KENYA NEWS
10-12-2025 di Freddie del Curatolo
Il presidente William Ruto ha dato il via libera alla costruzione di nuovi hotel di lusso nel Parco Nazionale dello Tsavo e, già che c’era, ha dato l'ok definitivo al ritocco verso l’alto le tariffe di ingresso per i turisti.
Una mossa che nelle intenzioni del governo dovrebbe far crescere le entrate della conservazione e portare benefici anche alle comunità del Taita Taveta, sempre in attesa che le promesse di sviluppo smettano di essere… solo promesse.
Parlando martedì all’inaugurazione del Tsavo West Rhino Sanctuary a Ngulia, Ruto ha difeso la scelta: “Più pagano i turisti, più guadagnano il governo e le comunità locali”. Una logica lineare, quasi matematica, che tuttavia non ha impedito che nell’aria si alzasse un leggero brusio: quello dei gruppi ambientalisti, per nulla entusiasti all’idea di vedere sorgere lodge extralusso nel cuore di una delle più grandi wilderness dell’Africa orientale.
Il progetto prevede cinque nuovi hotel all’interno del parco. Non strutture qualsiasi, ma resort da 500 a 1000 dollari a notte, per non far sfigurare lo Tsavo a confronto con il Maasai Mara. E per “mettere ordine”, il presidente ha anche stabilito che nessun alloggio all’interno del parco potrà costare meno di 3000 scellini kenioti. L’epoca delle notti economiche tra elefanti e baobab, insomma, sembra destinata a tramontare come un sole rossastro sullo Tsavo West.
Ruto ha spiegato che la decisione nasce da un confronto con il Kenya Wildlife Service e con gli altri attori del settore, i quali dovranno ora assicurarsi che i nuovi hotel raggiungano standard internazionali senza mettere a rischio l’ambiente circostante. Un equilibrio delicatissimo: far crescere il turismo senza che i leoni si ritrovino a inseguire i safari van fino alla reception.
Ma non c’è solo il turismo. Il presidente ha chiesto al KWS e al Ministero del Turismo di preparare un piano di gestione del commercio di crediti di carbonio che coinvolga sia Tsavo Est e Ovest sia il progetto irriguo di Galana Kulalu. L’obiettivo è trasformare questa vasta area in un’unica zona armonizzata per il cosiddetto “oro verde”, così da generare altre entrate per le comunità locali. Una nuova frontiera della conservazione, che però richiederà coordinamento, trasparenza e quella continuità che in Kenya, come sappiamo, spesso ha la tenacia di un dik-dik spaventato.
Il governo assicura che i proventi – tra biglietti d’ingresso aumentati e crediti di carbonio – saranno reinvestiti per proteggere la fauna selvatica e potenziare le infrastrutture dell’ecosistema dello Tsavo: corridoi faunistici, dighe e altre opere fondamentali per affrontare periodi di siccità che sembrano ogni anno un po’ più lunghi.
Per ora, gli animali continuano a fare la loro parte: sopravvivere. Ai turisti toccherà pagare di più. Al governo mantenere le promesse. E a noi osservare, con la solita speranza un po’ sconsolata, che questa volta sia davvero la volta buona.
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