L'angolo di Freddie

L'ANGOLO DI FREDDIE

Nelle vene del gigante d'argilla

Lungo le strade dell'entroterra keniota

03-04-2024 di Freddie del Curatolo

Ogni strada rurale che dalla costa del Kenya porta nell’entroterra è un tappeto irregolare d’argilla che, al passaggio dei veicoli o alle improvvise sferzate del vento, deposita la sua polvere arancione su piante, pietre e baracche di legno.
Anche la gente ne è ricoperta, impregnata.
La respira, ci dorme, ci mangia e beve e, quando fa il bagno o lava gli stracci, la ritrova nel fiume.
Un popolo d'argilla in lento e perenne movimento, donne incinte con infanti legati in spalla come matrioske di terracotta, bimbi saltellanti e impassibili anziani, statue con la pelle più aspra del terreno e gli occhi di profondità infinita, cosa normale per chi da decenni si specchia ogni giorno in questo cielo.

Si sale e si scende attraverso le verdi colline d’Africa, come le chiamava Hemingway. Si incontrano autoarticolati sgangherati che trasportano legno o cemento, matatu carichi di pendolari del bisogno, qualche fuoristrada di chi è andato altrove a cercar fortuna e torna a respirare argilla e aria di famiglia.
Ai lati del tappeto è un’altra famiglia, la verde casa della Natura. Baobab, palme e acacie si prendono i contorni dell’immenso cielo e lasciano la terra ai campi di mais e ai tetti di palme secche che annunciano le capanne di fango sprofondate nel rosso vivo e schiave della terra come sculture millenarie.
Il manto rosso non ti molla, neanche quando ci si infila nella fitta boscaglia, si costeggiano scuole elementari dai prati curati e dagli intonaci che fanno pendant con le divise degli scolaretti.

Le radure sono piazze di villaggi dai nomi probabili ma impronunciabili, abitate da motociclette-taxi in perenne attesa di clienti, chioschi di frutta e verdura, piccoli bazar che vendono sapone, sigarette sfuse e farina. Questa terra rossa, questa polvere che ti entra negli occhi, nel naso e nelle orecchie, è l’Africa.
Se la vivi, ti entra nel sangue e tu stesso, percorrendo le sue strade, ti senti scorrere nelle vene del gigante d'argilla.
L’asfalto non riuscirà mai a spazzarla via, come è impossibile cancellare il cammino, la storia, l’anima selvaggia e contadina di questo continente.

TAGS: argillaentroterraraccontostrade

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