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STORIE DI KENYA

La surreale vicenda del finto sacerdote nel Kenya rurale

Da due anni ha ingannato i fedeli, officiando e benedicendo

26-08-2026 di Freddie del Curatolo

Ormai in Kenya siamo abituati alla commedia umana della sopravvivenza, abbinata a fantasia e al "niente da perdere", che ci ricorda i mistificatori ingenui del nostro neorealismo o le truffe comiche di Totò. Dopo i finti dentisti che estraevano denti e impiantavano protesi senza avere mai studiato odontoiatria, dopo la straordinaria vicenda del falso avvocato che difendeva un falso avvocato, è la volta di un sacerdote, smascherato dalla Diocesi in una landa rurale del Paese.

La storia arriva da Lodwar, nell'arida contea del Turkana, all'estremo nord-ovest del Kenya, dove la diocesi cattolica ha lanciato un avvertimento ai fedeli dopo aver scoperto che un uomo celebrava messe e amministrava sacramenti spacciandosi per sacerdote da quasi due anni.

Il protagonista della vicenda si presentava come padre Jones Bogonko Onchonga, M.C., sigla che farebbe pensare ai Missionari della Carità. In realtà, dietro la tonaca, non c'era alcun religioso. Era un laico residente a Kisii, sposato e padre di due figli, che aveva costruito con pazienza e una certa abilità una credibile identità ecclesiastica.

La cosa sorprendente è che, a differenza di altri improvvisatori che confidano soltanto nella faccia tosta, il falso sacerdote aveva deciso di studiare. Non filosofia e teologia in seminario, come prevede il percorso canonico, ma sui libri. La polizia gli ha trovato ben diciassette testi di dottrina cattolica, liturgia, storia della Chiesa e celebrazione dei sacramenti, con i quali aveva imparato da autodidatta a dire Messa e a svolgere le principali funzioni religiose.

Naturalmente questo non basta a fare di qualcuno un sacerdote, così come imparare a memoria il Codice della strada non trasforma automaticamente in pilota di Formula Uno. Ma il particolare racconta bene un tratto tipicamente kenyano: quando qualcuno decide di impersonare un mestiere, spesso cerca almeno di studiarne le basi.

Secondo il comunicato della diocesi di Lodwar, firmato dal vescovo John Mbinda e dal cancelliere padre Joseph Ebenyo, l'uomo avrebbe simulato l'amministrazione dei sacramenti, celebrato funzioni senza autorizzazione, usurpato una carica ecclesiastica e persino falsificato documenti della Chiesa. Dopo essere stato interrogato dalla polizia, ha confessato di aver vissuto quella doppia vita per quasi due anni. Ora dovrà rispondere dell'accusa di usurpazione d'identità prevista dal Codice penale kenyano, che può comportare fino a tre anni di carcere. Questo chiaramente fa pensare che si possa tranquillamente campare, anche nel Kenya più povero, grazie alle offerte, alle mance per una benedizione alla capanna e soprattutto che un pasto caldo ad un pastore di anime non si neghi mai, e che quando arriva da pastori di capre e mucche, è ancora più allettante.

Viene quasi da chiedersi quanti battesimi, matrimoni o funerali abbia celebrato senza che nessuno sospettasse nulla. E soprattutto cosa abbia convinto i fedeli della sua autenticità. Forse la sicurezza con cui officiava, forse il bisogno, nelle aree più remote del Kenya, di avere comunque una guida religiosa, oppure semplicemente quella fiducia spontanea che ancora caratterizza molte comunità rurali.

Del resto il Kenya continua a essere una miniera inesauribile di storie che oscillano tra cronaca e teatro dell'assurdo. Non c'è malafede organizzata nel senso delle grandi truffe internazionali, ma spesso un misto di ingegno, improvvisazione e desiderio di riscatto che porta qualcuno a convincersi di poter diventare, senza alcun titolo, dentista, avvocato, medico o, come in questo caso, persino sacerdote.

È una forma di "arte di arrangiarsi" che, se non producesse conseguenze anche gravi, ricorderebbe davvero i personaggi interpretati da Totò o Alberto Sordi nell'Italia del dopoguerra: uomini convinti che, con un abito giusto, qualche documento ben fatto e una buona dose di faccia tosta, la realtà possa essere piegata ai propri sogni.

In Kenya, evidentemente, anche la vocazione può essere... autodidatta.

TAGS: pretesacerdoteTurkanadiocesitruffafinto

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