Reportage

REPORTAGE

La verde e azzurra pace del Lago Jipe

Sosta in un luogo intatto e sconosciuto del Kenya

25-09-2021 di Freddie del Curatolo

Quando si parla dei laghi del Kenya, chissà come mai, il lago Jipe non viene considerato.
Da una parte è la sua fortuna, perché aggiungerlo nelle rotte battute dal turismo di chi ammira la savana dello Tsavo West o di chi dall’Amboseli cerca la foto dell’elefante che si staglia davanti alla sagoma del Kilimanjaro, non sposterebbe di tanto gli equilibri economici di chi vive da queste parti ma cambierebbe quelli che tengono sospesi questi luoghi tra pace totale e senso di libertà.
L’unico modo di trascorrere una giornata e vedere l’alba sullo specchio d’acqua che divide il Kenya dalla Tanzania, a sud della cittadina di Taveta, è pernottare nei bungalow gestiti dal Kenya Wildlife Service a pochi metri dal lago, affidando la propria sicurezza da elefanti e soprattutto ippopotami ai ranger che stanno di guardia giorno e notte. C’è addirittura chi si porta la tenda e campeggia in un apposito spazio. Avventurosi giovani che al mattino trovano le orme dei curiosi hippo fuori dalla loro tenda e che se per caso la notte devono fare pipì aggiungono alle tante emozioni dell’Africa anche il brivido dell’imprevisto, che già di per sé è diuretico.
Tutto intorno, però, si è talmente inebriati dall’immersione totale nella natura che anche gli animali selvatici sembrano percepire che non sei arrivato lì per piantare grane.
Fuori dall’ingresso dello spartano campeggio, una famigliola di elefanti si diverte tra le canne sulla riva del lago, infangandosi e poi immergendosi in acqua. I piccoli giocherellano e ogni tanto vanno a disturbare i genitori che agitano le loro proboscidi gioiosamente.
Tranquille pascolano antilopi d’acqua, zebre e gazzelle, in un contorno placido da quadro rinascimentale. Il profilo delle montagne tanzaniane fa risaltare lo sfondo azzurro intenso del cielo e sotto questa scenografia d’eternità si muove la gente del posto.
Gli Wapare sono una delle tribù più antiche della terra. Provengono originariamente dal Serengeti, dove sono stati trovati resti antichissimi dei loro progenitori, databili più di un milione e mezzo di anni fa. Vivono ancora più o meno come quando i primi esploratori europei li conobbero: di pesca e pastorizia. Il lago Jipe, per il suo essere appartato e poco conosciuto, è tra i meno inquinati dell’Est Africa e il pesce è abbondante. Allo stesso tempo l’acqua è vitale per le mandrie di mucche e di cammelli, che si devono guardare quasi esclusivamente dai leopardi.
Una trentina d’anni fa, da nord, sono arrivati anche altri pescatori. Sono i “luo” del lago Vittoria, che ben conoscono il mondo ittico d’acqua dolce e sono anche più ferrati nel commercio.
Si sono approcciati alla popolazione locale con rispetto e spesso danno loro lavoro, con barche più efficienti e con una rete di vendita che permette di non limitarsi al proprio sostentamento.
Basta guardare comunque le casupole intorno. Sono capanne di famiglie povere che conducono una vita semplice, al limite della soglia di sopravvivenza. Da mangiare, grazie al pesce e alle falde acquifere del lago, non manca. Tutto il resto è quel che non deve accadere: salute, soprusi, attacchi di predatori, inclemenza del tempo.
Sull’unica strada che dalla Voi-Taveta, oggi asfaltata, porta al Lago Jipe, ad un certo punto due elefanti maschi ci sbarrano la via. Come enormi semafori, lasciano una varia umanità al di là e al di qua dei loro ingombranti corpi. File di motociclette, donne a piedi con taniche d’acqua in testa, bambini col pallone in mano, anziani con il bastone. E noi, con l’unico veicolo nel raggio di qualche chilometro. Dopo aver scelto le foglie giuste, strappato due ramoscelli e atteso movimenti umani che non sono giustamente arrivati, si affiancano e procedono verso la loro immensa piscina.
Semaforo verde nella pace più verde e azzurra del Kenya.
 

 

TAGS: laghi kenyakenya tanzaniareportage kenya

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