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Ruto-Meloni, Italia mai così vicina al Kenya

Firmati accordi e si parla del centro spaziale

21-04-2026 di Freddie del Curatolo

Non è stata una semplice visita diplomatica, nè solo la partecipazione ad un forum economico.
L’incontro tra Sergio Mattarella, Giorgia Meloni e William Ruto racconta molto di più di una stretta di mano istituzionale. Racconta una nuova geografia politica ed economica in cui il Kenya diventa centrale per l’Italia nel continente africano, e non solo.
Il messaggio uscito da Roma è chiaro: Nairobi oggi non è soltanto una capitale africana dinamica, ma è considerata una porta d’accesso strategica verso tutta l’Africa orientale e la base per uno sviluppo bilaterale nel sud del mondo.

Perché Meloni punta così tanto su Ruto

Per il governo italiano, il Kenya è uno dei partner più affidabili e strutturati dell’area. Ha stabilità politica relativa, un’economia vivace, infrastrutture in crescita e una posizione chiave tra Oceano Indiano, Corno d’Africa e mercato regionale.
Tradotto in linguaggio politico: se l’Italia vuole contare davvero in Africa, deve avere un rapporto forte con Nairobi.
Ecco perché Giorgia Meloni guarda con attenzione a William Ruto: il Kenya può diventare il perno africano (se già non lo è) del cosiddetto Piano Mattei, cioè la strategia italiana di cooperazione e investimenti nel continente lanciata due anni fa e che proprio Ruto aveva tenuto a battesimo da neo-leader del suo Paese.

Cosa c’entra l’immigrazione

Molto più di quanto sembri.
Il governo italiano insiste da tempo su un concetto: aiutare sviluppo, lavoro e formazione nei Paesi africani significa ridurre nel lungo periodo le spinte migratorie irregolari.
In questo schema il Kenya pesa perché è un hub regionale, ospita molte organizzazioni internazionali; è centrale nei dossier del Corno d’Africa e può diventare modello di cooperazione regolare su lavoro e formazione.
Non si parla quindi solo di frontiere, ma di creare opportunità economiche prima che le crisi producano nuove partenze.
Non tanto dal Kenya, che non è interessato, ma da vicini abbastanza ingombranti, come la Somalia e il Sud Sudan. Considerata anche la facilità con cui spesso si riescono ad ottenere passaporti di altre nazionalità.
Anche in quest'ottica si deve leggere il memorandum d'intesa in materia di difesa e sicurezza firmato dal ministro degli Esteri keniano Mudavadi con il nostro titolare della Difesa, Crosetto. 

Eni, energia e affari

Dietro ogni visita di Stato ci sono anche interessi economici concreti. L’Italia cerca spazi nei settori energetici africani: gas, rinnovabili, geotermia, reti elettriche, tecnologie ambientali.
Il Kenya è già leader africano nella geotermia e sta investendo molto su energia pulita. Per aziende italiane come Eni e per tutta la filiera industriale nazionale, Nairobi rappresenta un mercato interessante e una base regionale di espansione.
In altre parole: diplomazia e business viaggiano insieme. L'ENI ultimamente è stata anche al centro di inchieste mediatiche sulle sue attività in Kenya, specialmente quelle legate alle coltivazioni di biocombustibili, ma lo stesso Ruto è uno dei partner più consapevoli, dato il suo passato, la sua esperienza in materia e il suo coinvolgimento nell'agricoltura.
Poi c'è il discorso legato al centro spaziale Broglio, ricordato più volte sia dal ministro degli Esteri Tajani che dallo stesso Ruto. L'Italia può concorrere a trasformare l'ex base di lancio inventata dal grande scienziato mestrino in un hub africano della ricerca spaziale, con benefici reciproci e partnership allargate a Paesi che già hanno dimostrato interesse ad unirsi, come ad esempio l'Egitto.

La partita con la Cina

C’è poi un tema che nessuno dice apertamente, ma tutti conoscono: la competizione con la Cina.
Negli ultimi anni Pechino ha investito enormemente in Africa: strade, ferrovie, porti, prestiti, telecomunicazioni. Anche il Kenya ha avuto rapporti importanti con i capitali cinesi.
L’Italia e l’Europa cercano ora un approccio diverso: meno debito, più partenariato industriale, più formazione, più investimenti condivisi. È una sfida geopolitica silenziosa ma reale. Non a caso l'avvicinamento della Francia, che è uscita dalle sue ex colonie dell'Africa occidentale, è significativo.
L'Italia però ha buone carte per entrare in settori in cui eccelle e dove lo stesso Kenya ha evidenziato interessi. La politica di Ruto è incentrata sul creare manodopera specializzata per poter non più solo esportare materie prime, ma anche prodotti finiti semplicemente da "griffare" e mettere sul mercato. In questo senso, gli accordi sul reparto pelle e concerie è significativo, ma anche importanti aperture sull'agribusiness.

E l’Unione Europea?

Roma vuole giocare una doppia partita: nazionale ed europea.
Se l’Italia consolida il rapporto con Nairobi, rafforza anche il proprio peso dentro la Unione Europea nei dossier africani. Significa poter dire a Bruxelles: “noi sul terreno ci siamo”.
Per questo il Kenya interessa non solo come partner bilaterale, ma come tassello della presenza europea nel continente.

In conclusione

La visita di William Ruto a Roma non è stata cerimonia. È stata politica estera vera.
Dietro sorrisi, foto ufficiali e protocolli firmati ci sono cinque parole chiave: energia, investimenti, commercio, cooperazione e sicurezza.
Più migrazione, strategie africane e influenza internazionale.
E il messaggio finale è semplice: oggi, per l’Italia, il Kenya non è periferia. È centro strategico.

TAGS: arteRussia

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