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Inverno in Kenya, villeggiatura scacciacrisi ma...

I consigli dell'esperto per una scelta ponderata

19-09-2022 di Freddie del Curatolo

Si avvicinano tempi incerti per l’economia in Italia, con l’incognita di possibili cambiamenti dovuti ad un nuovo governo dopo le elezioni del 25 settembre. La crisi energetica è sicuramente uno dei temi che preoccupano maggiormente gli italiani e per alcune categorie di connazionali, a partire dai pensionati ma anche dai giovani e dagli “smartworker”, ovvero da chi può permettersi di seguire il proprio lavoro o la propria fonte di reddito a distanza.
Con l’arrivo dell’inverno e delle temperature fredde, si guarda soprattutto alle bollette del gas, per il riscaldamento delle abitazioni e degli uffici. Bollette che potrebbero anche aumentare del 100%, a meno di sperabili rimedi e trattative da parte dei governi e dei blocchi di nazioni con il dispotico gigante russo.
Per questo molti italiani stanno iniziando a considerare un periodo di esilio temporaneo (e poi chissà…) dalla madrepatria e un trasferimento in paesi caldi che abbiano le caratteristiche per non gravare sul portafoglio se non addirittura di permettere qualche risparmio.
Per chi può permettersi di lavorare, come pensionati e persone con rendite fisse, la scelta della costa del Kenya è una delle più gettonate per diversi motivi: in primis il clima, che permetterebbe appunto di “scordarsi” il freddo e il riscaldamento per alcuni mesi, anche per i sei previsti dal visto turistico (90 giorni) e relativo rinnovo. Per la legge attuale del Kenya sull’immigrazione, non ci sono particolari costi per chi decide di soggiornare per lunghi periodi nel paese, se non il pagamento del visto d’ingresso online per turismo (50 euro). Anche il rinnovo, se eseguito tramite il portale dell’immigrazione keniana, non è a pagamento. Altri paesi africani invece applicano costi ben diversi o limitazioni di tempo in merito. L’affitto di un’abitazione non è soggetta a tasse da parte del l’affittuario, che per essere in regola ed evitare spiacevoli inconvenienti sia con il locatore che con le istituzioni locali, dovrà comunque firmare un contratto d’affitto ed essere certo che chi gli concede i locali dietro pagamento paghi le tasse nel paese. Altrimenti potrebbe accadere di ritrovarsi da un momento all’altro “per strada” o di vedersi cambiare gli accordi senza poter far valere le proprie ragioni. Si sono verificati recentemente casi, segnalati a noi e anche ai rappresentanti delle nostre istituzioni in loco, di persone che hanno affittato “a scatola chiusa” o che sono state vittime di incomprensioni (per usare un eufemismo). Spesso se la situazione non è chiara dall’inizio, ci si può trovare in difficoltà e all’estero non è mai piacevole.
Inoltre Malindi e Watamu nella fattispecie vengono scelte per il fatto che, a differenza di quasi tutte le altre mete esotiche nel mondo, c’è una forte componente italiana, non solo a livello di comunità di residenti, ma anche di villeggianti che la frequentano da anni e sanno come muoversi, oltre a molti cittadini keniani che conoscono la lingua italiana e sono abituati a fare affari con chi arriva dal nostro paese. Anche in questo caso il consiglio è quello di fare comunque attenzione.
Recarsi in una nazione straniera senza conoscere le lingue parlate in quel luogo (per il Kenya segnatamente l’inglese, più importante del kiswahili per le relazioni di ogni genere) costituisce sicuramente un limite e può portare a fraintendimenti, incomprensioni ed altri problemi, Non sempre un keniano che parla italiano è sinonimo di persona seria ed integerrima, ad esempio.
Anche il fatto di sentirsi “subito come a casa”, di essere accolti da una popolazione “gentile e ospitale” e di pensare di essere visti come quelli che portano benessere, sono considerazioni che vengono spontanee ma non sempre sono verità. Il consiglio di chi vive qui da tanti anni e dispensa consigli sulla base delle esperienze maturate da migliaia di connazionali, è quello di non pensare di aver capito tutto dopo pochi giorni dall’arrivo in queste località, come non bisognerebbe fare peraltro in nessun luogo in cui non si è mai stati prima. In conclusione, il rischio di essere trascinati dall’entusiasmo di un risparmio e di un periodo di vita più rilassante e attraente dell’inverno italiano in tempi di crisi, non deve trasformarsi in false aspettative o in eccessiva leggerezza.
Anche la costa del Kenya, nonostante le apparenze di splendore e di un ponte turistico assodato con l’Italia, resta la regione di un paese straniero, con persone, abitudini, leggi e tradizioni molto diverse dalle nostre e da quelle occidentali.

TAGS: invernocrisivilleggiaturaabitazioni

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