però guidare un boda boda non dà il diritto di fare sparatorie, e sicuramente quello di spogliare e togliere dignità alle nostre donne. Vogliamo sostenere i nostri boda boda, ma le donne sono anche vostre clienti. Trattatele con rispetto".
Le moto non registrate saranno sequestrate e coloro che trasportano passeggeri senza licenza arrestati. Sarebbe anche ora che si pensasse di far rispettare la legge sul trasporto, che autorizza al massimo un passeggero, oltre al casco per il guidatore. Regola che né viene rispettata né fatta rispettare.
Il passaggio più interessante del comunicato di Kenyatta riguarda l’esempio del Rwanda, dove i boda boda (che lì si chiamano “abamotari”) rispettano le regole, casco e numero di passeggeri compreso. Kenyatta ha anche ipotizzato di chiamare rappresentanti delle associazioni di boda-boda ruandesi per instillare i termini della buona condotta nelle abitudini dei propri motociclisti.
Ma c’è da dire che il governo del presidentissimo Kagame, stante qualche limitazione alla libertà dei cittadini, si distingue per l’impegno civile e sociale della popolazione, riguardo ad esempio alla pulizia delle città, e che la polizia non fa parte dei settori corrotti del paese.
In questo modo è tutto più facile.
Di sicuro però il Governo si sta accorgendo che il problema dell’anarchia dei boda-boda deve essere risolto.

TAGS: boda bodatraffico kenyaleggi kenyamotocicli kenya

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