APPROFONDIMENTI
02-08-2025 di Freddie del Curatolo
Perchè a Malindi, Watamu e Mambrui ogni "due per tre" manca l'acqua pubblica, quella dell'acquedotto, o meglio del sistema idrico che attinge dal fiume Sabaki-Galana?
Il sistema è elementare.
L’azienda parastatale che elargisce l’acqua alla Contea di Kilifi, attraverso l’impianto sul fiume Galana che prende dalle infinite (per fortuna) risorse delle falde e delle sorgenti del fiume, intasca le bollette di tutti i consumatori privati, delle aziende, degli hotel e delle tantissime attività costiere, di cui gran parte collegate al turismo, e con quelle bollette paga le spese di manutenzione, dei propri operai e principalmente dell’impianto, delle turbine e dei suoi filtri che permettono all’acqua di arrivare ovunque, moderatamente depurata.
Il sistema è elementare, ma chissà perché in questo angolo di (Terzo? Secondo e mezzo?) mondo, l’applicazione pratica è quasi impossibile.
Così praticamente ogni mese la costa keniana si trova a fare i conti con la chiusura dei rubinetti, decisa dall’azienda parastatale che elargisce la corrente elettrica.
Già, perché turbine e filtri dell’impianto di Baricho, sul fiume Galana, funzionano con l’elettricità e se non si paga la bolletta quando scade, o si pretende di pagarne solo una parte immaginando una totale empatia, una simpatica complicità tra parastatali, l’impianto viene spento e con esso la possibilità di far confluire l’acqua negli acquedotti.
Questo accade con regolarità impressionante almeno da quando in Kenya è stata introdotta la devolution. Quando cioè la Malindi Water and Severage Company (MAWASCO) da paracomunale, è diventata un po' pararegionale e un po' parastatale, restando sempre abbastanza paragnosta (nel senso che è in grado di valutare l’acqua passata, quella che ti fa ritirare i soldi delle bollette, ma meno di leggere il futuro prossimo, quello che ti dovrebbe dire di pagare a tua volta il mollettone alla Power & Lightning Company).
E ogni volta sono tre, quattro, cinque giorni senza erogazione d’acqua.
Non stiamo parlando di mancanza di birra (che già creerebbe qualche scompenso in zona…) o di cocacola, ma del genere in assoluto più importante.
La mancanza d’acqua non porta solamente disagi a chi lavora, a chi vive nelle case di cemento e magari ha la fortuna di avere una cisterna da 5000 litri che gli fa superare il momento di impasse, ma mette in ginocchio migliaia di kenioti che vivono in condizioni precarie nelle loro capanne e con quell’acqua ci cucinano e ci si lavano.
Quell’acqua se la bevono, e forse anche per questo quando ritorna, dopo giorni di veri problemi, sono disposti a bersi anche le balle che dall’alto gli vengono raccontate.
La mancanza d’acqua porta malattie nelle periferie dove non ci sono reti fognarie, crea problemi negli allevamenti caprini e bovini che costituiscono il primo sostentamento per le famiglie.
Insomma, cinque, dieci, quindici giorni al mese senza l’acqua sono un bel casino.
Eppure, vi sembrerà impossibile, non è colpa di nessuno.
O meglio, è colpa delle istituzioni, sicuramente.
Ma non si capisce quali.
Anche perchè superato (e ogni tanto avviene) il problema delle bollette, spesso tramite pagamenti di una parte dei debiti pregressi e assicurazione di saldo, che poi invece viene lasciato in eredità alle successive amministrazioni (ricorda tanto abitudini municipali del nostro Paese, più volte campione mondiale di scaricabarile), ce ne sono altri: usura delle turbine, e anche quelle bisogna pagarle o pagarne la riparazione, inondazioni del fiume con problemi di fango e successiva manutenzione (e anche quella bisogna pagarla o almeno farla bene), ruberie di pezzi di condutture, alla ricerca specialmente del rame, o di pompe, rubinetti e di tutto quel che si può rubare.
In Africa, il retrobottega del paradiso, è sempre molto incasinato e noi spesso pretendiamo servizi senza capire cosa sia stato stipato là dietro per decenni, che si è accatastato, aggrovigliato e riempito di polvere e dove allegramenti sguazzano toponi e scarafaggi e dove le ditte "Penelope" di politici e signorie keniane ne approfittano (in questo caso, le mafie del trasporto dell'acqua con i camion).
Non basterà certo un colpo di ramazza.
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