Storie

STORIA KENYA

Il medico a cavallo di una zebra che salvò Nairobi

La storia di Ribeiro, ai tempi della peste in Kenya

27-08-2025 di Freddie del Curatolo

Nairobi, a differenza di Mombasa e dei sultanati costieri del Kenya, è nata in fretta e furia e fin dall’inizio della sua creazione, come deposito ferroviario e mercato di sosta tra la città portuale e Kampala in Uganda, si è riempita di pionieri, commercianti d’ogni tipo, operai e africani di molte nazionalità alla ricerca di opportunità e lavoro.
Era una zona particolare, la “terra delle acque fredde” chiamata dai masai, alcune parti paludose, altre collinari, tra foreste e spianate.
Con questo groviglio di persone di varie provenienze, le malattie erano all’ordine del giorno, con le zone residenziali britanniche bonificate dai coloni quel tanto che bastava a ridurre l’incidenza letale della malaria.
ma quando arrivò la peste, nel 1900, la brevissima storia della capitale keniana avrebbe già essere pesantemente limitata.
Se non fosse stato per un indomito ed eccentrico medico di origine portoghese.
Immaginate Nairobi un secolo e un quarto fa: a quel tempo la metropoli che è oggi, immersa in affari internazionali, traffico esponenziale, vertigini di diseguaglianze sociali, era poco più che un villaggione in mezzo alle sue “acque fredde”.
I capitribù si presentavano vestiti in abiti tradizionali, con volti dipinti e piumaggi negli uffici governativi per firmare accordi, le donzelle al seguito dei valorosi mariti giravano in risciò agghindate come in un’opera di teatro vittoriano, gli animali selvatici giravano liberamente ma altrettanto liberamente venivano cacciati e uccisi.
Ma c’era anche chi li allevava e cercava di addomesticarli.
Era il caso del medico indiano di origine portoghese Rosendo Ayres Ribeiro, uno di quelli arrivati con i genitori dall’ex protettorato di Goa, una volta divenuto colonia britannica.
Lui con gli animali ci era cresciuto e, pur avendo studiato medicina in un college in India, aveva scelto di trasferirsi nel 1900 nel luogo che aveva visitato da ragazzo e di cui si era innamorato.


Di certo non era un personaggio comune, il Dottor Ribeiro.
Si recava dai suoi pazienti a cavallo di una zebra che aveva fatto crescere come un cavallo e che imbrigliava e sellava ogni mattina. Anche in tempi di avventurieri, “wild boys” e varia umanità di molteplici provenienze, un uomo ben vestito, con cappello e valigetta, in groppa a una zebra non passava inosservato.
Sull'uso delle zebre come animali da soma non c'è da stupirsi, ai tempi venivano utilizzate dagli inglesi anche per trainare carretti e carrozze, piuttosto che ci si riuscisse ad avere un rapporto amichevole, proprio come con un animale domestico, ai tempi era più una novità. 
A parte la sua eccentricità, Ribeiro era conosciuto come uno dei migliori medici di Nairobi e la sua popolarità crebbe a dismisura quando per primo identificò una strana moria contagiosa nel centro della città, intorno al piccolo bazaar indiano.
Era peste bubbonica e solo lui, che era venuto a contatto con alcuni casi simili in India, avrebbe potuto identificarla, mentre i soloni della Regina ipotizzavano chissà quale virus del Continente Nero.
Era proprio la crescita commerciale di Nairobi e l’arrivo di gente di tutte le razze da Europa, Asia e altri paesi africani, oltre all’aumento dell’immondizia, ad aver creato i presupposti per la presenza di topi ed altri roditori capaci di trasmettere malattie all’uomo.
Alla morte di un negoziante indiano seguirono altri 20 casi nello stesso quartiere cittadino e il dottor Ribeiro, dopo aver visitato i primi africani che avevano avuto sintomi simili, due somali, convocò una riunione straordinaria con i vertici del protettorato britannico. L’unica soluzione per debellare la malattia sarebbe stata quella di bruciare l’intera zona del mercato.
Così fu. L’uomo a cavallo di una zebra assistette all’incendio del centro di Nairobi e non potè evitare anche che il suo stesso studio di medico finisse in cenere, ma riuscì a salvare il Kenya da un’epidemia che, considerando la ferrovia appena inaugurata e la caratteristica nomade della gente che si muoveva per affari, fiere del bestiame e cercare di sbarcare il lunario, avrebbe potuto causare ben più dei 75 milioni che la “morte nera” causò in Europa nel 1400.
Da allora Ribeiro non fu solo quel “dottore matto” che arrivava a visitare i pazienti legando il suo cavallo a strisce bianche e nere ad una colonna, ma il salvatore di Nairobi.
Fu ricompensato per questo dall’Impero Britannico e diventò un’eminenza. Grazie alle sue origini goane, il governo Portoghese nel 1914 lo nominò console lusitano in Kenya.
Rosendo Ribeiro morì a Nairobi nel 1951, all’età di 80 anni e fu sepolto al City Park Cemetery.
La leggenda narra che, i primi anni dopo la sua sepoltura, ogni tanto un branco di zebre facesse capolino nei pressi della sua tomba.

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