KENYA NEWS
16-07-2024 di Freddie del Curatolo
Ci sarebbe un serial killer dietro all’uccisione e allo smembramento di ben 42 corpi di donne, i cui resti sono stati ritrovati in sacchi della spazzatura in una cava nella periferia di Nairobi. Ma potrebbe non essere il solo.
Il mistero attorno ai ritrovamenti, come abbiamo riportato ieri, si protraeva da giorni, durante i quali si erano accavallate le più raccapriccianti ma anche rabbiose ipotesi, tra cui quella di delitti extragiudiziali della polizia in seguito alle proteste antigovernative che hanno causato già più di 40 morti. Ma mano a mano che venivano recuperati i pezzi di cadaveri e le investigazioni della Direzione criminale (DCI) procedevano, è stato chiaro che si era davanti ad una serie di femminicidi, compiuti secondo un rituale ben preciso.
Investigazioni che hanno segnato un probabile punto d’arrivo con l’arresto di un uomo, Collins Khalisia, che viene considerato il principale sospettato e che avrebbe già ammesso i 42 omicidi, iniziati nel 2022 con quelli della moglie, nella baraccopoli di Mukuru Kwa Njenga.
Khalisia avrebbe raccontato i particolari dei femminicidi, ammettendo che non si sarebbe fermato, ma che aveva individuato la prossima vittima, poco prima del suo arresto.
Uomini che odiano le donne: il serial killer avrebbe raccontato agli investigatori che la rabbia sarebbe salita dopo essere stato deluso dalla moglie, specialmente per come avrebbe gestito gli affari di famiglia. Da lì in avanti, si sarebbe concentrato su donne definite “bellissime”, dai 18 ai 30 anni circa. "A quanto pare è una persona piena di vendetta e di odio e, secondo quanto ci ha detto, aveva una particolare predilezione per le donne speciali", ha dichiarato alla stampa il direttore della DCI Amin. Mentre le indagini proseguono, resta comunque il dubbio che il pentimento stia portando il serial killers ad accollarsi anche omicidi non commessi da lui e che in quel quartiere potesse esistere un macabro rituale per eliminare le donne.
Su questo e sull’urgenza di aprire i promessi sportelli per le donne vittime di violenza o minacce e stanziare fondi per l’educazione alla parità di genere, sono intervenute ieri anche le donne parlamentari, per una questione che appare come prioritaria nel Paese, aldilà delle proteste antigovernative e delle giuste battaglie dei giovani, come quella contro la dilagante corruzione.
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