Personaggi

RICORDO

Addio a Sarenco, l'inventore della Biennale di Malindi

Mecenate di artisti africani e geniale creativo innamorato del Kenya

08-02-2017 di Freddie del Curatolo

Una lunga malattia che non dava speranza, ma un animo indomito che fino alla fine ha pensato all'arte e alla sua amata Africa.
Isaia Mabellini, universalmente conosciuto come Sarenco, è stato molto più di un mecenate, più di un eclettico artista con la passione per l'arte del Continente Nero. Ha scoperto e lanciato talenti di tutta l'Africa, ha creato un movimento laddove è già difficile convincere i singoli artisti a coltivare la propria originalità.
L'ideatore di una Biennale d'arte visiva a Malindi, cosa che pochi avrebbero ritenuto possibile, si è spento in Italia all'età di 72 anni.
Sarenco nella vita è stato pittore, poeta, poi anche fotografo ma è da talent scout di incredibili personaggi africani che si è fatto conoscere nelle gallerie di mezzo mondo. 
"Sarenco ha dato speranza ai giovani artisti kenioti e africani - ricorda Armando Tanzini - e ha percepito l'importanza di Malindi. Conosceva il magnetismo storico ed esoterico di questa cittadina, e qui ha voluto la sua biennale d'arte contemporanea africana. Deve essere ricordato come un monumento, un gigante dell'arte e della cultura non solo dell'Est Africa".
Sarenco amava viaggiare per l'Africa. Ci aveva raccontato di viaggi in Malawi, in Zimbabwe, in zone impervie dove aveva rischiato la vita per portare a casa opere di valore inestimabile o aver convinto geni inconsapevoli di aree remote ad apparire. Dopo aver portato all'attenzione del mondo occidentale scultori, pittori e artisti figurativi di ogni stato, aveva trasformato la sua villa malindina, African Dada, nella zona del Parco Marino, in una galleria d'arte e lì nel 2012 aveva voluto la sua ultima biennale.
Anche Gian Paolo Tomasi, che con Sarenco ha condiviso viaggi ed esperienze africane, serba un ricordo speciale del creativo bresciano.
"Ha lanciato sul mercato l'arte contemporanea africana, e non solo in Italia - ammette Tomasi - appassionandosi a tutti gli aspetti della cultura dei Paesi che visitava. E' stato un grande ricercatore con un fiuto incredibile per i veri talenti naturali e una "ferocia artistica" che lo ha sempre tenuto in sintonia con questo posto".
Addio Sarenco, e grazie del respiro artistico e culturale che hai voluto regalare a Malindi.   

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TAGS: SarencoIsaia MabelliniBiennale Malindi

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