Editoriali

VICINI DI CASA AFRICA

Somaliland, Gaza e la ennesima idea geniale di chi non ci vive

Riconoscimento con subaffitto? Ad Hargeisa non sono d'accordo

14-09-2025 di Freddie del Curatolo

In Africa, quando i potenti del mondo non sanno dove mettere i problemi, li spediscono a sud dell’Equatore. È successo con i rifiuti tossici, succede con le guerre dimenticate, e ora qualcuno pensa di fare lo stesso con i palestinesi: “via da Gaza, portiamoli in Somaliland”.

Che poi, a Roma, se chiedi cos’è il Somaliland, nove italiani su dieci pensano a una marca di elettrodomestici. E invece è una regione che dal 1991 si considera indipendente dalla Somalia, con tanto di bandiera, esercito e persino parate militari. Solo che nessuno, dal Kenya agli Stati Uniti, si è mai preso la briga di riconoscerla.

E allora ecco l’idea: vuoi lo Stato? Bene, in cambio prendi anche qualche migliaio di palestinesi espulsi. Un riconoscimento “all inclusive”, solo senza resort sul mare.


L’America scopre Hargeisa

Dagli Stati Uniti, il solito gruppo di repubblicani falchi (Cruz in testa) ha già fiutato l’affare: il Somaliland come partner strategico, utile a tenere lontana la Cina e a fare un favore a Israele. Non sia mai che a Washington manchi un nuovo laboratorio di geopolitica sperimentale.

Nel frattempo, a Hargeisa, capitale del Somaliland, nessuno conferma né smentisce. Silenzio stampa. Ma la gente comune parla eccome. «I palestinesi sono nostri fratelli, ma non si possono deportare con la forza» dice un insegnante. «Accettarli così sarebbe spalancare la porta ad Al-Shabab».

In pratica: mentre negli uffici climatizzati di Washington si gioca a Risiko, qui la posta in gioco è la vita vera.


Riconoscimento a rate

Il Somaliland, in fondo, sogna da trent’anni di essere “riconosciuto”. Ha costruito scuole, polizia e un’apparenza di stabilità. Ma c’è anche l’altro lato: repressione della stampa, cittadini arrestati perché sventolano la bandiera sbagliata, intere città rase al suolo come Las Anod. Amnesty International parla di crimini di guerra. Insomma, non proprio la Svizzera del Corno d’Africa.

Eppure il riconoscimento è diventato una specie di droga: pur di ottenerlo, i leader di Hargeisa sembrano disposti a ingoiare qualsiasi pillola geopolitica. Anche quella più indigesta.


La morale della favola

Dall’Italia, ex potenza coloniale che in Somalia lasciò più statue che infrastrutture, la vicenda fa sorridere amaro. Ci si accorge del Somaliland solo quando diventa pedina di qualcun altro.

E allora la domanda resta sospesa, come il destino di questa regione: vale davvero la pena barattare il sogno di uno Stato con l’incubo di diventare complici di una deportazione? Se il futuro di un popolo dipende da un trasloco forzato di un altro, allora non è indipendenza: è subaffitto.
Perché In fondo, il Somaliland ci ricorda che in politica internazionale il riconoscimento non si regala: si baratta. E spesso la merce di scambio sono vite umane.

TAGS: GazaSomalilandIndipendenza

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