Storie

STORIE KENIANE

Un giovane sognatore e il suo nibbio a Nairobi

La storia di "Birdman" e del suo amico Johnson

07-10-2025 di Freddie del Curatolo

Lo chiamano "Birdman", l'uomo uccello, i bambini gridano il suo nome lungo le vie polverose del sobborgo di Kayole a Nairobi.
A lui quell'epiteto risuoba come un’eco affettuosa o forse un richiamo antico.
Rodgers Oloo Magutha ha ventisette anni e due ali invisibili che nessuno gli ha mai cucito, eppure la città lo riconosce. I venditori smettono di gridare i prezzi, i poliziotti distolgono lo sguardo, i bambini ridono o fuggono, mentre sopra di lui — sulle spalle, sulla testa, sul cuore — si posano gli uccelli.
Magutha vive per strada da tanto che nemmeno il vento sa più contare gli anni. È uno di quei figli di Nairobi che dormono sotto i lampioni e sognano in verticale, perché a terra non c’è spazio per i sogni. Ma lui è diverso. Lui è amico degli uccelli.

Dice che non è lui a cercarli, sono loro che lo trovano.
E in un’Africa dove persino la speranza ha smesso di bussare, questa sembra già una preghiera.
Da bambino, a Nakuru, spiava il cielo con lo sguardo dei santi distratti: i fenicotteri come fiamme sul lago, i pellicani come barche. Non aveva nulla, ma aveva il lusso di capire che la bellezza non chiede permesso. Quando la madre morì, lasciandolo a tredici anni solo e sbandato come un aquilone senza filo, trovò rifugio nel fruscio delle ali.

Ogni città — Nakuru, Mombasa, Nairobi — lo accoglieva con la stessa indifferenza, e lui restituiva con la stessa gentilezza. Tra i rifiuti, i bambini di strada lo seguivano come pulcini, e gli uccelli, chissà perché, lo sceglievano.
Poi un giorno, a Moi Avenue, sotto un albero stanco, un piccolo nibbio ferito inciampò nella sua vita.
“Era debole, ma aveva fiducia,” racconta Magutha. “Così l’ho chiamato Johnson, come il governatore. Perché lo vedevo come il capo degli altri uccelli.”
Da allora, l’uccello non lo ha più lasciato. È diventato la sua fede, la sua famiglia, il suo specchio.
E mentre il mondo intorno si sbriciolava tra le mani del progresso — alberi abbattuti, nidi caduti, bambini perduti — lui continuava a raccogliere, a salvare, a credere.

Gli hanno dato un nome, “Nabi ya Ndege”, il profeta degli uccelli.
E in quella parola c’è più verità che in molte prediche.
Perché Nairobi — la città che ha perso le sue foreste e la sua innocenza — si è fermata un attimo a guardare un uomo con un nibbio sulla testa, e per un istante ha sorriso.
Gli uccelli, dice, rendono visibili gli invisibili. E forse è vero.
Forse ogni volta che un passante lo fotografa, anche senza capirlo, restituisce per un secondo dignità a chi non ha casa né volto.
Poi sono arrivate le proteste.

Il 18 giugno del 2024, quando la rabbia dei giovani ha scosso la città, lui era lì — con Johnson e altri due rapaci sulle spalle — a camminare tra i gas lacrimogeni e la speranza.
Non sapeva nemmeno cosa si stesse discutendo in Parlamento. Sapeva solo che qualcosa doveva cambiare.

Un proiettile di gomma gli ha colpito la testa, forse destinato all’uccello. Ma anche in quel colpo c’era poesia: il cielo che si difende attraverso i suoi discepoli.
Da allora è diventato famoso.
Famoso e povero, visibile e invisibile insieme — come solo in Africa si può essere.
“È come se mi vedessero tutti, ma nessuno mi trovasse davvero,” dice con un sorriso che non sa di rassegnazione, ma di tenera ironia.
Oggi vive in una casa offertagli da uno sconosciuto, insieme ai suoi uccelli superstiti — Johnson, Jaimie e tre piccioni testardi.
Registra video, pulisce il fiume Ngong, pianta alberi dove la città sradica sogni. I bambini lo seguono come in una processione gentile, ridendo, mentre lui insegna loro che amare gli uccelli è un modo per ricordare di essere umani.

Non ha denaro, non ha certezza, ma ha un progetto: costruire un rifugio per chi non ha nido. Umani e volatili insieme, a imparare di nuovo la leggerezza.
“Gli uccelli e le persone che incontro per strada,” dice, “sono uguali. Tutti e due hanno bisogno di qualcuno che li ami.”
E poi accarezza Johnson, il suo "governatore alato", e sorride:
“Lui è stato salvato, quindi forse un giorno lo sarò anch’io.”

TAGS: BirdNairobiStorie

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