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REPORTAGE

Back to Malindi con altri paesaggi memorabili

Montagne, foreste e l'ultima birra con gli elefanti

30-09-2020 di Freddie del Curatolo

In Africa che tutto abbia un inizio e una fine è cosa nota da sempre.
Di solito qui tutto si svolge nell’arco di una giornata ed è contrassegnato dal sorgere e dal tramontare del sole.
In questo safari Malindi-Nairobi-Mara-Malindi con la nostra macchina “griffata” abbiamo casomai sperimentato l’eternità di tre giorni in cui alba e tramonto si sono susseguiti e confusi nello stesso magnifico scenario, la Mara North Conservancy e già questo è un fatto memorabile.
A Nairobi invece il discorso è diverso: non solo ogni arco luminoso quotidiano è diverso, ma scenari e situazioni possono cambiare ogni ora, basta volerlo e non avere la sfiga di rimanere imbottigliati per 90 minuti + tempi supplementari nel traffico.
L’ultimo giorno del nostro viaggio comincia quindi giustamente all’alba e si snoda lungo un percorso, manco a farlo apposta, inedito. Prendiamo la Thika Road, l’unica vera superstrada degna di questo nome in Kenya, almeno per 60 chilometri.
Attraversiamo la sonnacchiosa periferia industriale della Capitale, da Ruiru fino a Thika e poi ci immettiamo sulla statale che va verso Garissa.
Dopo un’oretta circa si materializza alla nostra destra l’imponente Kilimambogo, il “Colle del Bufalo” come lo chiamano i kikuyu. Per i maasai che lo abitavano prima che Ole Lenana consegnasse Nairobi ai britannici in cambio dell’indipendenza delle terre dove oggi sorgono le riserve, resta Ol Donyo Sabuk, semplicemente “La grande montagna”. Anche perché di collina, con i suoi 2175 metri, ha proprio poco.
Il parco nazionale è pieno di animali e di fitta boscaglia dove si annidano specie anche rare di uccelli.
Qui nei primi del Novecento Lord Mac Millan, un eccentrico milionario americano, aveva voluto edificare una specie di castello, sul genere di quelli inglesi tardo-medievali.
Vi passava mesi in compagnia della sua effervescente e disinibita moglie, una via di mezzo tra Lady Godiva e Madame Bovary. Mac Millan amava i safari di caccia e negli anni coinvolse personaggi del calibro del Presidente americano Teodore Roosevelt, e del Primo Ministro Britannico Winston Churchill. Trasformato in una prigione durante la seconda guerra mondiale, Ol Donyo Sabuk ospitò nel 1941 anche il Duca Amedeo D’Aosta, prima della malattia che lo uccise a Nairobi. 
Non abbiamo tempo di salire fino all’edificio, che è stato trasformato in museo ma mi dicono sia messo maluccio. Il nostro obbiettivo è arrivare a Malindi in un solo giorno, ovviamente entro il Coprifuoco.
Così ci teniamo la sosta rinfrescante e fisiologica per Kitui, ridente cittadina (è proprio il caso di dirlo, qui ridono tutti e non credo sia l’influenza dei cinesi che pure qui non sono pochi, avendo in appalto le strade della Regione) e capoluogo dell’omonima contea.
La si raggiunge da una comoda strada asfaltata dopo la deviazione dalla statale e viene annunciata dalla fine di campi piuttosto aridi e dall’inizio di dolci pendii e da una fitta foresta.
La gente del posto ha legname in quantità e mano a mano che ci si avvicina al centro abitato, crescono le industrie e si nota un’attitudine al lavoro e all’operatività che altrove non è così evidente. La cittadina è viva e caotica, qui si ha la sensazione che le mascherine non esistano nemmeno a carnevale e viene da pensare che abbiano ragione loro.
Intorno c'è sempre la foresta e un profumo intenso di funghi, chissà se commestibili, al fianco delle strade venditori di qualsiasi cosa di colorato.
Il centro della cittadina si è insolitamente sviluppato sul cocuzzolo di una collina e ha stradine e vicoletti interessanti, pieni di sorprese africane e di umanità.
Compriamo due banane e due mandazi per il pranzo e via, lungo una strada asfaltata che ci porterà di nuovo alle porte dello Tsavo.
La Kitui-Kibwezi, 150 chilometri di biliardo, è stata costruita dai cinesi e passa in mezzo al piacevole nulla contornato di frammenti d’altopiano ed improvvise formazioni rocciose.
Alla nostra destra s’intravvedono le Chyulu Hills che furono nostra meta nel 2011 con le favolose grotte nere di Kisula, mentre ci ripromettiamo la prossima volta di tornare a Kibwezi per un safari dedicato alla foresta di Kibwezi, che fa parte della conservation dello Tsavo portata avanti dalla David Sheldrick Foundation. Qui oltretutto una delle loro famose nursery degli elefanti.
Quante escursioni particolari si possono fare, pur restando a poche ore dalla costa.
Arriviamo abbastanza provati dalle ore di viaggio ma felicemente pieni di immagini nei microchip delle pupille a Voi. Tempo per una birra al Wildlife Lodge, che pur restando fuori dal Parco si affaccia su una pozza dove poco prima del tramonto arriva una famigliola di elefanti molto avvezzi ai selfie.
L'ultima birra la beviamo con loro, una White Cap dato che di "tusker" c'è già un'esemplare a pochi metri, il capofamiglia abituato a mettersi in posa. 
Poi si riparte. A differenza dell'andata, stavolta arriviamo a Mariakani superando troppi camion e da lì proseguiamo per Kilifi.
L’arrivo a Malindi è previsto entro le 10.30, in tempo per festeggiare l’estensione di due ore del coprifuoco.
L’avventura è terminata, ringraziamo i nostri sponsor (particolarmente Saruni Mara, oltre al ristorante La Cascina di Karen) e speriamo di aver fatto cosa gradita ai nostri lettori di averla voluta condividere. Come richiesto da alcuni di voi, pubblichiamo l’itinerario, in attesa di ripartire presto per raccontarvi a 360 gradi un altro angolo di questo straordinario Paese.

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TAGS: reportage kenyakitui kenyakibwezi kenyasafari kenya

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