KENYA NEWS
09-01-2026 di Freddie del Curatolo
Due leonesse fuori dal parco, in mezzo a case, strade e cantieri. Succede a Nairobi, capitale moderna con skyline da metropoli africana e, a pochi chilometri, savana vera. Una convivenza forzata che ogni tanto si inceppa, e allora scatta l’allarme. Ma questa volta, almeno, la storia ha avuto un finale che assomiglia a una tregua.
Il Kenya Wildlife Service aveva avviato un’operazione di tracciamento, cattura e ricollocamento dopo l’avvistamento delle due leonesse fuori dal Nairobi National Park, nella zona di Sholinke Trading Area, area periurbana in rapida espansione a circa otto chilometri dal confine del parco. Troppo lontano per far finta di niente, troppo vicino alle abitazioni per affidarsi alla filosofia africana del “passerà”.
Le coordinate diffuse dal KWS – fredde, numeriche, quasi militari – raccontavano però una storia antica: 37 M 261961 UTM 9834651. Tradotto: le leonesse stavano camminando dove un tempo c’erano solo erba alta e antilopi, e oggi sorgono case, negozi, recinzioni e sogni immobiliari a rate.
Ranger sul posto, squadre veterinarie in arrivo, radiocollari, dardi anestetici, fuoristrada che avanzano piano. Nessuna caccia punitiva, nessun cowboy con il grilletto facile. Solo quella rincorsa paziente che si riserva a chi è potente e imprevedibile. Il KWS aveva ribadito da subito che la priorità assoluta era la sicurezza pubblica. Nessun attacco, nessun ferito, ma l’allerta era alta. Ai residenti era stato chiesto di restare calmi, evitare l’area, tenere i bambini in casa e segnalare ogni avvistamento. Numeri di emergenza diffusi come un rosario laico, per ricordarsi che qualcuno, almeno sulla carta, stava vegliando.
Poi, l’aggiornamento. Le due leonesse sono state localizzate, sedate in sicurezza e ricondotte all’interno del parco nel giro della stessa giornata. Vive, intere, di nuovo con il loro branco. Un’operazione riuscita grazie a un lavoro combinato tra ranger del KWS, veterinari e comunità locali dell’area di Rongai, che hanno fornito segnalazioni decisive. Una delle due leonesse era dotata di radiocollare, dettaglio non secondario in una caccia che non è mai solo fisica ma sempre più tecnologica.
Il KWS ha utilizzato sistemi avanzati di monitoraggio come Earth Ranger, droni per la sorveglianza in tempo reale e pattugliamenti prolungati anche durante la notte, a piedi e in veicolo. Tecnologia di frontiera applicata a un problema antico quanto la città stessa: dove finisce l’uomo e dove ricomincia il leone.
C’è però un dettaglio che resta sul tavolo, come una nota stonata. I radiocollari costano. Molto. Tra gli 800 mila e il milione di scellini kenioti ciascuno. Per questo solo alcune leoni e alcuni elefanti vengono monitorati, mentre gli altri si arrangiano, come sempre, affidandosi all’istinto. E l’istinto, quando la savana si trasforma in cantiere, porta dritto verso le luci, gli odori, la vita umana.
Quello che è successo a Sholinke non è solo cronaca faunistica a lieto fine. È il riflesso di una città che cresce verso il parco, metro dopo metro, mattone dopo mattone. Le leonesse non conoscono i confini amministrativi, non leggono i piani regolatori, non sanno distinguere una zona residenziale da un corridoio faunistico. Camminano e basta, seguendo una memoria antica che Nairobi finge spesso di aver dimenticato.
Questa volta sono tornate a casa. Domani, chissà. Nairobi intanto può riprendere a respirare, ricordandosi – anche solo per un attimo – che non è nata al posto dei leoni, ma accanto a loro. E che ogni tanto sono loro, silenziosi e fuori scala, a venire a controllare come stanno andando davvero le cose.
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